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ⓘ Partito politico




                                               

Elezioni primarie

Le elezioni primarie sono una competizione attraverso la quale gli iscritti o i militanti di un partito politico indicano mediante lespressione di una preferenza chi sarà il candidato del partito per una successiva elezione di una carica pubblica. La ragione delle elezioni primarie è la promozione della massima partecipazione degli elettori alla scelta dei candidati a cariche pubbliche, in contrapposizione al sistema che vede gli elettori scegliere fra candidati designati dai partiti.

                                               

Bipartitismo

Per bipartitismo sintende un sistema elettorale dove il panorama politico è dominato da solo due partiti principali, in genere a causa di un sistema elettorale spiccatamente maggioritario, basato sullalternanza. Un sistema bipartitico non esclude lesistenza di altre formazioni, ma la loro presenza in Parlamento e nella vita politica del paese è fortemente minoritaria. Il bipartitismo è la versione estrema del bipolarismo dove sono presenti numerosi partiti ma contraddistinti da una forte polarizzazione tale per cui tali partiti competono divisi in due grandi coalizioni radicalmente opposte ...

                                               

Partito comunista

Un partito comunista è un partito politico che ha come scopo il superamento dellattuale società capitalista e la costruzione di una società socialista. Le vicende legate al termine "comunismo" riflettono il pensiero di diversi filosofi e la pratica di alcuni movimenti, precoci anticipatori, così come di altri collettivamente definiti socialisti come Pierre-Joseph Proudhon. Per tutto il XIX secolo le parole socialismo e comunismo sarebbero state interscambiabili. La distinzione, peraltro anche terminologicamente autodefinita dal massimo esponente di una delle due "correnti", Karl Marx, e qu ...

                                               

Partito Popolare Socialista

Partito Popolare Socialista – partito popolare danese Partito Popolare Socialista del Montenegro Partito Popolare Socialista – partito popolare brasiliano

                                               

Partito Democratico

Ci sono diversi partiti politici di differenti orientamenti chiamati Partito Democratico, o in modo simile. Partito Democratico Europeo Cipro: Partito Democratico Albania: Partito Democratico dAlbania Cina: Partito Democratico Europa Catalogna: Partito Democratico Europeo Catalano Azerbaigian: Partito Democratico dellAzerbaigian Bulgaria: Partito Democratico Democratici Europei Partito Democratico, partito politico attivo in Italia dal 1913 al 1919 Partito Democratico Italiano, due distinti partiti monarchici attivi rispettivamente dal 1944 al 1946 e dal 1959 al 1961 Giappone: Partito Demo ...

                                               

Partito dei Lavoratori

Partito dei Lavoratori Stati Uniti dAmerica Partito dei Lavoratori Italia Partito dei Lavoratori del Burundi Partito Tedesco dei Lavoratori Partito dei Lavoratori Ungheresi Partito dei Lavoratori Irlanda Partito dei Lavoratori Francia Partito dei Lavoratori Turchia Partito dei Lavoratori Brasile Partito dei Lavoratori dEtiopia Partito dei Lavoratori del Kurdistan Partito dei Lavoratori Tunisia Partito dei Lavoratori Malta

Partito politico
                                     

ⓘ Partito politico

Un partito politico è unassociazione tra persone accomunate da una medesima visione, identità, linea o finalità politica di interesse pubblico ovvero relativa a questioni fondamentali circa la gestione dello Stato e della società o anche solo su temi specifici o particolari. Lattività del partito politico, volta ad operare per linteresse comune, locale o nazionale, si esplica attraverso lo spazio della vita pubblica con la definizione di un programma o piano politico da perseguire e, nelle attuali democrazie rappresentative, ha per "ambito prevalente" quello elettorale.

                                     

1.1. Descrizione Definizioni e funzioni

Secondo Max Weber, "per partiti si debbono intendere le associazioni costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza allinterno di un gruppo sociale e ai propri militanti attivi possibilità per il perseguimento di fini oggettivi e/o per il perseguimento di vantaggi personali". Nella definizione del politologo americano Anthony Downs il partito politico è "una compagine di persone che cercano di ottenere il controllo dellapparato governativo a seguito di regolari elezioni". Gli elementi centrali delle definizioni sono dunque:

  • Il partito è unassociazione;
  • Il fine del partito è indirizzare le decisioni pubbliche;
  • Gli scopi del partito sono ottenuti principalmente attraverso la partecipazione alle elezioni;
  • La strategia principale è loccupazione di cariche elettive.

