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ⓘ Lingua etrusca




Lingua etrusca
                                     

ⓘ Lingua etrusca

L etrusco è una lingua che fu parlata e scritta dagli Etruschi. Era diffusa in diverse zone dItalia: principalmente in Etruria, ma anche in alcune aree della Pianura padana, nelle attuali Emilia-Romagna e Lombardia, dove gli Etruschi furono sconfitti dai Galli, e in alcune zone della Campania, dove furono assorbiti dai Sanniti.

                                     

1. Origini e storia

La lingua etrusca è attestata da circa 13.000 iscrizioni, datate tra l VIII secolo a.C. e il I secolo a.C., rivenute tra Lazio, Toscana, Umbria occidentale, parte della pianura padana, in particolare lEmilia-Romagna, e alcune aree della Campania attorno a Capua e a Pontecagnano. Iscrizioni etrusche sono state anche rivenute a Genova, a Busca e Mombasiglio in provincia di Cuneo, a Lattes e Pech Maho in Francia, ad Aleria in Corsica, e, risalenti al I secolo a.C., a Uadi Milian in Tunisia.

È considerata una lingua preindoeuropea, ma il rapporto delletrusco con le lingue indoeuropee, come afferma Massimo Pallottino, è complesso e indiscutibile. Il linguista italiano Giacomo Devoto sostiene per la lingua etrusca la definizione di peri-indoeuropea, perché letrusco presenta caratteri ibridi indoeuropei e non indoeuropei "anaindoeuropei".

Alcuni studiosi, tra cui il linguista tedesco Helmut Rix, collegano letrusco alla lingua retica, parlata dai Reti nellarea alpina almeno fino al I secolo a.C., teorizzando lesistenza di una famiglia linguistica tirrenica. Sulla scia di Rix, successivi studi di Stefan Schumacher, Norbert Oettinger, Carlo De Simone e Simona Marchesini hanno ipotizzato che retico ed etrusco discendano da un "tirrenico comune", che non appartiene alla famiglia indoeuropea e dal quale si sarebbero divisi in tempi remoti, in un periodo della preistoria antecedente alletà del Bronzo.

Anche la lingua attestata nelle iscrizioni dallisola di Lemnos farebbe parte della stessa famiglia linguistica tirrenica, ma con un tempo di separazione tra lingua etrusca e lingua lemnia di molto successivo a quello tra lingua etrusca e lingua retica, compatibile con lipotesi che la lingua lemnia sia riconducibile a unespansione protostorica di Etruschi da occidente, come già sostenuto da Carlo De Simone che vede nel lemnio la testimonianza di un insediamento piratesco etrusco nellisola nella parte settentrionale del Mar Egeo avvenuto prima del 700 a.C., mentre alcuni linguisti avevano precedentemente ipotizzato che il lemnio appartenesse a un sostrato preistorico egeo o paragreco esteso dallAsia Minore ai Balcani, alla Grecia e allItalia.

Precedentemente, linguisti come Francisco Rodríguez Adrados, Piero Bernardini Marzolla, Massimo Pittau, la considerano almeno in parte derivata dalle lingue indoeuropee, in particolare da quelle indoeuropee dellAnatolia, come il luvio, mentre Paul Kretschmer la considerava protoindoeuropea. Per quanto non si possa escludere che elementi indoeuropei nella lingua etrusca siano dovuti essenzialmente al substrato, o adstrato, villanoviano o proto-villanoviano originario dei campi durne, e a successivi contatti con le lingue italiche, in particolare il latino e lumbro, e il greco antico.

A partire dal I secolo a.C. il latino sostituì gradualmente ma completamente letrusco, lasciando solo alcuni documenti e prestiti linguistici nel latino; ad esempio persona dalletrusco φersu, e numerosi nomi geografici, tra cui Tarquinia, Volterra, Perugia, Mantova, Modena, forse Parma, e molti toponimi che terminano in "-ena/-enna", come Cesena, Bolsena, Siena, Chiavenna, Ravenna.

                                     

1.1. Origini e storia Testimonianze di una lingua affine nelle Alpi e Prealpi

La scrittura retica, le cui prime attestazioni appartengono al VI secolo a.C., è testimoniata da circa 280 iscrizioni testuali su 230 oggetti. Le iscrizioni retiche sono state trovate in unarea che comprende, in Italia, il Trentino, lAlto-Adige e parte del Veneto settentrionale e occidentale, in Austria il Tirolo settentrionale, e la bassa Valle Engadina nel Canton Grigioni in Svizzera.

