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ⓘ Amor proprio




Amor proprio
                                     

ⓘ Amor proprio

Lespressione amor proprio, ha il significato generico di "amore di sé" inteso come autonomo comportamento di rispetto della propria condizione umana. Si tratta di un sentimento naturale da valutare positivamente poiché è diretto allautoconservazione dellindividuo ma diventa un principio "negativo, in quanto, nascendo dal confronto con gli altri, si configura come sentimento sociale ed è quindi subordinato all’opinione. appena, infatti, si prende l’abitudine di misurarsi con altri ed uscire da se stessi per assegnarsi il primo e il miglior posto, è impossibile non provare avversione per tutto ciò che ci impedisce di essere tutto".

                                     

1. Cura di sé

Un concetto apparentemente analogo sembra essere quello della cura di sé, traduzione italiana dellespressione in lingua greca antica epimèleia heautoù, risalente in particolare alla filosofia di Socrate con il suo incitamento al gnothi seautòn conosci te stesso e che fu poi ripresa e tradotta in cura sui nella cultura romana di epoca tardo-antica.

Diversamente dalle altre concezioni questa non si configura come una teoria astratta, ma piuttosto si esplicita in una serie di comportamenti pratici, che la contrassegnano come una vera propria "tecnica di vita" téchne toũ bíou, un precetto che correnti filosofiche, pur diverse nella dottrina, come il neoplatonismo, lepicureismo, lo stoicismo, invitavano concordemente a seguire. La cura di sé rappresentava un imperativo etico che mirava praticamente alla formazione della spiritualità individuale che si raggiungeva con la ricerca della verità. Divergente era invece il giudizio di Platone che vedeva nel raggiungimento della piena spiritualità individuale il rischio del formarsi di un eccessivo amor proprio fonte di errori:

                                     

2. Amor sui

Nellambito della teologia cattolica lespressione "amor proprio" compare nella forma latina amor sui rispetto alla quale il giudizio degli autori è divergente. Per SantAgostino 354-430 esiste un forte contrasto allinterno del principio dell"amor sui": "Fecerunt itaque civitates duas amores duo, terrenam scilicet amor sui usque ad conteptum Dei, caelestem vero amor Dei usque ad contemptum sui.". Per San Bernardo 1090-1153 l amor sui è la prima tappa di un percorso che iniziando dalla base naturale materiale dellautoconservazione porta verso lamore di Dio. Mentre per Agostino lamor sui è fine a se stesso per Bernardo è il passo necessario per costruire il rapporto con laltro da sé.

                                     

3. I moralisti

In modo specifico "amor proprio" è la traduzione in lingua italiana del termine francese amour-propre, derivato a sua volta dallequivalente espressione latina amor proprius usata da Papa Gregorio I 540-604 che le attribuisce un rilievo politico quando, in chi dovrebbe guidare il popolo, diviene preponderante al punto che o si abbandona a uninerte trascuratezza o, al contrario, ad un estremo rigore così che ". pur vedendo i sudditi peccare, non trova opportuno castigarli per non indebolire il loro amore verso di lui, e non di rado accarezza con le adulazioni quegli errori dei sudditi che avrebbe dovuto rimproverare."