I partiti sono mediatori tra lo Stato e i cittadini. I partiti svolgono infatti la funzione di controllo dei governati sui governanti: poiché infatti i candidati si presentano allinterno di liste di partito, è più facilmente punibile uneventuale rottura del patto di fiducia tra il candidato eletto e gli elettori che lo hanno votato non votando più il partito di cui fa parte. I partiti strutturano il voto: questo perché i candidati alle elezioni sono prevalentemente membri di un partito, e perché il partito è lentità con cui gli elettori si identificano. Esso svolge una funzione di socializzazione politica, poiché attraverso la loro azione i partiti educano gli elettori alla democrazia. Infine, mentre i gruppi di interesse articolano gli interessi dei cittadini, i partiti si occupano di aggregare questi interessi.

                                     

1.2. Descrizione Sistemi partitici

Il sistema partitico è linsieme di partiti legati da una relazione logica. La distinzione classica proposta da Maurice Duverger li divide in sistemi monopartitici, bipartitici, multipartitici.

  • I sistemi bipartitici caratterizzano democrazie come quelle anglosassoni es. Regno Unito e Stati Uniti dAmerica. Grazie alla stabilità di governo e designazione diretta formale o meno del governo da parte dei cittadini essi sono considerati più efficienti. Un tale sistema cè quando solitamente in parlamento prevalgono sempre i soliti due grandi partiti in grado di formare un governo monocolore.
  • I sistemi multipartitici caratterizzano la maggioranza delle democrazie es. America Latina e Italia nati dal succedersi e cristallizzarsi dei conflitti sociali. Tali sistemi possono essere contraddistinti da coalizioni eterogenee e instabili.
  • I sistemi monopartitici caratterizzano i regimi autoritari detti per questo" a partito unico”. Esempi storici sono stati i fascismi Italia fascista, Germania nazista e Spagna franchista ed il comunismo.

Secondo le teorie di Duverger, i sistemi bipartitici sono influenzati dal sistema elettorale maggioritario a un turno e quelli multipartitici dal proporzionale.

Una teoria contraria a quella di Duverger è stata proposta da Giovanni Sartori. Il numero di partiti in un sistema non va calcolato semplicemente in base al numero effettivo di partiti esistenti, ma tramite un" conteggio intelligente” che considera solo i partiti dotati di due potenziali:

  • Potenziale di coalizione. Se il partito che è membro di una coalizione di governo è in un dato periodo di tempo necessario, almeno una volta, per determinare la maggioranza di governo.
  • Potenziale di ricatto. Se il partito ha un effetto sugli altri partiti del sistema, influenzandone le tattiche di competizione.

Sulla base di questa precisazione, e sullimportanza data al livello di polarizzazione ideologica del sistema partitico, Sartori ha dunque proposto una classificazione più articolata rispetto a quella di Duverger.

I sistemi monopartitici. Sono distinti da Sartori in tre tipi:

  • Partito predominante. Esistono vari partiti, ma nei fatti a vincere le elezioni è sempre uno solo di essi. Per essere" predominante”, si assume che questo partito abbia ottenuto la maggioranza assoluta almeno 3 volte consecutive nelle competizioni elettorali. Storicamente presente nei paesi Africani post-coloniali più recenti es. Angola, Sudafrica e Zimbabwe, nei paesi est europei post-comunisti es. Russia e Bielorussia e in alcuni stati sudamericani es. il Messico, dove per 71 anni ha governato il Partito Rivoluzionario Istituzionale.
  • Partito egemonico. Legalmente esistono altri partiti, ma non sono che satelliti di quello principale: sono creati per rappresentare alcune minoranze o interessi. È il caso per esempio della Germania Est, della Cecoslovacchia e della Polonia comuniste.
  • Partito unico. Un solo partito è legale.

I primi due sono anche detti sistemi non competitivi, sinstaurano solo in regimi dittatoriali o totalitari nel primo caso. Il terzo caso avviene invece anche in contesti democratici e pluralistici.

I sistemi bipartitici. In questi sistemi non è necessario che vi siano solo due partiti, ma che esistano solo due partiti significativi, sulla base dei due potenziali sopra indicati.

