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ⓘ Mitologia baltica




Mitologia baltica
                                     

ⓘ Mitologia baltica

La mitologia baltica è il complesso dei miti pre-cristiani presso gli antichi popoli baltici. Tali sistemi religiosi hanno radici nella mitologia protoindoeuropea.

A parte deve essere considerata la mitologia della quasi totalità delle tribù estoni, in quanto di derivazione ugro-finnica.

La regione baltica è stata lultima parte dellEuropa ad essere cristianizzata, processo iniziato con le crociate del Nord nel 1199 e continuato fino al XVII secolo.

                                     

1. Fonti

Mentre presso gli attigui popoli germanici orientali si sviluppò un alfabeto detto runico, dalluso limitato, delle popolazioni baltiche, se mai svilupparono la scrittura durante il periodo pagano, non è pervenuto alcun testo scritto.

La ricostruzione delle mitologie e dei rituali più antichi è avvenuta, oltre con il rinvenimento di manufatti archeologici vedi cultura di Narva e cultura della ceramica cordata, tramite il metodo comparativo applicato alletimologia e alla mitologia dei vari popoli coevi. Particolarmente utile si è rivelata la indoeuropeistica applicata alle lingue baltiche, ritenute dagli studiosi particolarmente conservative causa anche la presenza nel territorio di un gran numero zone paludose e laghi che limitavano lo spostamento e la comunicazione tra le tribù, per cui hanno mantenuto i riflessi dei miti protoindoeuropei.

A queste si aggiungono fonti pervenute da missionari e cronisti medievali, tra cui si ricorda il vescovo Christian di Oliva morto nel 1245, autore del Liber filiorum Belial, Peter di Dusburg morto dopo il 1326 autore Chronicon terrae Prussiae, la raccolta delle lettere del 1418 del vescovo di Warmia a Papa Martino V nota come Collato Episcopi Varmiensis, Simon Grunau morto nel 1530 circa, autore della Preussische Chronik, il trattato di Christburg del 1249, le Constitutiones Synodales e il Libro Sudoviano lituano: Sūduvių knygelė entrambi redatti nella prima metà del 1500. Infine, alcuni miti, per quanto rielaborati nel corso dei secoli, sono pervenuti attraverso il folklore delle attuali popolazioni baltiche.

Ci sarebbe da far notare che le varie fonti medievali propongono liste di divinità non coincidenti. Parte di queste differenze possono essere ricondotte alla presenza di pantheon non unificati non solo tra prussiani, lituani e lettoni, ma anche variabili tra le singole tribù dislocate sul territorio, come in parte alluso di differenti termini, epiteti e kenningar per indicarli, poi riportati come divinità distinte dai cronisti cristiani.

                                     

2. Periodo arcaico

Oltre alle differenze tra le varie tribù, si suppone che siano incorsi continui cambiamenti nel tempo, in particolare durante il periodo delle grandi migrazioni Völkerwanderung tra il III e il V secolo, che cambiò profondamente la distribuzione dei popoli in tutti i territori circostanti.

Già dalle sepolture e dai ritrovamenti risalenti al neolitico si può ipotizzare che si era formato un elaborato complesso di credenze animistiche.

Le regioni baltiche furono abitate, a partire dal III millennio a.C., dalla cultura della ceramica cordata, il cui uso di seppellire i defunti in sepolture a pozzetto sotto bassi cumuli, con ricchi corredi funerari, dimostra la fede nella vita dopo la morte. Il corredo funerario maschile comprendeva una tipica ascia da combattimento in pietra, mentre quelli femminili dei gioielli. Altri doni funerari erano costituiti da bicchieri di ceramica, spesso decorati con impressioni a corda.

In questo periodo, secondo Marija Gimbutas, liniziale struttura mitologica era basata su unorganizzazione matriarcale dove le varie divinità femminili rappresentavano i vari componenti della natura, come la Terra, lAcqua, lAria, il Cielo, la Luna ecc. Successivamente vi fu uno sviluppo su formato patriarcale dove molte delle femminili persero influenza.

Nel De origine et situ Germanorum, del 98 d.C., Tacito parla degli "Aistian" o "Aesti", gente che viveva sulla costa orientale del mar Baltico, come gli unici raccoglitori di ambra. Così scrive:

Sia durante le grandi migrazioni, che nel periodo successivo, le tribù baltiche subirono una forte pressione da parte di quelle germaniche e gote, che portò labbandono dei territori più meridionali, ad insediarsi nelle zone più a nord e, nel caso dei Galindi, a migrare più ad oriente fino alle attuali Bielorussia e oblast di Mosca.