Tre autori antichi, Tito Livio, Pompeo Trogo e Plinio il Vecchio, ci tramandano il collegamento dei Reti con gli Etruschi.

Secondo lo storico latino Tito Livio i Reti discendono dagli Etruschi, ritirati sullarco alpino a seguito delle invasioni celtiche nel nord Italia, e quindi inselvatichiti. Mentre Trogo sostiene che gli Etruschi occuparono le regioni alpine avendo perduto le sedi originarie. E lo storico latino Plinio il Vecchio fa derivare il nome Reti dal re eponimo "Reto", comandante delle popolazioni etrusche che, stanziate nellarea padana, furono costrette a riparare sui monti alpini dallarrivo dei Galli.

Tra le prime iscrizioni trovate in lingua retica vi è la situla della Val di Cembra del IV secolo a.C., anche conosciuta come Situla Giovanelli, scoperta nel 1828 da Simone Nicolodi sul Doss Caslir di Cembra, comprata dallallora sindaco di Trento Benedetto Giovanelli e oggi custodita al museo provinciale del Castello del Buonconsiglio. La situla, interamente in bronzo, era verosimilmente un recipiente che conteneva il vino da offrire agli Dei, durante le cerimonie religiose. Liscrizione a carattere votivo è composta da cinque parole incise con alfabeto simile a quello etrusco e la lingua usata è classificata come retico centrale. Altra iscrizione scoperta nel 1845, dallo stesso Giovannelli, è la Situla di Matrei, dal nome delle località di Matrei am Brenner nel Tirolo austriaco dove è stata ritrovata, appartenente al V-IV secolo a.C., e che sarà per più di un secolo liscrizione retica più a nord mai rivenuta.

Di un collegamento linguistico tra retico ed etrusco parlerà proprio Giovanelli nel suo Dei Rezj. Dellorigini de popoli dItalia e duna iscrizione rezio-etrusca ", pubblicato a Trento nel 1844. Ma Giovanelli ribalterà la visione tradizionale tramandata dagli autori classici di lingua latina, sostenendo che furono gli Etruschi a migrare nel Centro Italia da nord, dai territori alpini dei Reti, e che quindi erano gli Etruschi a discendere dai Reti, e non viceversa.

In sintonia con Giovanelli anche una serie di autorevoli archeologi e storici dellOttocento, come Barthold Georg Niebuhr, Karl Otfried Müller, Theodor Mommsen, Wolfgang Helbig, Gaetano De Sanctis e Luigi Pareti, che ritengono gli Etruschi come originari delle Alpi e discendenti dai Reti.

                                     

1.2. Origini e storia Testimonianze di una lingua affine nel Mediterraneo orientale

Nel 1885 fu trovata, nellisola greca di Lemno, in località Kaminia, la stele di Lemno, una doppia iscrizione incorporata nella colonna di una chiesa. Tale iscrizione sembra testimoniare una lingua pre-ellenica in tutto simile a quella degli Etruschi. Secondo il massimo storico greco Tucidide, lisola di Lemno sarebbe stata abitata da gruppi di Τυρσηνοί Tyrsenoí - "Tirreni", il nome greco degli Etruschi, e il ritrovamento ha fornito la prova sicura che in quellisola dellEgeo, ancora nel VI secolo a.C., era parlata una lingua strettamente affine alletrusco. Liscrizione di Lemno è stata reperita su una pietra tombale sulla quale è scolpito un guerriero. Liscrizione corre intorno alla testa e lungo un lato della figura del guerriero, ed è redatta in un alfabeto greco epicorico del VI secolo a.C. Fra le parole chiaramente leggibili ve ne sono due: aviš e sialchveiš, che vengono confrontate con le parole etrusche avil "anno" e sealch, il numerale "40". Liscrizione di Lemno fu pubblicata per la prima volta dal filologo svedese Ernst Nachmanson nel 1908.

