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ⓘ Sardegna e Corsica




Sardegna e Corsica
                                     

ⓘ Sardegna e Corsica

La Sardegna e Corsica fu una provincia romana di età repubblicana e imperiale. La Sardegna entrò nella sfera dinfluenza romana dal 238 a.C. La Corsica due anni più tardi ed entrambe vi rimasero fino allinvasione dei Vandali del 456. Roma occupò la Sardegna nellintervallo fra la prima e la seconda guerra punica. Già nei primi anni del grande conflitto, precisamente nel 259 a.C., il suo esercito aveva tentato la conquista dellisola, giungendovi dalla Corsica, ma il console Lucio Cornelio Scipione, dopo essersi impadronito di Olbia, aveva dovuto ritirarsi.

                                     

1. Statuto

La Sardegna in greco Σαρδώ, Sardò e la Corsica Κύρνος, Kýrnos, furono annesse rispettivamente nel 238 e nel 237, sottraendole alla dominazione punica. I buoni rapporti che intercorrevano tra le popolazioni locali e i Cartaginesi, contrapposti ad un regime di conquista introdotto dai Romani, determinarono una serie di rivolte e unincompleta pacificazione in particolare delle tribù dellinterno, con continue azioni, considerate brigantaggio dai Romani.

Lintera provincia era governata da un pretore attestato a partire dal 227 a.C., con capoluogo inizialmente a Nora e quindi a Carales Cagliari, in Sardegna.

Probabilmente lintero territorio della Sardegna fu considerato ager publicus populi Romani e sottoposto allesazione di una decima, a cui potevano aggiungersi altre requisizioni e si ritiene che ad un regime simile sia stata sottoposta anche la Corsica. Di una certa importanza era la produzione di grano della Sardegna mentre altre esportazioni erano costituite dal sughero e da prodotti della pastorizia e dalle saline. La proprietà terriera mantenne in Sardegna il carattere di latifondo, già impostato sotto la dominazione punica.

La situazione della provincia rimase marginale con una scarsa romanizzazione, soprattutto dovuta alla presenza dei reparti militari, e con una forte permanenza della cultura locale. Una prima consistente immigrazione si ebbe nel I secolo a.C. in seguito alle proscrizioni delle guerre civili. Durante il periodo della guerra civile tra Mario e Silla vi vennero dedotte in Corsica le colonie di Mariana presso Biguglia e di Aleria. Dopo la morte di Silla, vi riparò Marco Emilio Lepido, che in seguito, sconfitto dal governatore Gaio Valerio Triario, si spostò in Spagna con alcuni seguaci. Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo la provincia fu abbandonata dai pompeiani, ma le diverse città accolsero diversamente le truppe cesariane e furono di conseguenza punite o ricompensate. Cesare fondò la colonia di Turris Libisonis Porto Torres, sulla costa settentrionale e attribuì a Carales lo stato di municipio. Parallelamente, in funzione del loro appoggio, a diversi influenti personaggi locali era stata concessa la cittadinanza romana. La romanizzazione non si estese tuttavia mai del tutto nellinterno delle due isole.

Con la riforma augustea nel 27 a.C. la provincia divenne senatoria, ma nel 6 d.C., la necessità di mantenervi un presidio armato contro il persistere del brigantaggio indusse lo stesso Augusto a passarla a provincia imperiale. Fu amministrata da un praefectus Sardiniae a partire da Tiberio, e da un praefectus Sardiniae et procurator Augusti da Claudio. Passò a varie riprese da senatoria, governata da un propretore, a imperiale, retta da un praefectus pro legato o da un procurator Augusti, a seconda delle necessità contingenti. La provincia fu occupata da alcuni latifondi di proprietà imperiale e interessata dallo sfruttamento delle miniere e fu spesso utilizzata come luogo di confino per esempio per Seneca.

                                     

2. Storia delle due isole romane

Sembra che il primo serio interessamento di Roma alla Corsica lo si ricava da un testo di argomento insospettabile: è infatti in Teofrasto, il botanico greco, che si legge di una spedizione romana in Corsica finalizzata alla fondazione di una città. Le 25 navi della spedizione incorsero però in un inatteso inconveniente, rovinandosi le vele con la selvaggia e gigantesca vegetazione, i cui rami crescevano e si sporgevano dai golfi e dalle insenature dellisola sino a lacerarle irrimediabilmente; e, per completare il disastro, la zattera che caricava 50 vele di ricambio affondò con tutto il carico. La spedizione sarebbe avvenuta intorno al IV secolo a.C., a questo periodo infatti diversi studiosi, fra i quali il Pais, riferiscono il brano del botanico.

Fallita la prima spedizione, non era cessata lattenzione dellUrbe per il mare le due isole. Per questo interesse giunse anche, allincirca nel 348 a.C., a stipulare due trattati con Cartagine, entrambi riguardanti Sardegna e Corsica; ma se rispetto alla prima isola i passaggi dei trattati sono ben chiari, i patti sulla seconda sono tuttaltro che nitidi, al punto che Servio osserva che in foederibus cautum est ut Corsica esset medio inter Romanos et Carthaginienses. Anche Polibio, narrando dei trattati, non menziona la Corsica e da questo silenzio, insieme al fatto che lisola non figurava nemmeno nelle descrizioni dei territori a controllo cartaginese, il Pais ed altri dedussero che la facoltà di controllarla che tempo prima Cartagine aveva pattuito con gli Etruschi, si fosse da questi trasmessa a Roma. Tuttavia lo stesso Pais ricorda, per converso, che Cartagine non aveva mai rinunziato a mire sullintero Mediterraneo, e che riponeva nella Corsica un interesse specifico, giacché a partire dal 480 a.C. ne assoldava periodicamente fidati mercenari; questa circostanza, unita ad una facile riflessione sullimportanza strategica di unisola a vista, anzi dirimpettaia delle rive liguri, toscane e laziali, punto quindi di osservazione e di attacco, parrebbe smentire lipotesi di un disinteressamento di Cartagine come causa del silenzio dei trattati.

                                     

2.1. Storia delle due isole romane Loccupazione

I trattati imperituri non durano mai quanto promettono e Roma era infatti impegnata nella prima guerra punica, già dal 264 a.C., quando il console romano Lucio Cornelio Scipione nel 259 sbarcò in Corsica presso lÉtang de Diane, a circa 3 km da Aleria, ed assediò la città; sebbene linvasore contasse sulleffetto sorpresa, Aleria resistette a lungo e dopo la capitolazione Scipione la saccheggiò con accanimento, ciò che secondo Floro avrebbe diffuso lo sgomento nelle popolazioni corse. Prima di potersi dedicare a terminare loccupazione della Corsica, Scipione si allungò in Sardegna dove i locali erano in rivolta contro Roma, secondo lo Zonara poiché sobillati dal generale cartaginese Annone; sulla rivolta non vi sono dubbi, ma sono state espresse perplessità a proposito dellasserita fomentazione cartaginese, ad esempio il Dyson definì lasserzione di Zonara a cryptic passage. Ad ogni buon conto, Scipione uccise Annone ne organizzò il funerale. Al rientro del console a Roma si celebrasse il suo trionfo per la vittoria su Cartaginesi, Sardi e Corsi.

Lanno successivo, nel 258 a.C., Gaio Sulpicio Patercolo sbarcò nelle acque di Sulci in Sardegna, cosicché nei venti anni che seguirono non si parlò più di Romani in Sardegna e la pace del 241 a.C. lasciò lisola sotto legemonia di Cartagine, anche perché la suddivisione del Mediterraneo in sfere dinfluenza aveva portato i Cartaginesi, una volta perso la Sicilia, a spostare la propria attenzione verso altre zone affacciantesi sul Mediterraneo ed il cui possesso non li mettesse in concorrenza con i Romani. Ma in quello stesso anno, seguendo lesempio dei commilitoni dAfrica, i mercenari stanziati da Cartagine in Sardegna si ribellarono e simpadronirono del potere nellisola, compiendovi ogni sorta di efferatezze finché i Sardi, esasperati, insorsero e li cacciarono dalla loro terra. Lorda dei sanguinari invasori si rifugiò allora in Italia dove invitò i Romani a prendere possesso della Sardegna, momentaneamente indifesa. Linvito fu accolto: Roma, cogliendo loccasione dei preparativi punici per la rioccupazione della Sardegna, accusò Cartagine di preparare linvasione del Lazio e, nel 238 a.C., inviò le sue legioni in Sardegna. Cartagine, che non era allora in condizioni di intraprendere una nuova guerra contro Roma, subì il sopruso.

