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ⓘ Chiesa di Sant'Alessandro in Zebedia




Chiesa di SantAlessandro in Zebedia
                                     

ⓘ Chiesa di SantAlessandro in Zebedia

La chiesa di SantAlessandro in Zebedia è una chiesa parrocchiale di Milano situata nellomonima piazza cittadina. Costruita sul tradizionale luogo di prigionia di santAlessandro martire, il cosiddetto carcere "di Zebedia" o "Zebedeo" di epoca romana, da cui il nome della chiesa, è caratterizzata da una pianta a croce greca inscritta in una pianta rettangolare con volte poggianti su colonne isolate: queste, assieme ad altre caratteristiche architettoniche delledificio furono ampiamente riprese e sviluppate in gran parte dellItalia centro-settentrionale. Allo stesso tempo, per i forti richiami a celebri architetture del passato, la chiesa rappresenta il punto di congiunzione tra il tardo manierismo ed il primo barocco lombardo.

                                     

1.1. Storia Le origini: il Carcere Zebedeo

La fondazione dellattuale edificio della chiesa di SantAlessandro in Zebedia risale ai primissimi anni del XVII secolo. Larea su cui sorge al giorno doggi il complesso era situata in epoca romana alla periferia di Mediolanum la moderna Milano, non lontano dalle mura repubblicane: in particolare larea era allepoca occupata da un carcere, indicato come "di Zebedia" o "Zebedeo", da cui la futura chiesa avrebbe preso il nome.

Secondo larcheologo ed epigrafista Giovanni Labus, la prima notizia della presenza di un carcere sullarea è attestata da una pergamena del Codice diplomatico SantAmbrosiano risalente all863; successivamente da uniscrizione risalente al 1085 e altre due pergamene risalenti al 1128 e al 1217. Secondo lagiografia cristiana in questo carcere sarebbe stato imprigionato santAlessandro martire assieme ad altri soldati della legione tebana: finite quindi le persecuzioni, il carcere, simbolo delle persecuzioni contro i cristiani, fu demolito e sulle sue rovine innalzata una primitiva chiesa dedicata al martire, di cui si ha traccia dal V secolo. A testimonianza della presenza del carcere, lo storico milanese Serviliano Latuada cita gli scritti coevi alla costruzione dellattuale chiesa redatti dallarciprete del duomo di Monza Pietro Paolo Bosca, che testimonia il ritrovamento di fondamenta antiche con anelli e catene durante gli scavi per le fondazioni delledificio.

                                     

1.2. Storia Lantica chiesa di SantAlessandro

Sullarea dellattuale chiesa era quindi presente fin dal V secolo una chiesa sempre dedicata al martire molto più piccola dellattuale: il Latuada dà questa informazione citando la testimonianza del Beroldo, cronista milanese del XII secolo che descrive la chiesa nel percorso cittadino delle rogazioni: questa chiesa presentava una pianta quadrata divisa in tre navate con cappelle laterali. Assieme alla primitiva chiesa di SantAlessandro, sullarea erano presenti altri due edifici religiosi: loratorio di San Pancrazio, presente anche sulla pianta della città di Milano del 1579, e loratorio della Pace, di cui è nota solo la posizione a nord della chiesa di SantAlessandro. Già sede parrocchiale almeno dal XIV secolo, lantica SantAlessandro fu affidata a chierici secolari fino al 1589 quando fu affidata ai chierici regolari di San Paolo o Barnabiti, bisognosi di una sede più centrale rispetto a quella centrale situata al di fuori delle mura medievali.

La primitiva SantAlessandro si dimostrò sin da subito inadeguata alle esigenze dellordine, sia per la sua angustia, sia per il logoro stato di conservazione:

Furono quindi iniziate nello stesso anno le trattative per lacquisizione delloratorio di San Pancrazio con lobiettivo di costruire un tempio adeguato alle necessità del nuovo ordine che aveva lo scopo di diffondere i dettami della chiesa controriformata Tridentina, acquisizione che si sarebbe conclusa solo sei anni dopo, con la clausola che nelle nuova chiesa fosse costruita una cappella dedicata a San Pancrazio come compensazione della demolizione delloratorio. Lambizioso progetto dellordine si scontrò tuttavia con i numerosi ordini religiosi presenti nella zona, in particolare coi Carmelitani della retrostante chiesa di San Giovanni in Conca che arrivarono a scrivere al futuro arcivescovo Federico Borromeo, lamentandosi appunto della già eccessiva presenza di troppi ordini religiosi e chiese nella zona: dopo varie trattative i due ordini arrivarono due anni dopo ad un accordo per cui la nuova chiesa non avrebbe avuto la facciata rivolta verso la chiesa di San Giovanni in Conca.