Tracce degli Etruschi appaiono in alcuni nomi di località dellEgeo: uno degli esempi è Μύρινα affine al nome gentilizio etrusco Murina di Tarquinia e Chiusi e nomi di città nella stessa Lemno. Alcuni linguisti hanno rintracciato affinità non sicure fra nomi etrusco-latini e nomi di persona presenti nelle tavolette in Lineare B di Cnosso: ad esempio ki-ke-ro. Questi dati vengono interpretati da alcuni studiosi come indizio dellorigine orientale degli Etruschi, mentre sono considerati, al contrario, un segno di rapporti di fine età del bronzo fra Mediterraneo occidentale e orientale, da altri studiosi, che integrano la testimonianza delliscrizione di Lemno con quella dei geroglifici egizii di Medinet Habu, che parlano dei Popoli del Mare, ed elencano fra gli invasori anche i Trš.w nelle iscrizioni geografiche sono presenti le varianti Twrwšʾ.w, Twrjšʾ.w e Twjrš.w nome che è stato confrontato con il greco Turs-anòi dorico e Tyrs-enòi ionico e Tyrrh-enoi attico e con il latino Tus-ci da * Turs-ci ed E-trus-ci.

Lo storico olandese Luuk de Ligt, sulla base di una iscrizione eteocretese trovata a Praisos, nella parte orientale di Creta, che si ritiene scritta in una lingua indoeuropea appartenente al ramo Osco-Umbro delle lingue italiche, ipotizza che questo linguaggio sia arrivato a Creta durante la tarda età del Bronzo, quando i Micenei reclutarono mercenari provenienti dalla Sicilia, dalla Sardegna e da altre zone della penisola italiana. Quando il sistema di potere miceneo collassò attorno al 1200 a.C., alcuni di questi gruppi si sarebbero così trasferiti nelle isole dellEgeo settentrionale, a Cipro, e in alcune zone costiere del Levante. Secondo questa ricostruzione anche la presenza nel VI secolo a.C. nellisola di Lemno di una comunità che parlava una lingua simile allEtrusco sarebbe dovuta a questi movimenti, e quindi spiegabile come un insediamento etrusco nel Mar Egeo. Dello stesso avviso il linguista Carlo De Simone, e larcheologo austriaco Reinhard Jung che collega questi movimenti di guerrieri dallItalia nell’Egeo, e dall’Egeo al Vicino Oriente, ai Popoli del Mare.



                                     

2. Documentazioni dirette e indirette

Per la lingua etrusca disponiamo di due diversi tipi di documenti: i documenti diretti, ovvero quelli pervenutici in lingua etrusca quasi esclusivamente per via epigrafica e i documenti indiretti, ovvero citazioni di opere letterarie etrusche in testi di altre lingue e perciò tradotti o i glossari di parole etrusche in altre lingue.

Le iscrizioni etrusche sono numerose ed in continuo accrescimento, in particolare quelle di carattere funerario od elogiativo. Hanno però spesso il difetto di essere molto brevi e di riportare quasi esclusivamente nomi propri di persone o di divinità.

Tra le iscrizioni più lunghe o di particolare interesse vi sono:

  • Il Disco di Magliano, una laminetta circolare di piombo con uniscrizione sui due lati, disposta a spirale; contiene circa 70 parole.
  • La Tabula Cortonensis, una lamina in bronzo risalente al III o II secolo a.C. con iscrizioni in lingua etrusca, spezzata in otto parti di cui una risulta mancante. La tavola, delle dimensioni di un foglio di carta da lettera, contiene 206 parole ed è considerata il terzo testo etrusco per lunghezza dopo la Mummia di Zagabria e la Tegola di Capua. Ritrovata a Cortona nel 1992, è con molta probabilità un atto notarile in cui si descrive una vendita di terreni.
  • Vanno infine citati i dadi da gioco in avorio ritrovati a Tuscania, grazie ai quali conosciamo i nomi dei primi sei numerali in lingua etrusca.
  • Il Cippo di Perugia, un cippo confinario che presenta su due lati una lunga iscrizione di circa 136 parole.
  • La Tegola di Capua, una grossa iscrizione su una tegola di terracotta di contenuto religioso contenente circa 300 parole, forse un calendario rituale. È particolarmente interessante perché il senso di scrittura delle righe è in forma bustrofedica alternato da sinistra a destra e viceversa, piuttosto insolita per le epigrafi etrusche.
  • Il Liber linteus, ritrovato in Egitto a metà del XIX secolo, è il più lungo testo in lingua etrusca di cui disponiamo. Si tratta di un drappo di lino suddiviso in dodici riquadri rettangolari, utilizzato per bendare la mummia di una donna. Liscrizione fu riportata dallEgitto come cimelio dal croato Mihail de Brariæ, ed è detta anche "Mummia di Zagabria" in quanto conservata nel museo archeologico di Zagabria. Il testo di circa 1200 parole, che reca un calendario rituale, fu riconosciuto e studiato solo alla fine del XX secolo.
  • Uniscrizione sul sarcofago di Laris Pulenas, conservato a Tarquinia; liscrizione è tracciata su un rotolo di pergamena che il defunto regge in mano, che ne descrive il cursus honorum.
  • Le Lamine di Pyrgi, ritrovate nel 1964 dove sorgeva la città etrusca di Pyrgi ca. 50 km a nord di Roma e datate intorno al 509-508 a.C. Riportano la dedica di un tempio alla dea etrusca Uni da parte del "governatore" della città di Caere, Thefarie Velianas. Le tre lamine, incise su oro, portano sia liscrizione in etrusco circa 50 parole sia la traduzione in lingua cartaginese fenicio non a caso questa iscrizione è stata definita "bilingue", caratteristica che ne ha in parte permesso la traduzione.
                                     