Nel 236 a.C., il senato romano dichiarò guerra ai Corsi ed inviò una spedizione di conquista guidata da Licinio Varo, non coerente con il relato di già avvenuta occupazione dellisola pervenuto da alcuni storici romani. Il comandante Varo, comunque, conscio delle proporzioni non schiaccianti della flotta assegnatagli, studiò di far precedere lattacco principale da unoperazione decentrata meno impegnativa, onde affievolire le difese corse, e fece sbarcare sullisola un corpo separato di spedizione al comando dellex console Marco Claudio Clinea. Prima di questa operazione, Clinea aveva già reso pericolante la sua reputazione presso i Romani, avendo osato andare in battaglia contro lavviso degli àuguri ed avendo pure commesso un sacrilegio consistente nellavere o aver fatto strangolare dei galli sacri; ansioso di riguadagnare prestigio, mosse da solo contro il nemico ne fu sconfitto. I Focei lo obbligarono a siglare un umiliante trattato presto sconfessato da Varo, che lo ignorò lo infranse, a seconda dei punti di osservazione, ed attaccò quando gli avversari, paghi del trattato e non più allertati, proprio non se lo attendevano. Varo vinse facilmente e conquistò territori della parte meridionale dellisola; poi tornò a Roma dove chiese la celebrazione di un trionfo, che gli fu però negato. Quanto allo strangolatore di galli, Clinea, Roma decise di lasciarlo in mano ai Corsi presumendo che lo avrebbero ucciso per esser in qualche modo venuto meno con lattacco guidato da Varo al trattato sottoscritto, ma questi lo liberarono ed anzi lo rinviarono a Roma indenne; il Senato non si perse danimo e, dopo averlo riportato in città, lo condannò a morte, inducendo Valerio Massimo a chiosare che hic quidem Senatus animadversionem meruerat.



                                     

2.2. Storia delle due isole romane Le prime rivolte

Così come i Corsi, anche le popolazioni sarde che se in precedenza avevano finito con laccettare la presenza dei Cartaginesi collaborando parzialmente con loro, ora non erano affatto disposte a subire il dominio di questa nuova gente, anchessa venuta doltremare con le armi in pugno, ed intrapresero subito unaccanita resistenza allinvasore nei modi di una ostinata e persistente guerriglia. Essi infatti erano armati alla leggera: utilizzavano le pelli di muflone come corazze naturali, oltre ad un piccolo scudo ed una piccola spada.

Già nel 236 infatti, due anni dopo la conquista da parte romana del centro sardo-punico della Sardegna, i Romani condussero varie operazioni militari contro i Sardi che rifiutavano di sottomettersi. Nel 235, sobillati dai Cartaginesi che "agivano segretamente", i Sardi si ribellarono, ma la rivolta fu soffocata nel sangue da Manlio Torquato, che avrebbe celebrato il trionfo sui Sardi il 10 marzo del 234.

Nel 233 altre rivolte furono sanguinosamente represse dal Console Carvilio Massimo, il cui trionfo sarebbe stato celebrato il 1º aprile dello stesso anno. Nel 232 fu il console Manio Pomponio a sconfiggere i Sardi ed a ricevere gli onori del trionfo il 15 marzo. La resistenza, però, era ben lungi dallessere stata sedata ed anzi il clima si fece rovente. Sempre nel 233 a.C. i consoli Marco Emilio Lepido e Publicio Malleolo, di ritorno da una spedizione in Sardegna in cui avevano razziato dei villaggi, furono costretti da una tempesta a prendere terra in Corsica; gli abitanti li assalirono, massacrarono i soldati e li depredarono del bottino sardo. Il Senato di Roma inviò allora nellisola il console Caio Papirio Maso, il quale dopo una serie di buoni successi nelle zone costiere, si diede ad inseguire i corsi per Roma "i ribelli" sulle montagne. Qui i padroni di casa ebbero facilmente la meglio, dovendo il romano fare i conti anche con la scarsità di rifornimenti e perdendo uomini, oltre che per le azioni militari, anche per la denutrizione delle sue truppe. Papirio fu costretto ad una resa e sottoscrisse un altro trattato i cui dettagli non sono noti, ma che assicurò un buon periodo di pace. In seguito Roma completò loccupazione della Corsica durante la prima guerra punica, dando lavvio ad una fase di dominazione che durò ininterrotta per circa sette secoli.

Nel 231, data la grave situazione di pericolo, furono inviati addirittura due eserciti consolari: uno contro i Corsi, comandato da Papirio Masone, e uno, guidato da Marco Pomponio Matone, contro i Sardi. I consoli non ottennero il trionfo, dati i risultati fallimentari conseguiti. E a poco valse a Papirio Masone celebrare di sua iniziativa il trionfo, negatogli dal senato, sul monte Albano anziché sul Campidoglio e con una corona di mirto anziché di alloro.

                                     

2.3. Storia delle due isole romane La provincia di Sardegna e Corsica

Nel 226 e 225 si verificò una recrudescenza dei moti, ma ormai Roma era fortemente intenzionata ad assicurarsi il dominio del Mar Mediterraneo, e dunque il possesso della Sardegna e della Corsica, che continuavano ad essere di decisiva importanza; così, già dal 227, le due isole perlomeno le parti controllate da Roma ottennero la forma giuridica ed il rango di Provincia - la seconda dopo la Sicilia - e vi fu inviato il pretore Marco Valerio Levino? per governarla. Per domare gli ultimi focolai, stavolta fu inviato lesperto Console Gaio Atilio Regolo, con 2 legioni, ai primi di maggio del 225 a.C.

                                     

2.4. Storia delle due isole romane La rivolta sarda di Ampsicora e gli anni della guerra Annibalica

Verso la fine del 216 a.C. giunse a Roma una lettera del propretore Aulo Cornelio Mammula, il quale si lamentava del fatto che non erano stati corrisposti gli stipendia ai suoi soldati di stanza nellisola, e che vi erano gravi carenze di approvvigionamenti di grano. Allo stesso fu risposto di dover provvedere con i propri mezzi, poiché al momento non vie era alcuna possibilità di soddisfare tali richieste.

In assoluto, la più importante rivolta dei Sardi fu quella del 215 a.C., scoppiata allindomani delle grandi vittorie di Annibale in Italia. Livio sostiene che:

Il nuovo pretore inviato nellisola, Quinto Mucio Scevola, si ammalò probabilmente di malaria dalla descrizione che ne fece Tito Livio. E quando si venne a sapere della sua malattia a Roma, gli vennero inviati dei rinforzi pari a 5.000 fanti e 400 cavalieri, posti sotto il comando di Tito Manlio Torquato.

Un autorevole esponente dellaristocrazia terriera sardo-punica, quellAmsicora o Ampsicora che Tito Livio definì: "qui tum auctoritate atque opibus longe primis erat" colui il quale in quel tempo era largamente primo per autorità e per ricchezze, era infatti riuscito non solo a mettere in campo un esercito sardo abbastanza consistente, ma anche ad ottenere rinforzi militari da Cartagine, inviandovi ambasciatori in segreto. Secondo alcune fonti insieme ad Amsicora a condurre la rivolta si trovava pure Annone, un ricco cittadino punico di Tharros. Cartagine sostenne la rivolta inviando una flotta forte di 15.000 armati, sotto il comando di Asdrubale il Calvo. Il piano di Amsicora era quello di dare battaglia solo quando tutte le forze disponibili si fossero riunite. Per continuare il reclutamento tra i sardi dellinterno, lasciò il comando al figlio Iosto a Cornus con una parte dellesercito. I rinforzi di Cartagine però non arrivarono in tempo per colpa di una tempesta che dirottò le navi sulle isole Baleari dove rimase per molto tempo per essere riparata; e i Sardi dellinterno indugiarono troppo prima di unirsi al suo gruppo. Iosto accettò imprudentemente la battaglia offerta dal comandante Manlio Torquato. Lesercito sardo fu sconfitto subendo la perdita di 3.000 soldati, 800 furono fatti prigionieri.

Asdrubale il Calvo intanto raggiunse la Sardegna, sbarcò a Tharros e respinse i Romani verso Caralis. A loro si unì Amsicora con il resto dellesercito sardo. Lo scontro con i Romani avvenne nella piana del Campidano meridionale, tra Decimomannu e Sestu. Dopo una cruenta battaglia la coalizione sardo-punica fu duramente sconfitta, morirono 12.000 tra Sardi e Cartaginesi e 3.700 furono fatti prigionieri fra i quali Asdrubale il Calvo ed Annone. Iosto morì in battaglia. Amsicora affranto dal dolore per la morte del figlio, non volendo finire nelle mani dei Romani si uccise.