I sistemi multipartitici. Sono distinti da Sartori in tre tipi:

  • Pluralismo moderato. I partiti che contano non sono superiori a cinque, e vi sono governi di coalizione ma non partiti antisistema. La struttura è bipolare nel senso che vi sono due coalizioni che competono luna contro laltra, tendendo a conquistare il sostegno dellelettorato moderato di centro. La polarizzazione ideologica è scarsa, la meccanica è centripeta.
  • Pluralismo atomizzato o segmentato. I partiti che contano sono nove o più, ma cè bassa polarizzazione ideologica, alta frammentazione, presenza di coalizioni poco coese e dispersione del potere. È il caso delle giovani democrazie africane e latino-americane, nonché dellIndia.
  • Pluralismo polarizzato. I partiti che contano sono superiori a cinque. Le caratteristiche sono: 1) presenza di partiti antisistema, cioè partiti che non cambierebbero, se potessero, il governo ma il sistema di governo stesso partiti comunisti e fascisti; 2) presenza di due opposizioni bilaterali che non potrebbero mai allearsi tra loro; 3) il centro è occupato; 4) il sistema è ideologicamente polarizzato, con due poli destra-sinistra caratterizzati da posizioni estreme; 5) tendenza centrifuga; 6) emergono opposizioni irresponsabili a causa delle tendenza a fare promesse che non si possono mantenere da parte di quei partiti dopposizione che non potranno mai salire al governo; 7) essendo costretto a restare al governo, il partito di centro avrà anchesso scarsa responsabilità democratica. I casi tipici sono quelli della IV Repubblica Francese e della I Repubblica Italiana che, in seguito a riforme istituzionali ed elettorali nel caso francese il passaggio dal sistema elettorale proporzionale al maggioritario a doppio turno e dellattuazione nel 1962 del sistema semi-presidenziale; nel caso italiano listituzione del mattarellum e la fine della I Repubblica sono divenuti sistemi a pluralismo tendenzialmente limitato e depolarizzato, pur continuando a costituire numericamente sistemi multipartitici estremi, cioè con un numero di partiti superiore a cinque.
                                     

1.3. Descrizione Democrazia interna

Uno dei maggiori problemi dei partiti è quello della democrazia interna, ovvero la rappresentanza degli iscritti allinterno del partito stesso e il loro controllo sulla gestione e sulla linea politica.

Lart. 49 della Costituzione Italiana prevede che "tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Tale "metodo democratico" come condizione essenziale della loro esistenza non è stato tuttavia dettagliato da una successiva legge attuativa, lasciando la più ampia libertà organizzativa interna ai partiti.

Tra gli elementi che condizionano negativamente la democrazia interna ai partiti si trovano:

  • la legge elettorale proporzionale a liste bloccate senza preferenze, che consentiva ai direttivi dei partiti di nominare direttamente i candidati che saranno eletti.
  • la previsione da parte di tutti i partiti con leccezione dei radicali del divieto di iscrizione ad altre formazioni politiche, che secondo alcuni costituisce una limitazione alla libertà di associazione;
  • il meccanismo di finanziamento pubblico ai partiti, che istituzionalizza il sostentamento statale alle strutture dei partiti, favorendone la burocratizzazione e la trasformazione in strutture oligarchiche, a discapito di nuovi movimenti politici e partecipazione interna ai partiti stessi. Ciò contribuirebbe la parità di ogni partito e movimento, piccolo o grande che sia;
  • la compatibilità tra incarichi istituzionali e di partito, che portano gli eletti a rispondere al partito prima che agli elettori.


                                     

1.4. Descrizione Finanziamento

I partiti politici si assicurano i fondi necessari a finanziare le proprie attività di definizione delle politiche pubbliche e di ricerca del pubblico consenso attraverso diverse modalità, tra cui le quote discrizione, la raccolta fondi da privati e il finanziamento pubblico ai partiti.

In Italia il finanziamento pubblico ha avuto inizio con la legge 174/1975 e, nonostante il referendum abrogativo del 1993, è stato di fatto reintrodotto negli anni successivi con una nuova disciplina del "rimborso elettorale". Attualmente vi accedono tutti i partiti che superano la soglia dell1% dei voti.

Il finanziamento pubblico avrebbe la funzione di evitare i casi di finanziamento illecito dei partiti, anche se, come per Tangentopoli e per i finanziamenti occulti del Pcus ai partiti comunisti occidentali, sè dimostrato che spesso le due forme convivono. Questo dà luogo ad una serie di paradossi, studiati nella scienza politica e nella criminologia: da un lato quello della persistenza di una legge penale assai spesso violata, dallaltro lalternanza di un lato dominante nei due corni del rapporto tra politica ed imprenditoria.

