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ⓘ Grido di dolore




Grido di dolore
                                     

ⓘ Grido di dolore

Grido di dolore è la celebre frase contenuta in un discorso pronunciato il 10 gennaio 1859 da Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, al parlamento di Torino, subito dopo gli Accordi di Plombières. Il discorso e il conseguente arruolamento di volontari fu considerato provocatorio dallAustria, che dette inizio alla Seconda guerra dindipendenza italiana.

                                     

1. Precedenti

Nel luglio del 1858, con il pretesto di una vacanza in Svizzera, Cavour si diresse a Plombières, in Francia, dove incontrò segretamente Napoleone III. Gli accordi verbali che ne seguirono e la loro ufficializzazione nellalleanza sardo-francese del gennaio 1859, prevedevano la cessione alla Francia della Savoia e di Nizza in cambio dellaiuto militare francese, cosa che sarebbe avvenuta solo in caso di attacco austriaco. Napoleone concedeva la creazione di un Regno dellAlta Italia, mentre voleva sotto la sua influenza lItalia centrale e meridionale. A Plombières Cavour e Napoleone decisero anche il matrimonio tra il cugino di questultimo, Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte e Maria Clotilde di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele.

La notizia dellincontro di Plombières trapelò nonostante tutte le precauzioni. Napoleone III non contribuì a mantenere il segreto delle sue intenzioni, se esordì con questa frase allambasciatore austriaco:

                                     

2. Passi salienti del discorso

Subito dopo lincontro di Plombières, Cavour redasse il testo del discorso da sottoporre al re, perché lo pronunciasse di fronte al parlamento. Prima, però, il primo ministro ne inviò una copia a Napoleone III. Questi, ritenendolo poco energico, pensò di sostituire lultimo periodo con quello che poi entrò nella tradizione storica, il cui testo originale è conservato nel castello di Sommariva Perno.

Il riferimento implicito era rivolto al Lombardo-Veneto - facente parte dellImpero dAustria - nel quale andava crescendo lagitazione dellopinione pubblica patriottica. Prudentemente, ai primi di gennaio, il governo austriaco rafforzò la 2ª Armata nel nord Italia con linvio del 3º Corpo.

                                     

3. Conseguenze

In Piemonte, immediatamente, accorsero i volontari, convinti che la guerra fosse imminente, e si cominciò ad ammassare le truppe sul confine lombardo, presso il Ticino.

Ai primi di maggio 1859, Torino poteva disporre sotto le armi di 63.000 uomini. Vittorio Emanuele prese il comando dellesercito e lasciò il controllo della cittadella di Torino al cugino Eugenio di Savoia-Carignano.

Preoccupata dal riarmo sabaudo, lAustria pose un ultimatum a Vittorio Emanuele II, su richiesta anche dei governi di Londra e Pietroburgo, che venne immediatamente respinto. Limperatore austriaco Francesco Giuseppe ordinò di varcare il Ticino per puntare sulla capitale piemontese, prima che i francesi potessero accorrere in soccorso. Il tentativo fu reso vano grazie allallagamento delle risaie vercellesi.

Grazie al supporto francese, il corpo darmata nemico fu sbaragliato presso Palestro e Magenta, e i franco-piemontesi entrarono a Milano l8 giugno 1859.

Contemporaneamente i volontari, comandati da Giuseppe Garibaldi, occuparono rapidamente Como, Bergamo, Varese e Brescia iniziarono a marciare verso il Trentino. Nel frattempo le forze asburgiche si ritirarono da tutta la Lombardia. Decisiva fu la battaglia di Solferino e San Martino.

La guerra si concluse con lArmistizio di Villafranca che pose le basi per lannessione della Lombardia al Regno di Sardegna.