Alla fine dellestate del 210 a.C., una flotta cartaginese di 40 navi, comandata da Amilcare apparve davanti alla città di Olbia, situata nella costa nordest della Sardegna e la devastò; poi quando apparve il pretore Manlio Vulsone con lesercito, il comandante cartaginese si affrettò ad allontanarsi fino a raggiungere Caralis Cagliari, che saccheggiò e da lì fece ritorno in Africa con un ingente bottino.



                                     

2.5. Storia delle due isole romane Le rivolte del II secolo

Il II secolo a.C. fu, specialmente nella sua prima parte, un periodo di importanti fermenti insurrezionali. Nel 181 a.C. ci fu una rivolta dei Corsi, sedata nel sangue dal pretore Marco Pinario Posca, che ne uccise circa 2000 e fece un certo numero di schiavi. Nel 173 a.C. una nuova rivolta fece intervenire Attilio Servato, pretore in Sardegna, che fu battuto e costretto a ripararsi sullaltra isola; Attilio chiese rinforzi a Roma, questa inviò Caio Cicerio che, dopo aver fatto voto a Giunone Moneta di erigerle un tempio in caso di successo, ottenne un nuovo sanguinoso successo, con 7000 corsi uccisi e 1700 fatti schiavi. Nel 163 a.C. a domare una nuova rivolta fu invece Marcus Juventhius Thalna, delle cui gesta non è stato tramandato. Oltre al silenzio letterario sulla spedizione, colpiscono due aspetti anche più singolari del poco che ne è stato tramandato: il primo è che dopo aver avuto notizia del successo il senato romano indisse delle preghiere pubbliche, il secondo è che saputo a sua volta di quanto importante fosse stato considerato il suo successo, Thalna ne trasse tanta emozione da addirittura morirne. Morto Thalna, la ribellione dovette riprendere immediatamente, sostiene il Colonna, poiché Valerio Massimo, pur senza parlare di altre rivolte, segnala che dalla Sardegna dovette allungarsi sullisola corsa anche Scipione Nasica a completare la pacificazione; circa la complessiva azione romana di repressione delle insurrezioni, lo stesso Colonna suggerisce inoltre che in nessun caso debba essersi trattato di successi pieni poiché, oltre che al primo, a nessun altro condottiero fu poi più concesso il trionfo.

La resistenza dei Sardi si protrasse ancora nel II secolo a.C. Per sedare la ribellione dei Balari e degli Iliesi del 177/176 a.C., il Senato inviò il console Tiberio Sempronio Gracco al comando di due legioni di 5.200 fanti ciascuna, più 300 cavalieri, cui si associarono altri 1.200 fanti e 600 cavalieri fra alleati e Latini. In questa rivolta persero la vita 27.000 sardi 12.000 nel 177 e 15.000 nel 176; in seguito alla sconfitta, a queste comunità fu raddoppiato il gravame delle tasse, mentre Gracco ottenne il trionfo. Tito Livio documenta liscrizione nel tempio della dea Mater Matuta, a Roma, dove i vincitori esposero una lapide celebrativa che diceva: "Sotto il comando e gli auspici del console Tiberio Sempronio Gracco, la legione e lesercito del popolo romano sottomisero la Sardegna. In questa provincia furono uccisi o catturati più di 80.000 nemici. Condotte le cose nel modo più felice per lo Stato romano, liberati gli amici, restaurate le rendite, egli riportò indietro lesercito sano e salvo e ricco di bottino; per la seconda volta entrò a Roma trionfando. In ricordo di questi avvenimenti ha dedicato questa tavola a Giove." La Sardegna in epoca romana aveva appena 1/5 dei suoi abitanti attuali 300.000 contro 1.600.000 attuali e la Barbagia più o meno la provincia di Nuoro poteva avere allora appena 55 000 abitanti 1/5 dei suoi attuali 280 mila. Se lepigrafe raccontava il vero, i Romani avevano ucciso la metà degli abitanti, per di più tutti maschi e adulti.

Le rivolte dei Sardi non si erano concluse, ma bisognò attendere gli anni 163 e 162 a.C. per vederne di nuove 13-14 anni dopo lo sterminio compiuto da Sempronio Gracco. Non si sa molto su queste rivolte poiché andarono perduti i testi di Tito Livio successivi al 167. Si sa però da altre fonti che le sollevazioni causate dalleccessiva pressione fiscale dei pretori romani continuarono e gli eserciti e i generali romani che si susseguirono nel compito di domare questa terra utilizzarono sempre la stessa strategia: eliminare il maggior numero di Sardi possibile.

Tra le ultime rivolte di una qualche importanza vanno citate quelle del 126 e del 122: questultima permise a Lucio Aurelio di celebrare l8 dicembre il penultimo trionfo romano sui Sardi. Lonore però dellultimo fu dato dal Senato al console Marco Cecilio Metello che nel 111 a.C., dopo 127 anni di lotta, sconfisse lultima resistenza dei Sardi uniti quelli delle coste e dellinterno. Da questo momento, i Sardi delle zone costiere e delle pianure dellIsola smisero di ribellarsi e col passare del tempo si romanizzarono. Continuarono invece le ribellioni delle seguenti tribù dellinterno che costrinsero le guarnigioni romane a estenuanti campagne militari.

  • Balari abitanti il Monteacuto e parte della Gallura meridionale
  • Ilienses siti tra il Marghine ed il Goceano
  • Celsitani, Nurritani, Cunusitani, Galillensi odierna Barbagia, Parati, Sossinati e Acconiti nel Monte Albo e nei Monti Remule costituenti la cosiddette Civitates Barbariae, dimoranti nellarea chiamata Barbària e probabilmente facenti parte delletnia degli Ilienses.
  • Corsi ubicati nella estremità settentrionale della Sardegna
  • Olea - "Sardi Pelliti" o Aichilensens, abitanti la regione del Montiferru: arroccati nelle fortezze di sa Pattada Cunzada 959 m - Scano di Montiferro -, Badde Urbara 900 m - Santu Lussurgiu -, nei nuraghi di Leari 850 m, su Crastu de sa Chessa 745 m, Funtana de Giannas 690 m - Scano di Montiferro -, Silbanis e Monte Urtigu 1050 m - Santu Lussurgiu

In queste epoche, un gran numero di Sardi che erano stati fatti prigionieri furono venduti come schiavi nei mercati di Roma, al punto che divenne proverbiale la frase di Livio: sardi venales sardi a basso costo.

Mario fondò in Corsica la città di Mariana Colonia Mariana a Caio Mario deducta, sita presso lattuale comune di Lucciana verso la foce del Golo, nel 105 a.C. Da questo momento iniziò la colonizzazione vera e propria e sullisola fiorirono ville rustiche e suburbane, villaggi e insediamenti di ogni tipo, incluse le terme di Orezza e Guagno.

                                     

2.6. Storia delle due isole romane Le Guerre Sociali

Durante le guerre civili romane la Sardegna fu dapprima spinta verso la fazione mariana dal suo governatore Quinto Antonio e poco dopo indotta a schierarsi nel campo opposto dal sopraggiungere del rappresentante di Silla. Nell81 a.C. furono i legionari di Silla a trovare in Corsica il luogo di pensionamento, stavolta presso Aleria.

Morto Silla, il pretore Caio Valerio Triario mantenne la Sardegna fedele al partito senatorio capeggiato da Pompeo lisola pagò a questultimo un enorme tributo in acciaio per le armi del suo esercito nel 47 a.C., finché Carales Cagliari non si schierò con Cesare, imitata poco dopo da tutto il resto dellisola. Fu scacciato il luogotenente di Pompeo, Marco Cotta, e fu accolto favorevolmente quello di Cesare, Quinto Valerio Orca. I pompeiani non si diedero per vinti e iniziarono una serie di azioni guerresche intese alla riconquista delle città costiere. Sulci si arrese mentre Carales resistette: per questo motivo, Cesare punì la prima e premiò la seconda. La situazione si capovolse di nuovo nel 44 a.C., quando la Sardegna, assegnata ad Ottaviano, fu invece occupata da Sesto Pompeo che la tenne come preziosa base per la sua lotta contro i cesariani fino al 38 a.C., quando, tradito dal suo luogotenente, fu definitivamente soppiantato da Ottaviano nel possesso dellisola.

