Indietro

ⓘ Crocus




Crocus
                                     

ⓘ Crocus

Crocus L. 1753) è un genere di piante spermatofite monocotiledoni bulbose appartenenti alla famiglia delle Iridaceae.

Sono piante erbacee perenni dal fiore a forma di coppa.

                                     

1. Sistematica

La famiglia delle Iridaceae comprende un gruppo abbastanza omogeneo di piante con unottantina di generi e circa 1000-1500 specie il numero dipende dalle varie classificazioni, mentre il genere Crocus comprende circa 80 specie di cui una trentina sono coltivate e 15 sono presenti nella flora spontanea italiana. Questo fiore è mortale se ingerito, e provoca forte mal di testa se annusato.

Qui di seguito è indicata la classificazione scientifica di questo genere:

  • Tribù: Croceae definita dal botanico belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier 1797 – 1878 nellopera" Analyse des familles des plantes, avec lindication des principaux genres qui sy rattachent ” pubblicata nel 1829.
  • Genere: Crocus definito da Carl von Linné nel 1753.
  • Sottotribù: Crocinae definita dai botanici britannici George Bentham 1800–1884 e Joseph Dalton Hooker 1817 – 1911 nel 1883.
  • Famiglia: Iridaceae definita dal botanico francese Antoine-Laurent de Jussieu 1748 – 1836 nellopera" Genera Plantarum, secundum ordines naturales disposita juxta methodum in Horto Regio Parisiensi exaratam ” pubblicata nel 1789.
  • Sottofamiglia: Crocoideae definita dal botanico britannico Gilbert Thomas Burnett 1800 – 1835 nel 1835.
                                     

1.1. Sistematica Variabilità e Ibridi

Il genere Crocus presenta una estrema variabilità citologica morfologia e struttura interna delle cellule a causa dellalto numero di cromosomi poliploidia. Studi recenti hanno dimostrato che i numeri cromosomici di questo genere variano da 2n = 6 fino a 2n = 30. Questo comporta un alto grado di segregazione di specie locali gruppi di individui isolati geograficamente possono evolvere rapidamente in forme più o meno diverse determinando, di consenquenza, molti problemi di sistematizzazione e classificazione.

Al 2010, non si è ancora giunti ad una sistematica soddisfacente di questo genere. Alcuni autori hanno proposto una classificazione in chiave analitica basata sul periodo di fioritura: primaverile e autunnale. Tuttavia, questo criterio può dar luogo ad equivoci in quanto alcune specie fioriscono con continuità da settembre ad aprile; altre, specialmente quelle autunnali, emettono le foglie in tempi anche molto diversi. Un altro criterio di discriminazione potrebbe essere il colore del perigonio che generalmente se non è giallo, è blu e viceversa, ma anche questo carattere non è esente da variabilità a volte notevoli. Esclusi questi problemi, il criterio più usato per raggruppare o dividere le specie di Crocus segue nellordine le seguenti direttive:

  • 1 spata
- assente - presente
  • 2 tipo della tunica del bulbo
- reticolata - anulata - a fibre parallele - a fibre a spina di pesce
  • 3 periodo della fioritura
- primaverile - autunnale
  • 4 colore del perigonio
- a tonalità prevalente gialla - a tonalità prevalente blu

In base a queste direttive, viene di seguito indicata la classificazione interna al genere tra parentesi sono indicate le specie della flora spontanea italiana:

  • 1. Sottogenere Crocus
  • A. Sezione Crocus
  • Serie Kotschyani, Longiflori Crocus medius, Crocus longiflorus, Scardici, Verni, Versicolores, Crocus thomasii, Crocus sativus
  • B. Sezione Nudiscapus
  • Serie Aleppici, Biflori Crocus biflorus, Crocus weldeni, Carpetani, Flavi, Intertexti, Laevigatae, Orientales, Reticulati Crocus reticulatus, Speciosi
  • 2. Sottogenere Crociris
                                     

1.2. Sistematica Specie spontanee della flora italiana

Per una migliore comprensione, lelenco seguente utilizza, in parte, il sistema delle chiavi analitiche.

