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ⓘ Diomede




Diomede
                                     

ⓘ Diomede

Diomede è un personaggio della mitologia greca. Figlio di Tideo e di Deipile, fu uno dei principali eroi achei della guerra degli Epigoni e della guerra di Troia. Oltre allimportanza come guerriero, Diomede assume un ruolo rilevante come diffusore della civiltà, specie nellAdriatico.

Re di Argo, partecipò alla guerra di Troia dalla parte di Agamennone e degli Achei, durante la quale si distinse molto presto in battaglia. Guerriero valorosissimo, assume un ruolo centrale allinterno dell Iliade di Omero, specialmente nel V canto, a lui dedicato interamente, che, probabilmente, si rifaceva ad un poema epico preesistente che aveva la figura di Diomede come protagonista. Dopo Achille e Aiace Telamonio, fu il più valoroso eroe dellesercito acheo.

La figura di Diomede, uomo insigne per intelligenza e coraggio, è stata ripresa da numerosi autori antichi, posteriori a Omero, come Virgilio, che lo inserirà nel suo poema epico, l Eneide, e come Quinto Smirneo nei Posthomerica.

                                     

1.1. Mito Origini

La stirpe di Diomede regnava su Calidone, ma il nonno Oineo fu poi spodestato da un usurpatore. Diomede così nacque in esilio, ad Argo, detta linclita. Rimase orfano sotto le mura di Tebe, città posta sotto assedio per riportare sul suo trono il legittimo regnante.

Diomede passò la giovinezza ad allenarsi nellarte della guerra insieme ai sei figli degli altri comandanti morti a Tebe, nel desiderio di vendicare la morte del padre, di ridare il trono a suo nonno e di far trionfare così la giustizia. Una volta adulti, Diomede e i suoi compagni furono i sette Epigoni: indissero la seconda guerra contro Tebe e la vinsero. Durante la guerra però morì il Re di Argo.

Dopo aver combattuto sotto le mura di Tebe, Diomede volle anche ridare il trono a suo nonno Oineo. Sinfiltrò silenziosamente a Calidone e, assieme ad Alcmeone, uccise quattro figli di Agrio, usurpatori del trono. Tersite e Onchesto sfuggirono alla strage e si rifugiarono nel Peloponneso. Agrio stesso, espulso dal regno, si tolse la vita. Diomede offrì poi il regno ad Andremone, marito di Gorga.

Ora, quando Elena, la figlia di Zeus e Leda, raggiunse letà da marito, la sua bellezza attirò al palazzo del suo patrigno Tindaro re e principi di tutta la Grecia che pretesero la sua mano, in cambio di ricchi doni. Giovane e bello, Diomede, insieme ad altri principi della Grecia, si presentò al palazzo di Tindaro per chiedere Elena in moglie.

Ad Argo Diomede si sposò con Egialea, la figlia ormai orfana del re, e diventò così sovrano della città. Avrebbe voluto governare in pace e dedicarsi alle gioie familiari ma ben presto dovette partire per la guerra di Troia.

                                     

1.2. Mito Guerra di Troia

Diomede partì alla volta di Troia con 80 navi da guerra un gran numero per quellepoca e arrivò addirittura a scendere in campo contro Ettore, Enea e gli dei stessi: ferì Afrodite, accorsa per aiutare il figlio, e lamante di lei, Ares, dio della guerra. Diomede era protetto dalla dea Atena. Omero afferma che, durante le battaglie, Diomede era simile ad un torrente in piena, che tutto travolge. Come è raccontato nell Iliade, in particolare nei libri V e VI, Diomede compì molte gesta eroiche, uccidendo diversi guerrieri, tra cui i fratelli Xanto e Toone, larciere Pandaro, Dreso e il giovane possidente Assilo insieme allauriga Calesio.

