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ⓘ Prè




Prè
                                     

ⓘ Prè

Prè è un quartiere del centro storico di Genova. Era anticamente uno dei sestieri in cui era suddivisa la città di Genova e confinava a levante con quello della Maddalena, a ponente con quello di San Teodoro e a nord con quello di San Vincenzo.

Compreso in seguito nella ex-circoscrizione Prè-Molo-Maddalena, che riuniva in ununica entità amministrativa i tre quartieri più antichi del centro storico, Prè è oggi una unità urbanistica del Municipio I Centro-Est.

Situato a ridosso dellarea portuale più antica, è probabilmente il più conosciuto tra i quartieri storici del capoluogo ligure. La zona di via Prè, che con il suo intrico di vicoli offriva opportunità di protezione e fuga, nel secondo dopoguerra divenne emblema di una piccola criminalità che viveva soprattutto di contrabbando di sigarette, prostituzione e ricettazione. Il quartiere dagli anni novanta è sottoposto a profondi lavori di restauro e conservazione degli stabili.

                                     

1.1. Descrizione del quartiere Toponimo

Lorigine del nome deriva da praedia poderi o Borgus Praedis, termine con il quale è nominato in alcuni documenti risalenti al 1131, perché in quellepoca era ancora una zona prettamente agricola.

                                     

1.2. Descrizione del quartiere Territorio

L"unità urbanistica" di Prè occupa larea più occidentale del Municipio I Centro Est, compresa tra le mura del Barbarossa e la cinta muraria cinquecentesca. Comprende tuttavia anche una porzione del centro storico allinterno della cinta muraria più antica, quella ad ovest di via al Ponte Calvi e via Lomellini, che ha il suo asse in via del Campo e che, pur trovandosi allinterno della cinta muraria" del Barbarossa” ancora nel XII secolo era una proprietà fondiaria coltivata a orti e vigneti appartenente alla chiesa di San Siro.

Da un punto di vista più strettamente geografico il quartiere occupa la parte più a valle dei bacini dei rivi S. Ugo, S. Brigida e Carbonara ed è delimitato a ponente dal rio S. Tomaso o Lagaccio e a levante dal rio Fossatello. Tutti questi piccoli rivi scorrono oggi interamente coperti sotto le strade del quartiere.

Prè confina a ponente con S. Teodoro, a nord con il Lagaccio, a nord-est le unità urbanistiche di Carbonara e S. Nicola dellex circoscrizione di Castelletto, a sud-est con il quartiere della Maddalena, a sud-ovest con larea portuale.

Più in dettaglio il limite tra Prè e Maddalena segue lasse di via al Ponte Calvi e via Lomellini, proseguendo poi in largo della Zecca e salita S. Nicolosio. Corso Dogali e Corso Carbonara dividono Prè da Castelletto; da corso Dogali il tracciato delle mura cinquecentesche di cui restano sporadici resti divide Prè da Oregina, Lagaccio e San Teodoro, fino alla via Fanti dItalia, nei pressi del Palazzo del Principe e della Stazione Marittima, dove sorgeva la porta di S. Tommaso, accesso alla città da ponente, demolita nellOttocento.

Il cuore del quartiere è la zona popolare di via Prè e via del Campo, caratterizzata da stretti vicoli, a monte della quale corre la via Balbi con i suoi palazzi patrizi; verso la collina di Castelletto sorgono caseggiati signorili e antichi nuclei popolari come il borgo del Carmine.

                                     

2. Demografia

La popolazione dell"unità urbanistica" di Prè al 31 dicembre 2016 risultava di 7839 abitanti.

Landamento demografico storico evidenzia che a fronte di una popolazione sostanzialmente stabile per quasi un secolo dai 20.895 abitanti del 1861 ai 17.233 del 1951, nella seconda metà del Novecento si assiste al dimezzamento degli abitanti, fenomeno che ha interessato tutti i tre" sestieri” del centro storico Prè, Molo e Maddalena. Lesodo tocca le punte massime negli anni sessanta, proprio nel momento di maggiore espansione demografica della città nel suo complesso. A partire dai primi anni duemila si assiste ad una ripresa, legata soprattutto allinsediamento di immigrati stranieri. Proprio questa forte presenza straniera il quartiere di Prè ha con il 31.6% la maggiore percentuale di residenti nati allestero tra tutti i quartieri genovesi determina alcune anomalie rispetto alla media generale del comune, quali unelevata presenza di maschi 127.1 ogni 100 femmine, a fronte di una media comunale di 88.6, unetà media più bassa e unalta percentuale di famiglie composte da una sola persona.



                                     

3.1. Storia Le origini

La costruzione delle mura dette" del Barbarossa” 1155 aveva incluso nella cerchia cittadina larea del cosiddetto Burgus, corrispondente allincirca allattuale quartiere della Maddalena, già in buona parte urbanizzata dalla comunità monastica di San Siro, portando il limite di ponente dellarea urbana alla porta di Santa Fede o Sottana, oggi conosciuta come "Porta dei Vacca".

I primi insediamenti nella zona risalgono proprio a quella seconda metà del XII secolo, quando allesterno della porta dei Vacca iniziò a svilupparsi un borgo lungo il tracciato della strada costiera che uscendo dalla città conduceva a ponente e che, molto probabilmente, altro non era che il tratto iniziale dellantica Via Postumia.

Prè, come altri quartieri genovesi ad esempio San Vincenzo, al limite orientale della città nasce come centro di via, legato cioè ai servizi forniti ai viaggiatori che percorrevano la via di accesso alla città o arrivavano via mare; come spesso accadeva in epoca medievale furono gli ordini monastici a favorire lurbanizzazione della zona, con i loro ospitali, creati per fornire alloggio e assistenza ai viaggiatori che transitavano per il porto di Genova diretti in Terra santa e in oriente: crociati, pellegrini e mercanti. Il primo e più conosciuto di questi fu la Commenda di San Giovanni di Prè dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, o Cavalieri gerosolimitani, costruito nel 1180, ma nella zona, appena fuori dalle mura, sorsero anche quelli di SantAntonio Abate, Santa Fede, alla foce del rio Carbonara e lOspedale dello Scalo.

Quasi contemporaneamente, a partire dal 1163, nella zona portuale antistante furono concentrati gli scali di riparazione delle navi, mentre nella seconda metà del XIII secolo, ad opera di frate Oliverio e di Marino Boccanegra fu costituita una darsena con attiguo arsenale. Quel primo terminal portuale garantì limpulso economico allo sviluppo del borgo.

Con la costruzione delle nuove mura di ponente, nel 1347, tutto il quartiere fu inglobato nel perimetro cittadino e la sua via centrale lattuale via Prè divenne larteria principale di uscita dalla città verso ponente, attraverso la porta di San Tommaso, che sorgeva nellattuale piazza del Principe.

Diversamente dal Burgus, dove lungo lasse formato da via del Campo, via S. Luca, piazza Banchi si aprono numerose piccole piazze sulle quali si affacciavano insediamenti nobiliari, il quartiere di Prè ha mantenuto nel tempo un carattere popolare, benché non siano mancati anche qui alcuni insediamenti di famiglie patrizie. Tra queste gli Adorno, i Balbi, i Cybo, i Fregoso, i Lomellini e i Vachero detti anche Vacca, al cui nome è legata lomonima porta cittadina, ma anche la fallita congiura di Giulio Cesare Vachero.

Nel 1493, a seguito delleditto dei sovrani di Castiglia che dopo la Reconquista’ sancì lespulsione degli ebrei sefarditi dalla Spagna, la Repubblica di Genova accolse una comunità circa 300 persone di questi esuli, che secondo la mentalità dellepoca, permeata da pregiudizi religiosi verso gli ebrei, vennero confinati in unarea nei pressi di via del Campo, allinterno delle vecchie mura del Barbarossa. Nonostante le restrizioni, agli ebrei fu concesso di aprire una sinagoga, ma oggi non resta traccia di questo edificio. La zona intorno alla metà del Seicento divenne un vero e proprio ghetto, recintato e con gli accessi sorvegliati per evitare contatti tra ebrei e cristiani, ma già nel 1674 fu trasferito in piazza dei Tessitori, nella zona di Sarzano. A quellepoca la comunità ebraica genovese contava 174 persone.

                                     

3.2. Storia La costruzione della "Strada Balbi"

La prima rivoluzione urbanistica del quartiere avvenne allinizio del Seicento quando vi si insediarono alcune nobili famiglie genovesi, tra cui i Durazzo e i Balbi. E saranno proprio questi ultimi a modificare il tessuto urbano con lapertura a monte della Strada Balbi e la costruzione lungo essa di sontuosi palazzi.

La nuova strada, oltre a celebrare la potenza della città e della sua oligarchia aveva un utilizzo pratico. Infatti essendo per lepoca molto larga e rettilinea rendeva finalmente agevole il transito delle merci dirette a ponente e a nord che fino ad allora avevano dovuto passare, con gran difficoltà, per lo stretto budello di via Prè.

                                     

3.3. Storia LOttocento

Unaltra svolta, sempre legata allo sviluppo della viabilità urbana legata al porto, fu lapertura della strada carrabile litoranea voluta dal re Carlo Alberto oggi via Gramsci, che collegava piazza Principe con piazza Caricamento. Con la realizzazione della nuova strada la storica via medievale perse definitivamente la sua funzione di arteria di uscita dalla città che comunque, in realtà, aveva già perso da tempo, visto che ormai il trasporto delle merci e dei passeggeri tra il porto antico e i nuovi moli sorti a ponente avveniva via mare allinterno del porto stesso.

La costruzione della nuova stazione ferroviaria di Genova Piazza Principe, realizzata tra il 1854 e il 1860 modificò profondamente la zona nord-occidentale del quartiere. Per far spazio alla nuova stazione vennero abbattuti due monasteri e la porta di San Tommaso, che già dal 1632, con la costruzione delle Mura nuove sui colli intorno alla città, aveva perso il suo ruolo di accesso alla città.



                                     

3.4. Storia Il Novecento

Nel Novecento il riordino urbanistico continuò senza sosta con altre demolizioni nella zona della stazione per far posto a grandi alberghi, alcuni dei quali ancora in attività.

