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ⓘ Triduo pasquale




Triduo pasquale
                                     

ⓘ Triduo pasquale

Il Triduo pasquale è il tempo centrale dellanno liturgico. Detto comunemente anche triduo santo o triduo sacro, celebra gli eventi del Mistero pasquale di Gesù Cristo, ossia listituzione delleucaristia, del sacerdozio ministeriale e del comandamento dellamore fraterno, e la passione, morte, discesa agli inferi e la resurrezione.

                                     

1. Il termine "triduo"

Il termine "triduo" dalla parola latina triduum indica un periodo di tre giorni consecutivi. In un contesto religioso indica unattività di devozione cristiana che consiste principalmente nel recitare preghiere ripetute per tre giorni consecutivi, analogamente alluso del termine "novena" per una simile attività della durata di nove giorni. Il ciclo di preghiere e di riti può essere celebrato in preparazione per una determinata festa, per chiedere una grazia particolare o, come il triduo celebrato in onore di un santo dopo la sua canonizzazione, per ringraziare.

Larticolo "Triduum" nella Catholic Encyclopedia del 1912 indica vari tridui devozionali allora praticati, la maggior parte dei quali sono caduti in disuso prima del XXI secolo. Sono moltissimi quelli attualmente in uso.

Nei libri ufficiali liturgici del rito romano la parola "triduo" è apparsa, pare per la prima volta, nel Codice delle Rubriche promulgato dal papa Giovanni XXIII nel 1960, dove, al n. 75, si definisce il "triduo sacro" come gli ultimi tre giorni della Settimana santa da giovedì a sabato. La revisione della liturgia romana dopo il Concilio Vaticano II abbandonò questa espressione e introdusse quella del "triduo pasquale", che termina non con il Sabato Santo ma con la Domenica di Risurrezione.

                                     

2. Terminologia

Nei testi liturgici sono quattro le denominazioni per esteso del Triduo pasquale:

  • Santissimo Triduo del Cristo crocifisso, sepolto e risorto ;
  • Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto ; tale denominazione, mutuata dallespressione citata di SantAgostino, deriva dal testo dellAnnunzio del giorno della Pasqua come proclamato nella solennità dellEpifania;
  • Sacro Triduo pasquale della Passione e Risurrezione del Signore, dal n. 18 delle Norme Generali sullanno liturgico e sul calendario;
  • Triduo pasquale della Passione e Risurrezione del Signore, dal n. 19 delle Norme Generali sullanno liturgico e sul calendario.

Un triduo è un ciclo di atti di preghiera che dura tre giorni, come per esempio quello previsto in onore di un santo dopo la sua canonizzazione, ma a volte, quando non vi è possibilità di fraintendimenti, si fa riferimento al Triduo pasquale come "il Triduo" per antonomasia.

                                     

3. Collocazione del Triduo pasquale

Il Triduo si trova collocato tra la Quaresima e il Tempo pasquale: si tratta di tre tempi liturgici distinti, per cui il Triduo pasquale non fa parte né della quaresima né del Tempo pasquale.

Nonostante la chiara distinzione liturgica, i tre tempi sono tematicamente congiunti poiché la Quaresima è la preparazione al Triduo, ed il Tempo pasquale è lesplicazione dei misteri celebrati nel Triduo.

Nellultima partizione della Quaresima, ossia il periodo liturgico di Passione, si innesta la celebrazione della Settimana santa che si conclude contestualmente alla conclusione del sabato santo, ossia nellambito del Triduo. La Settimana santa è, quindi, una temporalità tematica che viene meglio definita quale unità liturgica a motivo del suo inizio nel tempo liturgico della quaresima e della sua fine nel tempo liturgico del triduo.

La Quaresima cessa prima che inizi il Triduo: tale passaggio avviene il giovedì santo.

Il Triduo pasquale, invece, cessa dopo che è iniziato il Tempo pasquale con il giorno liturgico della domenica di Pasqua, lunico giorno liturgico quindi che fa parte quasi contestualmente di due tempi liturgici: in parte del triduo, e per intero del tempo pasquale.



                                     

4. Composizione del Triduo pasquale

Il Triduo pasquale è un tempo liturgico e non un giorno liturgico, non essendo un singolo giorno; non è pertanto una solennità, dato che la qualifica di solennità è un grado del giorno liturgico e non del tempo liturgico. Però, come nelle solennità, si inizia con una celebrazione serale: "Il giorno liturgico decorre da una mezzanotte allaltra. La celebrazione, però, della domenica e delle solennità inizia dai vespri del giorno precedente".

Il Triduo pasquale ha una durata temporale equivalente a tre giorni liturgici, ma non corrisponde esattamente a tre giorni civili poiché si dispiega in quattro giorni civili, ossia:

  • nel sabato Santo;
  • nel giovedì Santo, ma solo la sera;
  • nella domenica di Pasqua.
  • nel venerdì della Passione del Signore detto anche e più comunemente venerdì Santo, in cui ricorre la Giornata per i luoghi santi conosciuta anche con la denominazione di Giornata mondiale per la Terra santa ;

Di questi quattro giorni, dal punto di vista del calendario civile, solo il venerdì, il sabato santo e la domenica fanno parte interamente del triduo: "Il Triduo pasquale della passione e risurrezione del Signore inizia dalla messa vespertina in Cena Domini, ha il suo fulcro nella Veglia pasquale, e termina con i vespri della domenica di risurrezione".

