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ⓘ Babila di Antiochia




Babila di Antiochia
                                     

ⓘ Babila di Antiochia

San Babila fu vescovo di Antiochia dal 237 alla morte ed è venerato come santo dalle Chiese di occidente e di oriente.

Assieme a lui sono ricordati i suoi fedeli discepoli Urbano, Prilidano ed Epolono con i quali fu arrestato durante le persecuzioni dellimperatore romano Decio.

                                     

1. Agiografia

Succedette al vescovo Zebino sotto limpero di Gordiano III 238 - 244, divenendo il dodicesimo patriarca di Antiochia il più famoso dopo Ignazio.

Secondo una pia leggenda riportata da Giovanni Crisostomo morto nel 407, avrebbe condannato pubblicamente limperatore Filippo lArabo 244-249 per aver fatto uccidere il suo predecessore Gordiano e, durante le celebrazioni della vigilia della Pasqua, lo invitò a prendere posto in chiesa tra i penitenti, presso le porte si noti tuttavia che nessuna fonte contemporanea a Filippo lArabo afferma che egli sia stato cristiano, e che lepisodio è solo una duplicazione dello scontro effettivamente avvenuto in questi termini fra santAmbrogio da Milano e Teodosio I nel 390.

Secondo la tradizione Babila fu arrestato durante le persecuzioni bandite dallimperatore Decio 249-251 e rinchiuso in carcere insieme ai suoi tre più fedeli discepoli: Urbano, Prilidano ed Epolono. Babila morì in carcere in attesa dellesecuzione della sentenza di morte, mentre i tre scolari vennero decapitati.

Lo storico bizantino Giovanni Malalas racconta come limperatore Numeriano, passando per Antiochia durante la marcia verso la frontiera persiana, volle entrare in una chiesa per assistere ai riti dei cristiani, ma fu fermato sulla porta da Babila, che gli proibì lingresso in quanto ancora sporco del sangue dei sacrifici agli dèi; Numeriano, allora, fece mettere a morte Babila in seguito Malalas afferma che Numeriano sarebbe stato sconfitto e scuoiato vivo dai Persiani.

                                     

2. Culto

In onore di Babila, il caesar Costanzo Gallo fece costruire una basilica nel sobborgo di Dafne, presso Antiochia, dove già si celebravano feste in onore di Apollo. Allo scopo di stroncare il culto del dio pagano, vi fece traslare il corpo del santo per creare un luogo di pellegrinaggio alternativo e concorrente.

Il tentativo ebbe successo, al punto che quando limperatore Giuliano visitò loracolo di Apollo Dafnio, trovò il santuario pagano semideserto e in abbandono; fedele al suo progetto di rivitalizzare i culti pagani diede allora ordine che le reliquie fossero rimosse e riportate ad Antiochia.

Un fantasioso passo degli "Annales cremonenses" di Ludovico Cavitelli 1588 asserisce, in modo del tutto inesatto, che i resti attribuiti a Babila sarebbero stati trafugati da Costantinopoli nel 1108 per ordine di Matilde di Canossa e portati in Occidente, a Cremona, dove è in realtà custodito il corpo di un omonimo prelato locale, giustiziato nel 294 d.C. durante la persecuzione di Diocleziano.