Con quella data finalmente ebbe termine per la Sardegna il periodo delle lotte violente e dei bruschi sovvertimenti politici, con le loro funeste conseguenze economiche, durato esattamente duecento anni.

Nel 44 a.C. Diodoro Siculo visitò la Corsica e notò che i còrsi osservavano tra loro regole di giustizia e di umanità che valutò più evolute di quelle di altri popoli barbari; ne stimò il numero in circa 30.000 e riferì che essi erano dediti alla pastorizia e che marchiavano le greggi lasciate libere al pascolo. La tradizione della proprietà comune delle terre comunali non fu eradicata del tutto se non nella seconda metà del XIX secolo.

                                     

2.7. Storia delle due isole romane I primi due secoli dellImpero

Il 13 gennaio del 27 a.C. le province dellImpero romano furono ripartite tra le province affidate allImperatore Augusto, governate da legati di rango senatorio, e province affidate al senato, tra cui la Sardegna e Corsica, governate da proconsoli proconsules di rango senatorio. Anche nelle province senatorie lImperatore aveva suoi rappresentanti di rango equestre detti procuratori procuratores

Presso Aleria e Mariana si approntarono basi secondarie della flotta imperiale di Miseno. I marinai còrsi arruolati presso i porti dellisola furono tra i primi a ottenere la cittadinanza romana sotto Vespasiano, nel 75. Analogamente a quanto avveniva in altre province, i Romani si guadagnarono il rispetto e la collaborazione dei capi locali a cominciare dai Venacini, tribù del Capo Corso, riconoscendo loro funzioni di governo locale ed apportando ricchezza con la messa a profitto delle terre sfruttabili in collina e lungo le coste.

Nel 6 d.C. i Sardi si ribellarono, non solo allinterno ma anche nelle pianure, e manifestarono il loro malcontento unendosi ai pirati del Tirreno. La violenza di questa rivolta costrinse Augusto a rimuovere i senatori dal comando della Sardegna ed a prenderne lui stesso il controllo diretto. Fu inviato un distaccamento di legionari, comandati da un prolegato al posto del legato di rango equestre o da un prefetto, a rinforzare la presenza militare sullisola che prima era affidata solo ad alcune coorti ausiliarie. La rivolta fu così violenta che alcuni storici hanno ipotizzato che la Sardegna e la Corsica fossero state divise e affidate a 2 governatori di pari grado indipendenti luno dallaltro; è infatti attestata lesistenza di un praefectus corsicae. Più accreditata è però lipotesi che vuole che questo prefetto di Corsica fosse un subordinato del governatore della Sardegna.

Svetonio ci dice che Augusto visitò tutte le province tranne la Sardegna e lAfrica poiché le condizioni del mare non glielo permisero, mentre quando il mare non glielo impediva non cera bisogno che partisse: questo fa capire che la rivolta pur essendo violenta non durò molto. Infatti nel 19 Tiberio sostituì il distaccamento di legionari con 4000 liberti o figli di liberti ebrei. La situazione ritornò tranquilla e Claudio ridette il comando al senato.

Nerone mandò in esilio in Sardegna Aniceto, ex precettore dellimperatore ed ex prefetto della flotta di Miseno. Aniceto, su istigazione di Nerone ne aveva ucciso la madre, Agrippina e qualche anno dopo, per spianare la strada a Poppea "confessò" una relazione con Claudia Ottavia moglie legittima di Nerone e fanciulla di specchiata virtù.

Probabilmente per evitare fughe di notizie o ricatti Aniceto fu spedito in Sardegna dove visse fra gli agi al sicuro anche da eventuali sicari dellimperatore. Seneca, il tutore di Nerone, passò dieci anni in esilio in Corsica a partire dal 41.

Nel 73 Vespasiano, tolse al senato il controllo della Sardegna - forse di nuovo in fermento - e la affidò a un procuratore. Limperatore Traiano tra il 115 e il 117 ristrutturò e potenziò il centro di Aquae Hypsitanae che assunse in suo onore il nome di Forum Traiani.

Il II secolo fu un momento di sviluppo e di prosperità anche per la Sardegna: tutti gli abitanti, anche i barbaricini, si mostravano contenti della politica romana almeno secondo la storiografia ufficiale e ben presto tutta lisola avrebbe parlato latino la lingua dei Cartaginesi è attestata fino al principato di Marco Aurelio. In questo periodo non ci furono rivolte ed i Romani ebbero la possibilità di ricostruire e migliorare la rete stradale punica spingendola anche allinterno, costruirono terme, anfiteatri, ponti, acquedotti, colonie e monumenti.

La ricchezza della Sardegna era dovuta ad uno sfruttamento agricolo e minerario senza precedenti: lisola infatti esportava piombo, ferro, acciaio e argento grazie alle sue miniere, e grano per 250.000 persone. Ma nonostante tutto la Sardegna venne sempre considerata, e non solo sotto i Romani, come una terra lontana e utile solo per isolare prigionieri e nemici dellimpero. Tra le varie persone che giunsero in Sardegna dal mare vi erano numerosi criminali, rivoluzionari ma anche tantissimi cristiani tra cui anche i papi Callisto 174 e papa Ponziano 235 e il famoso prete Ippolito.

I governatori, in questa fase, sembravano di fatto dei coordinatori manageriali, con esperienza nel rifornimento e nel trasporto del grano, più che uomini darme. Sappiamo ora con certezza che, nel 170, la Sardegna era sotto il controllo senatoriale. Se Ippolito è preciso nella sua terminologia, il governatore della provincia era chiamato procurator. Questi governatori procuratori gestirono il territorio in modo pacifico fino al 211, ma dopo, come del resto in tutto limpero, riprese il malcontento della popolazione, che costrinse i governatori a reprimere le rivolte con luso della forza, nei casi più gravi.

                                     

2.8. Storia delle due isole romane Gli ultimi tre secoli dellImpero

Nel 226 la situazione era cambiata rispetto a quella del secolo precedente; i governatori erano quasi tutti militari ed alcuni, come Tizio Licinio Hierocle e Publio Sallustio Sempronio, erano anche uomini con esperienze di guerra. Il malcontento andò aumentando poiché le tasse erano alte, il latifondo si diffondeva e gli agricoltori erano sempre più legati alla terra. Il fatto che nel 212 grazie a Caracalla i Sardi e i Corsi, come tutti gli abitanti dellImpero, avessero ottenuto la cittadinanza romana, passò in secondo piano poiché questo onore era in concreto legato a tasse aggiuntive.

Tra il 245 e il 248, durante il regno di Filippo lArabo, fu intrapresa la ristrutturazione e risistemazione dellimpianto viario della provincia che cominciò con Publio Elio Valente e continuò anche durante il breve regno di Emiliano.

Ricordiamo, inoltre, di numerosi martiri del periodo. San Simplicio, San Gavino, San Saturnino, San Lussorio e SantEfisio in Sardegna mentre Santa Devota è, assieme a santa Giulia, una delle prime sante còrse di cui si sia avuta notizia. Secondo la leggenda, la nave che ne trasportava il feretro verso lAfrica fu gettata da una tempesta sul litorale monegasco. Per questo sarebbe divenuta la patrona del Principato di Monaco e della famiglia Grimaldi. Santa Giulia martire durante la persecuzione di Decio del 250, o quella di Diocleziano, è la patrona di Corsica e di Brescia, città dove riposano le sue reliquie dopo che vi fu fatta trasportare da Ansa, moglie del re longobardo Desiderio nel 762. Santa Giulia è patrona anche di Livorno, dove le spoglie della santa avrebbero fatto tappa provenendo dalla Corsica. A queste martiri se ne aggiunge unintera schiera, tra i quali san Parteo, che fu forse il primo vescovo di Corsica. Il primo vescovo còrso di cui si abbia notizia certa è Catonus Corsicanus, che partecipò, così come il vescovo di Caralis Quintinasio, al Concilio di Arles indetto da Costantino I nel 314.

Nel 286 Diocleziano unì la provincia alla Dioecesis Italiciana. Dopo la divisione della diocesi attuata da Costantino, venne compresa nellItalia Suburbicaria.