La ragione per cui questo tempo liturgico venne chiamato Triduo risiede, però, nel diverso computo del giorno come effettuato dai cristiani dei primi secoli in continuazione della tradizione biblica per la quale il giorno veniva computato non dalla mezzanotte alla mezzanotte successiva ma dal calar del sole al successivo calar del sole, ossia dal momento vespertino al successivo momento vespertino: in questottica il triduo corrispondeva esattamente a tre giorni anche se la durata dello stesso era identica sia complessivamente sia nei termini di inizio e fine con quella del triduo attuale per cui, essendo stata la durata del triduo sempre la stessa, è cambiato solo il modo di computare linizio e la fine del giorno, e tale cambio di computo ha fatto sì che il triduo un tempo corrispondesse a tre giorni mentre ora si dispiega in quattro giorni.

Nellantichità cristiana, infatti, il fatto che il triduo corrispondesse esattamente a tre giorni significa che esso era linsieme del Venerdì Santo, del Sabato santo e della Domenica di Pasqua. Lidentità dellinizio e della fine della durata del triduo primitivo con quello attuale è dovuta al fatto che il primitivo iniziava con linizio del venerdì santo, cioè il calar della sera dellattuale giovedì santo, e terminava con la fine della domenica di pasqua, ossia il calar della sera dellattuale domenica di pasqua.

                                     

5. Celebrazioni

Le celebrazioni principali del Triduo sono:

  • La spogliazione degli altari non avviene al termine della Messa in Cena Domini del giovedì ma durante la Celebrazione della Passione del venerdì, nel momento in cui la proclamazione del Vangelo annuncia la morte di Gesù.
  • Il Santissimo Sacramento riposto al termine della Messa in Cena Domini non viene consumato il venerdì, ma resta custodito allaltare della riposizione fino alla Veglia Pasquale, durante la quale, al momento della Comunione, viene riportato allaltare maggiore per essere consumato: il Venerdì Santo infatti, come tutti i venerdì di Quaresima, nel rito ambrosiano non solo non si celebra leucaristia ma non viene neppure distribuita la Comunione ai fedeli.
  • la Veglia Pasquale, centro del Triduo, officiata dopo il tramonto del sabato, e che sostituisce la Compieta del Sabato Santo e lUfficio delle Letture della domenica di Pasqua, recitati separatamente solo da coloro che non partecipano alla Veglia;
  • la Celebrazione vespertina del Giovedì santo che normalmente consiste nella messa vespertina nella Cena del Signore o, eccezionalmente e solo per coloro che non vi partecipano, nella recita dei Vespri del Giovedì santo;
  • la Celebrazione delle Lodi nella Domenica di Pasqua;
  • la Messa del giorno della Domenica di Pasqua, e la celebrazione della Liturgia della Ore sono inserite tra i Vespri del rispettivo giorno liturgico. La Veglia Pasquale, che secondo la tradizione originale dovrebbe svolgersi interamente nella notte di Pasqua per concludersi prima dellalba della Domenica, tiene il posto, oltre che dei Vespri del Sabato Santo, anche della Compieta e dellUfficio delle Letture di Pasqua.
  • la Celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo che solo da coloro che non vi partecipano è sostituita con la celebrazione dei Vespri del Venerdì Santo;
  • Dallannuncio della morte di Gesù fino alla Veglia Pasquale, nella recita della liturgia delle ore, in ogni rito e celebrazione e in qualsiasi occasione di preghiera, anche se presiedute da un sacerdote o da un diacono, scompaiono le formule di introduzione e di congedo classiche - sostituite dalla sola acclamazione Benedetto il Signore che vive e regna nei secoli dei secoli - e non viene più impartita la benedizione conclusiva.
  • Non si canta il Gloria nè nella Messa in Cena Domini né durante la Veglia Pasquale: lannuncio della Risurrezione, infatti, viene dato - secondo la tradizione mutuata dalle chiese orientali - con la triplice acclamazione Christus Dominus Resurrexit proclamata ai tre lati dellaltare.
  • Le campane non vengono legate il giovedì sera ma il venerdì pomeriggio, dopo aver suonato a lutto, contestualmente allannuncio della morte del Signore e alla spogliazione degli altari. Analogamente al rito romano, da questo momento restano silenti fino allannuncio della risurrezione nella Veglia Pasquale.
                                     

6. Precetti

Il 1º precetto generale della Chiesa esige la partecipazione allintera Veglia pasquale o alla messa della domenica di Risurrezione.

Il 2º precetto generale della Chiesa viene particolarmente raccomandato dalla Chiesa cattolica, perché sia soddisfatto nei giorni del Triduo Pasquale da quei fedeli che non lhanno ancora compiuto negli ultimi giorni di Quaresima e specialmente nei primi giorni della Settimana Santa, non in ragione del dettato del precetto ma in previsione della ricezione eucaristica specie se in applicazione del 3º precetto generale della Chiesa il quale garantisce "un minimo in ordine alla recezione del Corpo e del Sangue del Signore in collegamento con le feste pasquali, origine e centro della Liturgia cristiana".

In ottemperanza del 4º precetto generale della Chiesa il venerdì Santo è richiesto a tutti i fedeli con più di 14 anni lastinenza dalle carni e ai fedeli tra i 18 e i 60 anni il digiuno pasquale che la Chiesa cattolica considera degno di lode protrarre anche al sabato Santo, fino alla Veglia Pasquale, pur non facendone un obbligo per i fedeli.

In ottemperanza del 5º precetto generale della Chiesa i fedeli sono invitati a contribuire per i poveri il giovedì Santo e per i Luoghi santi il venerdì Santo.