3. Alfabeto

Lalfabeto etrusco deriva da quello greco arcaico degli eubei, introdotto nellItalia meridionale nel VII secolo a.C., in uso nella colonia greca dellisola di Ischia, Pithecusa, e poi, sempre in Campania, a Cuma, attraverso il contatto diretto tra gruppi aristocratici etruschi le elites greche.

Il verso della scrittura è bustrofedico nelle più antiche iscrizioni, mentre quelle classiche hanno landamento verso sinistra. Poche iscrizioni seguono landamento da sinistra a destra, e in tal caso i caratteri etruschi sono riflessi. Per separare le parole si scrive un puntino.

Dallalfabeto etrusco, e in particolare dallalfabeto nordetrusco, si ritiene derivino lalfabeto di Lugano, lalfabeto venetico, lalfabeto retico, lalfabeto lepontico, lalfabeto camuno e il Fuþark antico che è la variante più antica dellalfabeto runico.

Nella seguente tabella, a fianco del carattere etrusco compare la lettera dellalfabeto latino o greco che meglio lo approssima, segue il suggerimento fonetico.

                                     

4. Struttura grammaticale

Letrusco è caratterizzato da una struttura grammaticale semplice, dal carattere sintetico, specificamente agglutinante che condivide ad esempio con la lingua basca, il coreano, le lingue nipponiche, lingue caucasiche, le lingue dravidiche, le lingue uraliche le lingue altaiche; inoltre è probabilmente caratterizzato dallergatività di tipo passivo, caratteristica che condivide per esempio con la lingua basca, la lingua berbera, la lingua curda e la lingua sumera. Alcuni ipotizzano che sia presente anche la corrispondenza semantica biunivoca, caratteristica di alcune lingue uraliche del ceppo ugro-finnico.

  • nota

Nella trascrizione corrente delletrusco mediante il moderno alfabeto latino si utilizzano le lettere latine corrispondenti per quasi tutti i grafemi etruschi. Inoltre si sfruttano le tre lettere greche θ, χ, φ, per indicare le occlusive sorde aspirate, e il segno š o simili ad es. s - che indica la sibilante sonora - con un altro segno diacritico per indicare la sibilante dentale sorda.



                                     

4.1. Struttura grammaticale Morfologia

Come detto letrusco è una lingua sintetica, di carattere agglutinante.

                                     

4.2. Struttura grammaticale Flessione nominale

La declinazione nominale marca le categorie di numero e di caso ed è caratterizzata dai seguenti suffissi:

  • genitivo I: -s ; genitivo II: -al.
  • ablativo I: -is ; ablativo II: -als.
  • locativo: -i.
  • pertinentivo plurale: ra-si umano ; -χva-le non umano.
  • genitivo plurale: -ra-s umano ; -χva-l non umano.
  • pertinentivo I: -si ; pertinentivo II: -ale.
  • plurale: -r umano ; -χva non umano.
  • nominativo-accusativo o assolutivo: non marcato.

Nelletrusco arcaico ci sono alcune piccole differenze per il genitivo II -ia) e per lablativo II -alas.

Ogni parola si declina normalmente con una sola forma di genitivo, e conseguentemente anche di ablativo e pertinentivo, ma le regole della distribuzione tra le due declinazioni sono chiare solo per i nomi di persona.

In epoca tarda si diffonde un locativo in -e < -a-i, mentre il suffisso -i è spesso soppiantato dalla particella -θi "in, dentro" usata come posposizione; inoltre, sempre in epoca tarda, si trovano ablativi I in -es < -a-is.