Sardegna e Corsica rimasero sotto Roma per tutto il convulso IV secolo e i primi decenni del V nellimpero romano dOccidente, fino a quando nel 456 i Vandali, di ritorno dalla penisola, dove avevano saccheggiato Roma, en passant le conquistarono le annessero al loro regno. Ma vinsero solo sulle coste, poiché i Sardi dellinterno, ormai pratici, immediatamente si ribellarono ai Vandali impedendo loro di entrare nella loro zona. Aleria, in Corsica, fu saccheggiata e, abbandonata, finì in rovina, lo stesso destino toccò ad Olbia.

La parte romanizzata della Sardegna, grazie ad un certo Goda, che era un governatore vandalo dellisola di origine gotica, dopo essersi ribellato al potere centrale nel 533 resistette per un certo periodo ai Vandali assumendo il titolo di Rex ".



                                     

3. Difesa ed esercito

I Sardi entrarono anche a far parte dellesercito romano dando il loro modesto contributo ovunque vi fossero truppe; infatti, per quanto riguarda i legionari, non essendo unisola molto popolata, e dato che i cittadini non avevano avuto la cittadinanza ottenuta dopo la riforma di Caracalla, il numero fu sempre bassissimo ed entra nelle statistiche solo nellepoca successiva ad Adriano.

Per quanto riguarda gli ausiliari, i Sardi fornirono come isola Sardegna 3 coorti, mentre come provincia Sardegna e Corsica 6 coorti, 3 per ciascuna isola con un numero maggiore dei Sardi sui Corsi.

La "Cohors I Sardorum" era probabilmente stanziata a Cagliari nei primi tre secoli d.C., mentre la "Cohors II Sardorum" fondata al tempo di Adriano, era stanziata a Sur Djuab, a circa 100 km a sud di Algeri.

Il riscatto della Sardegna avvenne con la flotta; infatti i Sardi erano la prima fonte di reclutamento occidentale della flotta di Miseno. Considerando invece tutto limpero, lisola diventa la quarta fonte di reclutamento della stessa flotta, battuta soltanto dalle province dEgitto, dAsia e della Tracia che avevano una popolazione molto più grande.

                                     

4. Geografia politica ed economica

Corsica

Strabone, che scrisse durante il principato di Augusto e Tiberio, descriveva la Corsica come unisola scarsamente abitata, con un territorio sassoso e per lo più impraticabile. I suoi abitanti risultavano ancora dei selvaggi che vivevano di rapine.

Sardegna

Strabone descrive la Sardegna come un territorio roccioso e non ancora del tutto pacificato. Essa possiede un territorio interno molto fertile di ogni prodotto, in particolare di grano. Purtuttavia, così come nei confronti delle popolazioni corse, anche di quelle sarde le fonti romane a differenza dei miti greci non riportano generalmente una buona opinione.

Il passaggio dei Romani lasciò numerose tracce nella geografia della Sardegna per limportante opera di mappatura del territorio, del quale si ebbero le prime serie catalogazioni, ed ovviamente nella toponomastica, di cui parte non è stata ancora soppiantata nonostante il tempo trascorso. Le Bocche di Bonifacio, che separano la Sardegna dalla Corsica, erano un tratto di mare molto temuto dai romani per via delle correnti che potevano far affondare le loro navi ed erano dette Fretum Gallicum. Lisola dellAsinara, famosa per il carcere chiuso solo pochi anni fa, era detta Herculis mentre le isole di San Pietro e di SantAntioco erano dette rispettivamente Accipitrum la prima e Plumbaria la seconda; Capo Teulada, la punta meridionale dellisola era chiamata Chersonesum Promontorium mentre Punta Falcone, lopposto settentrionale di Capo Teulada, era detta Gorditanum Promontorium ; lattuale fiume Tirso era chiamato Thyrsus.

                                     

4.1. Geografia politica ed economica Maggiori centri provinciali e tribù autoctone

Corsica

Prima Strabone e poi, intorno al 150, il geografo Claudio Tolomeo, nella sua opera cartografica, offrì una descrizione piuttosto accurata della Corsica preromana, elencando:

  • 32 centri abitati e porti, tra i quali Blesino, Centurinon Centuri, Charax, Canelate Punta di Cannelle, Clunion Meria, Enicomiae, Marianon Bonifacio, Portus Syracusanus Porto Vecchio, Alista Santa Lucia di Porto Vecchio, Philonios Favone, Mariana, Vapanes e Aleria ;
  • 8 fiumi principali, tra i quali il Govola -Golo e il Rhotamus -Tavignano;
  • 12 tribù autoctone in greco, latino e loro localizzazione: Kerouinoi Cervini, Balagna; Tarabenoi Tarabeni, Cinarca; Titianoi Titiani, Valinco; Belatonoi Belatoni, Sartenese; Ouanakinoi Venacini, Capo Corso; Kilebensioi Cilebensi, Nebbio; Likninoi Licinini, Niolo; Opinoi ; Simbroi Sumbri, Venaco; Koumanesoi Cumanesi, Fiumorbo; Soubasanoi Subasani, Carbini e Levie; Makrinoi Macrini, Casinca.
Sardegna

Plinio ci informa che In essa la Sardegna, i più celebri sono: tra i popoli, gli Iliei, i Balari e i Corsi "; vengono inoltre menzionati più volte altri popoli minori come i Parati, i Sossinati e gli Aconiti, che secondo gli storici romani abitavano nelle caverne e depredavano i prodotti degli altri Sardi che lavoravano la terra e che con le loro navi si spingevano fino alle coste dellEtruria per depredarla.

Tuttavia bisogna tener presente che i luoghi abitati da questi popoli minori videro molti secoli prima dellarrivo dei Romani il fiorire della civiltà Nuragica, come in tutto il resto della Sardegna, lapparente arretratezza di tali popoli fu probabilmente dovuta alle grosse perdite subite contro Cartaginesi e soprattutto contro i Romani, che portarono alla relegazione di alcune popolazioni ribelli nei monti interni, creando una divisione tra i Sardi abitatori di città e di villaggi nelle pianure e nelle coste e i Sardi montanari che in gran parte si "imbarbarirono" e si diedero al banditismo.

Sempre i Romani, nei secoli in cui dominarono la Sardegna, fondarono alcune nuove città come Turris Libisonis oggi Porto Torres e fecero sviluppare molti centri abitati soprattutto nelle coste, come Carales, Olbia, Fanum Carisii oggi Orosei, Nora e Tharros, ma anche nellinterno, come Forum Traiani oggi Fordongianus, Forum Augusti oggi Austis, Valentia oggi Nuragus,Colonia Julia Uselis oggi Usellus, ed infine elevarono diverse città al rango di municipio.

                                     

4.2. Geografia politica ed economica Bonorva

Il generale sabaudo Alberto La Marmora, in esplorazione presso San Simeone di Bonorva, aveva identificato un forte romano che era stato dimenticato per tutto questo tempo. Il Tetti indica in realtà che si trattava di una fortificazione punica, che era stata occupata dai romani. Nulla però dimostra una presenza militare in questo luogo per i primi secoli dellImpero romano.

                                     

4.3. Geografia politica ed economica Cagliari

Cagliari Carales o Karalis era la città più importante della Sardegna. Il fatto che da qui partissero ben quattro strade che attraversavano lintera isola dal sud al nord, la circostanza che il suo porto fosse un centro strategico importante per le rotte commerciali del Mediterraneo occidentale che oltretutto ospitava un distaccamento della flotta di Miseno ed era il porto dal quale partiva il grano per lapprovvigionamento di Roma e che la sua popolazione fosse allincirca di 20.000 abitanti, rendeva Carales una tra le più importanti città marittime della zona occidentale dellImpero romano.

La zona abitata si sviluppava sulla costa per circa 300 ettari, il centro di questa città era il foro, dove sorgevano numerosi edifici come la curia municipale, larchivio provinciale, la sede del governatore, la basilica, il tempio di Giove Capitolino. La città fu interessata da una serie di interventi edilizi di pubblica utilità come la realizzazione di una complessa rete fognaria e la pavimentazione di strade e piazze, la costruzione di un acquedotto nel 140 d.C. che molto probabilmente prendeva lacqua dalla sorgente di Villamassargia e, attraverso Siliqua, Decimo, Assemini, Elmas, arrivava in città passando per il quartiere di Stampace.

Nel I secolo d.C. la città fu dotata di eleganti passeggiate coperte da portici mentre nel II secolo d.C. fu costruito lanfiteatro, ancora utilizzato per gli spettacoli al giorno doggi, semi-scavato nella roccia, che poteva ospitare fino a 10.000 persone. Il titolo di municipium fu ottenuto solo sul finire del I secolo a.C.; era un titolo importante perché le consentiva di essere una città autonoma con cittadinanza romana.