                                     

2. Cenni storici

Lorigine dei partiti, gruppi organizzati per la conquista e la gestione del potere, risale alle teocrazie, cioè alle prime forme di governo a base religiosa. Le città-stato avevano un dio patrono, rappresentato da una classe sacerdotale e dal re. E i templi erano le sedi dei "partiti" nelle prime civiltà. Gli Egizi diedero vita ad una fiorente civiltà, durata oltre 3 500 anni, frutto dellunione di più partiti religiosi che governavano varie città. Amon era il dio di Tebe, Ra quello di Eliopoli, Anubi di Cinopoli, Osiride di Abydos. I partiti laici, svincolati da caratteristiche religiose, nacquero nellantica Grecia grazie al pensiero dei filosofi che fondarono la politica sullanalisi razionale della società e sui valori da seguire.

Tuttavia i gruppi-partito greci furono lespressione dei clan tribali fino alla riforma di Clistene 565 a.C 492 a.C. che ruppe questo sistema dividendo Atene in 10 aree geografiche, mescolando così le tribù. Ogni area eleggeva i magistrati e fra di loro vi erano sorteggiati 50 rappresentanti alla Bulè, il consiglio dei 500 con potere legislativo. Con Pericle nel V secolo a.C. la democrazia si rafforzò anche attraverso il pagamento dei rappresentanti del popolo: i magistrati ricevevano uno stipendio per non essere condizionati dallesterno ed un indennizzo un gettone di presenza per assenza dal lavoro era dato alle migliaia di rappresentanti allAssemblea generale dei cittadini liberi, che si riuniva quattro volte al mese e votava le proposte di legge dell Assemblea dei Cinquecento. AllAssemblea generale partecipavano tutti gli ateniesi liberi maggiorenni con diritto di parola e di voto. Lì si votava anche lostracismo contro alcuni cittadini.

Nellantica Roma la politica era caratterizzata dalla divisione fra patrizi, la minoranza dei ricchi, e la maggioranza dei plebei, i poveri che erano molto meno rappresentati nei comizi centuriati. Nel Medio evo tra i secoli XII e XIV la contrapposizione fu data da guelfi partigiani del papa e ghibellini partigiani dellimperatore del Sacro Romano Impero Germanico. Anche in seguito solo i maschi che guadagnavano potevano ambire a cariche pubbliche. Il primo nucleo di bipolarismo politico tra "conservatori" Tories e "progressisti" Whigs nacque in Gran Bretagna nel XVII secolo: i primi erano inizialmente sostenitori della monarchia assoluta, i secondi della monarchia costituzionale. Sedevano in Parlamento ma poteva accedervi solo chi aveva un certo censo: il diritto di voto spettava solo a chi possedesse una terra con una rendita di 40 scellini. La Rivoluzione francese del 1789 delineò invece le tre componenti della politica moderna: centro, destra, sinistra. Quando il re Luigi XVI fu rovesciato, il Terzo Stato si proclamò Assemblea Costituente diventando il rappresentante di tutta la nazione. I membri si divisero nellemiciclo: i conservatori si sedevano a destra, i radicali e i rivoluzionari a sinistra. Il centro, chiamato Palude, era uno spazio indistinto, senza identità politica precisa.

Se il partito in quanto tale nasce con la Rivoluzione inglese del 600, è solo con il diffondersi della Rivoluzione industriale, e conseguentemente con la formazione di una società di massa e lallargamento del suffragio elettorale fino ad essere universale, che i "partiti moderni" si affermarono nel senso specifico della forma attuale, ossia caratterizzati da: unorganizzazione territorialmente diffusa, con un sistema di comunicazione tra centro e periferia; la volontà di ottenere il potere locale e centrale; la ricerca del sostegno popolare. Il "partito modello", da questo punto di vista, fu la SPD.

