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ⓘ Modularità della mente




Modularità della mente
                                     

ⓘ Modularità della mente

La modularità della mente è la nozione secondo cui la mente può, almeno in parte, essere composta da strutture o moduli neurali innati che hanno distinte funzioni evolutivamente sviluppate. Definizioni un po diverse di "modulo" sono state proposte da diversi autori.

                                     

1. Prime indagini

Storicamente, le questioni riguardanti larchitettura funzionale della mente sono state divise in due diverse teorie sulla natura delle facoltà mentali. La prima può essere caratterizzata come una visione orizzontale, perché si riferisce ai processi mentali come se fossero interazioni tra facoltà come la memoria, limmaginazione, il giudizio e la percezione, che non sono dominio-specifici. La seconda può essere caratterizzata come una visione verticale, perché afferma che le facoltà mentali sono differenziate sulla base della specificità del dominio, sono geneticamente determinate, sono associate a strutture neurologiche distinte e sono computazionalmente autonome.

La visione verticale risale al movimento del XIX secolo chiamato frenologia e al suo fondatore Franz Joseph Gall, che sosteneva che le singole facoltà mentali potevano essere associate precisamente, in una sorta di corrispondenza uno a uno, con specifiche aree fisiche del cervello. Quindi, il livello di intelligenza di qualcuno, per esempio, potrebbe essere letteralmente "letto" dalle dimensioni di un particolare dosso sul suo lobo parietale posteriore. Questa visione semplicistica della modularità è stata confutata nel corso del XX secolo.

                                     

2. La mente modulare di Jerry Fodor

Negli anni 80, tuttavia, Jerry Fodor rianimò lidea della modularità della mente, sebbene senza la nozione di una precisa localizzazione fisica. Prendendo spunto dallidea di Noam Chomsky del dispositivo di acquisizione del linguaggio e di altri lavori in linguistica, nonché dalla filosofia della mente e dalle implicazioni delle illusioni ottiche, divenne uno dei principali sostenitori dellidea con la pubblicazione de La mente modulare del 1983.

Secondo Fodor, il modulo cade da qualche parte tra le visioni comportamentista e cognitivista dei processi di livello inferiore.

I comportamentisti hanno cercato di rimpiazzare la mente con i riflessi, che Fodor descrive come incapsulati cognitivamente impenetrabili o non influenzati da altri domini cognitivi e non inferenziali percorsi diretti senza aggiunta di informazioni. I processi di livello inferiore sono diversi dai riflessi in quanto sono inferenziali. Ciò può essere dimostrato dallargomentazione della povertà dello stimolo, secondo cui lo stimolo prossimale, quello che è inizialmente ricevuto dal cervello come limmagine 2D ricevuta dalla retina, non può tenere conto delloutput risultante ad esempio, la nostra percezione 3D del mondo, quindi necessitando di qualche forma di calcolo.

Al contrario, i cognitivisti vedono i processi di livello inferiore come continui con i processi di livello superiore, essendo inferenziali e cognitivamente penetrabili influenzati da altri domini cognitivi, come le credenze. Questultimo concetto ha dimostrato di essere falso in alcuni casi, come nel caso di molte illusioni visive ad esempio lillusione di Müller-Lyer, che possono persistere nonostante la consapevolezza della propria esistenza da parte di una persona. Questo esempio è preso per indicare che altri domini, comprese le proprie convinzioni, non possono influenzare tali processi.

Fodor arriva perciò alla conclusione che tali processi sono inferenziali come i processi di ordine superiore, e incapsulati nello stesso senso dei riflessi.

Sebbene Fodor abbia sostenuto la modularità dei processi cognitivi di "livello inferiore", ha anche sostenuto che i processi cognitivi di livello superiore non sono modulari, poiché hanno proprietà dissimili. La mente non funziona in questo modo, una risposta a Come funziona la mente di Steven Pinker, è dedicata a questo argomento

Fodor 1983 afferma che i sistemi modulari devono - almeno in "qualche misura interessante" - adempiere a certe proprietà:

  • Incapsulamento informativo: i moduli non devono necessariamente fare riferimento ad altri sistemi psicologici per poter funzionare
  • Uscite di basso livello: loutput dei moduli è molto semplice
  • Attivazione obbligatoria: i moduli vengono elaborati in modo obbligatorio
  • Alta velocità di elaborazione: probabilmente a causa del fatto che sono incapsulati quindi necessitano solo di consultare un database limitato e obbligatori non è necessario sprecare tempo per determinare se elaborare o meno linput in entrata
  • Accessibilità limitata
  • Architettura neurale fissa.
  • Specificità del dominio: i moduli operano solo su determinati tipi di input, sono specializzati
  • Ontogenesi caratteristica: cè una regolarità di sviluppo

Pylyshyn 1999 ha sostenuto che mentre queste proprietà tendono a verificarsi con i moduli, una di esse, lincapsulamento dellinformazione, si distingue come la vera cifra del modulo: vale a dire lincapsulamento dei processi allinterno del modulo, impenetrabili sia allinfluenza che allaccesso cognitivo. Un esempio è che la consapevolezza dellillusione di Müller-Lyer come unillusione non corregge lelaborazione visiva.

                                     

3. La psicologia evoluzionista e la modularità massiva

Altre prospettive sulla modularità derivano dalla psicologia evoluzionista, in particolare dal lavoro di Leda Cosmides e John Tooby. Questa prospettiva suggerisce che i moduli sono unità di elaborazione mentale che si sono evolute in risposta alle pressioni della selezione naturale. Secondo questa visione, molta della moderna attività psicologica umana è radicata negli adattamenti che si sono verificati prima nellevoluzione umana, quando la selezione naturale stava formando la moderna specie umana.

Gli psicologi evoluzionisti propongono che la mente sia composta da algoritmi mentali e moduli computazionali geneticamente influenzati e dominio-specifici, progettati per risolvere specifici problemi evolutivi del passato. Cosmides e Tooby affermano anche, in una breve anticipazione sul loro sito web, che ". il cervello è un sistema fisico, funziona come un computer", ". la funzione del cervello è elaborare informazioni", "diversi circuiti neurali sono specializzati per risolvere diversi problemi adattivi" e "i nostri crani moderni ospitano una mente delletà della pietra".

La definizione di modulo ha causato confusione e controversie. J. A. Fodor ha inizialmente definito i moduli come "sistemi cognitivi funzionalmente specializzati" che hanno nove caratteristiche ma non necessariamente tutte allo stesso tempo. Nella sua visione è possibile incontrare i moduli nellelaborazione periferica, come lelaborazione visiva di basso livello, ma non nellelaborazione centrale. Successivamente ha ristretto le due caratteristiche essenziali alla specificità del dominio e allincapsulamento delle informazioni. Frankenhuis e Ploeger scrivono che specificità del dominio significa che "un dato meccanismo cognitivo accetta, o è specializzato per operare, solo una specifica classe di informazioni". Lincapsulamento delle informazioni significa che lelaborazione delle informazioni nel modulo non può essere influenzata dalle informazioni nel resto del cervello. Un esempio è che essere consapevoli che una certa illusione ottica, causata da unelaborazione di basso livello, è falsa, non impedisce allillusione di persistere. Gli psicologi evoluzionisti invece di solito definiscono i moduli come sistemi cognitivi funzionalmente specializzati che sono dominio-specifici e possono anche contenere conoscenze innate sulla classe di informazioni elaborate. I moduli possono essere presenti anche nellelaborazione centrale. Questa teoria viene a volte definita come modularità massiva.

Una revisione del 2010 degli psicologi evoluzionisti Confer et al. ha suggerito che le teorie dominio-generali, come quelle che prevedono la modularità di processi come "la razionalità", hanno diversi problemi: 1. Le teorie evolutive che utilizzano lidea di numerosi adattamenti dominio-specifici hanno prodotto previsioni verificabili, che sono state confermate empiricamente; la teoria del pensiero razionale dominio-generale non ha prodotto tali predizioni o conferme. 2. La rapidità delle risposte come la gelosia dovuta allinfedeltà, indica un modulo dedicato specifico per il dominio piuttosto che un calcolo generale, deliberato e razionale delle conseguenze. 3. Le reazioni possono verificarsi istintivamente coerentemente con la conoscenza innata anche se una persona non ha imparato tale conoscenza. Un esempio è che nellambiente ancestrale è improbabile che i maschi durante lo sviluppo apprendano che linfedeltà di solito segreta può causare incertezza paterna osservando i fenotipi dei bambini nati molti mesi più tardi e facendo uninferenza statistica sulla dissimilarità fenotipica con i padri traditi. Rispetto ai risolutori di problemi di carattere generale, Barkow, Cosmides e Tooby 1992 hanno suggerito in The Adapted Mind: Evolutionary Psychology and The Generation of Culture che un meccanismo di risoluzione dei problemi puramente generale è impossibile da costruire, a causa di quello che in intelligenza artificiale è conosciuto come il problema del frame. Clune et al. 2013 hanno sostenuto che le simulazioni al computer dellevoluzione delle reti neurali suggeriscono che la modularità evolve perché, rispetto alle reti non modulari, i costi di connessione sono inferiori.

