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ⓘ Mario Roatta




Mario Roatta
                                     

ⓘ Mario Roatta

Mario Giuseppe Leon Roatta nacque a Modena il 2 febbraio 1887 da Giovan Battista Roatta e da Maria Antonietta Richard. Il padre, originario del cuneese, era capitano.

                                     

1. Carriera

Nel 1906 divenne sottotenente di fanteria. Dopo aver frequentato la scuola di guerra fu trasferito con il grado di capitano allo stato maggiore dellesercito. Durante la prima guerra mondiale combatté sia sul fronte francese sia su quello italiano; fu promosso nel 1917 a tenente colonnello, e decorato con tre medaglie dargento al valor militare. Nel primo dopoguerra fu addetto militare presso le ambasciate italiane a Varsavia. Nel 1930 fu promosso colonnello.

A Varsavia, sempre allinizio del 1930, Roatta compì unanalisi dei concetti di impiego tattico dello Stato Maggiore francese, entrando in contatto con gli ufficiali superiori francesi che dirigevano la scuola di guerra polacca. Dopo un periodo al comando dell84º Reggimento "Venezia", nel 1934 divenne capo del Servizio Informazioni Militari, e vi rimase fino allagosto 1939, anche se solo sul piano formale, poiché dal 1936 fu nominato comandante del Corpo Truppe Volontarie CTV italiane nella guerra civile spagnola, al fianco degli insorti nazionalisti guidati da Franco.

In questa spedizione rivestì un ruolo di discreta rilevanza, soprattutto dopo che rimase ferito a un braccio durante lattacco a Malaga, che concluse con una vittoria e con la cattura di circa 10 000 prigionieri repubblicani; in seguito Roatta divenne generale di brigata. Nel marzo del 1937 subì una dura sconfitta a Guadalajara contro la XII Brigata internazionale, comprendente il Battaglione Garibaldi, formato quasi prevalentemente da volontari italiani antifascisti. Poco tempo dopo il suo ruolo fu ridimensionato e il comando dei volontari fu assunto dal generale Ettore Bastico.

Mentre Roatta era impegnato al comando della spedizione in Spagna, il controllo effettivo del SIM era passato nelle mani del colonnello Paolo Angioy. Secondo risultanze giudiziarie, Roatta insieme con Angioy, il colonnello Santo Emanuele e il maggiore Roberto Navale, sarebbe stato lideatore del piano per uccidere i fratelli Rosselli, assassinati in Francia nel 1937.

Nominato addetto militare a Berlino dal luglio al novembre 1939 seguì, con questa veste, la crisi di Danzica e lo scoppio della seconda guerra mondiale.

Sempre da Berlino, ebbe competenza anche su Svezia, Danimarca, Finlandia e Lituania, e redasse quindi importanti e dettagliati rapporti sullapparato militare degli Stati baltici a poche settimane dallinvasione sovietica. In un altro rapporto dellottobre, mise in evidenza i positivi risultati delle truppe corazzate e meccanizzate della Wehrmacht. Tornato in Italia fu nominato sottocapo di stato maggiore nel 1940. Con questo incarico riuscì a eludere i tedeschi nella preparazione dei piani di attacco a sorpresa della Grecia e della Jugoslavia.

Dal 24 marzo 1941 fino al gennaio 1942 fu Capo di Stato Maggiore dellEsercito Italiano.

                                     

2. La guerra in Jugoslavia

Mario Roatta, in qualità di comandante dellesercito italiano nella provincia di Lubiana, il 1º marzo 1942 emanò la "Circolare 3C", che equivale a una dichiarazione di guerra contro la popolazione slovena civile. Le disposizioni del generale Mario Roatta erano del tutto simili a quelle impartite dai comandanti tedeschi: rappresaglie, incendi di case e villaggi, esecuzioni sommarie, raccolta e uccisione di ostaggi, internamenti nel Campo di concentramento di Arbe e nel Campo di concentramento di Gonars.

Il 18 marzo 1942 venne nominato comandante della 2ª Armata in Croazia dove ordinò nella guerra partigiana di ".applicare le sue disposizioni senza false pietà ", dando così inizio a una vera e propria azione di terrore contro i civili che davano supporto logistico alle bande partigiane. Applicando la circolare 3C dove si diceva di applicare il criterio della testa per dente, vennero devastati numerosi villaggi.

Il generale Roatta emanò inoltre anche ordini espliciti: ". Se necessario, non rifuggire da usare crudeltà. Deve essere una pulizia completa. Abbiamo bisogno di internare tutti gli abitanti e mettere le famiglie italiane al loro posto", … linternamento può essere esteso… sino allo sgombero di intere regioni, come ad esempio la Slovenia. In questo caso si tratterebbe di trasferire, al completo, masse ragguardevoli di popolazione… e di sostituirle in loco con popolazioni italiane’.