Il quartiere storico nel secondo dopoguerra e negli anni del boom economico divenne il centro della prostituzione e del contrabbando di sigarette. Nellimmediato dopoguerra fu la piccola malavita di origine napoletana ad insediarsi nei caruggi per gestire questi traffici, sfruttando soprattutto i vizi di marinai e militari: celebri nelle cronache di quegli anni furono le figure di Francesco Fucci detto "Mano e pece" e di sua moglie Carmela Ferro, detta "Marechiaro" A partire dagli anni settanta, con il massiccio diffondersi delleroina presero il sopravvento gruppi di origine siciliana e calabrese legati alle organizzazioni criminali che fecero enormi profitti con lo spaccio degli stupefacenti. Dalla fine degli anni ottanta questo traffico è invece gestito soprattutto da immigrati extracomunitari. Linsediamento della malavita nei vicoli ha determinato sin dallimmediato dopoguerra lallontanamento di molti degli originari abitanti solo in parte sostituiti da immigrati, dapprima provenienti dalle regioni del Sud Italia e negli ultimi decenni soprattutto dal Nord Africa e dal Sud America e il degrado del patrimonio edilizio.

Sul piano della viabilità, lintervento più importante nel dopoguerra è stato la realizzazione della Sopraelevata 1963, che correndo al margine dellarea portuale collega il casello autostradale di Genova Ovest a piazza Caricamento e alla Foce. Per realizzare la strada fu demolito il Ponte Reale, che collegava direttamente il Palazzo Reale con il porto. Pur non avendo accessi nel quartiere lapertura di questa arteria ha decongestionato il traffico in transito nella via Gramsci.

                                     

3.5. Storia Prè oggi

Oggigiorno, dopo un secolo di costante e progressivo degrado, il quartiere di Prè registra i primi timidi segni di ripresa. Ma mentre sia la zona a monte, via Balbi e i suoi palazzi, che quella a mare, con il porto antico, sono state negli ultimi anni riportate a nuova vita, via Prè rimane ancora assai indietro, nonostante i vari progetti di riqualificazione, alla faticosa ricerca di un recupero di stabili al limite della fatiscenza.

                                     

4.1. Monumenti e luoghi dinteresse Via di Prè

Il percorso di via Prè, che attraversa tutto il quartiere dalla Porta dei Vacca fino a Piazza della Commenda, è caratterizzato da case medioevali alte e strette, addossate luna allaltra, in origine a quattro piani ma nel corso dei secoli sopraelevate fino a sette, talvolta causando problemi di stabilità degli edifici. Le case, di tipo popolare, presentano pochi particolari decorativi salvo il tipico marcapiano allaltezza del primo piano, formato da archetti pensili in pietra.

Tra un edificio e laltro si aprono i caratteristici caruggi, gli stretti vicoli del centro storico genovese, che collegano via Prè con via Gramsci, a mare, e con via Balbi, a monte. Questa stretta via, oggi pedonalizzata, fino allapertura di via Balbi, nel XVII secolo, fu lunica via di uscita dalla città verso ponente. Le prime case sorsero nel XII secolo in un contesto ancora scarsamente edificato, come ricorda il toponimo, e solo alla metà del XIV secolo la zona fu inclusa nelle mura cittadine, ma questo percorso è molto più antico, e probabilmente esisteva già in epoca romana. La via, lunga circa 500 m, ha un andamento a lievi saliscendi, per seguire gli avvallamenti del terreno originati dai piccoli rivi perpendicolari alla costa, oggi coperti da strade ed edifici; era un tempo caratteristica per i suoi negozi le sue bancarelle di generi alimentari, orologi, radio, materiale fotografico, ma nel secondo dopoguerra divenne tristemente famosa anche per le attività illecite che finirono per affiancare i commerci tradizionali, questi ultimi oggi in gran parte gestiti da immigrati, soprattutto cinesi e nordafricani.

Per il suo carattere popolare pochi sono gli edifici monumentali lungo la via. Allaltezza di piazza dello Statuto, quasi completamente occupata dalla struttura metallica del mercato rionale, costruito nel 1921, si affaccia sulla via il muro di cinta dei giardini di Palazzo Reale che ha il suo ingresso in via Balbi, nel quale è incastonata una statua settecentesca della Madonna Regina della città, mentre lungo la via sorge la piccola chiesa di San Sisto, antica ma riedificata nel 1827.

                                     

4.2. Monumenti e luoghi dinteresse Via del Campo

Procedendo da via Prè verso il centro della città, attraverso la Porta dei Vacca si entra in via del Campo. La via, resa celebre dalla canzone di Fabrizio De André, era lultima propaggine del Burgus, già inclusa nelle mura del Barbarossa del XII secolo, benché allepoca fosse ancora, come indica il toponimo, una proprietà fondiaria coltivata ad orti di proprietà dellabbazia di S. Siro, compresa tra il rio Carbonara e il "Fossatello".

Lunga circa 200 m, la strada, con un percorso rettilineo ma come in via Prè continuamente variato da piccole salite e avvallamenti, dalla Porta dei Vacca conduce a piazza Fossatello, dove ha inizio via S. Luca, asse dellantico Burgus. Diversamente da via Prè, è fiancheggiata da alcuni palazzi nobiliari del XVII secolo, affacciati con prospetti monumentali anche su via Gramsci.

Altro elemento di interesse è la fontana di piazza Vacchero, detta anche "Peschiera del Raggio", realizzata nel 1644 dagli eredi di Giulio Cesare Vachero per nascondere alla vista la colonna infame, tuttora presente, che attestava il tradimento del loro congiunto nei confronti della Repubblica di Genova. La piazza in realtà un piccolo slargo lungo la via era stata creata nel 1628 con la demolizione della casa del congiurato, ordinata dal governo della repubblica.

Poco più avanti, in corrispondenza della piazza del Campo, proprio di fronte al negozio-museo dedicato a Fabrizio De Andrè, sullarco a sesto acuto che introduce al vico S. Marcellino e allomonima omonima chiesa, sorge la duecentesca torre Piccamiglio, una delle poche sopravvissute delle numerose torri medioevali esistenti nel centro storico di Genova.

A partire dal 2004, come in altre zone del centro storico, è stato avviato un progetto di riqualificazione della via, nellambito degli interventi per la manifestazione" Genova capitale europea della cultura”.

Via del Campo termina nella piccola piazza Fossatello, allestremità sud-occidentale del sestiere di Prè, circondata da monumentali prospetti di palazzi cinquecenteschi.



                                     

4.3. Monumenti e luoghi dinteresse Via del Campo e Fabrizio De André

In via del Campo si trova il negozio di articoli musicali di Gianni Tassio, grande conoscitore della scuola genovese dei cantautori e appassionato collezionista. Il suo negozio-museo, dopo la morte di De André nel 1999, era divenuto ritrovo dei fan del grande cantautore genovese. Gianni Tassio morì nel 2004, ma il negozio rimase aperto fino al 2010; acquistato successivamente dal comune di Genova e ribattezzato semplicemente con il numero civico "Via del Campo 29 rosso", nel 2012 è stato trasformato in un museo, dedicato al grande artista, che con il suo testo aveva reso famosa questa strada del centro storico. La canzone, scritta negli anni sessanta, quando la via era rifugio di prostitute, transessuali e povera gente, tratta con grande sensibilità e umanità di questo mondo di emarginati, in contrapposizione con la freddezza dei benpensanti che li disprezzavano; a questo proposito famoso e spesso citato è il verso finale dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior ".

                                     

4.4. Monumenti e luoghi dinteresse Via Gramsci

La via, in origine denominata "carrettiera Carlo Alberto", dal nome del sovrano che ne aveva decretato la costruzione, fu aperta nel 1839. La strada, costeggiando le strutture del porto vecchio, collega piazza Principe e piazza Caricamento. Con la sua apertura fu realizzato il primo tratto del collegamento a mare tra il ponente e il levante della città, completato negli anni settanta dell’Ottocento con lapertura della "Circonvallazione a mare" nella zona orientale.

Sulla via si affacciano le facciate posteriori dei palazzi di via Prè e via del Campo, alcuni dei quali con facciate decorate. Tra il 1836 e il 1844 lungo la via, dal lato del porto, furono costruiti dei magazzini portuali, la cui copertura costituiva le cosiddette Terrazze di marmo ". Questa costruzione, progettata da Ignazio Gardella senior, larga tredici metri e lunga oltre quattrocento, con un andamento a gomito per seguire landamento della linea di costa, fronteggiava la palazzata della Ripa da piazza Caricamento alla darsena. Le terrazze furono realizzate con un parziale riempimento delle antiche calate portuali. Per alcuni decenni le Terrazze furono meta delle passeggiate domenicali della borghesia genovese, che qui amava incontrarsi e osservare il panorama del porto e della città. Questa struttura ebbe tuttavia vita breve: fu infatti demolita nel 1886 per consentire lampliamento della strada. Sempre nellOttocento per volere dei Savoia era stato realizzato il Ponte Reale, un passaggio sopraelevato che collegava il Palazzo Reale di via Balbi con la darsena e consentiva ai sovrani, quando soggiornavano a Genova, di raggiungere direttamente il porto senza uscire dal palazzo. Il Ponte Reale fu demolito, come detto, nel 1963 per la costruzione della strada sopraelevata.

Nel secondo dopoguerra la strada fu intitolata ad Antonio Gramsci, fondatore del Partito Comunista Italiano.

Dallimmediato dopoguerra fino agli anni sessanta nella via erano attivi numerosi locali notturni, frequentati soprattutto dai marinai; sempre in quel periodo assai caratteristico era il mercatino di piazza S. Elena, conosciuto come "mercatino di Shanghai", dove si potevano acquistare macchine fotografiche, blue-jeans, abbigliamento militare e in genere prodotti importati via mare dalloriente e dagli U.S.A. Oggi il mercatino è stato trasferito poco distante, in una struttura moderna, perdendo però gran parte del suo fascino.

                                     

4.5. Monumenti e luoghi dinteresse Via Balbi

Ultima tra le cosiddette" strade nuove”, via Balbi, molto frequentata dai numerosi studenti universitari, collega con andamento rettilineo piazza della Nunziata e piazza Acquaverde. In origine chiamata" Strada nuova del Guastato”, fu realizzata tra il 1602 e il 1620 grazie ad un accordo tra i Padri del Comune e la famiglia Balbi che in cambio dellapertura di questo nuovo collegamento tra il porto e la porta di S. Tomaso ottennero di poter creare un loro quartiere residenziale, in cui sorsero ben sette palazzi della famiglia, oltre alla chiesa dei Santi Vittore e Carlo, al collegio dai Gesuiti con lannessa chiesa e otto conventi. Il collegio dai Gesuiti già alla fine del XVIII secolo divenne sede dellUniversità.