Per quanto riguarda le differenze tra i vari quartieri, quelli signorili sorgevano nel territorio a nord di SantAvendrace e nellarea di San Lucifero; al loro interno sorgevano le terme, i templi, alcuni teatri e numerose ricche abitazioni; i quartieri mercantili si trovavano nella zona della Marina e i quartieri popolari vicino al porto, fra lodierna via Roma e il Corso Vittorio Emanuele.

Claudio Claudiano, nel IV secolo, descrisse così la città di Caralis:

                                     

4.4. Geografia politica ed economica Calangianus

Nellattuale Calangianus è identificato loppidum di Calangiani o Calonianus, citato nella Geographia del Fara. Oltre alle diverse tracce di strada romana per Olbia e Tibula, sono state ritrovate rovine delloppidum nei pressi di Monti Biancu e della località Santa Margherita, un busto di Demetra a Monti di Deu ed unanfora allinterno del nuraghe Agnu. Inoltre, il toponimo deriverebbe dalla divinità Giano, il cui culto era molto diffuso in Sardegna.

                                     

4.5. Geografia politica ed economica Fordongianus

Fordongianus, Forum Traiani, si trova oggi in provincia di Oristano ed è particolarmente importante per la sua posizione geografica che lo vede incuneato tra i monti della Valle del Tirso, naturale via di penetrazione dalla pianura allentroterra e punto di contatto tra i due diversi mondi. Fin dalla sua fondazione fu un centro rinomato per le sue terme, che sfruttavano una fonte naturale di acqua calda e curativa.

Qui si trova uniscrizione che testimonia come lattività delle genti della Barbaria fosse ancora viva nel I secolo d.C. poiché furono queste a dedicare uniscrizione ad un imperatore, probabilmente Tiberio, rinvenuta nel Forum Traiani.

Come già accennato in precedenza, tra le motivazioni originarie dellinsediamento, si pone la presenza di una fonte dacqua naturalmente calda e curativa. Sfruttando la fonte sorse, proprio presso il fiume, un vasto edificio termale che costituisce oggi il nucleo dellattuale area archeologica caratterizzato da una grande piscina, in origine coperta, in cui giungono le acque calde temperate con unaggiunta di acqua fredda. Laspetto curativo delle terme è sottolineato dal rinvenimento di due statue del dio Bes, divinità legata ai culti salutiferi, e la loro importanza è messa in evidenza dalla recente scoperta di un piccolo spazio sacro dedicato alle ninfe, divinità delle acque.

In unarea vicina allattuale centro abitato è stato rinvenuto lanfiteatro, vicino alla necropoli tardo-antica sulla quale fu edificata nellXI secolo la chiesa di San Lussorio.

                                     

4.6. Geografia politica ed economica Mamoiada

Mamoiada o Mamujada era probabilmente uno stanziamento militare romano nellisola, infatti diversi studiosi moderni sono propensi a far derivare il suo nome da mansio manubiata stazione vigilata, sorvegliata. Altra prova a favore di questa ipotesi è il nome del quartiere più antico della città su Qastru ".

Mamoiada in effetti si trova in una zona centrale e quindi strategica della Barbagia, e precisamente al centro della cerchia dei seguenti villaggi: Orgosolo, Fonni, Gavoi, Lodine, Ollolai, Olzai, Sarule ed Orani, e dunque questa sua posizione strategica non poteva non essere sfruttata dalle truppe romane nelle loro azioni di sorveglianza e di repressione.

                                     

4.7. Geografia politica ed economica Macomer

Fondata tra il VI e il V secolo a.C. dai Punici Macopsissa costituiva un importante centro per il controllo del territorio. La sua importanza aumentò durante il periodo romano, divenendo un importante snodo fra Calares e Turris Libisonis. Macomer era un importante nodo della rete viaria creata dai Romani sullIsola.

                                     

4.8. Geografia politica ed economica Meana Sardo

Anche Meana Sardo, villaggio della Barbagia, era probabilmente un presidio romano poiché il suo nome potrebbe derivare da mansio mediana stazione mediana o intermedia di una tra le più importanti arterie stradali romani nellisola quella che da Carales porta a Olbia.

Meana si trova esattamente a metà strada di quel lungo tracciato ed anche a metà strada tra la costa orientale e quella occidentale della Sardegna.

                                     

4.9. Geografia politica ed economica Nora

Il preesistente abitato punico non ha condizionato in maniera particolare lassetto urbano di epoca romana. I Romani hanno effettuato infatti pesanti interventi per la costruzione di strade, edifici e aree pubbliche come il teatro e il foro, demolendo i precedenti edifici, in un piano di forte rinnovamento urbanistico. I Romani modificarono a tal punto la città probabilmente perché Nora fu la prima sede del governatore della provincia.

Numerose erano le ville le case dei nobili e della plebe; degli edifici non rimane molto poiché erano costruiti con zoccolo in pietra e lelevato in mattoni crudi. A differenza delle case e delle ville le strutture pubbliche erano costruite col cemento e rivestite di laterizi o grossi blocchi di pietra. Le più importanti opere della città erano: il teatro, costruito in età augustea, le terme a mare, edificate tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C.

                                     

4.10. Geografia politica ed economica Nuoro

Sono scarne le notizie sulla città di Nuoro in epoca romana. Secondo alcuni proprio allinizio della dominazione romana la città fu fondata con lunione di vari gruppi nuragici, inizialmente legati contro il nemico comunque, successivamente spinti allunione dalla possibilità di arricchirsi col commercio dei prodotti locali.

Furono due i primi nuclei cittadini, infatti i primi due gruppi si insediarono in parti diverse: un gruppo si stanziò nel monte Ortobene, laltro nel quartiere di Seuna, laltro nel quartiere di San Pietro. In seguito i due gruppi si riunirono dando origine alla vera e propria città. Importante è anche il fatto che a Nuoro nella zona più ricca dal punto di vista agricolo, oltre Badu eCarros, ci fosse un presidio militare. Questa zona infatti si chiama "Corte", e ricorda molto la Coorte, che nel periodo romano era un gruppo di soldati.

La città ha avuto una grande importanza strategica poiché è situata proprio al centro della Barbagia, i cui abitanti per secoli si ribellarono ai Romani prima di essere romanizzati parzialmente. Nuoro sorge infatti lungo lantico percorso principale asse nord-sud della a Olbia-Karales per Mediterranea, nello snodo con la via Transversae la trasversale mediana che attraversava la Sardegna lungo un asse est-ovest con quattro stazioni nodali negli incroci con le 4 principales: Cornus - Macopsissa - Nuoro - Dorgali/Orosei. La Trasversale mediana era utilizzata anche per il trasporto del grano della valle del Tirso verso la costa di Dorgali e Orosei, per limbarco del prodotto destinato al porto di Ostia. Sempre a Nuoro terminava anche una strada vicinale per lodierna Benetutti.

                                     

4.11. Geografia politica ed economica Olbia

Olbia occupò in età romana gli stessi spazi della città punica fino alle soglie delletà imperiale. Infatti non pare che durante la repubblica si siano verificati sostanziali mutamenti nellassetto urbanistico che continuò a mantenere, intatto, il primitivo impianto ortogonale dei fondatori cartaginesi. Successivamente la città si arricchì di opere pubbliche: vennero lastricate le strade, si edificarono due impianti termali e un acquedotto, i cui resti sono tuttora visibili a nord della città, e si rinnovarono alcune strutture templari.

Una concubina di Nerone di nome Atte fece erigere ad Olbia un tempio a Cerere, e grazie allimperatore ebbe latifondi nellagro e fu anche proprietaria di unofficina che fabbricava laterizi.

Il porto, in contatto con i principali scali del Mediterraneo, fu di primaria importanza nellambito della Sardegna settentrionale poiché da qui partivano per Roma buona parte dei prodotti, soprattutto cerealicoli, del nord dellisola che confluivano nella città grazie a tre grandi strade. Per questo motivo nel 56 a.C., soggiornò nella città Quinto, fratello di Marco Tullio Cicerone, che controllava i commerci per ordine di Pompeo.

La necropoli, che si estese uniformemente oltre la cinta urbana a occidente della città, restituì ricchi corredi funerari. In particolare, nellarea della collina oggi occupata dalla chiesa di San Simplicio, lutilizzo per le sepolture avvenne fino a età medioevale e vi si rinvennero preziose oreficerie, sarcofagi istoriati e iscrizioni.