                                     

2.1. La guerra in Jugoslavia Il ruolo nel salvataggio degli ebrei in Dalmazia

La Germania nel 1942 aveva richiesto allItalia la consegna degli ebrei che erano stati isolati e in parte già internati in apposite strutture delle zone occupate, soprattutto della Dalmazia. Liniziale risposta di Mussolini era stata accondiscendente, tuttavia alle assicurazioni del Duce non seguivano fatti coerenti delle amministrazioni periferiche. Peraltro, il Vaticano si muoveva con monsignor Montini in seguito papa Paolo VI e altri alti prelati per scongiurare lipotesi, sebbene solo nel novembre dello stesso anno il segretario di stato pontificio chiese formalmente allambasciatore dItalia presso la Santa Sede Raffaele Guariglia di non procedere alla consegna. La richiesta faceva seguito a trattative localmente intessute dal vescovo di Trieste e Capodistria Antonio Santin, che aveva avviato un carteggio con Roatta, comandante della 2ª Armata e responsabile della forza di occupazione italiana; in questi scambi Roatta aveva promesso che, se pure non poteva trasferire gli ebrei in Italia, comunque poteva trattenerli nella zona occupata.

In realtà, intanto lordine di Mussolini aveva formalmente e ufficialmente solo scopi di identificazione, nonché il proposito di rendere alle autorità croate quelli che fossero stati riconosciuti cittadini croati. Incominciarono dunque a pervenire a Roma diversi pareri di autorità italiane che sconsigliavano di aderire alla richiesta dellalleato germanico: il generale dei Carabinieri Giuseppe Pièche comunicò che la sorte dei deportati cominciava a essere nota presso le truppe, provocando malcontento, mentre serbi e musulmani si affidavano al tricolore temendo che la sorte potesse volgere anche a loro pericolo. Il governatore della Dalmazia Giuseppe Bastianini era poco dopo andato nella Capitale ad esprimere le stesse perplessità. A distanza di solo qualche giorno, andò a Roma anche Roatta, per il quale leventuale consegna avrebbe provocato irritazione nella popolazione locale, agitazione della minoranza serba e grave complicazione delle attività di controllo; tutto ciò mentre negli alti gradi militari e diplomatici serpeggiava autonoma insofferenza per lingerenza tedesca in sfere di esclusiva competenza nazionale.

Cerano naturalmente anche diffuse contrarietà limpidamente basate su questioni umanitarie; a ogni modo si sviluppò un ostruzionismo che si nutriva di cavilli evasivi ed espedienti burocratici, che ritardava ogni giorno di più la consegna, sino a che nel 1943 Mussolini, messo alle strette dai tedeschi, sentiti i responsabili italiani delle aree coinvolte, fra cui anche Roatta, negò definitivamente la consegna. In base a diverse testimonianze di ebrei croati sopravvissuti, si è ricostruito che la 2ª Armata italiana, con Roatta e i suoi ufficiali superiori, operò tra il 1942 e il 1943 in modo da evitare la deportazione delle comunità ebree di Dalmazia e di quelle che sfuggivano al genocidio perpetrato dagli ustascia croati nella zona di occupazione tedesca. Sembra, ma non esistono fonti sicure, che lArmata di Roatta diede rifugio, distribuì generi di prima necessità e cure, permise ai bambini di continuare i propri studi. La 2ª Armata decise in più occasioni di proteggere i villaggi serbi e la popolazione ortodossa dai massacri croati. Bande di cetnici furono persino armate dagli italiani e inquadrate come forze ausiliarie. Analoghe testimonianze provengono dagli archivi tedeschi i quali sostengono che le truppe al comando di Roatta si interposero spesso tra gli ustascia le comunità in pericolo. Ciò nonostante truppe italiane, dietro suo ordine diretto o raccomandazione generale, fucilarono prigionieri partigiani, rifiutarono la resa ad alcuni reparti della resistenza iugoslava, applicarono le rappresaglie, prelevarono ostaggi tra la popolazione civile, e fecero terra bruciata dei borghi sospettati di dare rifugio ai partigiani. Spesso senza nessuna motivazione plausibile. Gli stessi nazisti criticarono i metodi troppo drastici che applicava il generale Roatta con la sua Armata nei territori italiani. In un bollettino, Roatta specificava: "Non occhio per occhio e dente per dente! Piuttosto una testa per ogni dente”.

Il 5 febbraio 1943, Roatta venne posto al comando della 6ª Armata in Sicilia, mentre il 1º giugno venne nuovamente nominato Capo di Stato Maggiore dellEsercito oltre che comandante delle forze armate della Sicilia lo resterà fino al 18 novembre 1943.