I palazzi nobiliari costeggiano tutto il tratto di levante, mentre verso piazza Acquaverde ledificazione, di carattere popolare, risale allOttocento. In prossimità della piazza tra la fine dellOttocento e linizio del Novecento la vicinanza con la stazione ferroviaria favorì linsediamento di varie strutture alberghiere. Sul lato a monte, allinizio di Salita S. Brigida, si può osservare il portale daccesso allomonimo monastero, fondato nel XV secolo e demolito alla fine dellOttocento. In una nicchia sopra al portale è collocata una statua di S. Brigida, ricordata a Genova soprattutto per una cupa profezia riguardante il futuro della città. Una targa ricorda che qui l8 giugno 1976 le Brigate Rosse assassinarono il magistrato Francesco Coco insieme a due agenti di scorta. Fu questo uno dei primi omicidi politici degli anni di piombo in Italia.

Nei primi anni duemila sono stati eseguiti lavori di riqualificazione che hanno interessato la strada e gli edifici. La via è attualmente sottoposta a limitazioni della circolazione, riservata, in un solo senso di marcia, ai mezzi pubblici e ai residenti.

                                     

4.6. Monumenti e luoghi dinteresse Via delle Fontane

Via delle Fontane, che sale dolcemente da via Gramsci verso piazza della Nunziata, deve il suo nome alle numerose fontane pubbliche che vi erano un tempo, alimentate dallacquedotto medioevale che provenendo da Castelletto passava sulle mura del Barbarossa per andare ad alimentare la Darsena. La strada, creata sulla copertura del tratto finale del rio Carbonara, costeggiava infatti le mura più antiche, di cui resta la porta dei Vacca, dove termina via del Campo e inizia via di Prè. Su questa breve via circa 100 m, oltre alla porta dei Vacca si affacciano alcuni palazzi nobiliari le ex chiese di S. Fede e S. Sabina.

                                     

4.7. Monumenti e luoghi dinteresse Piazza Acquaverde

Il nome della piazza deriva dalle acque del rio S. Ugo che scendendo dalle colline soprastanti formava in questo punto un piccolo stagno, verde per la presenza di alghe. La zona ebbe una prima sistemazione nel 1756 con giardini che risalivano il colle di Montegalletto, dove sorgevano alcuni monasteri seicenteschi: quello della Visitazione, da cui Virginia Centurione Bracelli diede avvio alla sua opera di assistenza, oggi, dopo vicende travagliate, sede della curia provinciale dei Frati Minori e quelli della Neve e di S. Teresa, oggi rispettivamente caserme dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Unaltra fondazione conventuale, patrocinata dalla famiglia Doria, quella dello Spirito Santo, sorgeva sullarea dellattuale stazione ferroviaria di Principe, inaugurata nel 1854, con la costruzione della quale laspetto della piazza mutò radicalmente. La facciata che prospetta sulla piazza fu realizzata da Giovanni Battista Resasco. In un angolo della piazza sorgeva anche una cappella con una fonte che la tradizione voleva fosse stata fatta scaturire miracolosamente da Sant’Ugo, allepoca in cui prestava la sua opera di assistenza presso la Commenda. Il fatto è raffigurato in un dipinto di Giovanni Andrea De Ferrari conservato nella chiesa della Commenda.

Nella piazza sorge il monumento a Cristoforo Colombo. Voluto dal re Carlo Alberto fu realizzato su disegno di Michele Canzio a partire dal 1846. La statua di Colombo fu affidata allo scultore toscano Lorenzo Bartolini, che però morì poco dopo lasciando alcuni disegni e un bozzetto in gesso; lopera fu poi ripresa da Pietro Freccia con alcune modifiche. Morto anche il Freccia nel 1856 per le conseguenze di una caduta dallimpalcatura durante la realizzazione del modello in gesso, la statua fu infine scolpita sulla base di questo modello dal carrarese Andrea Franzoni nel 1861 e inaugurata nel 1862. Vari altri scultori lavorarono ai bassorilievi e alle figure di contorno.

                                     

4.8. Monumenti e luoghi dinteresse Piazza della Nunziata

Trafficato crocevia tra le strade nuove cinquecentesche via Garibaldi e via Cairoli, via Balbi e via delle Fontane, sullantica" piazza del Guastato” dominano la facciata neoclassica della basilica della Santissima Annunziata del Vastato e diversi palazzi nobiliari iscritti al registro dei Rolli, tra i quali, imponente, proprio di fronte alla chiesa, Palazzo Francesco de Ferrari, più conosciuto come Palazzo Belimbau. Il termine" Guastato” o" Vastato”, rimasto nellintitolazione ufficiale della chiesa, per distinguerla da quella dellAnnunziata di Portoria, stava ad indicare larea esterna alle mura, che doveva rimanere libera da costruzioni ed alberi dalto fusto per favorire le operazioni militari, in cui nel XIII secolo si esercitavano i balestrieri genovesi.

Con il tempo, venute meno le servitù militari, larea fu urbanizzata e la piazza prese il nome, in genovese, dalla grandiosa chiesa, nome rimasto poi, non tradotto in italiano, nella toponomastica cittadina. NellOttocento la piazza era il capolinea delle carrozze pubbliche e vi si teneva un mercato di prodotti ortofrutticoli.

La breve via Bensa collega piazza della Nunziata a largo Zecca, che anticamente ospitava i forni pubblici e per questo era chiamata piazza dei Forni e in seguito la zecca della repubblica che le ha dato il nome attuale. In largo Zecca sorgono altri palazzi nobiliari tra i quali il Palazzo Giacomo Lomellini detto anche palazzo Patrone, dal nome dellultimo proprietario, ora sede del comando militare della Liguria.

                                     

4.9. Monumenti e luoghi dinteresse Palazzi dei Rolli

Nellarea di Prè si trovano 20 dei 114 palazzi patrizi genovesi che furono iscritti nei registri dei Rolli tra il XVI e il XVII secolo. Undici di questi sono inseriti dal 13 luglio 2006 fra i Patrimoni dellumanità dellUNESCO.

  • Palazzi del quartiere di Prè inseriti nellelenco dei Patrimoni dellumanità
  • Palazzo Bartolomeo Lomellini, largo Zecca 4
  • Palazzo Francesco Maria Balbi Piovera, via Balbi 6
  • Palazzo Gio Francesco Balbi, via Balbi 2
  • Palazzo Gio Battista Centurione, via del Campo 1
  • Palazzo Francesco de Ferrari, conosciuto come Palazzo Belimbau, piazza della Nunziata 2, che ospita il Centro Universitario per la Formazione Permanente PerForm
  • Palazzo Cipriano Pallavicini, piazza Fossatello 2
  • Palazzo Stefano Balbi conosciuto come Palazzo Reale, via Balbi 10
  • Palazzo Durazzo-Pallavicini, via Balbi 1
  • Palazzo Giacomo Lomellini e Palazzo De Marini-Spinola, largo Zecca 2
  • Palazzo Balbi-Senarega, via Balbi 4
  • Palazzo Cosma Centurione, via Lomellini 8
  • Palazzi del quartiere di Prè iscritti nei Rolli ma non compresi nellelenco dei Patrimoni dellumanità
  • Palazzo Antonio Doria Invrea, Via del Campo 9
  • Palazzo Durazzo-Cattaneo Adorno, Via del Campo 12
  • Palazzo Nicolò Lomellini, Piazza della Nunziata 5, che fu la sede genovese della Flotta Lauro
  • Palazzo MarcAurelio Rebuffo, Piazza Santa Sabina 2
  • Palazzo Cristoforo Spinola, Piazza della Nunziata 6
  • Palazzo Filippo Lomellini, Via P.E. Bensa 1
  • Palazzo Lomellini-Serra, Via A. Gramsci 3
  • Palazzo Bartolomeo Invrea, Via del Campo 10
                                     

4.10. Monumenti e luoghi dinteresse Palazzo Reale

Tra i palazzi sopra citati il più celebre, per le dimensioni e per il valore delle opere darte che vi sono conservate, è certamente il palazzo Stefano Balbi, costruito intorno alla metà del Seicento da Pier Francesco Cantone e Michele Mancino e più volte oggetto di interventi di restauro ed ampliamento. Nel 1685 la proprietà passò alla famiglia Durazzo, che fecero realizzare la grandiosa Galleria degli Specchi. Al romano Carlo Fontana si deve lo scenografico cortile interno, realizzato allinizio del Settecento. Nel 1824 fu acquistato dal re Carlo Felice per utilizzarlo come residenza della corte sabauda a Genova, da cui lappellativo di" reale”. I Savoia dotarono il palazzo di ambienti di rappresentanza adeguati, come una sala del trono e un salone da ballo per i ricevimenti ufficiali.

Nel 1919 il re Vittorio Emanuele III lo cedette allo Stato italiano insieme alle collezioni che vi erano conservate, oggi esposte nella galleria ospitata al piano nobile del palazzo, che è anche sede degli uffici regionali del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Il palazzo è stato affrescato da diversi celebri artisti tra i quali Valerio Castello, Andrea Seghizzi, Angelo Michele Colonna, Agostino Vitelli e G.B. Carlone. La quadreria comprende tra le altre opere di Antoon van Dyck, Luca Giordano, Bernardo Strozzi e del Grechetto.

Accanto al Palazzo Reale, in vico S. Antonio, una lapide ricorda che lì sorgeva un tempo il Teatro del Falcone, acquistato dai Durazzo ed annesso al palazzo; lepigrafe ricorda anche il soggiorno genovese del drammaturgo veneziano Carlo Goldoni e la sua storia damore con la genovese Nicoletta Conio, che sarebbe divenuta sua moglie.

                                     

4.11. Monumenti e luoghi dinteresse Palazzo dellUniversità

Al civico 5 di via Balbi lex collegio dei Gesuiti, costruito su disegno di Bartolomeo Bianco tra il 1634 e il 1636, ospita dal 1775 la sede dellUniversità di Genova. Il Bianco si ispirò al modello realizzato da Domenico e Giovanni Ponzello per il palazzo Doria-Tursi, che ben si adattava alla pendenza del terreno, con una scenografica scalinata marmorea che dallatrio conduce al cortile sopraelevato, circondato da un porticato a colonne binate, da cui altre scale sul fondo raggiungono i piani superiori delledificio e il retrostante Orto Botanico.

