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ⓘ Ordine dorico




Ordine dorico
                                     

ⓘ Ordine dorico

L ordine dorico è il più antico degli ordini architettonici greci. Il suo nome è dovuto allorigine peloponnesiaca, anche se si diffuse a partire dal VII secolo a.C., al resto del territorio greco e alle colonie greche in Italia.

In questo ordine sono costruiti tutti i templi superstiti della Magna Grecia e alcuni degli edifici più importanti della Grecia stessa, tra i quali il Partenone nellAcropoli di Atene e il Tempio di Zeus ad Olimpia.

                                     

1. Il tempio dorico

La piattaforma del tempio, posta sulla fondazione, è chiamata euthynteria ed è solitamente realizzata in pietra locale di scarso pregio, al contrario della costruzione vera e propria, realizzata in marmo o comunque di pietra pregiata proveniente spesso da cave relativamente lontane. Sulla base del tempio poggia una piattaforma crepidoma o crepidine formata dai gradini di accesso al tempio, inizialmente in numero di tre e che aumenteranno con il tempo. I primi due gradini sono detti stereobate e la parte superiore del crepidoma è detta stilobate, in quanto vi poggia direttamente la colonna stilo, priva di base. Tale assenza rappresenta una delle caratteristiche originarie del dorico. Il fusto o scapo della colonna, rastremato verso lalto, presenta delle scanalature da 20 a 22 poco profonde unite a spigolo vivo, che esprimono una spinta ascendente e accentuano leffetto chiaroscuro, ed è caratterizzato da un rigonfiamento a un terzo dellaltezza detto entasi, che serve a correggere lillusione ottica del restringimento generata in una fila di colonne perfettamente tronco-coniche. Allinizio le colonne dei templi dorici sono lignee, ma già nel VII secolo a.C. il legno comincia ad essere progressivamente sostituito con la più resistente pietra e, in alcuni casi, con il marmo. Ha unaltezza di 7 volte il diametro della sua base. Il fusto dorico è formato da tanti rocchi sovrapposti a secco fissandoli da un perno di bronzo. Il fusto è unito al capitello mediante il collarino.

Il capitello dorico è formato dallechino, una specie di "cuscinetto rigonfio" che tende alla forma troncoconica, su cui poggia labaco, che ha la forma di un parallelepipedo schiacciato e significa tavola, basamento.

Sopra il capitello si trova la trabeazione. Dal basso verso lalto, in questo ordine essa è composta da un architrave liscio formato da blocchi che si accostano tra di loro al centro della colonna secondo lo schema trilitico, sopra cui poggia il fregio, suddiviso alternativamente in metope e triglifi. Tra larchitrave e il fregio vi è un listello continuo detto tenia, su cui sono applicati degli elementi rettangolari, le regula, dal quale pendono quattro o sei gocceguattae, elementi decorativi a forma di tronco di cono che ricordano le gocce dacqua che, durante la pioggia, stillavano dale teste delle travi dei primi templi.

Al di sopra del fregio è presente la cornice che contiene il timpano, uno spazio triangolare che andrà ad accogliere le decorazioni frontonali. La cornice è formata da un geison orizzontale poggiante sulla trabeazione e da uno inclinato poggiante sul frontone, su cui appoggia una sima.

La copertura delledificio è solitamente in tegole piane di terracotta, con sovrastanti coppi, che sono un altro tipo di tegole lunghe e strette, dal profilo curvo o triangolare, messe a protezione dei bordi di giuntura delle tegole piane e per evitare che questultime possano precipitare, li si fermano con delle antefisseelementi in pietra o terracotta modellati con motivi antropomorfi o floreali Alla sommità del frontone e ai suoi vertici laterali sono collocati dei bassi piedistalli aventi la funzione di sorreggere alcuni elementi decorativi costituiti da statue in terracotta policromapersonaggi o animali della mitologiachiamati acroteri angolari.

                                     

2. Accorgimenti visivo-architettonici

Numerosi sono gli accorgimenti visivi utilizzati nellordine dorico dagli architetti greci, che volevano rendere la visione dei loro templi più armoniosa e perfetta.

In primo luogo le colonne sono rastremate, ovvero il diametro si riduce man mano che dalla base si risale verso la cima, cioè fino al collarino elemento anulare di raccordo che unisce il fusto della colonna al capitello, probabilmente per evidenziare la funzione statica della colonna sottoposta a compressione dalle forze trasmesse dallarchitrave tramite il capitello. La rastremazione però non è uniforme: a circa un terzo del fusto è presente un lieve rigonfiamento detto entasi, che impedisce alla colonna di sembrare innaturalmente sottile.