                                     

1.3. Storia La costruzione della chiesa

Larchitetto iniziale della moderna chiesa di SantAlessandro fu uno dei padri Barnabiti; la scelta della pianta centrale la si può considerare una delle ultime sperimentazioni su questo tipo di planimetria, i cui modelli vengono dal progetto di Bramante per San Pietro, recuperato tra i vari autori, tra i quali in questo caso si fa riferimento probabilmente allAlessi. LAlessi infatti risulta attivo a Milano, dopo il suo lungo lavoro a Genova dove aveva progettato la basilica di N. S. Assunta in Carignano. Nel caso di SantAlessandro si tratta di un recupero tardivo di tale impostazione, che viene modificata nelle linee ad esempio curvando i profili in facciata con i fastoni seicenteschi e la nuova modulazione del fronte.

La costruzione ebbe inizio nel 1601 su un progetto del barnabita Lorenzo Binago, cui si affiancò, come perito per i dissesti statici, il più noto Francesco Maria Richino. La prima pietra della chiesa venne posata il 30 marzo 1602 dal cardinale Federico Borromeo, andando ad aggiungersi ai numerosi cantieri religiosi attivi nella Milano di quellepoca, quali San Giuseppe, SantAngelo, SantAntonio Abate, e naturalmente il Duomo. Con esse rappresenta uno degli esempi più precoci del Barocco milanese. La costruzione fu molto celere, tanto che la cupola era già terminata nel 1626. Fu terminata dal Richino nel 1658, mentre proseguivano i lavori di decorazione interna.



                                     

2.1. Descrizione Architettura

La chiesa di SantAlessandro è situata nellomonima piazza, non lontana da via Torino.

La facciata, decorata da bassorilievi, secondo il modello iniziale rinascimentale, è affiancata da due campanili. Landamento del fastigio ricurvo le imprime una certa orizzontalità che esula dallimpostazione iniziale di questa tipologia rinascimentale. La parte inferiore, scandita da colonne e paraste in pietra che reggono il massiccio cornicione, è antecedente al 1620. Il coronamento superiore, leggero e ondulato, fu invece realizzato allinizio del Settecento nello stile del barocchetto lombardo da Marco Bianchi. La struttura a due campanili è considerata uno dei più illustri antecedenti della celebre facciata borrominiana di santAgnese in Agone.

La monumentale fabbrica è costituita da un edificio a pianta centrale croce greca coperto da cupola cui è aggiunto un secondo corpo minore, anchesso sovrastato da una cupola, che funge da presbiterio.

                                     

2.2. Descrizione La decorazione interna

Le opere pittoriche che decorano il ricco interno barocco sono una bella galleria di arte lombarda del 6-700, con tele di Camillo Procaccini e Daniele Crespi Giovanni Battista martire e Salomè. Altra tela di pregio quella dellOssana, nella prima cappella a destra entrando.

Il tempio contiene anche eccezionali opere darte applicata, rappresentate dai confessionali, dal pulpito, dal coro e dagli altari. Il pulpito e i due confessionali posti di fronte allaltare maggiore sono spettacolari esempi darte barocca, interamente rivestiti da pietre dure intagliate. Risalgono al 1661, e sono attribuiti al celebre intagliatore Carlo Garavaglia, anche se in assenza di fonti specifiche. Queste opere mostrano contemporaneamente rigore geometrico nella definizione delle linee, e ridondante gusto barocco nella decorazione policroma delle pietre, che sembra ispirarsi a opere di intaglio tardomedioevale. In queste opere il forte impatto estetico è ottenuto principalmente attraverso il risalto attribuito alla rarità e bellezza dei materiali in sé, mentre i disegni si mostrano semplici e geometrici. Le uniche decorazioni figurative presenti sul confessionale sono il volto di Cristo al centro e linsolito motivo delle sue orme dei piedi nei pannelli laterali. il pulpito, successivo ai confessionali, mostra materiali ancor più ricercati nella copertura della colonna di sostegno, del parapetto e del baldacchino. In vari punti è presente il tema decorativo della melagrana, allegoria delleloquenza. le opere furono finanziate dal fratello dellallora rettore dei barnabiti, il Marchese Alessandro Visconti di Modrone.

La prima cappella a destra è intitolata a san Pancrazio, già titolare delloratorio abbattuto per far posto alla chiesa. La tela al centro raffigura il Martirio di san Pancrazio, opera della seconda metà del Seicento di un allievo di Camillo Procaccini, Ossona. è invece settecentesca la decorazione a fresco con le quadrature architettoniche ed i putti.

La ricca decorazione della seconda cappella, la cappella di San Giuseppe con laltare in marmi liguri, fu elargita dalla marchesa Costanza Balbi Cusani, nobile genovese. Lintera decorazione ad affresco così come le tele risalgono alla seconda metà del Seicento e appartengono alla mano di Agostino Santagostino. La pala daltare, firmata e datata 1677, è unimponente macchina barocca che mette in scena la Madonna con il bambino circondata da san Giuseppe, santAnna e san Giovannino attorniati da angeli, mentre dallalto si protendono Dio padre e lo Spirito Santo. Completano laltare lAmor di Dio e il Timor di Dio firmate sul basamento da Stefano Sampietro 1626.