Con il caso pertinentivo si esprimono il complemento dagente e loggetto indiretto. Esso può avere però anche usi particolari, che gli derivano dallessere formato dalla successione dei suffissi di genitivo e locativo, in questo essendo quindi una delle più evidenti espressioni del carattere agglutinante della lingua. Pertanto si può considerare il "locativo del genitivo" -s-i ; -al-e). Ad esempio Aulesi significa "in quello di Aule", "nellambito di Aule".

I suffissi di plurale si differenziano tra nomi "umani" e "non umani" es. huš "ragazzo" - hušur vs avil "anno" - avilχva. Il suffisso "non umano" -χva presenta varianti determinate dal tema del sostantivo -cva; -va.

Esiste un suffisso -θur per i nomi collettivi ; con i numerali il suffisso di plurale "non umano" è omesso.

Talvolta tra il tema e il suffisso di plurale "umano" si trova una vocale apparentemente di raccordo, che rappresenta invece un residuo del tema preistorico es. clan, "figlio" - clen-a-r.

I nomi di persona seguono regole particolari: benché in etrusco solitamente non ci sia distinzione di genere grammaticale, i nomi femminili, siano essi prenomi o gentilizi, vengono spesso marcati con -i o -ia. In Etruria meridionale il nominativo del gentilizio maschile viene marcato con -s.

Per i nomi di persona, come detto, è possibile determinare la distribuzione delle declinazioni:

  • nomi terminanti in liquida: gen. I in -us abl. -uis, pert. -usi.
  • nomi terminanti in dentale, sibilante e femminili in -i: gen., abl., pert. II.
  • nomi terminanti in vocale: genitivo, ablativo, pertinentivo I.

Molti sostantivi si formano dalle radici verbali, che in sé stesse rappresentano forme verbali finite.

zic = scrivere

zic-n = lo scritto, lo scrittore

zic-n-ce = egli ha scritto

Gli aggettivi spesso derivano dai sostantivi attraverso il suffisso finale -na:

suθi = tomba > suθi-na = tombale

                                     

4.3. Struttura grammaticale Flessione verbale

Il paradigma del verbo non si può ricostruire con certezza, data la documentazione relativamente scarsa.

La radice verbale può essere ampliata con vari suffissi; sono marcate le categorie del tempo e del modo, della diatesi attiva e passiva, ma non del numero.

La prima persona del presente non è marcata es. capi "contenere" - mi capi "io contengo".

Esistono apparentemente diversi suffissi di terza persona, ma sembra comunque che una tale definizione non abbia molto senso, perché probabilmente le persone non venivano distinte. Pertanto, sembrerebbe ad esempio che il suffisso di preterito -ce valga per tutte le persone.

Suffissi verbali noti:

  • presente: non marcato.
  • passato passivo: -χe.
  • imperativo: non marcato.
  • ingiuntivo: -e.
  • necessitativo: -eri.
  • passato attivo: -ce.
  • participio passato passivo: -u; -icu; -iχu.
  • participio passato attivo: -θasa; -nasa.
  • participio presente attivo: -asa; -u; -θ.
  • congiuntivo: -a.

Il modo detto necessitativo ha un valore analogo al gerundivo latino; lingiuntivo è una categoria verbale che formula lazione senza tenere conto del parametro temporale. In età arcaica il suffisso variava foneticamente tra i ed e, poi prevalse e.

Esistono infine anche suffissi che formano nomi dagente -aθ; es. zilaθ - "colui che fa giustizia, pretore") e nomi dazione.

                                     

5. Calendario

Poco ci resta del computo del tempo degli Etruschi.

Non avevano le nostre settimane e quindi neppure il nome dei giorni. Probabilmente il giorno iniziava allalba. Lanno invece poteva iniziare come nella Roma arcaica il primo giorno di marzo cioè il nostro 15 febbraio, o qualche giorno prima, il 7 febbraio.

Probabilmente calcolavano i giorni di ogni mese come i Romani, con le calende, che è una parola di origine etrusca.

Conosciamo il nome latinizzato di otto mesi del calendario sacro.

                                     

6. Curiosità

Una vecchia ipotesi, oggi definitivamente confutata, sosteneva che il fenomeno della Gorgia toscana potesse essere un elemento di sostrato derivato dalletrusco; in realtà, la gorgia sembrerebbe essere un fenomeno di origine relativamente recente, dato che non ve nè alcuna attestazione prima del XVI secolo, e inoltre nessun fenomeno simile sembra essere mai stato presente nella lingua etrusca.