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ⓘ Paolo Orosio




Paolo Orosio
                                     

ⓘ Paolo Orosio

Paolo Orosio è stato un presbitero, storico e apologeta romano. Discepolo e collaboratore di Agostino dIppona, su invito di questi redasse gli Historiarum adversos paganos libri VII che dovevano servire da complemento storiografico La città di Dio del suo maestro.

                                     

1. Biografia

Nato probabilmente a Bracara, ora Braga, in Portogallo, fra il 380 e il 390, le date di nascita e di morte non sono conosciute con esattezza. Il suo nomen Paulus è stato conosciuto soltanto dallVIII secolo e alcuni studiosi lo considerano contestabile. Essendosi presto consacrato al servizio di Dio, ordinato prete andò in Africa nel 413 o nel 414. Il motivo per cui ha lasciato il suo paese natale non è conosciuto; ci dice soltanto di aver lasciato la sua terra natia sine voluntate, sine necessitate, sine consensu Commonitorium, I. Si recò da Agostino, a Ippona, per chiedergli dei chiarimenti su alcuni punti della dottrina cristiana relativi allanima e alla sua origine, punti che venivano messi in discussione dai Priscilliani. Nel 414 preparò per Agostino un Commonitorium de errore Priscillianistarum et Origenistarum al quale Agostino replicò con il suo Ad Orosium contra Priscillianistas et Origenistas. Per trovare una risposta a tali questioni riguardo allanima e alla relativa origine, Orosio, su consiglio di Agostino Epist. CLXVI, andò in Palestina, da Girolamo.

Pelagio stava allora tentando di diffondere in Palestina le sue dottrine eretiche, e Orosio aiutò Girolamo e altri nella lotta contro questa eresia. Nel 415 Giovanni, vescovo di Gerusalemme, che era favorevole agli insegnamenti di Origene e influenzato da Pelagio, radunò i preti in un concilio che si tenne a Gerusalemme. In questo concilio Orosio attaccò duramente gli insegnamenti di Pelagio. Ma, poiché Pelagio dichiarò che credeva impossibile che luomo potesse diventare perfetto e evitare di cadere in peccato senza laiuto di Dio, Giovanni non lo condannò, anzi decise che i suoi avversari avrebbero dovuto sostenere le proprie tesi di fronte a Papa Innocenzo. In seguito alla sua opposizione a Pelagio, Orosio venne in contrasto con il vescovo Giovanni, che lo accusava di aver sostenuto che non è possibile per luomo evitare il peccato nemmeno con la grazia di Dio. In risposta a questa accusa, Orosio scrisse il suo Liber apologeticus contra Pelagium de Arbitrii libertate, in cui fa un resoconto dettagliato del Concilio di Diospolis del 415 e tratta in modo libero e corretto le due principali questioni contra Pelagium: la possibilità del libero arbitrio delluomo e la perfezione cristiana nel fare la volontà di Dio in terra.

Nella primavera del 416 Orosio lasciò la Palestina per ritornare da Agostino in Africa e di lì a casa. Portò una lettera di Girolamo Epist. cxxxiv a Agostino, come pure le scritture dei due vescovi della Gallia Hero e Lazaro, che in Palestina stavano combattendo contro il Pelagianesimo cfr. Agostino, Epist. clxxv. Inoltre portò da Gerusalemme le reliquie da poco scoperte del protomartire Stefano e una lettera in latino del presbitero Luciano, che le aveva scoperte.

Dopo un breve soggiorno presso Agostino a Ippona, Orosio cominciò il suo viaggio verso casa ma, raggiunta Minorca, venendo a sapere delle guerre e delle devastazioni dei Vandali in Spagna, ritornò in Africa. Le reliquie di santo Stefano, che aveva lasciato a Minorca, divennero oggetto di una venerazione che si diffuse in Gallia e in Spagna. Sulla conversione di ebrei attraverso queste reliquie, cfr. Severo, De virtutibus ad conversionem Judaeorum in Minoricensi Insula factis.

                                     

1.1. Biografia Le "Storie contro i pagani"

Orosio ritornò in Africa e, spinto da Agostino, scrisse la prima storia universale cristiana: gli Historiarum adversus paganos libri septem, pensati come un complemento La città di Dio De civitate Dei del maestro, in particolare al terzo libro, nel quale Agostino dimostra che lImpero romano soffriva di varie calamità tanto prima quanto dopo laffermarsi del Cristianesimo come religione ufficiale, contro la tesi pagana secondo la quale laver abbandonato gli dei romani era stata la causa delle calamità.

Agostino voleva che ciò fosse dimostrato in unopera sé stante analizzando per intero la storia di tutte le popolazioni dellantichità, e con lidea fondamentale che Dio determina i destini delle nazioni. In base alla sua teoria, due imperi principalmente avevano governato il mondo: Babilonia a est e Roma a ovest. Roma aveva ricevuto leredità di Babilonia tramite gli imperi Macedone e poi Cartaginese. Così sostiene che ci furono quattro grandi imperi nella storia: unidea ampiamente accettata nel Medioevo. Il primo libro descrive brevemente il mondo ne traccia la storia dal Diluvio alla fondazione di Roma; il secondo fornisce la storia di Roma fino al sacco della città a opera dei Galli, della Persia fino a Ciro II e della Grecia fino alla battaglia di Cunassa; il terzo si occupa principalmente dellimpero macedone sotto Alessandro Magno ed i suoi successori, così come la storia romana contemporanea; il quarto porta la storia di Roma fino alla distruzione di Cartagine; gli ultimi tre libri trattano solo la storia romana, dalla distruzione di Cartagine fino ai giorni dellautore. Il lavoro, ultimato nel 418, mostra i segni di una certa fretta. Oltre alle Sacre Scritture e alla Cronica di Eusebio di Cesarea rivista da Girolamo, utilizzò come fonti Livio, Eutropio, Cesare, Svetonio, Floro e Giustino. Conformemente allo scopo apologetico, sono descritte tutte le calamità sofferte dalle varie popolazioni.

Sebbene superficiale e frammentario, il lavoro è apprezzabile perché contiene informazioni contemporanee sul periodo dopo il 378.

Fu ampiamente utilizzato durante il Medioevo come compendio. Lopera è tramandata da quasi 200 manoscritti. È arrivata fino ai giorni nostri una traduzione anglosassone delle Historiae adversus paganos di Alfredo il Grande, nota anche come Orosio anglosassone ; Bono Giamboni ne diede una traduzione in italiano ; dalla traduzione di Bono Giamboni deriva una traduzione aragonese ancora inedita.

Non si hanno più notizie di Orosio dopo il 418, anno di ultimazione della sua opera.