                                     

1.3. Mito Lo scontro con Enea

Fu eroe valoroso e spesso supportato da Atena. Atena diede a Diomede lispirazione di realizzare un massacro di nemici sul campo: simile allastro della canicola, sotto le sue armi si accese un fuoco. Lo affrontarono allora due guerrieri, che combattevano su un carro, figli di Darete, sacerdote di Efesto a Troia, i quali gli corsero incontro: uno di questi, Fegeo, cercò di colpirlo con la sua lancia, ma lo mancò. Leroe scagliò a sua volta lasta contro di lui e colse il nemico in pieno petto, facendolo precipitare morto dal cocchio.

Diomede, nella battaglia che seguì al duello fra Paride e Menelao, uccise Pandaro, che combatteva sul carro da guerra in compagnia di Enea. Questultimo lasciò incustodito il carro che verrà poi portato al campo greco da Stenelo, fedele compagno darmi e auriga di Diomede per difendere il corpo dellamico dagli assalti greci.

Affrontò dunque Enea, che rimase ferito a causa di un masso scagliato dal greco. Leroe troiano venne salvato dalla madre che lo avvolse nel suo velo. Diomede, non temendo lira della dea, la ferì ad una mano costringendola alla fuga. Ares corse in aiuto di Afrodite, che riuscì in tal modo a fuggire col suo carro sullOlimpo insieme a Iris. Il corpo di Enea venne ricoverato nel tempio di Apollo e curato da Artemide e Latona. Al suo posto combatté sul campo un fantasma con le sue sembianze. Apollo, allora, apostrofò Diomede con queste parole:" Tu, mortale, non tentare il confronto con gli dei! ”. Diomede si scontrò quindi con Ares e lo ferì al ventre: il dio dovette uscire dalla battaglia e rifugiarsi sullOlimpo dove verrà curato dal medico degli dei, Panèon.



                                     

1.4. Mito Diomede e Glauco

Diomede non era però solo furia e impeto: egli diede nel pieno della lotta unaltissima prova di lealtà e di spirito cavalleresco: fu poco prima di intraprendere il duello con Glauco, il nobile di Licia, che si batteva a fianco dei Troiani. È questo uno degli episodi più toccanti dellIliade: dopo aver chiesto al nemico il suo nome, Diomede si rese conto che luomo che aveva di fronte era legato da un antico vincolo di amicizia e di ospitalità con la propria famiglia. Gettò allora la spada a terra e i due nemici, anziché scontrarsi, si strinsero la mano e si scambiarono le armi, secondo consuetudine. Glauco, preso dallentusiasmo del gesto e noncurante del loro valore, scambiò le sue armi doro con armi di bronzo, pari al valore di cento buoi per nove buoi.

                                     

1.5. Mito Diomede e Ulisse

Assecondò spesso Ulisse, quando si trattò di condurre trattative delicate sia presso Agamennone che presso Achille, e con lui compì varie imprese pericolose, tra le quali il furto del Palladio la statua da cui dipendevano le sorti di Troia, e lincursione notturna nellaccampamento del giovane re tracio Reso, che Diomede colpì con la spada mentre dormiva. Narra Omero che il sonno di Reso, famoso russatore, fu quella notte più rumoroso che mai, essendogli apparso in sogno il suo assassino.

                                     

1.6. Mito Dopo la caduta di Troia

Dopo che Troia fu conquistata, Diomede viaggiò per tornare ad Argo, con una veloce navigazione favorita da Afrodite, desiderosa di accelerare il ritorno delleroe in patria, dove aveva intenzione di vendicarsi delloffesa subita durante la guerra.

Secondo una variante del mito, invece, una tempesta suscitata da Afrodite, sempre per vendicare loffesa subita, spinse Diomede sulle coste della Licia: qui fu sul punto di essere sacrificato ad Ares dal re Lico, che voleva vendicare la morte di Sarpedonte caduto a Troia, ma poté salvarsi per lintervento di Calliroe, figlia del re, che lo aiutò a ripartire. Secondo alcune fonti Diomede sarebbe poi sbarcato per errore ad Atene, e qui avrebbe perso il Palladio, finito nelle mani di Demofonte.