Al centro della terza cappella spicca lAssunta, opera tarda di Camillo Procaccini 1612, dai toni semplici, pacati e armoniosi.

Conclude la navata destra la cappella della natività, con il capolavoro di Camillo Procaccini del 1615, Adorazione dei pastori.

Laltare centrale è fra i più ricchi ed elaborati di Milano, opera di intaglio costituita da marmi pregiati, bronzo e pietre preziose. Fu donato dalla famiglia Visconti di Modrone e realizzato da Giovanni Battista Riccardi detto il Donnino nel quarto decennio del Settecento. Al centro, il rilievo con il Seppellimento di santAlessandro. Il grande coro dei Barnabiti, in noce, è decorato a colonnine tortili e a motivi vegetali.

La navata sinistra si apre con la cappella del Crocefisso, che presenta un altare marmoreo seicentesco dalla sobria struttura classica, con al centro laustera pala di Camillo Procaccini, che concentra lattenzione sulle tragiche figure che occupano interamente la scena, senza alcuna aggiunta di particolari fuorvianti, in piena osservanza ai dettami del Concilio di Trento in materia di opere pittoriche. La cupola antistante è dedicata alle sante penitenti.

La decorazione del secondo altare, dedicato a Maria, si presenta più ricca degli altri: è ornato da due timpani, volute laterali, inserti in marmi policromi, bronzi e legno. Sulla volta dellarcone antistante, la maestosa Gloria dei Profeti fu dipinta da Francesco Giuseppe Anguiano nel 1696.

La terza cappella è decorata con la tela attribuita a Daniele Crespi con la Decollazione del Battista, capolavoro del secondo decennio del Seicento. Il momento della decapitazione di Giovanni è rappresentato avvolto nelloscurità, spezzata da improvvisi accenti luministici che fanno emergere i numerosi personaggi. La luce si concentra principalmente sullincarnato livido del martire al centro, dallatteggiamento rassegnato, e sul drappo rosso che lo riveste. La luce scorre quindi sul sensuale seno di Salomè. I suoi lineamenti delicati e perlacei sono esaltati dal diretto confronto con la pelle scura e rugosa della serva ritratta accanto, secondo il ricorrente tòpos barocco. Restano invece immersi nelle tenebre il muscoloso carnefice che brandisce la spada e gli altri soldati che completano simmetricamente la scena.

La decorazione della quarta cappella fu rifatta a metà dellOttocento quando ne fu modificata la dedicazione a santAlessandro Sauli, eliminando le opere dedicate a san Carlo.

La sagrestia possiede una ricca e sontuosa decorazione ad affresco che ne copre la volta le pareti al di sopra degli armadi intagliati, ad opera del Moncalvo e dei Fiammenghini.

Il vastissimo ciclo di pittura ad affresco che ricopre completamente gli arconi, i voltini, le sette cupole minori, ha il suo culmine nella cupola maggiore che rappresenta il Paradiso. Fu compiuta in quattro anni 1693-1697 da Filippo Abbiati e Federico Bianchi, con laiuto di Martino Cignaroli ed altri. Nei pennacchi è linconsueta rappresentazione di quattro virtù, Agilità, Sottigliezza, Impassibilità e Chiarezza. Sul tamburo, fra le finestre, vi sono episodi biblici. Il paradiso è rappresentato su ispirazione dei coevi modelli romani e napoletani, con particolare attenzione a Luca Giordano, attraverso una serie di cerchi concentrici che salgono verso la trinità, e raffigurano i santi barnabiti, i fondatori di ordini religiosi, vescovi, papi e santi.

                                     

2.3. Descrizione Organo Carrera-Tamburini

Sulla cantoria in controfacciata, si trova lorgano a canne Tamburini opus 43, costruito nel 1911 riutilizzando la cassa e parte del materiale fonico del precedente organo Carrera,

Lo strumento è a trasmissione mista, meccanica per i manuali e il pedale, pneumatica per i registri, ed ha due tastiere di 58 note ciascuna ed una pedaliera concava di 30. La ricca cassa barocca, in legno intagliato e dorato, presenta un cornicione sorretto da due telamoni ed una mostra in tre campi, ciascuno dei quali composto da canne di principale con bocche a mitria allineate.

                                     

2.4. Descrizione Organo del transetto

Nel braccio destro del transetto, si trova un secondo organo a canne, costruito nel 1987 dalla ditta organaria DellOrto & Lanzini; esso è la copia integrale di un prezioso strumento di Gottfried Silbermann del 1721 a Rötha, Lipsia. Lo strumento, a trasmissione integralmente meccanica, ha ununica tastiera di 50 note ed una pedaliera dritta di 26 note.

                                     

3. Sepolture

Allinterno della chiesa trovarono definitiva sepoltura Bernabò Visconti e sua moglie Regina della Scala, inizialmente collocati nella cripta di San Giovanni in Conca.