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ⓘ Teoria della comunicazione




Teoria della comunicazione
                                     

ⓘ Teoria della comunicazione

M.A.K. Halliday, linguista britannico, individua nel linguaggio delladulto tre funzioni fondamentali:

  • funzione testuale che serve per costruire testi ben formati e adatti alla situazione cui si riferiscono.
  • funzione ideativa, che serve per esprimere lesperienza che il parlante possiede del mondo reale, compreso il suo mondo interiore;
  • funzione interpersonale che permette linterazione tra gli uomini e serve per definire le relazioni che intercorrono tra il parlante e linterlocutore;

Il fenomeno del linguaggio umano è complesso e inesauribile e molti sono gli studi ad esso riferiti, studi che inglobano e accomunano discipline diverse, non solo la linguistica, ma anche la psicologia, la sociologia, la filosofia, lantropologia.

                                     

1. Comunicazione narrativa

In narratologia, che studia la comunicazione narrativa e letteraria, il modello si complica con altre figure, per cui il mittente reale ha un mittente modello la propria rappresentazione allinterno del testo e un lettore modello come si immagina sia il proprio lettore diverso dal destinatario reale, il quale a sua volta ricostruisce un suo modello di autore.

Questi studi hanno coinvolto studiosi come Seymour Chatman, Gérard Genette, Umberto Eco e, in particolare nello studio dei personaggi Vladimir Propp, Claude Bremond, Gerald Prince, Algirdas Julien Greimas e altri.

                                     

2. Comunicare in psicologia

Oltre ad avere contenuto, infatti, un atto di comunicazione ha un livello che può essere persino indifferente a cosa sta dicendo di per sé, ma che in genere è ben incastrato dentro il messaggio stesso, questo è il piano della relazione. La comunicazione quindi è uninterazione interpersonale e psicologica. Parlando si decidono le leadership, influenzando il rapporto tra i comunicanti.

Valgono in questo settore i concetti di classe, individuo, regola, ridondanza, persuasione, variazione lessicale, come usare o meno una sintassi condivisa, riferire termini tecnici o stabilire attraverso il linguaggio gerarchie e posizioni di privilegio, anche attraverso prossemica e cinesica.

Oltre a parlare di codice, si parla qui anche di repertorio linguistico, come insieme di risorse che può essere impiegato o meno, e di patrimonio linguistico, come regole di interpretazione delle conoscenze comuni. In questo senso si considera, come a livello sociologico, la comunicazione come scambio, negoziato, offerta di inferenza e, come in estetica, di quali limiti siano accettabili nellatteggiamento interpretativo.

                                     

3. Comunicazione in pedagogia

Alcuni studi sulla comunicazione riguardano la formazione del linguaggio nei bambini, come si sviluppa dalle prime reazioni alla voce della madre ai propri suoni di lallazione, attraverso i processi di educazione e istruzione, fino alla competenza linguistica adulta.

                                     

4. Comunicare in sociologia, etnografia e antropologia

Se comunicare è mettere in comune, esiste un ambito di analisi che riguarda la comunicazione come rapporto tra linguaggio e società, con la concezione rituale e di conservazione della società che attraverso la comunicazione instaura pratiche di conferma dei propri riti.

Insomma, la comunicazione avviene sempre allinterno di una situazione sociale. In questo senso di vedano gli studi di Erving Goffman o Barnett W. Pearce. E si consideri anche la funzione del dialetto e di altre comunità linguistiche.

Nelle relazioni dialogiche e possono esserci alternanza, in cui si parla selezionado linguaggi diversi, co-occorrenza, in cui nella conversazione si sovrappongono linguaggi diversi, o sequenza, in cui vige lordine di norme a cui riferirsi.

Anche nel rapporto con il potere come suo strumento e nella relazione con il segreto, la comunicazione è un controllo sociale, con procedure di esclusione, verificabilità, organizzazione rituale delle discipline e indottrinamento coatto. In questo ambito gli studi di Michel Foucault possono fornire una prima analisi.



                                     

5. Comunicazione e mass-media

È opinione di alcuni storici che senza i giornali né la rivoluzione francese né quella americana avrebbero avuto luogo. Infatti nel XVIII secolo entrarono in uso due concetti: quello di "opinione pubblica" e quello di "propaganda", che andarono crescendo e assestandosi allinterno della comunicazione pubblica fino alla prima guerra mondiale, quando non era segreto, ma aveva comunque il suo effetto, che ogni governo avesse un proprio ufficio di propaganda bellica. La manipolazione dellopinione pubblica diventò dunque unattività scientifica e vennero create varie teorie della comunicazione applicate a quella che venne definita la "psicologia di massa". Tra tecniche di marketing, studi sullinconscio dei gruppi, orientamenti di tipo psicologico visivo e auditivo complice lo sviluppo della radio e i regimi dittatoriali europei, gestione di informazioni per la creazione di opinion leader ecc. si arrivò persino a definire letà dell"uomo comune" intorno ai 13 anni.

Con la seconda metà del XX secolo, lavvento della televisione e lo sviluppo della sociologia applicata ai mass media, le teorie della comunicazione di massa andarono sviluppandosi ulteriormente. Contributi decisivi vennero dati da Harold Innis, Walter J. Ong, Vance Packard, Marshall McLuhan, Erving Goffman, Noam Chomsky, e più recentemente Joshua Meyrowitz e Philippe Breton. In particolare la televisione venne accusata di essere uno strumento di perdita di controllo sociale da parte di altre istituzioni come la scuola, i partiti politici le chiese. Filosofi come Karl Popper e politologi come Giovanni Sartori si trovarono daccordo nel condannare la degenerazione culturale che passa in televisione, ritenuto uno strumento pericoloso di consenso artificiale e omologazione.

Solo con il nuovo millennio e i canali tematici delle televisioni non più di monopolio, come pure con laccesso globale attraverso i satelliti e soprattutto con internet, si è spostata lattenzione dal "pericolo" televisivo a nuovi studi di comunicazione, con la creazione di dipartimenti universitari di media studies e lo scambio di teorie scientifiche sulla comunicazione attuale, su come viene modellato il nostro senso del mondo anche attraverso linformazione incontrollata, essendo leccesso di disponibilità una nuova preoccupazione.

                                     
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