Intorno alla metà del V secolo Olbia fu saccheggiata dai Vandali come dimostrano gli straordinari ritrovamenti avvenuti nel 1999 nellarea del porto vecchio. Furono infatti ritrovati 24 relitti di navi romane e medievali e da questo scavo è stato possibile accertare lattacco dei Vandali e il crollo della città anche se labitato non fu abbandonato e rifiorì in età medievale.

                                     

4.12. Geografia politica ed economica Oschiri

Una mattonella o un mattone trovata a Oschiri porta liscrizione COHR P S per "cohortis primae" o "praetoriae Sardorum", ma non è impossibile che provenga da Nostra Signora di Castro poiché non è conosciuto bene il modo in cui è stato scoperto questo mattone. Per il resto il luogo non ha nulla che faccia pensare ad una presenza militare romana.

                                     

4.13. Geografia politica ed economica Porto Torres

Presumibilmente il sostantivo con cui veniva identificata la città, in epoca romana, era Turris Libysonis. Questo lo si deduce grazie a Plinio il Vecchio, il quale, nella sua Naturalis Historianel I secolo d.C. cita "Colonia autem una que vocatur ad turrem libisonis", letteralmente; "mentre vè in Sardegna una sola colonia romana, presso la torre di libiso". Tale scrittura fa pensare ad un riferimento artificiale, probabilmente una torre nuragica Nuraghe. È invece grazie allanonimo Ravennate che si evince lo status dellinsediamento, il quale sostiene; "Turris Librisonis colonia Iulia", da che si nota laggettivo Iulia, dovuto verosimilmente a Giulio Cesare, probabile fondatore della colonia, durante il viaggio di ritorno dallAfrica o ad Ottaviano delegatore di un tale, Marco Lurio, che potrebbe aver fondato la colonia intorno al 42\40 a.C.

Oltre a ciò limportanza del centro, nellisola, era notevole, paragonabile solo a quella di Carales. Limportanza politica è deducibile dalla "Passio Sanctorum Martyrum Gavini Proti et Jianuarii", nel quale si esterna la presenza di una residenza del governatore della provincia romana, tale Barbaro.

Limportanza economica invece è palese dalle rovine restanti, terme imponenti è una impressionante maglia urbana, il centro per altro era in comunicazione diretta con Roma, tantè vero che nella Ostia antica, si trova un mosaico che riporta "Naviculari Turritani", riconducibile ai commercianti di Turris. Infatti le esportazioni di cereali erano notevoli, grazie alla grande pianura della Nurra, in diretta comunicazione con la colonia mediante il "ponte romano" costruzione più imponente del suo genere nellintera provincia, sovrastante il fiume Riu Mannu, che tra le altre cose era utilizzato come via alternativa per i traffici con linterno dellisola, si ipotizza la presenza di un porto fluviale, oltre a quello marittimo. Ma oltre alle esportazioni cerealicole, erano massicce anche quelle minerali, e salini, provenienti dai vicini siti. cosa particolare era la presenza del culto di Iside.

Altre prove storiche sono dovute a Cicerone in una sua lettera la chiama "Collina" ma, visti i ritrovamenti archeologici trovati, possiamo affermare con sicurezza che Turris Libisonis non fu per Roma solo una collina. Non è un caso che la città continuò ad esistere nei secoli successivi tenendo inalterata la sua importanza strategica al centro del mediterraneo. Di importante interesse non architettonico non fu solo il ponte romano le terme fortemente mosaicate ma anche le strade: in alcuni tratti lattuale Strada statale 131 Carlo Felice risulta affiancata dalla vecchia strada romana, che seguiva il medesimo percorso fra i due poli dellisola.

                                     

4.14. Geografia politica ed economica Quartu SantElena

Il termine Quarto, ai tempi dei romani, stava a indicare la distanza in miglia che separava lantico insediamento quartese da Cagliari. Infatti distava 4 miglia romane da Carales. È stata da sempre una meta ambita, viste le possibilità che offriva, grazie ad uneconomia agricola stabile e fruttuosa integrata alla pesca e alla caccia.

                                     

4.15. Geografia politica ed economica Sassari

Nonostante la città di Sassari sia stata fondata in periodo Medioevale, il suo territorio conserva ricche testimonianze depoca romana, a partire da opere infrastrutturali di rilievo come i resti della strada che collegava Cagliari a Porto Torres le rovine dellacquedotto romano che serviva la colonia romana di Turris.

Larea ricca di vegetazione e sorgenti, era un luogo amato dalle famiglie patrizie della vicina colonia di Porto Torres, per cui oggi sono presenti nel territorio le rovine di alcune residenze depoca romana, la più famosa delle quali situata nei sotterranei della cattedrale di San Nicola, molti edifici medioevali sono stati costruiti riutilizzando materiali provenienti da abitazioni romane, le colonne presenti nel piazzale del santuario di San Pietro di Silki, provengono da un tempio romano smantellato che sorgeva nella zona.

                                     

4.16. Geografia politica ed economica Sulci SantAntioco

In epoca romana Sulci continuò a fiorire sino a diventare, a detta del geografo greco Strabone, la città più florida della Sardegna romana insieme a Caralis. Lo sfruttamento dei bacini minerari dellIglesiente, dove pare sorgesse linsediamento di Metalla, non era infatti cessato, e con esso lintenso traffico nel porto sulcitano: di qui lappellativo dellantica Sulci Insula plumbea ". La città dovette disporre di ingenti risorse finanziarie se allepoca della guerra civile tra Cesare e Pompeo I sec. a.C. poté pagare una multa di circa 10 milioni di sesterzi inflittale da parte di Cesare, giunto nel frattempo nellantipompeiana Caralis.

Sulci si riprese ben presto dallo smacco subito, forte anche della floridezza del suo porto e dunque della sua economia, sino quando, intorno al I sec. d.C., sotto Claudio, fu riabilitata sul piano politico e elevata al rango di Municipium.

Secondo il Bellieni, la città tra tarda Repubblica e prima fase imperiale doveva essere popolata da circa 10.000 persone, cifra effettivamente plausibile se si tiene conto della popolazione media nei centri italiani di età augustea calcolata dal Beloch.

Lantico centro romano sorgeva, come si può desumere facilmente ancora oggi prestando attenzione alla disposizione degli assi viari maggiori e minori, nellarea comprendente le attuali vie Garibaldi, XX Settembre, Mazzini, Eleonora dArborea, Cavour, in località detta "Su Narboni". Qui, e precisamente allincrocio tra le attuali via XX Settembre e Eleonora dArborea presumibilmente nellarea dove sorgeva il foro, non ancora localizzato, si trova un mausoleo noto come Sa Presonedda o Sa Tribuna databile al I sec. a.C., grosso modo coevo al ponte romano, situato in corrispondenza dellistmo, e al tempio dIside e Serapide le cui rovine non sono oggi più apprezzabili.

                                     

4.17. Geografia politica ed economica Usellus

Usellus godette di grande splendore soprattutto nel periodo romano. Fu nel II secolo a.C. che venne fondata lantica "Colonia Julia Uselis" il cui centro si trovava molto probabilmente sopra al colle di Donigala Santa Reparata non lontano da quello attuale.

Venne fondata soprattutto come baluardo militare per contrastare le continue incursioni dei mai domi barbaricini dellinterno dellisola. Poté usufruire dello splendore di Roma che la innalzò dapprima a Municipium e poi la elesse Colonia Julia Augusta sotto lImperatore Cesare Augusto, in onore della propria figlia Giulia ed eleggendo nel contempo i propri abitanti a "cives".

Quinto Cicerone, fratello di Marco Tullio, vi fu Pretore. Questultimo stato giuridico è accertato nella Geografia di Tolomeo ed in una preziosissima tavola di bronzo dellanno 158 d.C., come si desume dal nome dei consoli, contenente un decreto dospitalità e clientela, riguardante lantica Usellus.

La città doveva estendersi per circa sette ettari ed i suoi fertili terreni vennero assegnati ai veterani delle guerre. In questo periodo Uselis sfruttando la sua favorevole posizione geografica subì unimportante evoluzione economica e militare divenendo centro nevralgico di unintensa attività economica e crocevia dellimportante rete viaria che la metteva in comunicazione a sud con Aquae Neapolitanae terme di Sardara, a nord con Forum Traiani e una terza via la univa a Neapolis, vicino alla costa occidentale.