Attorno allVIII secolo si diffuse lusanza della cremazione dei defunti. Rivestiva sempre un ruolo centrale la Natura, da cui gli esseri umani dipendono e nella quale la divinità era visibile in tutti i fenomeni fisici, ma che assumeva rappresentazioni antropomorfe distinte a seconda della manifestazione. Linfluenza dei popoli circostanti si riversava però anche nel culto. In particolare, alla dominazione slava di gran parte dei territori verso il X secolo si deve la preminenza del dio Perkūnas durante lultimo periodo prima della cristianizzazione.

I miti sulla creazione sono pervenuti attraverso storie di folklore piuttosto recente e in un numero assai ridotto, pertanto non si può escludere che siano frutto di rielaborazioni successive. Si potrebbe ipotizzare che la funzione unica delle divinità fosse stata piuttosto quella di conservare lordine del cosmo, della natura e della società.

                                     

3.1. Divinità principali Diẽvas/Dievs

Attorno al X-XII secolo si riscontra stabilmente tra le divinità maggiori la personificazione del Cielo, Diẽvas che anche nel nome corrisponde al greco Zeus, al sanscrito Dyaus-pitā e al latino Iupiter. Viene rappresentato come un re con copricapo, tunica e spada. Secondo il mito abita "oltre le colline" o sulla montagna celeste dove vive di caccia e agricoltura e scende in pianura su un carro o a cavallo.

                                     

3.2. Divinità principali Perkūnas/Pērkons

Unaltra divinità condivisa tra tutte le popolazioni baltiche era Perkūnas, il Tuono la cui importanza, causa linflusso dei popoli circostanti, accrebbe fino talvolta a superare, o a fondersi, con Diẽvas.

                                     

3.3. Divinità principali Laima

Le fonti, sebbene di epoca moderna e derivate dalla tradizione folkloristica, riportano Laima quale il Fato, talvolta assieme ad altre due figure, componendo così la trinità del Destino come per le Norne scandinave. Laima è stata nominata la prima volta in delle fonti scritte come Laimelea da Wilhelm Martini nel prologo latino di una raccolta di canti tradizionali lituani di Daniel Klein e pubblicata nel 1666. Queste altre due figure, o altri due aspetti del Fato, nella mitologia lituana sono Laimè, la Buona Fortuna, e Dalia, colei che da e prende dal lituano dalis, "ottenere", oppure Giltinė, la Morte da gilti, "pungere". Nella mitologia lettone venivano invece dette Kārta e Dēkla. Altre divinità correlate, o altri aspetti del Fato, o altri epiteti, erano Laumės e Magyla.

                                     

3.4. Divinità principali Vėles/Velnias

Una divinità ctonia in epoca cristiana identificata con un diavolo era Vėles in lituano Velnias, in lettone Velis. Dalla stessa radice deriva il lituano vėlė, "fantasma", vėliukas "defunto" e vėlinės "il giorno dei morti".

Talvolta rappresentato assieme o come un serpente o come un altro anfibio, era la variante infera di Diẽvas sovrapponibile ai pruzzi Patollo e Pickollos. Se intesa come femminile, era la Signora dei Serpenti.

                                     

3.5. Divinità principali Sáulē e Mēness

Rivestivano un ruolo di una certa importanza le personificazioni del sole e della luna:

  • Sáulē in lettone, Saũle in lituano - il Sole, la Vita
  • Mēness in lettone, Mėnuo in lituano - la Luna
                                     

4. Altre Divinità

Lantica divinità della Terra e della fertilità era Žemyna, da žẽme, "terra".

I Diẽvo suneliai "figli di Diẽvas" erano due cavalieri, che vengono identificati con la stella del mattino e con quella della sera. Equivalgono ai Dioscuri greci e agli Aśvins vedici, sebbene lidea di una famiglia con Diẽvas quale capostipite è probabilmente una tarda elaborazione.