I partiti politici si distinguono generalmente in partiti di centro, destra e sinistra. Questa distinzione trova la sua origine nella collocazione dei deputati negli emicicli parlamentari. Già dal tempo della Rivoluzione francese sappiamo che il centro era sinonimo di "moderazione", la destra di "conservazione" e la sinistra di "progresso". Nella storia politica europea, ed in particolare quella italiana, dalla metà dellOttocento agli inizi del Novecento la scena politica era dominata da partiti politici tutti di stampo "liberale". Tali partiti, in quanto espressione dei ceti sociali medio-alti, erano attenti, in particolar modo, a ridurre il potere statale e ad accentuare la libera iniziativa locale. In alcuni casi, come nellItalia della legge delle guarentigie, "liberale" era anche sinonimo di "anticlericale", mentre i partiti "conservatori" erano "clericali", cioè contrari a ridurre lingerenza della Chiesa negli affari temporali. I "liberali" erano comunemente espressioni delle élite cittadine e della nascente classe borghese, i "conservatori" dei latifondisti e proprietari terrieri.

Con la rivoluzione industriale, come già detto, si formarono partiti i cui membri avevano unideologia comune: i conservatori, una élite non interessata allegualitarismo, e i progressisti, che si battevano per dare a tutti uguali opportunità, istruzione e servizi. Così nacquero prima il partito-organizzazione e poi il partito di massa, basato sulla partecipazione di molti attivisti in cerca di consenso attraverso il voto. Nel 1919 ci fu una svolta importante in Italia: i cattolici, fino ad allora estranei alla politica, entrarono in scena con il partito popolare fondato da don Luigi Sturzo.

Con la crescita del proletariato, composto soprattutto da piccoli artigiani, braccianti ed operai, cominciano a diffondersi le teorie socialiste che troveranno, poi, in Karl Marx il loro più compiuto teorizzatore. Nasce così lidea di uno Stato laico, se non ateo, svincolato dalla tradizione borghese, unico detentore del potere e attento ad assicurare la più completa uguaglianza tra i cittadini. Ben presto i marxisti si distinguono in una componente socialista o social-democratica ed una comunista. La prima più rispettosa delle scelte dellindividuo nella sfera personale e più attenta al coinvolgimento democratico dei cittadini, la seconda più convinta del ruolo indispensabile dello Stato e del Partito di guida dei cittadini. Tanto gli uni quanto gli altri si sono fatti convinti assertori della distribuzione delle terre ai contadini, della netta separazione tra Chiesa e Stato, della collettivizzazione delle imprese e di un convinto internazionalismo. I partiti socialisti e poi i comunisti in particolare si assunsero il compito di far sentire la voce dei lavoratori, perseguendo lobiettivo di cambiare a loro favore la società e il sistema, secondo le direttive generali del movimento socialista.

Negli Stati di tradizione cattolica, come lItalia, accanto ai partiti liberale, conservatore, socialista, socialdemocratico e comunista, sono nate formazioni politiche variamente denominate, ma tutte accomunate da una politica ispirata alla dottrina sociale della Chiesa cattolica. Tali partiti, soprattutto nella seconda metà del XX secolo, sono stati, spesso, al governo di alcuni Stati. Si sono caratterizzati per una politica conservatrice in campo morale contrari allaborto, alla legalizzazione delle droghe, liberale in campo economico e politica estera, ma hanno saputo anche dimostrare, al fine di contenere i partiti socialisti e comunisti, una marcata attenzione alle questioni sociali.

Sul finire del XX secolo, in Italia, come nel resto dEuropa, sono andate diffondendosi nuove "culture politiche". La "rivoluzione giovanile" degli anni sessanta-settanta ha imposto le problematiche femminili e dellambiente. Le "femministe", convinte sostenitrici dellemancipazione delle donne, hanno trovato facile accoglienza nei partiti liberali e socialdemocratici, un po meno in quelli conservatori, cristiano-democratici e comunisti. La "cultura ambientalista" ha trovato sbocco nelle associazioni ambientaliste e in nuovi partiti politici, spesso denominati Verdi.

Nel frattempo, il tentativo di resistere al potere statale ed imprenditoriale ha determinato la nascita di partiti autonomisti e federalisti. Alcuni di questi come la Südtiroler Volkspartei sono nati per rappresentare di minoranze linguistiche o etniche.

                                     

2.1. Cenni storici Lorigine dei partiti

I partiti nascono nel momento dellaffermazione della democrazia e quindi quando il governo diventa responsabile verso il voto degli elettori. Esistono due principali analisi della storia dei partiti che guardano uno in maniera genetica laltro in maniera strutturale, le fasi della loro creazione.