Diversi gruppi di critici, inclusi alcuni psicologi che lavorano allinterno di quadri evolutivi, sostengono che la teoria della mente modulare massiva fa ben poco per spiegare i tratti psicologici adattativi. I fautori di altri modelli della mente sostengono che la teoria computazionale della mente non è migliore per spiegare il comportamento umano di una teoria in cui la mente sia interamente un prodotto dellambiente. Anche allinterno della psicologia evoluzionista cè discussione sul grado di modularità, con alcuni moduli generalisti o con molti moduli altamente specifici. Altri critici suggeriscono che cè un modesto supporto empirico a favore della teoria dominio-specifica, al di là delle prestazioni nel test di selezione di Wason: un risultato significativo in un solo tipo di compito è troppo limitato per testare tutti gli aspetti rilevanti del ragionamento. Inoltre, i critici sostengono che le conclusioni di Cosmides e Tooby contengono diversi errori inferenziali e che gli autori usano assunzioni evolutive non testate per eliminare teorie di ragionamento rivali.

Wallace 2010 osserva che la definizione di "mente" degli psicologi evolutivi è stata pesantemente influenzata dal cognitivismo e/o dalle definizioni di elaborazione delle informazioni della mente. I critici sottolineano che questi presupposti alla base delle ipotesi degli psicologi evolutivi sono controversi e sono stati contestati da alcuni psicologi, filosofi e neuroscienziati. Ad esempio, Jaak Panksepp, un neuroscienziato affettivo, indica "un notevole grado di plasticità neocorticale allinterno del cervello umano, specialmente durante lo sviluppo" e afferma che "le interazioni evolutive tra antichi circuiti speciali e meccanismi cerebrali più recenti possono generare molte delle abilità umane "modularizzate" considerate dalla psicologia evoluzionista."

Il filosofo David Buller concorda con largomento generale secondo il quale la mente umana si è evoluta nel tempo, ma non è daccordo con le affermazioni specifiche che gli psicologi evolutivi fanno. Ha sostenuto che la tesi secondo cui la mente consiste di migliaia di moduli, tra cui la gelosia sessualmente dimorfica e i moduli di investimento genitoriale, non sono supportati dalle prove empiriche disponibili. Ha suggerito che i "moduli" derivano dalla plasticità dello sviluppo del cervello e che sono risposte adattative alle condizioni locali, non agli ambienti evolutivi passati. Tuttavia, Buller ha anche affermato che anche se la modularità massiva è falsa, questo non ha necessariamente ampie implicazioni per la psicologia evolutiva. Levoluzione può creare motivazioni innate anche senza una conoscenza innata.

In contrasto con la struttura mentale modulare, alcune teorie pongono lelaborazione dominio-generale, in cui lattività mentale è distribuita attraverso il cervello e non può essere scomposta, anche astrattamente, in unità indipendenti. Un fedele difensore di questa visione è William Uttal, che sostiene in The New Phrenology 2003 che ci sono seri problemi filosofici, teorici e metodologici con lintera impresa di cercare di localizzare i processi cognitivi nel cervello. Parte di questo argomento è che una tassonomia di successo dei processi mentali deve ancora essere sviluppata.

Merlin Donald sostiene che, nel corso del tempo evolutivo, la mente ha ottenuto un vantaggio adattativo dallessere un risolutore di problemi generali. La mente, come descritto da Donald, include meccanismi "centrali" simili a moduli, oltre a meccanismi "generali" più recentemente evoluti.