Quando il termine "amour-propre" nel 600 comparve in Francia presentò un senso più vicino a quello di égoïsme egoismo, lemma che nel secolo successivo del 700 si diffonderà in Francia e in Italia con il suo proprio significato ormai distinto da quello di "amor proprio" il cui senso e valore filosofico fu particolarmente trattato dal moralista francese François de La Rochefoucauld 1613–1680 che ne diede una ampia gamma semantica. Per esempio La Rochefoucauld a proposito di amor proprio e orgoglio si avvicina allinterpretazione agostiniana per la quale "la fonte di tutti i mali" è lorgoglio che è inseparabile, come lui dice, dallamor proprio Lamore proprio è infatti la fonte di tutte le passioni che agitano di continuo lanimo delluomo come il mare ".perché lamor proprio trova nel flusso e riflusso delle sue onde continue una turbolente successione dei suoi pensieri e del suo moto eterno" Una vita dunque continuamente agitata ad opera dellamor proprio "che rende gli uomini idolatri di se stessi e li renderebbe tiranni degli altri se la fortuna ne desse loro i mezzi". A proposito di questa massima la filosofa Jacqueline Plantié scrive di aver trovato un manoscritto consistente in una lettera firmata "Amour-propre" inviata a Mlle dÉpernon, nipote di Enrico IV, figlioccia di Luigi XIII, dove si descrive lepisodio relativo alla sua decisione di farsi suora carmelitana dopo una vita trascorsa tutta in sogni di gloria e amore. In realtà anche questa risoluzione è stata determinata dallamor proprio come accade ".a tutti coloro che conducono con più ardore, con più perseveranza metodica, la lotta contro lamore di sé, cioè la gente pietosa, e fra loro in modo molto particolare a una figlia del Carmelo la cui entrata in convento aveva fatto molto rumore." Un comportamento dunque ancora una volta ispirato dallamor proprio inteso come vanagloria e ostentazione

Per il "moralista" Claude-Adrien Helvétius 1715-1771 lamor proprio rientra nella sua concezione totalizzante sensista, derivata da Condillac, per cui ogni sensazione è legata alla percezione di piacere o dolore, la quale determina ogni nostra azione, compresa quella morale, fondata sempre sullinteresse ad evitare il dolore e a conseguire il piacere. Lazione che si definisce "buona" è infatti quella che procura piacere a noi o alla collettività, il contrario avviene per quelle che chiamiamo "cattive". Altrettanto similmente la società giudica buono ciò che le torna utile e il politico saggio ed esperto è colui che riesce a far coincidere, a seconda delleducazione ricevuta e delle circostanze, lamor proprio, lutile individuale, con quello collettivo.



                                     

4. Nietzsche

Interessato alle concezioni dei moralisti francesi del XVII e del XVIII secolo fu Nietzsche che vede nellamor proprio la fonte della morale: egli condivide il pensiero di La Rochefoucauld che considera "Lamor proprio più abile del più abile uomo del mondo" in quanto questo sentimento dellamore di se stessi può arrivare al punto che, se gli uomini ne avessero i mezzi, sfrutterebbero gli altri a loro vantaggio usando delle intenzioni nascoste e dellastuzia dellamor proprio. Si attribuisce infatti un nome onesto alla virtù "per fare impunemente ciò che si vuole" I moralisti, osserva Nietzsche, non si sono accorti nel condannare le deviazioni morali dellamor proprio di averne scoperto la vera natura: quella che fa emergere le vere passioni delluomo; hanno individuato lorigine della morale e hanno cercato la "vera" morale non rendendosi conto che si trattava di quella "immoralità" o meglio "a-moralità" propria della volontà di potenza che agisce "al di là del bene e del male".

                                     

5. Savater

Una rivalutazione del valore etico dellamor proprio si ritrova in Fernando Savater che in un suo saggio del 2008 osserva che laltruismo o, al contrario, lindifferenza sono stati spesso valutati come segni di moralità positiva o negativa mentre legoismo è sempre stato considerato sinonimo di immoralità. Savater avanza lidea che esista unaltra moralità, quella basata sullamor proprio, tutta terrena, fondata su quella forma particolare di egoismo che è lamor proprio che è alla base di unetica non meno valida, ma solo meno ipocrita, di quella che si riferisce al trascendente che impone allindividuo, "mentendo a se stesso", di "rinunciare allinteresse personale in nome di qualcuno più generale ed elevato" ; in realtà lindividuo quanto più gli si "predica che la moralità consiste nel rinunciare allegoismo o allamor proprio, meno si sente capace di amare gli altri e di sottomettersi a norme sociali che sono presentate come direttamente contrarie al suo interesse." Lideale dellamor proprio non può essere il fine dellazione morale ma una regola da considerare come esercizio per un auto-miglioramento e non come osservanza di una norma impositiva. Letica servirà allora a "guidare razionalmente la libertà verso il massimo del piacere compatibile con la limitazione storica e ontologica dellessere umano concreto"