                                     

2.2. Cenni storici Prospettiva genetica

Secondo la prospettiva genetica elaborata da Stein Rokkan, nella storia di ogni nazione si manifestano delle fratture cleavages che vedono contrapporsi gruppi sociali con interessi opposti, che possono essere di tipo materiale o ideologico; se queste fratture vengono politicizzate trasferite dal piano sociale a quello politico, è probabile che nascano nuovi partiti. Nella storia dellEuropa occidentale Rokkan individua 4 fratture principali:

  • Centro-periferia, in cui alcune realtà locali gelose della propria autonomia si contrappongono ai "costruttori della nazione"; si tratta di una frattura di tipo ideologico, che si manifesta maggiormente dove esistono differenze culturali e/o linguistiche tra le periferie ed il centro e dove questultimo tenta con la forza luniformizzazione delle periferie. Questa frattura porterebbe alla nascita di partiti locali.
  • Capitale-lavoro, in cui gli operai si contrappongono ai datori di lavoro; è una frattura su interessi di tipo materiale ed è lunica che si manifesta in modo uguale ed in tempi pressoché simili in tutti i paesi europei. Questa frattura porterebbe alla nascita di partiti socialisti.
  • Stato-Chiesa, in cui la Chiesa cattolica si contrappone ai "costruttori della nazione"; anche questa frattura nasce su questioni ideologiche, in particolare nel momento in cui lo Stato, volendo costruire unidentità nazionale, tenta di sostituirsi alla Chiesa come principale creatore di valori e simboli riconosciuti da tutti; il conflitto raggiunge il suo apice quando lo Stato impone il suo monopolio sullistruzione. Questa frattura porterebbe alla nascita di partiti confessionali.
  • Città-campagna, in cui i ceti rurali si contrappongono ai ceti industriali; è una frattura fondata principalmente su questioni materiali; da un lato i ceti rurali vorrebbero mantenere il loro status, dallaltro i capitalisti vorrebbero politiche favorevoli allindustria. Questa frattura porterebbe alla nascita di partiti agrari.

Da cosa dipende la nascita o meno dei partiti che sono espressione delle prime tre fratture? Secondo Rokkan, dalle scelte fatte dai "costruttori della nazione": infatti, nei periodi storici in cui si manifestano le fratture "giunture critiche", lélite dello Stato è chiamata ad allearsi con uno dei due gruppi sociali che si contrappongono; la fazione esclusa tenderà ad allearsi con le periferie. Questo schema porterebbe a 8 possibili sistemi partitici.

Da fratture di tipo non sociale ma politico emergono, invece, partiti antisistema estremisti sulla destra fascisti e sulla sinistra comunisti.



                                     

2.3. Cenni storici Prospettiva strutturale

La prospettiva strutturale sviluppata da Maurice Duverger crea una tripartizione del processo di creazione dei partiti.

  • In seguito, con lampliamento del suffragio, nascono altri partiti, che si avvalgono di reti associative preesistenti, pur cambiandone funzionamento e obiettivi, ampliandone la rappresentatività e la responsabilizzazione, e che fanno leva su organizzazioni esterne al Parlamento per acquisirvi rappresentanza partiti extraparlamentari od organizzati di massa, per esempio la sopracitata SPD.
  • Si ha un primo momento in cui i partiti nascono allinterno dei parlamenti, a suffragio limitato e si configurano come" connessioni rispettabili” fra parlamentari.
  • Infine il malcontento e linsoddisfazione eventuali nei confronti del Parlamento vengono incanalati da alcuni gruppi che entrano nel Parlamento allo scopo di distruggerlo, pur trovandovi talvolta una certa sistemazione che permette la convivenza partiti antiparlamentari.
                                     

3. Organizzazione

I partiti si distinguono a livello organizzativo a seconda di una struttura più o meno verticistica, più o meno movimentista. I partiti di stampo socialista e comunista, nonché quelli post-fascisti, si sono, nel corso degli anni, contraddistinti per la presenza di ampi organi assembleari e ristretti gruppi dirigenziali. Spesso i vertici del partito non venivano scelti direttamente dagli iscritti o dalle assemblee congressuali, ma dagli uffici di presidenza. Altri partiti, invece, hanno fatto propria una prassi più "democratica", attenta cioè a favorire il coinvolgimento della base nelle decisioni di vertice.