Oggi il palazzo ospita gli uffici del rettorato, alcune facoltà e uffici amministrativi. Nellaula magna sono conservate sei statue delle Virtù e sette bassorilievi in bronzo con episodi della Passione di Gesù, opera della scuola del Giambologna 1587 circa, in origine nella scomparsa chiesa di San Francesco di Castelletto.

Accanto al palazzo lex chiesa dei Santi Gerolamo e Francesco Saverio, della metà del Seicento, ospita la biblioteca universitaria, originata dalla biblioteca dei Gesuiti e arricchitasi nel tempo con vari lasciti. Nella biblioteca sono conservati preziosi manoscritti e incunaboli.

Oggi anche il palazzo Balbi-Senarega e il palazzo Raggio di via Balbi ospitano rispettivamente gli istituti universitari delle facoltà umanistiche e la facoltà di Lettere.

                                     

4.12. Monumenti e luoghi dinteresse Borgo del Carmine

Il borgo del Carmine è un nucleo urbano medioevale situato spalle di piazza della Nunziata, esteso lungo le pendici della collina di Castelletto, sul versante sinistro della valletta di Carbonara. Il borgo, anticamente detto di Vallechiara, in seguito ha preso il nome dalla chiesa di N.S. del Carmine. Il borgo, che mantiene intatto laspetto originario, con gli stretti vicoli le case addossate le une alle altre, collegate tra loro con archi in muratura, ha il suo centro nella piccola piazza del Carmine, circondata da antiche botteghe e osterie, con la struttura metallica ottocentesca del mercato rionale, recentemente ristrutturata e da ottobre 2013 sede di un mercato di prodotti agro-alimentari a chilometro zero ; a monte della piazza un intrico di vicoli dai nomi caratteristici risale la collina fino al limite della cinta muraria cinquecentesca, nei pressi dellAlbergo dei Poveri. Qui, al termine della salita di Carbonara, sorgeva la porta omonima, oggi appena intuibile nel muro di sostegno dei soprastanti giardini pubblici intitolati allo scrittore Tito Rosina. Nella zona sorgevano diverse chiese, conventi e oratori, oggi scomparsi o abbandonati chiesa e convento di S. Bartolomeo dellOlivella.

La zona più a valle, nei pressi della basilica della Nunziata, è stata profondamente modificata nellOttocento, con demolizioni per lapertura di via Polleri e la costruzione di nuovi caseggiati; in questa circostanza fu demolita anche la chiesa di S. Agnese. Nel 2002 due caseggiati ottocenteschi nei pressi della piazza del Carmine sono stati demoliti e ricostruiti esternamente nelle stesse forme per consentire la costruzione di un parcheggio interrato.

                                     

4.13. Monumenti e luoghi dinteresse Truogoli di S. Brigida

Al centro di una piazzetta che si apre nellintrico dei vicoli tra Via Balbi e Via Prè, circondata da alti edifici, oggetto di un intervento di recupero nella metà degli anni ottanta, si trovano i" truogoli di Santa Brigida”, con unelegante copertura metallica, uno dei pochi sopravvissuti dei numerosi lavatoi pubblici che esistevano fino agli anni sessanta in ogni angolo della città. Furono costruiti nel 1656 con il contributo della famiglia Balbi e resi celebri da numerose immagini ottocentesche.

In epoca medioevale sul lato di levante della piazza scorreva il breve rio S. Brigida, oggi coperto, che alimentava una fontana, detta" dei macellari”, che proprio per la presenza di acqua corrente e il terreno relativamente pianeggiante avevano trovato il luogo ideale per esercitarvi la loro attività. Sempre nella piazza si trovava lospedale di S. Bernardo, detto anche" dello Scalo”, ma più comunemente indicato come" ospedale degli esposti”, perché destinato ad accogliere i neonati abbandonati.

                                     

4.14. Monumenti e luoghi dinteresse Castello dAlbertis

Il Castello dAlbertis, che svetta sopra via Balbi con la sua torre, copia di quella degli Embriaci, fu costruito in stile neoromanico tra il 1886 ed il 1892 da Matteo Graziani e Francesco Parodi con la supervisione di Marco Aurelio Crotta e Alfredo dAndrade, sui resti del cinquecentesco bastione di Montegalletto, al confine con il quartiere di Castelletto, per il capitano ed esploratore Enrico Alberto dAlbertis, che nel 1932 lo lasciò in eredità al Comune di Genova, insieme con le ricche collezioni raccolte nei suoi viaggi in Africa, America e Oceania. Queste collezioni hanno costituito il nucleo originario delle raccolte del Museo delle culture del mondo, ospitato allinterno del castello, e nel quale sono poi confluite anche quelle provenienti dal museo Lunardi.

                                     

4.15. Monumenti e luoghi dinteresse La Darsena

Larea a mare antistante il quartiere di Prè è stata destinata fin dal XII secolo alle infrastrutture di servizio alle attività portuali. Nel 1284, questo spazio fu riorganizzato realizzando tre bacini distinti, separati da piccoli moli e protetti da mura e da torri merlate: un approdo per le piccole imbarcazioni che praticavano il commercio di cabotaggio, detta" Darsena dei vini” o" Darsena delle barche”, una darsena per le galee" Darsena delle Galere”, e lArsenale per la costruzione delle navi, sia mercantili che da guerra.

Dopo il 1797, con il governo napoleonico e poi con quello sabaudo, la darsena venne militarizzata e tale rimase fino alla metà dellOttocento, quando larea a mare dellArsenale fu interrata e fu costruito il piccolo bacino di carenaggio ancora esistente. Nel 1870 larea divenne di proprietà comunale e trasformata in emporio commerciale con la costruzione di nuovi grandi magazzini, realizzando un deposito franco; i nuovi edifici, chiamati secondo unantica tradizione "quartieri", vennero battezzati con i nomi delle antiche colonie genovesi ; i lavori, iniziati nel 1879, terminarono nel 1898. La Darsena in quel periodo divenne il punto di arrivo dei prodotti alimentari provenienti dai porti del Mediterraneo e del Nord Europa, come nel caso del baccalà, che arrivava direttamente dai porti norvegesi. Tra la fine dellOttocento e i primi del Novecento furono costruiti i grandi silo granari a calata Santa Limbania. Nei primi anni duemila, nel quadro degli interventi di riconversione e riqualificazione del Porto antico, gli edifici della Darsena e dellArsenale sono stati restaurati dallarchitetto spagnolo Guillermo Vázquez Consuegra, che ha disegnato anche il nuovo edificio in acciaio e cristallo del Galata − Museo del mare, integrandolo con i preesistenti edifici storici.

Il "quartiere" Scio, il più grande degli edifici ottocenteschi, che sorge accanto al Museo del mare, ristrutturato negli anni novanta, ospita dal 1996 la sede della facoltà di Economia dellUniversità di Genova.

                                     

4.16. Monumenti e luoghi dinteresse Il bacino di carenaggio della Darsena

Il piccolo bacino di carenaggio costruito nel 1851 allinterno della darsena, uno dei più antichi del Mediterraneo, è visibile da via Gramsci, di fronte alla Porta dei Vacca; è tuttora in funzione e viene utilizzato per la manutenzione di rimorchiatori e imbarcazioni da diporto.

                                     

4.17. Monumenti e luoghi dinteresse I silo granari di calata S. Limbania

Realizzata tra la fine dellOttocento e i primi anni del nuovo secolo, questa imponente struttura, costruita in cemento armato con il sistema Hennebique, è lunga 212 m ed ha una superficie di circa 45.000 m². distribuiti su sei piani. Limpianto, inaugurato nel 1901, comprende un locale centrale per i macchinari di servizio, sovrastato dalla torre per gli elevatori, e due lunghe ali contenenti le celle per lo stoccaggio delle granaglie. I silos sono stati utilizzati fino agli anni settanta per limmagazzinamento dei cereali che giungevano via mare. LAutorità Portuale di Genova ha recentemente lanciato un bando di gara per la ristrutturazione e la gestione delledificio, ultimo tassello del piano di riqualificazione dellarea della Darsena.

                                     

4.18. Monumenti e luoghi dinteresse Galata Museo del Mare

Il moderno edificio del Museo del Mare, costruito come già accennato su progetto di Guillermo Vázquez Consuegra, è stato inaugurato nel luglio 2004. Ledificio moderno integra uno dei più antichi" quartieri” dellantico arsenale, il Galata, quello in cui venivano costruite le galee, in cui è stato ripristinato uno degli originali scivoli di varo e dove è conservata la ricostruzione, realizzata nel 2003 nei cantieri navali di Ostenda, di una galea genovese del XVII secolo.

Attorno a questa nave ruota lintero percorso museale, che integra un approccio più tradizionale ed uno multimediale e interattivo. Il museo occupa 20 sale su una superficie di circa 10.000 m².

Allingresso del museo è collocato il modello del progetto di ristrutturazione del waterfront portuale proposto da Renzo Piano, il cosiddetto" Affresco”, donato al museo dal celebre architetto genovese.

Nel piccolo bacino della Darsena, antistante al museo, è ormeggiato dal 2009 il sommergibile Nazario Sauro, dismesso dalla Marina Militare nel 2002. Reso idoneo alle visite del pubblico, il sommergibile è stato anchesso integrato nel percorso museale.

                                     

4.19. Monumenti e luoghi dinteresse Chiese cattoliche parrocchiali

Nellarea di Prè, dopo le vicende storico-urbanistiche degli ultimi due secoli vedi box a lato si trovano oggi cinque chiese cattoliche parrocchiali, che fanno parte del vicariato "Centro Ovest" dellarcidiocesi di Genova.

                                     

4.20. Monumenti e luoghi dinteresse Commenda di San Giovanni di Prè

La Commenda di San Giovanni di Prè è complesso formato da due chiese in stile romanico, sovrapposte luna allaltra, con annesso un convento appartenuto ai Cavalieri Gerosolimitani e un ospitale in cui era fornita assistenza ai pellegrini e ai crociati in partenza per la Terra santa.

Fondata nel 1180 dai cavalieri ospitalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, fu per tutto il Medioevo un importante punto di riferimento per tutti coloro che salpavano dal porto di Genova sulle rotte del Mar Mediterraneo.