                                     

3. Ruolo nel Governo Badoglio

Con linsediamento del nuovo governo retto da Badoglio, Roatta conservò la carica di Capo di stato maggiore dellesercito. Fu lui, durante il difficile periodo dei 45 giorni, a reprimere le manifestazioni inneggianti la fine del regime, attraverso la cosiddetta circolare Roatta in cui si dava ordine alle forze armate e alle forze dellordine di intervenire, anche con la forza, nella repressione di ogni manifestazione.

Secondo diversi autori, sarebbe stato in seguito a questi ordini di Roatta che nei cinque giorni successivi al 25 luglio 1943 si ebbero, negli scontri, 93 morti, 536 feriti e 2 276 arresti.

Fu Roatta a firmare la circolare op. 44, elaborata per le Forze Armate sin dalla fine di agosto dal generale Ambrosio e dallo Stato maggiore dellesercito e posta a conoscenza dei Comandanti di armata tra il 2 e il 5 settembre 1943. In tale circolare si ordinava" di interrompere a qualunque costo, anche con attacchi in forze ai reparti armati di protezione, le ferrovie le principali rotabili alpine” e di" agire con grandi unità o raggruppamenti mobili contro le truppe tedesche”. La circolare op. 44 ne ricalcava una del precedente 10 agosto, ma la sua attuazione era condizionata a ordini successivi. Inoltre, il documento cartaceo della circolare op. 44 doveva essere distrutto col fuoco immediatamente dopo la notifica.

Nella notte fra l8 e il 9 settembre, dopo lannuncio del Maresciallo Badoglio dellavvenuta stipula dellarmistizio con le forze alleate, Ambrosio e Roatta ritennero che lordine alle Forze Armate di attuazione dalla circolare op. 44 dovesse essere firmato dal Maresciallo Badoglio, ma non riuscirono a rintracciarlo in tempo utile. Di conseguenza, le Forze Armate italiane rimasero senza ordini efficaci di fronte allavanzare dellesercito tedesco.

Alle ore 5:15 del 9 settembre, a battaglia in corso e allinsaputa del suo superiore Vittorio Ambrosio, il generale Roatta impartì al generale subordinato Giacomo Carboni, comandante del Corpo dArmata Motocorazzato posto a difesa di Roma, lordine di spostare su Tivoli la 135ª Divisione corazzata "Ariete II" e la 10ª Divisione fanteria "Piave" e di disporvi una linea di fronte escludente la difesa della Capitale. Roatta informò inoltre Carboni che a Tivoli avrebbe ricevuto ulteriori ordini dallo Stato Maggiore che si sarebbe provvisoriamente insediato a Carsoli. Poco dopo, Roatta lasciò Roma, accodandosi al convoglio di autovetture con a bordo Vittorio Emanuele III e la sua famiglia, il Primo Ministro Maresciallo Badoglio, il Capo di Stato maggiore Ambrosio e i ministri militari tranne il generale Antonio Sorice, diretto alla volta di Pescara, per poi imbarcarsi a Ortona sulla corvetta Baionetta, che portò tutti nelle retrovie alleate del sud Italia.

                                     

4. Il processo per la mancata difesa di Roma

Alcuni mesi dopo, Roatta fu accusato per la mancata difesa di Roma che era stata rapidamente occupata dalla Wehrmacht tedesca. Il 12 novembre 1943, venne destituito da ogni incarico.

Nel corso delle indagini della Commissione dinchiesta, il 16 novembre 1944, Roatta fu arrestato. La commissione gli attribuirà responsabilità riguardanti anche la disfatta dell8 settembre nel suo complesso.

Poi, nel 1945, fu chiamato in giudizio dallAlto Commissariato per le Sanzioni contro il Fascismo per lomicidio dei fratelli Rosselli. Va osservato che le accuse circa la responsabilità del delitto Rosselli presero forma in modo un po animato, in quanto dopo la guerra il colonnello Santo Emanuele sua sponte si presentò a Mario Berlinguer, Alto Commissario che istituzionalmente indagava sul Servizio informazioni militare SIM, indicando il generale Paolo Angioy come mandante; "prodigiosamente" apparve subito, però, documentazione che pareva escludere lestraneità dello stesso Emanuele, il quale allora ripiegò implicando Roatta in altri eventi come il regicidio di Alessandro di Jugoslavia e altri. Fu processato insieme con Filippo Anfuso capo di gabinetto del ministro degli Esteri Galeazzo Ciano.

                                     

5. Le responsabilità imputategli per crimini di guerra

Nel frattempo la Repubblica Socialista di Jugoslavia aveva richiesto lestradizione di Roatta per essere processato come criminale di guerra.