Ulteriori nomi dei numina, pervenuti o ipotizzati, nella regione baltica erano:

  • Upinis - il Fiume, da ùpe "fiume"
  • Lytuvomis - la Pioggia, da lietùs, "pioggia"
  • Giráitis - il Bosco, da girià, "bosco"
  • Ežerìnis - il Lago, da ẽžeras, "lago"
  • Joris - la Primavera
  • Milda - lAmore, la Bellezza
  • Gabija - il Fuoco, la protettrice della casa, da gaubti, "proteggere"
  • Ūsiņš - la Fertilità, la Luce, etimologia incerta, forse da ūzām, "giallo"
  • Auseklis in lettone, Aušrinė in lituano - lAlba. La versione lettone è maschile, quella lituana è femminile

Da notare come la maggior parte di essi siano personificazioni della potenza dei fenomeni naturali. Data anche la parziale sovrapposizione delle funzioni si veda Žemyna, Ūsiņš e Joris, non erano compresenti presso la stessa tribù, oppure rappresentavano solo un aspetto dellentità divina.



                                     

5.1. Divinità specifiche Pruzzi

Peter von Duisburg, monaco dellOrdine teutonico, narrò la sottomissione degli antichi prussiani pruzzi, nella sua opera Chronicon Terrae Prussiae, secondo la quale:

Adamo da Brema, intorno al 1075, nel raccontare la morte del vescovo di Praga Adalberto sospettato di essere una spia del duca di Polonia Boleslao avvenuta nel 997, riporta:

Nel 1249 il Trattato di Christburg riporta che i pruzzi adoravano Curche, durante le cerimonie per il raccolto. Tuttora è discussa letimologia, il genere le funzioni. Alcuni, come Simon Grunau, suppongono che si ricolleghi allo slavo Svarog, il dio-fabbro, nonché al greco Efesto, oltre ad essere un dio creatore per via della radice lituana kurti – creare, dio del raccolto e del grano, ma anche dio malefico e dio del fuoco. Altri studiosi addirittura mettono in dubbio che il trattato si riferisse ad un dio, ma piuttosto ad una corn dolly, una bambola di beneaugurio, come era uso presso alcuni popoli indoeuropei, in Russia anche per diverso tempo dopo la cristianizzazione.

Unaltra fonte affidabile è un memorandum del 1418, il Collato Episcopi Varmiensis, scritto dal vescovo di Warmia. In esso si elencano i successi ottenuti dai Cavalieri teutonici nella cristianizzazione dei prussiani, i quali non adoravano più Patollu e Natrimpe. Sebbene siano spesso intesi come due divinità differenti, patollu può essere anche un aggettivo demoniaco, malefico per descrivere Natrimpe. In base ai più recenti sudi, Patollu è normalmente identificato con Peckols, liroso dio del sottosuolo, mentre Natrimpe come Potrimpo, dio dei mari o del grano.

In aggiunta a Peckols, Potrimpo e Perkūnas, Grunau menziona tre divinità minori: Wurschayto o Borszkayto e Szwaybrotto quali personificazioni di Widewuto e Bruteno, nonché, citando il trattato di Christburg, Curcho quale dio del cibo.

Col secolo successivo abbiamo la Constitutiones Synodales, del 1530, che elenca le divinità fornendo lequivalente romano. Da notare che sono tutte maschili e che manca Curche. Tale lista può essere confrontata con quelle nel Libro Sudoviano, scritto tra il 1520 e il 1530.

Simon Grunau morto nel 1530 circa è stato criticato per usare fonti di dubbia origine e per aver spesso contrapposto fatti con altri di sua immaginazione. Alcuni studiosi moderni lo tendono ad escludere completamente, mentre altri, come Gintaras Beresnevičius, tendono ad essere più cauti, sperando che possa aver avuto accesso a fonti, anche solo folkloristiche, ormai non più esistenti.

Alla sua opera si deve lintroduzione e la diffusione di diverse tra le maggiori leggende popolari: re Widewuto, un re cimbro del VII secolo, il tempio di Romuva, la triade pagana Peckols, Potrimpo e Perkūnas, il gran sacerdote krivė krivaitis, presentato come una sorta di papa pagano, nonché le waidelinns, simile alle vestali romane.



                                     

5.2. Divinità specifiche Testimonianze

Le più antiche testimonianze sulla religione praticata in Lituania e in Galizia sono due fonti russe del XIII secolo: uninterpolazione di un compilatore russo della Cronaca bizantina di Giovanni Malalas e la cronaca galiziano-volinica. Del XIV secolo è la cronaca di Wigand di Marburgo che descrisse le campagne dellordine Teutonico dal 1293 al 1393: nella cronaca sono contenute informazioni relative al culto e ai riti funebri dei lituani. Il papa Pio II nel trattato De Europa riporta il resoconto del missionario Girolamo attivo in Lituania nel XV secolo. Le relazioni dei gesuiti costituiscono unaltra fonte importante seppur tarda. I lituani rimasero attaccati alle loro tradizioni pagane ancora per lungo tempo dopo la cristianizzazione ufficiale del paese. Lo storico polacco Jan Łasicki adattò in un opuscolo le note di Jakob Laskowski il quale aveva compiuto intorno al 1560 un viaggio in Samogizia e aveva trovato una religione essenzialmente pagana. La cronaca galiziano-volinica descrive la conversione del sovrano Mindaugas come di facciata in quanto in realtà egli continuava a sacrificare ai suoi dei.