Il complesso si affaccia su piazza della Commenda con il caratteristico loggiato del convento, il campanile con la cuspide piramidale, tipica del romanico genovese, e il fianco della chiesa in cui si apre una serie di bifore. Si accede alla chiesa superiore da una porta su salita San Giovanni, realizzata nel 1731 quando la chiesa fu aperta al culto pubblico prima era adibita ad uso esclusivo dei cavalieri gerosolimitani, con accesso solo dallinterno del convento.

Nel 1798 ledificio fu espropriato dal governo della Repubblica Ligure ed adibito a vari usi, esclusa la chiesa superiore, intitolata a S. Giovanni Evangelista, che divenne parrocchiale ed è ancora oggi luogo di culto. Il resto del complesso è dal 2009 sede del" museoteatro della Commenda”, un allestimento multimediale che, nei locali riportati alloriginale struttura romanica, fa rivivere latmosfera medioevale attraverso dialoghi e racconti di personaggi dellepoca, interpretati dagli attori del" teatrodelsuono” di Andrea Liberovici.

Presso la Commenda di Prè, allepoca della sua fondazione visse per circa cinquantanni il cavaliere gerosolimitano Ugo Canefri 1148-1233, dal quale prende il nome il torrentello oggi interamente coperto, che sfociava in mare nei pressi della Commenda rio SantUgo.

                                     

4.21. Monumenti e luoghi dinteresse Basilica della SS. Annunziata del Vastato

La basilica della Santissima Annunziata del Vastato, una delle chiese genovesi più ricche di opere darte, rappresentative del barocco del primo Seicento, si affaccia su piazza della Nunziata con il pronao e i due campanili. Linterno, grande e luminoso, restaurato dopo i gravi danni della seconda guerra mondiale, ha tre navate e pianta a croce latina con una serie di cappelle laterali, arricchite da affreschi, dipinti, marmi intarsiati e stucchi in oro zecchino, opere dei migliori artisti genovesi del Seicento.

Fu costruita dai Frati Minori Conventuali a partire dal 1520 sul sito di una più antica chiesa dei Frati Umiliati intitolata a S. Marta. La nuova costruzione, dedicata a S. Francesco, con la denominazione di" San Francesco del Guastato” venne iniziata in forme tardo-gotiche, stile ormai anacronistico per quei tempi, e sommariamente completata pochi anni dopo, pur priva di facciata. Nel 1537 ai Minori Conventuali subentrarono i Francescani Minori, costretti a lasciare il convento della Santissima Annunziata di Portoria, parzialmente demolito per lampliamento delle mura. I Francescani Minori vollero intitolare anche la loro nuova chiesa alla" Santissima Annunziata”.

Con le nuove disposizioni volute dal Concilio di Trento nel 1582 si resero necessarie gravose modifiche alla struttura delledificio, finanziate dalla famiglia Lomellini, che ottenne luso della chiesa come cappella gentilizia. Con il loro patrocinio fu realizzata la maggiore impresa architettonica ed artistica del Seicento genovese.

Dopo i primi adeguamenti architettonici di Taddeo Carlone, dal 1615 furono Domenico" Scorticone” e Giacomo Porta a dirigere il cantiere e curare lampliamento della chiesa nelle attuali forme barocche e la ricca decorazione interna, mentre Giovanni Battista e Giovanni Carlone realizzarono gli affreschi delle navate e del transetto.

La facciata neoclassica, con il pronao con sei colonne in stile ionico, fu realizzata solo nel 1867 sulla base dei progetti redatti da Carlo Barabino nel 1834 e rielaborati da Giovanni Battista Resasco nel 1841.

Nel 1898 la chiesa fu eretta in parrocchia dallarcivescovo Tommaso Reggio, che laffidò nuovamente ai frati Minori che avevano dovuto lasciarla nel 1861 per le leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate dal governo sabaudo. La chiesa subì gravi danni per i bombardamenti della seconda guerra mondiale, in particolare quello del 29 ottobre 1943, a cui seguirono i restauri nel dopoguerra.

                                     

4.22. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa dei santi Vittore e Carlo

La chiesa dei Santi Vittore e Carlo, sita in via Balbi, di fronte al Palazzo Reale, fu costruita tra il 1629 e il 1635 su disegno di Bartolomeo Bianco per i Carmelitani scalzi, che la officiarono fino al 1974. La facciata a loggiato fu ricostruita nel 1743 a spese di Eugenio Durazzo e decorata con marmi e stucchi.

Il convento fu chiuso nel 1798 per decreto della Repubblica Ligure e abbandonato dai Carmelitani; la chiesa, passata al clero secolare, lanno seguente divenne sede parrocchiale in sostituzione di quella di San Vittore, sconsacrata e chiusa al culto, il cui titolo fu aggiunto a quello di San Carlo. Nel 1847 larcivescovo Placido Maria Tadini richiamò ad officiarla i Carmelitani. Nel gennaio 1974, il cardinale Siri ne affidò la cura alla Pia Unione "Fraternità della Santissima Vergine Maria".

La chiesa, a cui si accede tramite una scala a due rampe, ha pianta a croce latina, con una sola navata e sei cappelle laterali e una grande cupola allincrocio tra la navata e il transetto. Limponente altare maggiore, collocato nel 1867, proviene dalla demolita chiesa di San Domenico; le decorazioni interne sono quasi tutte di fine Ottocento, e furono eseguite sotto la direzione di Maurizio Dufour. Numerose le opere darte, quasi tutte di artisti genovesi del Seicento e del Settecento.

Sopra laltare campeggia una statua lignea raffigurante la Madonna col Bambino, conosciuta popolarmente come Madonna della Fortuna, proveniente dalla scomparsa chiesa di San Vittore. Secondo la tradizione, questa statua, a cui è legata una leggenda popolare, era la polena di una nave naufragata nel porto di Genova nel 1636. Ribattezzata con il titolo di N.S. della Fortuna, fu collocata nella chiesa di San Vittore, da cui fu trasferita in San Carlo nel 1799.

                                     

4.23. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa di Nostra Signora del Carmine e SantAgnese

La chiesa di Nostra Signora del Carmine e SantAgnese, che dà il nome al borgo del Carmine, si affaccia su via Brignole De Ferrari, la strada che conduce allAlbergo dei Poveri. Fu fondata nel 1262 dai frati Carmelitani sul sito di una precedente cappella intitolata allAnnunziata ed ampliata nei secoli successivi. Nel 1797 i Carmelitani vennero allontanati per le leggi di soppressione degli ordini religiosi emanate dalla Repubblica Ligure. Chiuso il convento, la chiesa passò al clero secolare e fu riaperta nel 1799, divenendo parrocchiale in luogo della chiesa di SantAgnese, chiusa al culto, il cui titolo fu aggiunto a quello di N.S. del Carmine.

Nel 1870 per lapertura di via Brignole De Ferrari furono demoliti il convento e il chiostro. Nel 1892 fu rifatta la facciata. Vari interventi di restauro furono condotti a più riprese nel corso del Novecento ed ancora nel 2006. Nel 1893 nella chiesa fu battezzato Palmiro Togliatti; lo storico leader del Partito Comunista Italiano era nato infatti nel rione del Carmine il 26 marzo 1893 da una famiglia piemontese, a Genova per motivi di lavoro del padre. Il futuro leader comunista visse però a Genova solo i primissimi anni dellinfanzia.

Il 25 maggio 2013 nella chiesa si sono svolti i funerali di don Andrea Gallo, il popolare sacerdote fondatore della Comunità di San Benedetto al Porto, celebrati dal cardinale Angelo Bagnasco e da don Luigi Ciotti. Proprio dalla chiesa del Carmine nel 1970 don Gallo, allora giovane assistente del parroco, era stato allontanato per le sue idee ritenute ideologicamente troppo a sinistra dalla curia genovese dellepoca.

Linterno della chiesa conserva pressoché intatto loriginario impianto gotico, con labside a pianta rettangolare, unica rimasta a Genova, tipica degli ordini mendicanti del XIII secolo. Numerose le opere darte conservate nella chiesa, in maggioranza dipinti ed affreschi dei più notevoli artisti attivi a Genova tra il XVI e il XVIII secolo

                                     

4.24. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa di San Sisto papa e Natività di Maria SS.

La chiesa di San Sisto II P.M. e Natività di Maria SS., nota semplicemente come chiesa di S. Sisto, si trova sul lato a mare di via Prè. Una prima chiesa fu eretta in stile romanico verso la fine dellXI secolo per commemorare la vittoria contro i saraceni delle navi di Genova e Pisa, avvenuta il 6 agosto 1087 a Mahdia; la chiesa fu intitolata a San Sisto essendo quel giorno la sua ricorrenza. Inizialmente fu affidata ai Benedettini che vi rimasero, salvo una breve interruzione, fino al 1479, poi passò al clero secolare.

Più volte ristrutturata, fu completamente ricostruita verso la fine del XVI secolo. Demolita nel 1825 per lapertura della carrettiera Carlo Alberto, fu ricostruita poco distante tra il 1825 e il 1828. Il nuovo edificio, progettato da Giovanni Battista Resasco e Pietro Pellegrini, in stile neoclassico, ha forma circolare con pianta a croce greca, è sormontato da una grande cupola ed ornato da pilastri scanalati in stile corinzio. La cupola fu affrescata da Michel Cesare Danielli; sullaltare maggiore si trova una statua di San Sisto, opera di Giovanni Battista Cevasco 1856. La nuova chiesa, realizzata con finanziamenti pubblici e privati, fu aperta al culto nel 1828. Nei primi anni duemila è stata sottoposta a restauri che hanno riguardato la facciata e gli interni.

                                     

4.25. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa e oratorio di San Filippo Neri

La chiesa di san Filippo Neri, la più importante testimonianza di architettura tardo-barocca a Genova, si trova in via Lomellini, al limite orientale del quartiere, ed è officiata fin dalla sua fondazione dai Padri Filippini.

La costruzione della chiesa e dellannesso convento, realizzata grazie ad un lascito del nobile genovese Camillo Pallavicini, padre filippino, deceduto a Palermo nel 1644, ebbe inizio nel 1674, ma fu definitivamente completata solo intorno alla metà del XVIII secolo, quando fu edificato anche ladiacente oratorio. Grazie a contributi pubblici e privati, la chiesa, consacrata nel 1721, si arricchì di preziose opere darte. Linterno è formato da unaula unica con unalta volta a botte e quattro cappelle laterali.