Le colonne, inoltre, non sono mai perfettamente verticali, ma presentano una leggera inclinazione verso linterno o, nel caso delle quattro dangolo, verso le diagonali della base del tempio. Questo artificio serve a controbilanciare il senso di oppressione che si proverebbe di fronte a una colonna che, se perfettamente verticale, sembrerebbe invece pendere in avanti.

Un ultimo accorgimento è quello che riguarda lo stilobate, che a volte, come nel Partenone, è leggermente convesso al fine di correggere laberrazione prospettica e farlo sembrare perfettamente orizzontale: infatti se fosse effettivamente orizzontale la presenza della massiccia serie di colonne darebbe origine a unillusione ottica che lo farebbe sembrare concavo. Alcuni tuttavia pensano che si tratti di un accorgimento tecnico per favorire il deflusso dellacqua.

                                     

3. Lorigine lignea

Già Vitruvio aveva teorizzato che lordine dorico fosse la trascrizione sulla pietra di una costruzione lignea. La colonna con le sue scanalature e la rastremazione richiamerebbe un tronco dalbero appena sbozzato, con il collare, nella parte superiore, che ripeterebbe le cravatte metalliche di rinforzo, mentre lentasi riprenderebbe la deformazione da carico a compressione degli steli lignei; larchitrave liscio, una trave di legno squadrata; le guttae, i chiodi; i triglifi, le teste delle travi di catena delle capriate di supporto del tetto, e quelle dei travetti, perpendicolari alla facciata, formanti con le prime, la cassonatura del soffitto; le metope un elemento di riempimento del vuoto fra le teste delle travi poggianti sulle architravi. Tale processo di litizzazione si compì probabilmente tra il VII e il VI secolo a.C. quando anche gli architravi furono realizzati in pietra attuando il sistema trilitico, e il fregio marmoreo divenne un semplice mascheramento esterno della struttura lignea di copertura.

Il modello ideale di una costruzione originaria lignea, fu ripreso nel XVIII secolo, tra gli altri da Marc-Antoine Laugier e rappresentò uno dei miti fondativi del neoclassicismo.



                                     

4. Il dorico ellenistico e romano

Prima durante lepoca ellenistica e poi nellarchitettura romana, il dorico subì diversi cambiamenti, continuando ad essere molto utilizzato. le modifiche riguardarono vari aspetti dellordine generando un gran numero di varianti. Comparve spesso una base a toro sotto la colonna la quale a volte perse le scanalature e altre volte le conservò ma non a spigolo vivo. Il capitello si regolarizzò, con un echino sempre più semplice. Lordine divenne più snello che nel periodo arcaico, perdendo una parte della sua originaria gravità.

A Roma il dorico si confrontò con lordine tuscanico, dal quale non è sempre facile da distinguere a causa proprio delle modifiche a cui furono sottoposte le sue caratteristiche originarie.

                                     

5. Il dorico neoclassico

Larchitettura neogreca ed in genere tutta larchitettura neoclassica fu caratterizzata dal distacco dallarchitettura romana antica e dai sistemi costruttivi archivoltati e dallimitazione di modelli provenienti dallarchitettura greca. In questa logica trovò un particolare interesse lordine dorico arcaico, ritenuto lorigine di tutta larchitettura greca e in cui Laugier riconobbe le tracce dellorigine lignea della colonna e quindi principio di tutta larchitettura.

Tale riscoperta ebbe il suo elemento centrale nellinteresse degli architetti, studiosi e artisti europei per i templi greci dorici nellItalia meridionale a Paestum, la cui fama si diffuse in tutta Europa grazie alle incisioni di Giovanni Battista Piranesi, ad Agrigento, e a Selinunte, quanto meno fino alla spedizione di Lord Elgin che fece riscoprire a tutta Europa il Partenone. La possente immagine del dorico arcaico, senza base, con il fusto delle colonne scanalato, rastremato e gonfiato dall entasis e il primitivo capitello, cominciò ad affermarsi, con grande varietà e libertà di interpretazione, nei progetti e nelle realizzazioni di diversi architetti tra XVIII e XIX secolo e nelle teorizzazioni degli intellettuali, superando la generale avversione dei secoli precedenti.

Claude-Nicolas Ledoux e John Soane, videro nella semplificazione e nella severità del dorico lo strumento per attuare unarchitettura di volumi, slegata dalle regole accademiche, facendolo diventare, forse inconsapevolmente, una tappa verso unarchitettura senza ordini. Tale accezione del dorico, come massima semplificazione del sistema degli ordini, ebbe applicazioni anche dopo il periodo neoclassico: per esempio nellopera di Adolf Loos, nellarchitettura del nazional-socialismo e in alcune opere del postmodernismo di fine XX secolo.