Indietro

ⓘ Neoborbonismo




Neoborbonismo
                                     

ⓘ Neoborbonismo

Il termine neoborbonismo, apparso per la prima volta nel 1960, definisce una visione nostalgica enfatizzante il regno borbonico delle Due Sicilie, sopita per decenni dopo lUnità dItalia, ridestatasi con la nascita dei movimenti autonomisti in Italia verso gli anni 90 del secolo XX e che ha subito un notevole impulso negli anni attorno al 2011, in coincidenza con le celebrazioni del 150º anniversario dell’Unità dItalia. Neoborbonico è detto il seguace di questa tendenza interpretativa acritica sostenuta da piccoli movimenti politici, siti internet amatoriali e una prolifica produzione editoriale pseudostorica con alterazioni storiografiche revisionistiche al limite del revanscismo.

                                     

1. Storia

La resa di Gaeta, avvenuta il 13 febbraio 1861, ha marcato la fine del regno borbonico delle Due Sicilie. Da allora, alcuni temi della propaganda borbonica sviluppatisi durante la Spedizione dei Mille e proseguiti nel corso del brigantaggio postunitario, quale la sconfitta militare causata da tradimenti interni, linterpretazione del raggiungimento dellunità italiana come invasione piemontese, furono rielaborati in opposizione alla storiografia accademica.

Queste visioni furono caricate sia di argomenti polemici, come le presunte trame inglesi e massoniche contro il regno di cui avrebbero provocato la fine, la forte enfasi delle stragi compiute dal Regio Esercito nella repressione del brigantaggio, e sia di presunti argomenti di eccellenza borbonica quali lesemplarità della famiglia reale, e la proclamazione di primati del regno e della città di Napoli. Questa linea di pensiero, minoritaria e inizialmente collegata con lopposizione cattolica al nuovo stato, non fu in grado di partecipare, e quindi dare il suo contributo, al confronto sulla questione meridionale, che si andava sviluppando tra gli intellettuali italiani.

                                     

1.1. Storia Dopo la Prima guerra mondiale

Il discorso nostalgico scomparve con la Prima guerra mondiale e lavvento del fascismo, scomparsa favorita dal cambio di posizione dei cattolici, che con Luigi Sturzo si disfecero dei "fossili neoborbonici" e il legittimismo napoletano sembrò trovare unintegrazione nella monarchia sabauda, tantè vero che la causa sabauda ebbe nel meridione il maggior sostegno nellultimo periodo di esistenza del regno dItalia.

Il pensiero neoborbonico riapparve nel secondo dopoguerra, con sfumature nostalgiche, che non raggiunsero mai la capacità di divenire partecipi alla vita politica e culturale, nonostante quelli fossero gli anni in cui il dibattito sulla questione meridionale si sviluppò, oltre che nei circoli intellettuali, anche nei partiti di massa. Solamente in campo letterario è segnalata la trilogia romanzesca antirisorgimentale del cattolico ultraconservatore lucano Carlo Alianello, di cui due opere, LAlfiere e Leredità della priora, furono anche trasformate in sceneggiati televisivi dalla Rai rispettivamente nel 1956 in sei puntate e nel 1980 in sette puntate; un altro scrittore, Mario Monti, affrontò il tema del brigantaggio post unitario con una serie di opere, in cui le vicende tuttavia erano trattate con un parallelismo alle storie western.

Il tema del brigantaggio, già presente nella biografia Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi, uscito nel 1945, venne riconsiderato e ampiamente dibattuto da settori della storiografia marxista, sia quella accademica ortodossa, che quella legata ai circoli della sinistra extraparlamentare, come Renzo Del Carria nel suo Proletari senza rivoluzione 1966; in questi casi la chiave di lettura critica degli eventi è quella gramsciana del risorgimento come mancata rivoluzione sociale del proletariato italiano, ben lontana e agli antipodi da qualunque posizione legittimista neoborbonica. Questo dibattito fu esteso anche ad altre aree culturali, favorendo ricerche e recuperi di canti e tradizioni popolari, come quelle effettuate dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare.

                                     

1.2. Storia Dalla fine del XX secolo

La ripresa dellideologia neoborbonica avvenne negli ultimi anni del Novecento in sintonia con la comparsa in Italia dei movimenti indipendentisti locali, sullonda del successo della Lega Lombarda, che nel sud dItalia si tradusse soprattutto nella nascita di numerose associazioni locali, gruppi storici, case editrici da cui la produzione di numerosi libri a riguardo, e poi siti internet e blog, che sistematicamente riprodussero, riscrissero e amplificarono i temi della propaganda borbonica senza considerare i risultati della analisi storiografiche susseguitesi nel tempo alla caduta del regno, neppure quelli derivanti dallinterpretazione marxista del brigantaggio. Il fenomeno ha raggiunto il suo apice con lopposizione ai festeggiamenti per il 150 centenario dellunità dItalia, arrivando a proporre una mitologia neoborbonica basata su un "canone nazionalista ottocentesco con la sua ossessione per le comunità violate, il sangue dei martiri, lonore degli eroi e delle eroine, lempietà dei traditori, la crudeltà dei nemici", identico, ma di segno opposto alla vecchia retorica risorgimentale ormai desueta.

In questi anni apparvero per la prima volta nella produzione editoriale di tale corrente pseudostorica, una serie di tesi in precedenza assenti:

  • si sostenne che il Regno delle Due Sicilie fosse allavanguardia tecnologica ed economica in Europa, attribuendo ad esso un lungo elenco di scoperte, invenzioni e primati in ogni campo dello scibile umano;
  • si asserì che la repressione del brigantaggio avesse comportato un genocidio con cifre prossime al milione di morti. e listituzione di veri e propri campi di sterminio, uno dei quali sarebbe stato il Forte di Fenestrelle.

Tali argomentazioni sono state ritenute delle vere e proprie bufale. Lo storico Alessandro Barbero, che ha definito la vicenda di Fenestrelle "uninvenzione storiografica e mediatica", consultando i documenti originali dellepoca, ha verificato come i prigionieri dellex esercito borbonico effettivamente detenuti nel forte furono poco più di mille e di questi solo 4 morirono durante la prigionia. Allo stesso modo le tesi sul genocidio sono state confutate da riviste di settore. Se per gli storici la questione è risolta, i neoborbonici, dopo aver invitato al boicottaggio del libro rivolsero diverse contestazioni a Barbero, tra cui, durante un dibattito tra lo storico e Gennaro De Crescenzo organizzato dalla case editrice Laterza a Bari il 5 dicembre 2012, quella di aver tratto le sue conclusioni consultando un numero limitato di documenti, ovvero 65 unità archivistiche su più di 2 773 consultabili negli archivi di Torino, ricevendo la risposta di aver visto le unità che "per comune consenso degli archivisti, erano quelle che con più probabilità contenevano documenti" e che "quando si fa una ricerca darchivio si vanno a cercare le fonti dove è più probabile trovarle fino a quando non si sono raccolte abbastanza prove per avere unidea chiara di cosa è successo".