Loratorio di San Filippo, che sorge accanto alla chiesa fu costruito nel 1749. Allinterno, a pianta ellittica, con decori ed arredi in stile rococò, si trova una statua dell Immacolata realizzata da Pierre Puget; per la sua ottima acustica, è stato utilizzato fin dal XVIII secolo per concerti di musica sacra e da camera, attività che prosegue ancora ai nostri giorni.

                                     

4.26. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa di San Marcellino

La chiesa di San Marcellino si trova in piazza San Marcellino, nei vicoli tra via del Campo e via Gramsci. Parrocchiale fino al 1936, è oggi officiata dai padri gesuiti legati allAssociazione San Marcellino.

Secondo la tradizione una prima chiesa con questo titolo sarebbe stata costruita o ricostruita su una più antica già nel VI secolo dal clero milanese rifugiato a Genova, ma è citata per la prima volta in un documento del 1023. Restaurata nel 1472 con il contributo del cardinale Giovanni Battista Cybo, il futuro papa Innocenzo VIII, che in questa chiesa era stato battezzato nel 1432, fu ricostruita nel XVII secolo; architettonicamente molto semplice, conserva allinterno modesti arredi ed opere darte ottocentesche.

Nel 1936 il suo titolo parrocchiale fu trasferito ad una nuova chiesa nel quartiere di San Teodoro. Nel 1945 il gesuita Paolo Lampedosa aprì nella chiesa lassociazione di assistenza" La Messa del Povero”, che nel 1988 prese il nome di" Associazione San Marcellino”.

                                     

4.27. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa di San Nicolosio

Salendo da largo della Zecca lungo salita San Nicolosio, una mattonata che risale le pendici occidentali del colle di Castelletto, si giunge in breve allantica chiesa intitolata a San Nicola di Bari, conosciuta come San Nicolosio. La chiesa, che faceva parte dellantico complesso monastico di San Nicolò di Vallechiara, è oggi inglobata in un moderno condominio: solo una grande croce e una serie di finestre semicircolari sul prospetto laterale lunico visibile dallesterno lasciano intendere che si tratta di un luogo di culto.

Il convento, costruito nel 1305 per le monache agostiniane, nel 1514 passò alle clarisse, che vi rimasero fino al forzato abbandono in seguito alle leggi del 1798. Il convento fu trasformato in abitazioni popolari, mentre la chiesa divenne, comè ancora oggi, sede del Terz’ordine Secolare Francescano di San Nicolosio.

Nella chiesa, di ambientazione barocca, aperta solo per le funzioni religiose festive, erano notevoli affreschi di Giovanni Carlone ma, come ricorda lAlizeri furono malamente restaurati nellOttocento, mentre sono scomparse la maggior parte delle opere darte citate dal Ratti nel 1780, prima dellallontanamento delle monache. Sullaltare maggiore, una tela, attribuita sempre dallAlizeri a Giovanni Andrea De Ferrari, raffigurante Francesco, Chiara e Ludovico di Francia in adorazione della Trinità vi fu collocata nellOttocento dai terziari francescani.

Nella chiesa è conservato anche un curioso cimelio storico: un calice dargento dono della madre di Giuseppe Mazzini, Maria Drago, che negli ultimi anni della sua vita divenne terziaria francescana e morendo lasciò una cospicua somma in eredità alla chiesa di San Nicolosio.

Alla destra della porta della chiesa unaltra porta conduce in quello che era il chiostro del convento, oggi cortile di un grande condominio, su cui si affaccia lantico ingresso principale della chiesa, murato ma ancora ben riconoscibile.

                                     

4.28. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa e convento della Visitazione

Soprastante piazza Acquaverde e la stazione Principe sorge il convento di S. Maria della Visitazione, lunico fra i tanti che sorgevano nella zona ad essere ancora oggi sede di istituzioni della chiesa cattolica.

Il convento di Monte Calvario, questa era stata la sua prima intitolazione, fu fondato nel 1588 da un gruppo di conventuali riformati, che dal nome della località, allora detta "Bregara", erano chiamati Bregarini. Pochi decenni più tardi, nel 1626, il papa Urbano VIII soppresse questordine e il complesso fu acquistato dai duchi di Tursi, Carlo Doria e Placidia Doria Spinola, che nel 1631 lo concessero in uso a Virginia Centurione Bracelli per accogliere ragazze provenienti dagli ambienti cittadini più poveri e malfamati. Virginia avrebbe desiderato acquistare ledificio, ma nonostante avesse avviato una raccolta di fondi, non riuscì nel suo intento; nel 1660 il complesso fu invece acquistato dagli Agostiniani Scalzi. Le suore "Brignoline", come in seguito sarebbero state chiamate, vi rimasero ancora fino al 1664, poi si trasferirono in una nuova sede, nel quartiere di Carignano, che divenne la casa madre dellordine.

Entrati in possesso del complesso, gli Agostiniani fecero restaurare il convento e ricostruire la chiesa, che venne consacrata il 22 aprile 1715 da Giovanni Domenico Cavagnaro, vescovo di Sagona, in Corsica; in questa occasione la chiesa fu dedicata alla Madonna della Visitazione e ai Dolori della Beata Vergine. La chiesa fu anche arricchita con dipinti di Bartolomeo Guidobono, Giovanni Battista Carlone, Lorenzo e Giovanni Andrea De Ferrari, mentre sullaltare maggiore venne collocata la statua della Madonna del Parto, attribuita a Tommaso Orsolino, oggi nella chiesa di San Nicola da Tolentino.

Il convento della Visitazione, come i numerosi monasteri femminili della zona, fu anchesso soppresso nel 1798 e trasformato in un tempio massonico. I massoni, tuttavia, vi rimasero solo pochi mesi: infatti un decreto del 22 luglio 1799 autorizzava lapertura nei locali dellex convento di una "fabbrica di birra, rosolio ed acquavite". In seguito il convento ed anche la chiesa furono trasformati in abitazioni, finché nel 1875 il complesso fu acquistato dai frati minori francescani, che ne fecero la sede del Commissariato di Terra Santa e riaprirono la chiesa al culto.

Verso la fine del XX secolo i francescani, diminuiti di numero, si ritirarono dal convento e lo misero in vendita. Il complesso fu acquistato dalle suore dellordine delle "Figlie di Nostra Signora al Monte Calvario", il ramo "romano" dellistituzione fondata da Virginia Centurione, che vollero così realizzare, dopo quasi quattro secoli, il desiderio della fondatrice. Le "Figlie di N.S. al Monte Calvario" vi fecero ingresso ufficialmente nel 2001 ed oggi gestiscono nei locali del convento una casa di accoglienza per stranieri e un pensionato per studentesse universitarie.

                                     

4.29. Monumenti e luoghi dinteresse Ex chiesa di Santa Fede

Lex chiesa di Santa Fede è situata in via delle Fontane, di fronte alla Porta dei Vacca. È attualmente sede di uffici del Municipio I Centro Est.

Una prima chiesa, in stile romanico, era stata costruita probabilmente nellXI secolo, ed è citata per la prima volta in un documento del 1142. La chiesa, che diede il nome alla porta cittadina oggi conosciuta come Porta dei Vacca, secondo varie fonti sarebbe appartenuta ai Cavalieri templari ma nel 1312, in concomitanza con la tragica soppressione di quellordine, passò ai Cavalieri gerosolimitani della vicina Commenda, che nel 1614 la cedettero ai Chierici regolari minori.

Nel 1673 fu completamente ricostruita in forme barocche su progetto di Giovan Battista Grigo e consacrata nel 1716. Chiuso il convento nel 1797 per i decreti di soppressione della Repubblica Ligure, passò al clero diocesano. Nel 1845 con il finanziamento di un benefattore fu costruito il campanile.

La chiesa fu chiusa al culto e sconsacrata nel 1926 ed il suo titolo parrocchiale trasferito alla nuova chiesa di Santa Fede in corso Sardegna, nel quartiere di San Fruttuoso, alla quale vennero trasferiti anche gli arredi le opere darte.

Ledificio sconsacrato fu utilizzato per anni come deposito di vini, poi dal 1993 iniziarono i lavori di riqualificazione, durante i quali furono riportate alla luce le strutture della chiesa seicentesca e ritrovate alcune parti di quella medioevale, rese visibili attraverso una superficie vetrata. A conclusione dei restauri, alla fine del 2005, nella ex chiesa si sono insediati gli uffici del Municipio I Centro Est.

                                     

4.30. Monumenti e luoghi dinteresse Ex chiesa di Santa Sabina

A pochi metri dalla chiesa di Santa Fede, dalla parte opposta di via delle Fontane, su una piccola piazza si affaccia unaltra chiesa sconsacrata, di antichissime origini, la chiesa di Santa Sabina, che oggi, profondamente rimaneggiata, ospita la filiale di una banca. Un primo edificio sacro, in origine dedicato ai Santi Vittore e Sabina il titolo di S. Vittore fu abolito nel 1212, fu costruito intorno alla fine del VI secolo, ai margini del "burgus", sulla riva del rio Carbonara, nel luogo in cui sorgeva una necropoli paleocristiana ritrovata durante scavi effettuati negli anni cinquanta.

Questa prima chiesa fu quasi completamente distrutta dai saraceni nel 936 e come nota lAlizeri, si trovava ancora in rovina nellanno 1008, quando ciò che ne restava fu affidato dal vescovo Giovanni II ai Benedettini della vicina abbazia di San Siro, che ricostruirono la chiesa in forme romaniche edificandovi accanto anche un convento. I lavori furono completati nel 1036. Nel 1155 le mura del Barbarossa racchiusero al loro interno anche la chiesa. Nel XIII secolo nel convento subentrarono le monache benedettine, che vi rimasero per circa due secoli, poi chiesa e monastero furono dati in commenda

Lavori di restauro eseguiti nella prima metà del XVI secolo modificarono completamente la struttura della chiesa, trasformandola secondo uno schema basilicale a tre navate, collegate da tre ampie arcate, con un profondo presbiterio. Dal 1839 fino alla morte 1868 fu priore e parroco della chiesa di Santa Sabina Giuseppe Frassinetti, fondatore dei Figli di Santa Maria Immacolata.

Con un decreto dellarcivescovo Minoretti del 30 dicembre 1931 la parrocchia fu soppressa e la chiesa sconsacrata. Il titolo parrocchiale fu trasferito alla nuova chiesa di S. Sabina in via Donghi, nel quartiere di San Fruttuoso, alla quale vennero trasferiti anche gli arredi interni compresi altari, marmi ed opere darte.