                                     

3.1. Organizzazione Partiti organizzativi e partiti elettorali

La distinzione più semplice tra i diversi tipi di partito ne prevede due: il partito organizzativo e quello elettorale. I partiti organizzativi di massa si assumevano il compito di preparare le masse lavoratrici ad avere coscienza di sé, assumendosi le proprie responsabilità storiche. Le strutture erano sostenute da funzionari stipendiati grazie a quote regolari pagate dagli iscritti. I partiti di questo tipo furono dunque partiti militanti. I partiti elettorali di massa, pur essendo articolati come i primi, non hanno finalità alternative al sistema vigente, ma si collocano allinterno di esso, ricercando il consenso elettorale che permetta di raggiungere il potere e migliorare così gradualmente la società.

                                     

3.2. Organizzazione Organi interni

Lorganizzazione interna dei partiti è molto variabile da paese a paese oltre che da un partito allaltro. Di solito gli organi più importanti sono:

  • un organo assembleare più ristretto che sostituisce il congresso tra una sessione e laltra, quale il comitato centrale tipico dei partiti comunisti e socialisti o altri analoghi;
  • un organo collegiale ancor più ristretto, quale l ufficio politico tipico dei partiti comunisti e socialisti o altri analoghi.
  • il leader, variamente denominato ; in alcuni partiti coesistono più organi con queste denominazioni ad esempio, un presidente e un segretario;
  • lorgano assembleare che rappresenta gli iscritti, di solito denominato congresso o convenzione o conferenza;

Possono inoltre esistere altre cariche come quella di segretario amministrativo o tesoriere.

                                     

3.3. Organizzazione Larticolazione organizzativa secondo Duverger

Una categorizzazione tradizionale, ma sempre efficace, delle forme di organizzazione partitica risale al costituzionalista e politologo Maurice Duverger; questi distingue quattro tipologie di partito secondo alla loro articolazione organizzativa:

  • comitato: i partiti di comitato, come sono ancora i partiti degli Stati Uniti, sono spesso considerati i diretti discendenti dei "partiti dei notabili" ottocenteschi. I comitati sono strutture flessibili e non permanenti che si attivano per raccogliere fondi e voti in vista di tornate elettorali o altre occasioni di questa rilevanza.
  • sezione: la sezione è tipica dellorganizzazione territoriale stabile dei partiti socialisti; munita di propri quadri e collegamenti, la sezione serve ad ampliare la base del partito, finanziarlo mediante la quota discrizione dei militanti, curare la propaganda e lindottrinamento.
  • cellula: la cellula è lo strumento classico dei partiti comunisti, che mediante le cellule disseminate nelle industrie saldano la propria organizzazione al mondo degli operai ne diventano parte integrante.
  • milizia: la milizia è la forma peculiare dei partiti generalmente detti fascisti, caratterizzata dalla struttura fortemente gerarchica e paramilitare, facilmente mobilitabile per lattacco violento contro eventuali avversari.


                                     

4. Internazionali politiche

I partiti politici, nel corso del Novecento, hanno stretto alleanze sovranazionali, in modo da potere sostenere in modo più convinto i propri valori e assicurarne la diffusione anche in altri paesi. Le più importanti internazionali attualmente in vita sono:

                                     

4.1. Internazionali politiche Attuali

  • Pirate Parties International
  • Fratellanza Musulmana
  • Unione Democratica Internazionale
  • Alleanza Progressista
  • Quarta Internazionale
  • Internazionale Socialista
  • Internazionale Liberale
  • Internazionale Democratica Centrista
  • Partito Radicale Transnazionale
                                     

4.2. Internazionali politiche Passato

  • Comitati dAzione per lUniversalità di Roma
  • Internazionale Comunista
                                     

4.3. Internazionali politiche Europei

A livello europeo, poi, le alleanze si sono articolate in veri e propri partiti federati, che si presentano insieme nei gruppi al Parlamento europeo e che hanno un apposito riconoscimento nellordinamento giuridico dellUnione europea.

La raccomandazione 2013/142/UE della Commissione, del 12 marzo 2013, ad esempio," esorta gli Stati membri e i partiti politici a provvedere a che i nomi e, se del caso, i simboli dei partiti politici europei appaiano sulla scheda elettorale; invita i partiti politici nazionali a informare i cittadini, prima e durante la campagna elettorale, in merito alla loro affiliazione a un partito politico europeo e al loro sostegno al candidato di questultimo alla presidenza della Commissione e al programma politico di tale candidato”.