Nel suo territorio sono ancora presenti due ponti romani, ci cui uno in ottimo stato di conservazione, lunghi tratti dellimportante via di comunicazione e resti delle imponenti mura che la cingevano.

                                     

4.18. Geografia politica ed economica Il commercio

La Sardegna si integrò nel sistema economico e commerciale dellImpero soprattutto per quanto riguarda il commercio del grano, del sale, del legname e dei metalli grazie ad ottimi porti quali Olbia, Tibula, Turris Libisonis Porto Torres, Cornus, Tharros, Sulci SantAntioco e Carales.

Limportanza di questi porti è testimoniata da due mosaici trovati ad Ostia con la menzione dei "navicularii Turritani e Calaritani", mercanti marittimi di Porto Torres e Cagliari. Soprattutto in età imperiale la Sardegna divenne una tappa obbligatoria per i viaggi dalla penisola allAfrica e alle Mauretanie.

                                     

4.19. Geografia politica ed economica Lagricoltura

Lagricoltura era diffusa nellisola soprattutto nelle aree pianeggianti e in particolar modo nella pianura del Campidano nella parte meridionale della Sardegna. Il grano era prodotto in quantità tali che solo quello che si esportava bastava a sfamare 250.000 persone. Per questo motivo la Sardegna, durante la repubblica, assunse il titolo di granaio di Roma ".

Si dice che la quantità di grano preso dai Romani dalla Sardegna non solo bastò per riempire tutti i granai dellUrbe, ma per contenerlo tutto se ne dovettero costruire di nuovi. La coltivazione di cereali era sviluppata in particolar modo nella parte settentrionale, mentre quella dellulivo e della vite era diffusa in tutta lisola.

                                     

4.20. Geografia politica ed economica Lallevamento

Lallevamento per esportazioni era unattività economica diffusa in tutta la Sardegna. Tra suini, bovini e ovini in particolare i mufloni solo i primi erano venduti in buone quantità al resto dellimpero. Gli ovini erano importanti per la lana e i latticini che i sardi pelliti dellinterno vendevano a Roma; infatti la pastorizia era una pratica molto diffusa nella parte centrale della Sardegna. Sappiamo con certezza che i popoli dellinterno, grazie a questa pratica, furono in grado di arricchirsi trasformando la pastorizia da attività di sussistenza ad attività desportazione.

                                     

4.21. Geografia politica ed economica Lestrazione mineraria

Importante era anche lestrazione mineraria, diffusa in tutta la Sardegna. Argento e piombo erano estratti nelle miniere dellIglesiente in quantità tali da far scendere il costo di questi metalli in tutto limpero; veniva cavato anche il ferro e il rame, questultimo dai giacimenti nei pressi di Gadoni. Per lestrazione non erano usati solo schiavi di guerra ma anche personaggi scomodi nel campo della politica o per la religione da essi professata.

La pietra e il granito erano invece estratti nellinterno e lungo le coste. La pietra che gli isolani avevano sempre utilizzato per la costruzione dei nuraghi e dei loro templi megalitici era ora destinata ad arricchire gli edifici dei ricchi Romani. Ancora oggi, sulle isole della Marmorata e lungo le spiagge di Santa Teresa di Gallura, nella parte nord-orientale dellisola, non è difficile imbattersi in blocchi "tagliati" con regolarità oppure in frammenti di colonne, sfuggiti ai numerosi carichi fatti dai Romani durante tutto il periodo della loro dominazione, durato quasi settecento anni. Non era facile infatti imbarcare sulle navi da carico i blocchi di pietra nei tratti di mare antistanti i promontori rocciosi. Le correnti le condizioni atmosferiche provocavano spesso dei naufragi o costringevano i marinai a liberarsi dei pesanti carichi per evitare che le imbarcazioni affondassero.

                                     

4.22. Geografia politica ed economica Principali vie di comunicazione

Quando i Romani iniziarono la conquista della Sardegna vi trovarono già una rete stradale punica; questa però collegava tra loro solo alcuni centri costieri, tralasciando completamente la parte interna; dinverno era impraticabile a causa delle piogge e i Romani furono quindi costretti a costruirne una nuova che si sovrapponeva a quella precedente solo parzialmente.

I Romani costruirono 4 grandi arterie stradali: 2 lungo le coste e 2 interne. Le viae principales erano le cosiddette strade antoniniane, tutte con direzione nord-sud. Ricordandole in ordine da est a ovest: la litoranea occidentale a Tibulas-Karales, da Carales Cagliari a Turris Libisonis Porto Torres; la interna occidentale a Turre-Karales; la interna orientale a Olbia-Karales per Mediterranea; la litoranea orientale a Tibulas-Karales, da Carales a Olbia.

A questa ossatura longitudinale si congiungevano sia le "Viae Transversae" come la Cornus-Macopsissa-Nuoro-Orosei e molte altre strade più modeste vicinali che collegavano i piccoli centri dellinterno tra loro e con le più grandi città costiere. Questo sistema di comunicazione era molto efficiente e creò le condizioni favorevoli alla penetrazione culturale romana presso le popolazioni locali.

La rete stradale, inizialmente costruita per motivi militari, fu poi mantenuta e continuamente restaurata per motivi economici; grazie a questa, infatti, i Sardi dellinterno vendevano i loro prodotti ai commercianti romani che provvedevano poi a spedirli nei più grandi porti del mediterraneo occidentale. La rete stradale romana è stata talmente efficace e costruita in zone strategiche che alcune strade sono utilizzate ancora oggi; ne è un esempio la statale Carlo Felice.

In epoca Antonina si perfezionarono le vie di comunicazione interne della Corsica: lisola era pressoché completamente latinizzata, salvo qualche enclave montana.

                                     

5. La religione

I Romani, come è noto, permettevano una certa libertà di culto; questo consentì alle popolazioni interne di continuare a praticare le loro religioni preistoriche di ispirazione naturalistica, ed a quelle delle coste la religione punica con tutti i suoi dei ; ma col passare del tempo trovarono spazio anche i culti di Giove e Giunone poi soppiantati dal Cristianesimo.

Sappiamo che alcune divinità, come un demone brutto ma benefico rappresentato come il Dio Bes divinità egiziana assimilata nel pantheon cartaginese, vennero associate ad alcuni Dei Romani in questo caso ad Esculapio, divinità salutare romana.

In età romana era diffuso a Carales, Sulci e Turris Libisonis il Culto di Iside, costantemente associato ad una cospicua presenza mercantile.

                                     

6. Lingua e romanizzazione

La Sardegna, fortemente punicizzata, fu interessata da un processo di latinizzazione, ma le zone interne restarono a lungo ostili ai nuovi dominatori, come daltronde lo furono in passato nei confronti dei cartaginesi. Lopera di romanizzazione, affidata al latino, fu completata con lintroduzione delle divinità, dei sacerdozi, e dei culti tipicamente romani. Le aree più intensamente romanizzate furono quelle costiere dedite alla coltura dei cereali Romània, mentre nellinterno montuoso rimase fortemente radicata la cultura indigena Barbària. La lingua delle genti sarde, così, subì profonde trasformazioni con lintroduzione del latino che, soprattutto nelle zone interne, penetrò lentamente ma, alla fine, si radicò a tal punto che il sardo è quella cui più aderisce; in particolare, si ritiene che nella zona centro-settentrionale la variante parlata sia quella maggiormente affine per la pronuncia. Nonostante questo, cè da dire che il latino non si diffuse subito: è ancora presente uniscrizione risalente al regno di Marco Aurelio fine II secolo in punico e, se questa era la situazione quando si scriveva, è possibile che nellambito familiare la lingua dei Cartaginesi fosse ancora abbastanza diffusa. Interessante è il fatto che, a volte, si trovino delle ceramiche riportanti il nome del proprietario in latino scritto con caratteri punici.

Sembra accertato che la Corsica fu anchessa romanizzata e colonizzata dai Romani soprattutto per mezzo delle distribuzioni di terre a veterani provenienti dallItalia meridionale - o dai soldati provenienti dagli stessi strati sociali ed etnici cui furono similmente assegnate terre soprattutto in Sicilia - il che aiuterebbe a spiegare alcune affinità linguistiche riscontrabili ancor oggi tra còrso meridionale e dialetti siculo-calabri. Secondo altre ipotesi, più recenti, gli influssi linguistici potrebbero essere dovuti a migrazioni più tarde, risalenti allarrivo di profughi dallAfrica tra il VII e lVIII secolo. La stessa ondata migratoria sarebbe approdata anche in Sicilia e in Calabria.