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ⓘ Economia viola




Economia viola
                                     

ⓘ Economia viola

"Leconomia viola rimanda alla presa in considerazione del valore culturale in economia. Indica uneconomia capace di adattarsi alla diversità umana nel contesto della globalizzazione e parte dalla dimensione culturale per valorizzare beni e servizi.". Queste due tendenze, orizzontale e verticale, si rafforzano a vicenda. Laccrescimento della componente culturale legata ai prodotti è infatti legato alla vivacità culturale dei territori.

                                     

1. Potenziamento del valore culturale

Il contesto delleconomia viola è quello di unimportanza crescente del valore culturale nella società contemporanea. Tra i fattori citati, si ricordano: un nuovo equilibrio economico e politico a livello globale, a favore dei Paesi emergenti, il ritorno agli ambienti locali percepiti nuovamente come fonte di stabilità, nuove forme di rivendicazione in seguito al collasso delle grandi ideologie, una domanda sempre maggiore di qualità da parte della società, fondata su consumi culturali che vanno di pari passo con le logiche di democratizzazione, individualizzazione e allungamento della vita umana, l’innovazione, ecc.

                                     

2. Campo di applicazione

Leconomia viola ha carattere trasversale, nel senso che essa valorizza tutti i beni e i servizi, indipendentemente dal settore, partendo dalla dimensione culturale. Leconomia della sensorialità ed esperienziale sono per esempio un campo di applicazione.

Si differenzia dalleconomia della cultura, che è fondata invece su una logica settoriale.

Nel giugno 2013 sono state pubblicate le conclusioni di un primo gruppo di lavoro interistituzionale sulleconomia viola, cui hanno contribuito esperti facenti parte di UNESCO, OCSE, Organizzazione internazionale della francofonia, ministeri francesi, imprese e società civile. Il documento sottolinea limpatto del fenomeno della culturalizzazione, che interessa ormai tutta leconomia, con i relativi effetti sullimpiego e sulla formazione. Il rapporto distingue inoltre tra occupazioni viola e professioni violificanti: le prime sono direttamente collegate allambiente culturale in ragione della loro finalità si pensi per esempio a urbanisti e arredatori, mentre le seconde sono semplicemente chiamate a evolvere per effetto della culturalizzazione vengono citate ad esempio le funzioni delle risorse umane le funzioni di marketing e comunicazione.

Un secondo documento di riferimento, pubblicato nel giugno 2017, cita diversi aspetti dellambiente umano in cui leconomia può recare un beneficio culturale: apprendistato, architettura, arte, colori, etica, immaginario, patrimonio, svago, competenze sociali, singolarità, ecc.

                                     

3. Origine

Il termine è apparso in Francia nel 2011, in occasione della pubblicazione di un manifesto su Le Monde.fr. Tra i firmatari si contano gli amministratori dellassociazione Diversum, che ha organizzato a Parigi, nellottobre 2011, il primo Forum internazionale delleconomia viola, sotto il patrocinio dellUNESCO, del Parlamento europeo e della Commissione europea.

                                     

4. Collegamento allo sviluppo sostenibile

Leconomia viola sottolinea la presenza di esternalità: lambiente culturale cui attingono gli agenti e su cui essi a loro volta lasciano unimpronta è un bene comune. Leconomia viola individua in tal modo nel fattore culturale uno dei fondamenti dello sviluppo sostenibile.

Daltronde, il fattore culturale è stato fin dal principio uno degli aspetti primari dello sviluppo sostenibile. La responsabilità sociale dimpresa trova infatti le proprie origini nel Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali, adottato dalle Nazioni Unite nel 1966.

Tale aspetto non è che uno dei fattori dello sviluppo sostenibile, oltre alle preoccupazioni legate allambiente naturale economia verde e a quelle legate allambiente sociale economia sociale. La complementarità tra i diversi aspetti delleconomia sostenibile è stata ribadita ancora una volta nel 2015, con la pubblicazione di un appello su Le Monde Économie alla vigilia della XXI Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.