Arrivato ad Argo, Diomede ebbe unamara sorpresa: né sua moglie Egialea, né i suoi sudditi lo ricordavano più, in quanto Afrodite aveva cancellato il ricordo di Diomede dalla loro memoria. Secondo una variante del mito, Egialea, ispirata dalla dea, tradì Diomede con Comete, il giovane figlio di Stenelo, e gli tese molti agguati.



                                     

1.7. Mito Viaggio di Diomede, eroe della civilizzazione

Diomede decise di abbandonare la città, imbarcandosi per lItalia insieme ai suoi compagni: Acmone, Lico, Idas, Ressenore, Nitteo, Abante. Dopo aver errato a lungo nel mare Adriatico si fermò in più porti insegnando alle popolazioni locali la navigazione e laddomesticamento ed allevamento del cavallo. La diffusione della navigazione forse aveva lintento di ottenere il perdono dalla dea nata dalla spuma del mare e considerata divinità della buona navigazione Afrodite euplea. In ogni caso si realizza così una straordinaria trasformazione: da campione della guerra Diomede diventa leroe del mare e della diffusione della civiltà greca. Era infatti venerato come benefattore ed ecista ad Ankón Ancona, città nella quale è nota la presenza di un suo tempio, a Pola, a Capo San Niccolò in Dalmazia, a Vasto, a Lucera e allestremo limite dellAdriatico: alle foci del Timavo. In questi luoghi il culto di Diomede si era sovrapposto a quello del Signore degli Animali, unantichissima divinità dei boschi.

La caratteristica di civilizzatore viene rafforzata dalla fondazione di molte città italiane, tra cui Vasto Histonium, Andria, Brindisi, Benevento, Argiripa Arpi presso lattuale Foggia, Siponto presso lattuale Manfredonia, Canusio Canosa di Puglia, Equo Tutico Ariano Irpino, Drione San Severo, Venafrum Venafro e infine Venusìa Venosa. La fondazione di questultima città, come lo stesso toponimo da Venus ricorda, coincide con il perdono ottenuto da Afrodite, in seguito al quale si stabilì in Italia meridionale e si sposò con la figlia del Re del popolo dei Dauni: Evippe.

Stretto fu il rapporto tra leroe e la Daunia. Il primo contatto con questa terra si ebbe con lapprodo alle isole che da lui avrebbero preso il nome di Insulae Diomedee le isole Tremiti. Sbarcò quindi nellodierna zona di Rodi, sul Gargano alla ricerca di un terreno più fecondo e si spostò a sud dove incontrò i Dauni, che prendevano il nome dal loro re eponimo, Dauno, figlio di Licaone e fratello di Enotro, Peucezio e Japige.

Diomede si guadagnò le simpatie di Dauno il re che pauper aquae agrestium regnavit populorum e dopo avergli prestato valido aiuto nella guerra contro i Messapi, per il suo alto valore militare - victor Gargani - ebbe in sposa la figlia Evippe secondo alcuni si chiamava Drionna, secondo altri Ecania ed in dote parte della Puglia - dotalia arva "-, i cosiddetti campi diomedei, in divisione regni quam cum Dauno ". Fu allora che fondò Siponto, detta così dal nome greco sipius, a motivo delle seppie sbalzate sulla riva da onde gigantesche. Virgilio nell Eneide ci racconta che i Latini e i Rutuli, bisognosi di alleati per scacciare Enea dalla loro terra, chiedono aiuto a Diomede, ricordando i trascorsi tra i due eroi. Diomede, però sorprende gli ambasciatori a lui pervenuti, rifiutando di combattere il suo antico nemico ed anzi invocando la pace tra i popoli. Secondo il poema latino, Diomede non è genero di Dauno, che è invece padre di Turno, il re dei Rutuli.