Soppressa la parrocchia, nelledificio fu sistemata una sala cinematografica, con pesanti modifiche alla struttura per renderlo idoneo a questa nuova funzione. Nel dopoguerra limmobile fu acquistato dalla Banca Carige che vi aprì una delle sue filiali. Nei locali ristrutturati è stata messa in evidenza lunica parte antica ancora ben conservata, la zona absidale in conci in pietra, al centro della quale è stata collocata una pala daltare di Bernardo Strozzi raffigurante la Santissima Incarnazione, che non apparteneva però allantica chiesa, ma proviene dal Conservatorio Interiano che lha concessa in comodato alla Banca Carige, ed era stata dipinta intorno al 1630 per la cappella dellistituto. Il muro esterno dellabside è visibile da vico Croce Bianca, nellarea interna del Ghetto, mentre la facciata non è più visibile dalla piazza, perché ricoperta da una moderna struttura in vetro e cemento di forma parallelepipeda.

                                     

4.31. Monumenti e luoghi dinteresse Oratorio della Morte ed Orazione

Accanto alla chiesa di S. Sabina nel 1646 fu costruito loratorio della confraternita della Morte ed Orazione, che assolveva al compito di dare sepoltura ai poveri e assistere i condannati a morte prima dellesecuzione. A ricordare lingrato compito dei confratelli restano i "decori" della facciata, raffiguranti teschi e tibie incrociate.

Durante la seconda guerra mondiale loratorio fu quasi completamente distrutto dai bombardamenti e ricostruito da Mario Labò, mantenendolo il più fedele possibile alloriginale. Oggi è sede del Priorato delle Confraternite. Al suo interno sono conservate notevoli dipinti, tra i quali Immacolata Concezione e Santa Lucia di Anton Maria Piola e il Giudizio universale di Giovanni Carlone

                                     

4.32. Monumenti e luoghi dinteresse Chiesa di San Bartolomeo dellOlivella

Nella parte più in alto del rione del Carmine, affacciata su una piazzetta tra salita S. Bartolomeo del Carmine e salita Carbonara, si trova la chiesetta medievale di San Bartolomeo dellOlivella, costruita nel 1305 assieme allannesso convento.

Lantico monastero era stato fondato per le monache cistercensi grazie ad un finanziamento del banchiere genovese Bonagiunta Valente. Il complesso dipendeva dallabate di Tiglieto, casa madre dei Cistercensi in Liguria. Nel 1514 le monache abbracciarono la regola di santAgostino, e nel 1520, restando sempre nellambito dellordine agostiniano, divennero canonichesse lateranensi.

Nel XVII secolo la chiesa era in precarie condizioni e fu restaurata intorno al 1640, trasformando loriginaria costruzione gotica in stile barocco. Sempre nel 1640 la chiesa fu consacrata dal vescovo di Savona Francesco Maria Spinola.

Nel convento visse suor Angela Veronica Ayroli circa 1600-1670, discepola del Fiasella, una delle poche esponenti della pittura al femminile in quellepoca.

Nel 1798 per le leggi di soppressione le monache abbandonarono il complesso: il convento fu venduto e trasformato in abitazioni popolari mentre la chiesa passò dapprima alla confraternita della Madonna del Carmine, alla quale subentrò più tardi la confraternita dei SS. Giacomo e Leonardo, costretta ad abbandonare il proprio oratorio per la costruzione della "carrettiera Carlo Alberto".

Nel 1920 la chiesa fu sconsacrata e negli anni cinquanta trasformata in un piccolo teatro. Per adattare lambiente a questa nuova funzione furono rimossi gli altari e il coro, realizzando un soppalco in cemento, ancora oggi esistente allinterno della chiesa, peraltro attualmente chiusa al pubblico. Il convento, a cui si accede da un piccolo portone accanto alla chiesa e comprendente anche un antico chiostro è ancora oggi utilizzato come abitazioni private e pertanto anchesso non è visitabile.

La chiesa conserva tracce delloriginaria struttura gotica nella facciata e nel portale di accesso da salita S. Bartolomeo del Carmine, mentre quello verso salita Carbonara è di forme barocche. Linterno, a navata unica, era riccamente affrescato da Giovanni Battista Carlone e dal figlio Giovanni Andrea. Al primo si deve la Gloria di San Bartolomeo nella volta del presbiterio, al secondo una serie di affreschi, tra cui la Gloria di SantAgostino con i quattro Evangelisti nella volta centrale e la Discesa dello Spirito Santo nella volta del coro, andato distrutto quando il locale fu trasformato in teatro.

Ai tre altari si trovavano un tempo altrettanti dipinti di Luca Cambiaso: il "Martirio di San Bartolomeo", che si trovava sullaltare maggiore, e quelle dei due altari laterali, raffiguranti l Assunzione della Vergine, e SantAgostino e altri Santi.

                                     

4.33. Monumenti e luoghi dinteresse Abbazia di San Bernardo dellOlivella

Dalla piazza del Carmine la breve salita San Bernardino conduce al monastero di San Bernardo dellOlivella detto anche S. Bernardino che ospitava anticamente monache clarisse. Queste lo abbandonarono nel 1581, trasferendosi nel monastero di S. Leonardo oggi adibito a caserma, nel quartiere di Carignano. Il complesso fu acquistato per settemila lire da Bartolomeo Lomellini, che nel 1584 ottenne dal papa Gregorio XIII, per sé stesso e i suoi discendenti, il giuspatronato della chiesa, che divenuta così abbazia della famiglia Lomellini fu abbellita ed arricchita di opere darte di celebri artisti dellepoca, tra i quali Luca Cambiaso e Bernardo Strozzi. Numerose altre opere sono citate dal Ratti nella sua "Instruzione di quanto può vedersi di più bello in Genova", ma già nellOttocento non erano più conservate nella chiesa.

Nel 1878 il complesso fu acquistato dal" Pio Istituto Negrone Durazzo”, fondato da Maria Brignole Sale De Ferrari, duchessa di Galliera, attuando quanto disposto nel suo testamento dalla zia materna, la marchesa Luisa Negrone Durazzo, che aveva messo a disposizione una cospicua somma destinata allistituzione di una scuola primaria per i figli dei nobili ridotti in povertà. Qualche anno più tardi la scuola, affidata ai Fratelli delle scuole cristiane, fu aperta a tutti i ceti sociali. La chiesa divenne la cappella interna dellistituto.

Il complesso subì gravi danni dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma mentre la scuola fu ricostruita nellimmediato dopoguerra, la chiesa, priva del tetto, rimase per decenni abbandonata, con le strutture interne esposte alle intemperie, fino al recupero dei primi anni duemila.

La scuola, rimasta aperta fino al 1993, ebbe tra i suoi allievi il regista Pietro Germi, il comandante partigiano "Pedro" Ferreira, medaglia d’oro della resistenza e il Patriarca di Venezia Francesco Moraglia. Alcuni insegnanti ed ex allievi costituirono allora nei locali della scuola una cooperativa sociale, per gestire servizi sociali ed educativi rivolti a minori in difficoltà. Nel 1998 ledificio fu gravemente danneggiato da una frana, ma lattività continuò in locali adiacenti.

Il recupero della chiesa fu completato nel 2006, trasformandola in una sala attrezzata, capace di accogliere circa 100 persone, messa a disposizione del quartiere per iniziative sociali e culturali, ma conserva assai poco delle antiche decorazioni.

                                     

4.34. Monumenti e luoghi dinteresse Ex chiesa dei Santi Gerolamo e Francesco Saverio

Come accenato, la ex chiesa dei Santi Gerolamo e Francesco Saverio, già chiesa del Collegio dei Gesuiti, ospita oggi una sezione della biblioteca universitaria.

Edificata tra il 1650 e il 1658 su disegno di Pietro Antonio Corradi, ha ununica navata e quattro cappelle laterali.

Dopo lallontanamento dei Gesuiti nel 1775, divenne dapprima la cappella delluniversità e poi sede della biblioteca. Lunica zona accessibile al pubblico è quella del coro, affrescata da Domenico Piola e dal quadraturista bolognese Paolo Brozzi, mentre chi può accedere al salone di lettura ha la possibilità di osservare da vicino lintero ciclo degli affreschi, celebrativi della Compagnia di Gesù e della famiglia Balbi, che fece realizzare lintero complesso.

                                     

4.35. Monumenti e luoghi dinteresse Edicole votive e immagini sacre

Nei vicoli del centro storico sono numerose le edicole votive, in cui erano collocate statue della Madonna o di santi, segno di unantica devozione, spesso abbinate ad una cassetta per le elemosine destinate a scopi caritatevoli, di cui talvolta restano i vani vuoti nelle facciate delle case. Oggi molte delle originali statuette sono state trasferite nel Museo di SantAgostino e sostituite da copie.

                                     

4.36. Monumenti e luoghi dinteresse Luoghi di culto islamici

In attesa della costruzione di una vera e propria moschea a Genova, argomento dibattuto da anni e che tra prese di posizione favorevoli e contrarie non ha portato sino ad ora ad una decisione definitiva, i musulmani presenti in città dispongono di diversi piccoli luoghi di culto soprattutto nei vicoli del centro storico, ospitati in locali che erano un tempo negozi o magazzini. Tre di questi si trovano nella zona di Prè, uno in piazza Durazzo, nei pressi di via Balbi, uno in via Prè ed un altro in vico dei Fregoso, nellarea del Ghetto.

                                     

4.37. Monumenti e luoghi dinteresse Mura

Il quartiere, esterno alle mura cittadine più antiche, fu parzialmente incluso entro le mura dette del Barbarossa XII secolo, e poi inglobato completamente con la costruzione della cinta muraria trecentesca. Poco rimane oggi delle due cinte. Lunico elemento ancora ben conservato è la porta dei Vacca, nel cuore della zona più antica del quartiere.