Le accuse mosse al generale Roatta erano:

  • di aver disposto che i civili fossero ritenuti responsabili di tutti gli atti di sabotaggio commessi nelle vicinanze della loro abitazione e che per rappresaglia si potesse sequestrare il loro patrimonio, distruggere le loro case e procedere al loro internamento;
  • di aver proceduto su ordine di Mussolini allo sterminio del popolo sloveno;
  • di aver disposto la fucilazione di partigiani fatti prigionieri e di ostaggi, di internare i componenti di intere famiglie e villaggi e di consegnare i civili in massa ai tribunali militari;
  • di aver infranto disposizioni della Convenzione internazionale dellAja relativa ai prigionieri, ai feriti e agli ospedali;
  • quale principale responsabile, nella sola provincia di Lubiana, della fucilazione di circa 1 000 ostaggi, delluccisione proditoria di 8 000 persone, dellincendio di 3 000 case, dellinternamento di 35 000 persone, della distruzione di 800 villaggi, della morte per fame nel campo di concentramento di Arbe di 4 500 persone;
  • di aver disposto di consegnare ai tribunali militari i partigiani catturati feriti, le donne e gli uomini inferiori ai 18 anni e di fucilare sul posto tutti gli altri partigiani caduti prigionieri.

Mentre le responsabilità morali e oggettive imputate a Roatta dallItalia sono:

  • il non avere infine saputo affrontare con responsabilità e capacità di comando i difficili momenti che sono andati dal 25 luglio all8 settembre 1943, compresa la mancata difesa di Roma.
  • laver messo a disposizione del regime uno strumento militare quale era il SIM, sviandolo dai suoi compiti di istituto con la caccia ed eliminazione dei capi antifascisti;


                                     

6. Levasione prima della sentenza

Il 4 marzo 1945, alla vigilia del giorno previsto per il deposito delle conclusioni della commissione dinchiesta per le attività del SIM e il caso Rosselli, Roatta evase dallospedale militare presso il Liceo Virgilio, probabilmente grazie alla complicità del servizio segreto britannico e del generale Taddeo Orlando, comandante generale dellArma e già subalterno di Roatta in Croazia. Raggiunse prima il Vaticano e poi, con la moglie, la Spagna, dove fu protetto dal governo di Francisco Franco. Immediata fu la reazione delle forze democratiche Saragat scrisse che il suo silenzio era doro per molte persone ", che accusavano gli ambienti dellesercito di proteggere i fascisti. Il giorno successivo il generale Orlando fu destituito.

La settimana dopo la fuga, fu condannato allergastolo in primo grado in contumacia. Al termine delliter giudiziario fu prosciolto e la sentenza annullata dalla Corte di cassazione nel 1948.

Per quanto riguarda la mancata difesa di Roma, fu assolto da ogni accusa il 19 febbraio 1949, mentre non fu dato corso allestradizione richiesta dal governo jugoslavo in quanto poté giovarsi della cosiddetta "amnistia Togliatti" intervenuta il 22 giugno 1946, e di quella definitiva del 18 settembre 1953 proposta dal guardasigilli Antonio Azara per tutti i reati politici commessi entro il 18 giugno 1948.

Roatta ritornò dalla Spagna solo nel 1966 e morì a Roma il 6 gennaio 1968.

                                     

7. Opere

Roatta scrisse un memoriale difensivo: Sciacalli addosso al SIM Roma 1955.

A settembre 2017 Mursia ha incominciato la pubblicazione dei diari di Roatta. Il primo volume è Diario. 6 settembre-31 dicembre 1943, a cura di Francesco Fochetti. Al curatore del volume si deve il ritrovamento dellintero archivio delle carte di Roatta.

                                     
  • applicando con estremo rigore la circolare emanata da Pietro Badoglio e Mario Roatta per il ripristino dell ordine pubblico, diede ordine di sparare sugli
  • contrasto con il comandante del Corpo Truppe Volontarie, generale di brigata Mario Roatta a riguardo dell effettivo comando dell aviazione legionaria. Ceva
  • corpo di spedizione. Secondo i piani del comandante italiano, generale Mario Roatta le forze italiane avrebbero dovuto circondare le difese di Madrid da
  • allo stesso processo di riordino organizzativo intrapreso dal Generale Mario Roatta le differenti formazioni militari locali meglio note con i loro originari
  • controspionaggio del Servizio Informazioni Militari, diretto dal generale Mario Roatta Al comando del capitano Giuseppe Fragola. Vento 2010, p. 187. In
  • la struttura sarebbe stata fondata nel 1944 anno in cui, il generale Mario Roatta ex capo del SIM, , riuscì ad evadere dall ospedale militare in cui era
  • liberazione della maggior parte delle donne e dei bambini. Il generale Mario Roatta inviò al campo il generale Giuseppe Gianni che relazionò evidenziando

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