                                     

1.8. Mito Morte

Strabone elenca quattro diverse varianti sulla vita delleroe in Italia. Una afferma che nella città di Yria, Diomede stava facendo un canale verso il mare quando fu chiamato a casa ad Argo. Lasciò la Daunia e andò a casa dove morì. Il secondo mito afferma il contrario, che rimase a Yria fino alla fine della sua vita. La terza tradizione afferma che scomparve sullisola disabitata di Diomedea chiamata così in suo onore e identificata in San Domino, una delle Tremiti o Diomedee, dove secondo la leggenda vivono i suoi compagni trasformati da Afrodite in grandi uccelli marini, le diomedee, il che implica una sorta di deificazione. La quarta variante viene dagli Heneti, che sostengono che Diomede rimase nel loro paese e alla fine ebbe unapoteosi misteriosa.

Una tradizione identifica in una spiaggia dellisola di San Nicola il luogo della sua sepoltura. Nel film di Fellini 8½, un cardinale racconta questa storia allattore Marcello Mastroianni.

                                     

1.9. Mito Immortalità

Secondo il racconto omerico, Diomede ricevette da Atena limmortalità, che non aveva dato a suo padre. Per raggiungere limmortalità, uno scolio di Nemea X dice che Diomede sposò Ermione, lunica figlia di Menelao ed Elena, e vive con i Dioscuri come un dio immortale godendosi anche gli onori di Metaponto e Turi.

Era adorato come un essere divino sotto vari nomi in Italia, dove statue di lui esistevano ad Argi, Metaponto, Turi e in altri luoghi. Cera un tempio consacrato a Diomede chiamato "Timavo" nellAdriatico. Ci sono tracce anche in Grecia anche del culto di Diomede.

Le prime due tradizioni elencate da Strabone non danno alcuna indicazione sulla divinità se non più tardi attraverso un culto eroe, le altre due dichiarano fortemente limmortalità di Diomede come più di un semplice eroe di culto.

                                     

2. Diomede nella Commedia di Dante Alighieri

Dante Alighieri Inferno - Canto ventiseiesimo colloca Diomede nellVIII bolgia dellVIII cerchio, quella dei consiglieri fraudolenti, che in vita agirono con inganno e di nascosto e quindi la loro pena nellinferno sarà quella di essere celati dalle fiamme alla vista altrui. Egli infatti si trova avvolto in una fiamma a due capi insieme ad Ulisse, poiché proprio con lui andò nottetempo a rubare il Palladio, la statua di Atena protettrice della città di Troia.

                                     

3. Vittime di Diomede

  • Eniopeo - Figlio di Tebeo libro VIII, 118-123
  • Agelao - Figlio di Fradmone libro VIII
  • Adrasto - Re di Adrastea, figlio di Merope lindovino libro XI, 328-334
  • Fegeo - Figlio di Darete libro V, 17-19
  • Paliido - Figlio di Euridamante libro V, 148-151
  • Astinoo - libro V, 144-147
  • Echemmone - Figlio di Priamo libro V, 159-165
  • Cromio - Figlio di Priamo libro V, 159-165
  • Reso - Re dei Traci, figlio di Eioneo libro X, 482-497
  • Dolone - Araldo troiano, figlio di Eumede libro X, 455-459
  • Pandaro - Figlio di Licaone, abile arciere libro V, 290-296
  • Anfio - Re di Pitiea, fratello del precedente libro XI, 328-334
  • Ipeirone - libro V, 144-147
  • Calesio - Auriga e scudiero di Assilo libro VI, 17-19
  • Abante - Figlio di Euridamante libro V, 148-151
  • Timbreo - Re asiatico libro XI
  • Agastrofo - Eroe, figlio di Peone libro XI
  • Assilo - Figlio di Teutra, proveniente da Arisbe libro VI, 12-19
  • Xanto - Figlio di Fenope libro V, 152-158
  • Toone - Figlio di Fenope libro V, 152-158

Diomede uccise 20 dei 362 nemici caduti contro i Greci, cui vanno aggiunti i 12 guerrieri traci agli ordini di Reso colpiti nel sonno insieme al loro signore; quindi in totale 33.

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