                                     

4.38. Monumenti e luoghi dinteresse Mura del Barbarossa XII secolo

Le mura del Barbarossa, costruite tra il 1155 e il 1160, nel tratto che interessava il quartiere di Prè, scendevano dal colle di Castelletto, seguendo poi il tracciato degli attuali largo Zecca, via Bensa, piazza della Nunziata, via delle Fontane. Due erano le porte di accesso alla città in questo tratto, quella di SantAgnese, allincrocio tra via Lomellini e via Bensa, e quella di Santa Fede, più conosciuta come Porta dei Vacca, dal nome della famiglia Vacca o Vacchero, che aveva delle proprietà nei pressi. La prima collegava il centro cittadino con le mulattiere dirette al Righi e quindi con la via per lentroterra, lOltregiogo e la pianura padana; la seconda, monumentale accesso a via del Campo, si collocava sulla direttrice principale che attraversava la città da ponente a levante. Allangolo tra piazza della Nunziata e via della Fontane, dovè oggi il palazzo Belimbau, sorgeva la torre di S. Sabina.

La costruzione di nuovi edifici e strade nei secoli successivi alla dismissione di queste mura ha portato alla loro completa scomparsa, ad eccezione della Porta dei Vacca.

                                     

4.39. Monumenti e luoghi dinteresse Porta dei Vacca

In origine chiamata Porta di San Fede, dal nome della vicina chiesa, fu a lungo utilizzata come prigione, tribunale ed anche sede di esecuzioni capitali. La porta, accesso da ponente a via del Campo, è sopravvissuta allo sviluppo urbanistico perché nel Seicento fu inglobata in due palazzi dei Rolli: la torre a monte al palazzo MarcAurelio Rebuffo e quella a mare al palazzo Lomellini-Serra. Nel 1782 le torri furono rivestite con lastre di pietra e vennero aperte anche delle finestre.

Dal punto di vista architettonico, come la più conosciuta Porta Soprana, è formata da due torri semicircolari, coronate da una merlatura ghibellina, che fiancheggiano verso lesterno un arco a sesto acuto, mentre il lato interno presenta un protiro sostenuto da due ordini di colonne con capitelli a motivi zoomorfi e fitomorfi. Il cammino di ronda, come la sommità delle torri, è protetto da una merlatura ghibellina. Un lavoro di restauro e recupero effettuato negli anni sessanta ha liberato dalle sovrastrutture settecentesche la torre a mare e riportato alla luce loriginaria struttura a architettonica, evidenziando i conci di pietre squadrate e gli archetti pensili al di sotto della merlatura.

                                     

4.40. Monumenti e luoghi dinteresse Mura tre-cinquecentesche

Questa cinta muraria fu costruita tra il 1320 e il 1327 e rinnovata nel XVI secolo per adeguarla alle nuove tecniche di difesa, con il contributo di celebri architetti militari dellepoca, quali Giovanni Maria Olgiati e Antonio da Sangallo. Distaccandosi dal bastione di Castelletto più a monte della precedente cerchia muraria, comprendeva una serie di bastioni a mezza costa, quelli di Montalto, Carbonara, Pietraminuta, Montegalletto, S. Giorgio e S. Michele. Tra i bastioni di Montalto e Carbonara si apriva la porta di Carbonara. Questultima, inizialmente in cima allomonima salita, fu chiusa intorno al 1660, nonostante le proteste degli abitanti di salita Carbonara e di salita S. Bartolomeo del Carmine, in occasione della costruzione dellAlbergo dei Poveri, aprendone una nuova, anchessa denominata "di Carbonara" o anche "dellAlbergo", nei pressi della chiesa del Carmine, per consentire un accesso più diretto al costruendo istituto. Questa nuova porta scomparve nellOttocento per lapertura di via Brignole De Ferrari; alcuni locali che ne facevano parte esistono ancora al di sotto del piano stradale di questa via.

Sullarea del bastione di Pietraminuta fu realizzato il giardino del collegio dei Gesuiti, oggi Orto botanico dell’Università, sul successivo di Montegalletto allinizio del Novecento è stato edificato il Castello dAlbertis; sul bastione di S. Giorgio, oggi compreso nel quartiere di Oregina, sorge lomonimo forte ottocentesco, sede dellIstituto Idrografico della Marina, mentre quello di S. Michele fu demolito per la costruzione della stazione Principe. Le mura terminavano con la porta di S. Tommaso, la più occidentale della città, anchessa demolita nellOttocento per lapertura della nuova viabilità.

Delle mura tre-cinquecentesche resta qualche breve tratto in piazza Ferreira, nei pressi del convento della Visitazione; pochi resti della struttura muraria sono visibili nei pressi dellaccesso alla stazione della metropolitana di "Principe", nei pressi del luogo dove sorgeva la porta di S. Tommaso.

                                     

5. Istruzione

Il quartiere ospita la storica sede dellUniversità e due antichi istituti di istruzione secondaria superiore, il liceo classico Colombo e lI.T.C. Vittorio Emanuele II-Ruffini.

  • Università degli studi di Genova. Luniversità di Genova, che ha sede nello storico collegio dei Gesuiti di via Balbi, trae origine da varie istituzioni sorte a Genova fin dal XIV secolo, che nel 1569 vennero accorpate nelle scuole dei Gesuiti, trovando una prima sede presso la chiesa di San Girolamo Del Roso, nel luogo dove nel XVII secolo sarebbe stato edificato lattuale palazzo del Rettorato. Nel 1773 luniversità passò sotto il controllo del Senato della Repubblica di Genova. Nel 1777 fu costituito lorto botanico sulla collina alle spalle del palazzo universitario. Durante i moti risorgimentali luniversità visse un periodo di grande fervore politico e intellettuale e venne anche chiusa in alcuni periodi per motivi di ordine pubblico.
  • Istituto tecnico commerciale Vittorio Emanuele II-Ruffini. Fondato nel 1846, fu uno dei primi istituti politecnici del Regno di Sardegna. Nel 1865 è stato trasferito dalloriginaria sede di salita San Matteo nel palazzo Rostan di largo Zecca. Nel tempo le varie sezioni hanno dato origine a distinti istituti, sparsi in varie zone della città; listituto ha invece mantenuto la sezione tecnico commerciale ed in epoca recente, dopo aver incorporato lI.T.C. "M. Tortelli" nel 1995, a seguito dellunione con listituto professionale "J. Ruffini" dal 2001 ha assunto la denominazione "Vittorio Emanuele II - Ruffini".
  • Liceo classico Cristoforo Colombo. Fondato nel 1808 come Liceo Imperiale napoleonico e divenuto poi Collegio Reale sabaudo, nel 1892 fu intitolato al celebre navigatore. Si trova in via Dino Bellucci, nei pressi della chiesa della Nunziata. Ebbe allievi illustri, tra i quali Giuseppe Mazzini, il premio Nobel per la chimica Giulio Natta ed in epoca più recente il cantautore Fabrizio De André.
                                     

6.1. Infrastrutture e trasporti Viabilità antica

Il quartiere si è sviluppato lungo lasse costituito da via del Campo e via Prè, parallelo alla ripa, con andamento da levante a ponente. Da questo asse viario avevano inizio le principali vie di internamento, dirette verso lentroterra e il ponente. La prima di queste aveva inizio alla porta di S. Tommaso e raggiungeva Granarolo, passando quindi in val Polcevera, da dove risaliva al passo della Bocchetta. Unaltra raggiungeva la Crocetta dOrero e la valle Scrivia attraverso il valico di Trensasco; uscita dalla porta di S. Agnese, ed in seguito di Carbonara, questa strada, ufficialmente chiamata Via del Sale, aveva inizio dalla darsena e lungo il percorso vico Croce Bianca, salita Carbonara e salita San Nicolò, raggiungeva la località Chiappe oggi denominata Righi e lungo le pendici del monte Diamante giungeva al valico di Trensasco, snodo viario tra la val Polcevera e la val Bisagno. Questa via, frequentatissima in epoca antica, come altre vie di internamento nellarea ligure, era controllata dalla famiglia Fieschi e per questo era chiamata anche "Via Fliscana dei Feudi Imperiali".

Poco sviluppate, almeno fino allOttocento, erano invece le strade dirette a levante e a ponente: solo con lespansione urbana a levante e lapertura di via Carlo Felice ora via XXV Aprile le "strade nuove" trovarono uno sbocco verso il nuovo centro cittadino e il levante. A ponente nella prima metà dellOttocento fu aperta la carrettiera Carlo Alberto, al servizio della zona portuale, ma solo verso la fine del secolo fu creata, con lapertura di via Adua, via Buozzi e via Milano, un primo collegamento viario per il ponente.

                                     

6.2. Infrastrutture e trasporti Viabilità moderna

Il principale asse di scorrimento della moderna viabilità resta la via Gramsci, che rimane un importante asse viario per il collegamento tra il ponente e il centro della città; la via consente di raggiungere sia la Circonvallazione a mare, e quindi i quartieri di levante, attraverso piazza Caricamento, sia il centro cittadino lungo il percorso via delle Fontane, piazza della Nunziata, largo Zecca e la galleria Giuseppe Garibaldi, aperta negli anni trenta del Novecento.

Le aree collinari di Oregina e Castelletto sono raggiungibili da piazza Acquaverde stazione Principe o da piazza della Nunziata, attraverso via Polleri e via Brignole de Ferrari, che si collegano con la "circonvallazione a monte".

                                     

6.3. Infrastrutture e trasporti Sopraelevata

La strada a scorrimento veloce comunemente chiamata sopraelevata intitolata allo statista Aldo Moro, progettata da Fabrizio de Miranda, fu inaugurata nel 1965; attraversa tutto il quartiere costeggiando la cinta portuale collegando il casello autostradale di Genova Ovest nel quartiere di Sampierdarena con il quartiere della Foce. Pur non essendovi svincoli nellarea di Prè, ha comunque una notevole importanza per il quartiere, in quanto la maggior parte del traffico in transito sulla direttrice ponente-levante non viene a gravare sulla viabilità locale. È spesso oggetto di dibattito limpatto visivo di questa struttura che sovrasta via Gramsci.

                                     

6.4. Infrastrutture e trasporti Autostrade

Il casello autostradale più vicino è quello di Genova-Ovest, nel quale convergono le tre autostrade che fanno capo a Genova: A7 Genova – Milano, A10 Genova – Ventimiglia e A12 Genova – Rosignano; si trova nel quartiere di Sampierdarena, a circa 5 km dal centro di Prè.

                                     

6.5. Infrastrutture e trasporti Ferrovie

La stazione di Genova Principe si trova al margine occidentale del quartiere.

                                     

6.6. Infrastrutture e trasporti Ospedali

  • Ospedale San Martino - 5 km.
  • Ospedale Galliera - 2 km.

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