                                     

5.3. Divinità specifiche Culto

In linea di massima gli dei lituani hanno un ambito familiare e locale essenzialmente incentrato sul culto dei defunti e gli spiriti del luogo. Esistono diversi dei specifici per vari aspetti dellesperienza umana. Vasta è la gamma delle divinità attinenti alla natura; alcuni dei loro nomi sono pervenuti fino a noi: Bangputis che soffia sulle onde, dio del mare agitato; Medeina, dea del bosco; i Laukasargai, divinità protettrici dei campi; Vejopatis da vejas, vento, signore del vento.

Particolare importanza riveste il culto del fuoco, considerato tramite tra la vita terrena e il mondo soprannaturale. Nella zona di Vilnius venivano alimentati fuochi perpetui. In una relazione dei gesuiti del 1583 si narra delle proteste della popolazione verso missionari che volevano spegnere i fuochi: Perkūnas il dio del tuono si sarebbe gelato e altri dei si sarebbero indeboliti.

Era diffuso anche il culto delle pietre. In una relazione del 1601 si annotava che nei fienili, ricoperte di paglia, venivano conservate delle pietre dalla superficie piatta chiamate deyve, considerate protettrici del grano e del bestiame. A nessuno era concesso di toccarle se non ad una sacerdotessa che poteva offrire loro sacrifici.

I boschi sacri erano il luogo di culto per eccellenza da essi non era permesso tagliare legna o asportare quella caduta. Dopo il raccolto, allinizio di ottobre, nei boschi sacri venivano sacrificati buoi, vitelli ed arieti in onore dei morti. Seguivano tre giorni di allegria e scambio di offerte. Inoltre alcuni alberi, fonti, colline e specchi dacqua venivano considerati dimora degli dei.

                                     

5.4. Divinità specifiche Curi

I culti della parte della parte più occidentale della Lituania, la Curlandia, si differenziavano dalle regioni circostanti. Era abitata dai Curi, popolo con una fiera tradizione guerriera e profondamente pagano, tuttavia furono il primo popolo baltico ad essere sottomesso dallOrdine Livoniano, dopo Letgalli, i quali però posero poca resistenza ad essere cristianizzati.

La loro religione era legata al loro animale sacro, il cavallo.

Nel 1075 Adamo di Brema descrive i Curi nel Gesta Hammaburgensis:

Altri importanti testi sui Curi sono la Cronaca di Enrico di Livonia, la Vita Ansgari di Remberto di Brema, la Livländische Reimchronik la "Cronaca Livoniana in rima", la Saga di Egil le Gesta Danorum.

Sconfitti, i Curi si mescolarono alle altre tribù, accettando il Cristianesimo, sebbene la tradizione pagana continuasse ad avere proseliti perfino nel XIX secolo.

                                     

5.5. Divinità specifiche Osiliani

Gli Osiliani, o Oeseliani, o antichi Estoni, stanziati perlopiù nellisola di Saaremaa, combattero a fianco dei Curi contro i crociati del nord. La loro divinità principale viene indicata col nome Tharapita nella Cronaca di Enrico di Livonia, la quale racconta anche che tale dio nacque su una montagna boscosa a Virumaa, nellentroterra estone, per poi recarsi ad Oesel, nellisola di Saaremaa. Il nome Taarapita è stato interpretato come uninvocazione, "Taara, aiuto!" Taara avita in estone) o "custode di "Taara keeper" Taara pidaja. Taara è associato allo scandinavo Thor e a sua volta a Perkūnas. Il viaggio di Tharapita/Taara da Vironia a Saaremaa è stato associato allantica caduta dei meteoriti di Kaali.

                                     

5.6. Divinità specifiche Estoni

Sebbene la popolazione estone condivida la dominazione dei cavalieri teutonici con resto delle popolazioni baltiche, come la maggior parte della storia successiva a parte la dominazione danese, la mitologia estone presenta diverse differenze in quanto di derivazione ugro-finnica, come le popolazioni finlandesi, ungheresi, sami e mari. Tra le divinità più antiche si ricorda Jumal o Taevataat, dalle funzioni riconducibili a Diẽvas quale vecchio uomo dio del Cielo e demiurgo, figura che lentamente assunse i caratteri propri di Perkūnas fino a mutare in Ukko, di cui uno dei suoi nomi conosciuti era appunto Perkele. A differenza delle altre popolazioni baltiche, quelle estoni elaborarono una cosmogonia significativa.

                                     

6. Basso Medioevo

Le pressioni per la cristianizzazione forzata, anche per i popoli baltici, aumentarono notevolmente con Papa Innocenzo III il quale dichiarò la prima crociata del nord nel 1198 contro la Livonia. Seguono le campagne contro la Letgallia e la Selonia regioni storiche della Lettonia 1208–1224, contro lEstonia 1208–1224, contro la Saaremaa 1206–61 e contro i Curi e Semigalli 1201–90. In Prussia i cavalieri dellOrdine Teutonico iniziarono le crociate nel 1219. La conquista della Prussia fu completata attorno al 1280 le terre decimate furono ripopolate con coloni tedeschi Ostsiedlung. Attorno al 1400 i pruzzi costituivano la metà della popolazione della Prussia.

Soggiogata la Prussia, lordine teutonico si concentrò sulla Lituania, ma incontrò maggiori resistenze. Il Granducato di Lituania continuò a professare gli antichi culti finché si unì Regno di Polonia nel 1386 accettando lUnione di Krewo.

Anche dopo ladozione ufficiale del cristianesimo, i popoli baltici continuarono a seguire la propria religione tradizionale, in una secolare coesistenza e sovrapposizione, almeno fino al XVII secolo, durante la quale vennero adattati alcuni santi es. SantElia divenne il Tonante e assunse alcuni attributi di Perkūnas e accettate alcune festività per favorire lassimilazione, come il Vėlinės, corrispondente al celtico Halloween, diventato il giorno dei morti, l Užgavėnės, festa della fine dellinverno e della primavera, poi diventata la festa di San Giuseppe o il Martedì grasso, e il Rasos, festa dellestate, poi diventata Joninės, la festa di San Giovanni Battista.

                                     

7. Età moderna

Lepoca del Romanticismo, iniziata col XIX secolo, portò i lituani e i lettoni a guardare il loro passato con ispirazione sia intellettuale che spirituale.

Il folklore locale comprendeva ancora tradizioni che racchiudevano elementi degli antichi riti pagani e tramandava svariati miti e storie, considerate non necessariamente come vere, ma come esperienze codificate del passato. Si ci concentrava più sui problemi morali e sulle visoni eroiche. piuttosto che sui singoli eroi, i quali molto spesso mancavano pure del nome, venendo indicati tramite perifrasi o altre forme indirette, come "il duca", "il signore del castello".

Il folklore e il paganesimo tradizionale furono idealizzati anche in chiave nazionalistica. In Lituania uno dei più famosi studiosi a capo di questo movimento fu lo storico Theodor Narbutt che creò anche nuovi miti lituani partendo da quelli greci, mentre in Lettonia e in Prussia vi fu lo scrittore Andrejs Pumpurs. Unattività di recupero simile la fece anche lo scrittore e filologo Juris Alunāns, nonché il poeta Miķelis Krogzemis.

Il recupero dellantica cultura e delle tradizioni sfociò nella ripresa di culti pagani. In Lettonia ebbe successo il movimento neopagano dei Dievturi letteralmente "i custodi di Diẽvas" alla fine degli anni 20 del novecento, il quale reinterpretò in chiave panteistica alcuni aspetti cristiani per fonderli elementi recuperati dallantica mitologia, mentre in Lituania e in Prussia il poeta, umanista e mistico Wilhelm Storosta noto con lo pseudonimo Vydūnas diede vita al movimento teosofico Mažoji Lietuva "Lituania minore". Con la costituzione dellUnione Sovietica furono soppresse tutte le organizzazioni a caratterizzazione nazionalistica e molti praticanti furono giustiziati o deportati nei gulag in Siberia. Il clima si distese dopo il 1960, permettendo la ripresa di celebrazioni pubbliche delle festività religiose tradizionali baltiche. In Lituania Jonas Trinkunas fondò il movimento neopagano Romuva nel 1967, la quale però fu represso dal governo nel 1971. Con la dissoluzione dellUnione Sovietica i movimenti Dievturiba e Romuva poterono praticare liberamente e professarsi come religioni tradizionali.

                                     
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