  • SEZIONE A: il bulbo è avvolto da fibre filiformi sottili 0.1 mm a disposizione parallela o debolmente reticolata solo superiormente; la fioritura è primaverile;
  • Gruppo 1A: le foglie non raggiungono i 2 mm di larghezza; il perigonio è glabro;
  • Gruppo 2A: le fibre del bulbo non sono reticolate;
  • Gruppo 3A: le antere sono lunghe il doppio dei filamenti; il colore del perigonio è violaceo alle fauci è giallo;
  • Crocus suaveolens Bertol. - Zafferano profumato: i fiori sono profumati e sono lunghi quanto le foglie; è presente una sola spata. Il tipo corologico è Endemico ; il suo habitat sono le boscaglie, gli uliveti o incolti aridi; si trova in Umbria, nel Lazio e in Campania dal piano fino a 800 m s.l.m.
  • Crocus imperati Ten. - Zafferano dImperato: i fiori sono inodori e sono più brevi delle foglie; sono presenti due spate. Il tipo corologico è Endemico ; il suo habitat sono i pascoli aridi le boscaglie o macchie mediterranee; si trova solo in Campania e Calabria dal piano fino a 1400 m s.l.m.
  • Gruppo 3B: le antere e i filamenti hanno la stessa lunghezza; il colore del perigonio è bianco-violaceo;
  • Crocus minimus DC. - Zafferano minore: sono presenti 1-2 spate; i fiori non sono profumati. Il tipo corologico è Endemico ; il suo habitat sono i pascoli aridi; si trova ma raramente in Sardegna dal piano fino a 1300 m s.l.m.
  • Crocus versicolor Ker-Gawl. - Zafferano della Riviera: sono presenti 2 spate; i fiori sono profumati. Il tipo corologico è Endemico Provenzale ; il suo habitat sono i pascoli aridi le garighe; si trova ma raramente in Liguria da 100 fino a 1600 m s.l.m.
  • Gruppo 2B: le fibre nella parte terminale del bulbo sono collegate a formare una rete; le antere sono lunghe il doppio dei filamenti; è presente una spata; i fiori sono più lunghi delle foglie;
  • Crocus corsicus Vannucci - Zafferano di Corsica: il tipo corologico è Endemico ; il suo habitat sono i pascoli pietrosi e pendii aridi; si trova ma raramente in Sardegna da 600 fino a 2600 m s.l.m.
  • Gruppo 1B: le foglie sono larghe da 2 a 4 mm; le fauci del perigonio sono cigliate; le fibre nella parte terminale del bulbo sono collegate a formare una rete;
  • Gruppo 4A: i tepali sono arrotondati allapice; le foglie e i fiori hanno la stessa lunghezza.
  • Crocus albiflorus Kit - Zafferano alpino: il fiore non è molto grande i tepali sono minori di 25 mm; il colore è generalmente bianco; lo stilo è più breve degli stami. Il tipo corologico è Orofita Sud Est Europeo ; il suo habitat sono i pascoli alpini e i prati concimati; è comune su tutto il territorio da 600 fino a 2400 m s.l.m.
  • Crocus vernus Mord. & Loisel. - Zafferano maggiore: il fiore è più grande i tepali superano i 25 mm; il colore è violaceo; lo stilo è uguale o più lungo degli stami. Il tipo corologico è Eurimediterraneo ; il suo habitat sono i boschi e pascoli montani; è comune su tutto il territorio esclusa la zona centrale delle Alpi dal piano fino a 1500 m s.l.m.
  • Gruppo 4B: i tepali allapice sono acuti; le foglie in lunghezza superano i fiori.
  • Crocus etruscus Parl. - Zafferano di Toscana: il tipo corologico è Endemico ; il suo habitat sono le macchie, leccete e castagneti; è molto raro e si trova solo in Toscana dai 100 fino a 1000 m s.l.m.
  • Crocus ilvensis Peruzzi & Carta - Zafferano dellElba: il tipo corologico è Endemico ; il suo habitat sono i pratelli di piante annue e i castagneti; si trova solo allIsola dElba dai 300 fino a 1000 m s.l.m.
  • SEZIONE B: il bulbo è avvolto da fibre filiformi sottili 0.1 mm a disposizione parallela o debolmente reticolata solo superiormente; la fioritura è autunnale;
  • Gruppo 1A: le foglie sono cigliate; gli stimmi sono interi o lievemente lobati; il perigonio è da 1.5 a 3 volte più lungo dei tepali;
  • Crocus thomasii Ten. - Zafferano di Thomas: le fauci del perigonio sono gialle o aranciate; lo stimma è lungo come gli stami. Il tipo corologico è Subendemico ; il suo habitat sono i pascoli aridi e sassosi; si trova al sud dal piano fino a 1000 m s.l.m.
  • Crocus sativus L. - Zafferano vero, Croco: le fauci del perigonio sono violacee; lo stimma è molto più lungo degli stami sporge dal fiore. Questa pianta è quasi scomparsa dallambiente naturale e la si trova solo in coltivazione.
  • Gruppo 1B: le foglie sono glabre; gli stimmi sono frangiati; il perigonio è da 3 a 4 volte più lungo dei tepali;
  • Crocus longiflorus Rafin. - Zafferano autunnale: alla fioritura le foglie sono normalmente sviluppate; le fauci del perigonio sono gialle; tutti e 6 i tepali sono più o meno uguali. Il tipo corologico è Subendemico ; il suo habitat sono i pascoli aridi e pietrosi; si trova solo al sud dal piano fino a 1500 m s.l.m.
  • Crocus medius Balbis sinonimo = C. ligusticus - Zafferano ligure: alla fioritura le foglie sono presenti solamente sotto forma di guaine; le fauci del perigonio sono violacee; i 3 tepali interni sono più piccoli di quelli esterni. Il tipo corologico è Endemico ; il suo habitat sono i pascoli, le boscaglie e i cespuglieti; si trova ma raramente nelle Alpi Marittime da 300 fino a 1800 m s.l.m.
  • SEZIONE C: il bulbo è avvolto da grosse fibre filiformi da 0.3 mm e più in modo reticolato;
  • Crocus reticulatus Steven. - Zafferano triestino: il tipo corologico è Nord Est Mediterraneo ; il suo habitat sono i pascoli aridi; si trova sul Carso Triestino dal piano fino a 600 m s.l.m.
  • SEZIONE D: il bulbo è avvolto da guaine membranose;
  • Crocus biflorus Miller - Zafferano selvatico: le fauci del perigonio sono gialle; i tepali sono bianchi con 3-5 strie longitudinali più scure e screziate. Il tipo corologico è Nord Est Mediterraneo ; il suo habitat sono i pascoli aridi e prati magri; è comune ma in modo discontinuo su tutto il territorio dal piano fino a 1200 m s.l.m.
  • Crocus weldeni Baker - Zafferano di Welden: le fauci del perigonio sono bianche; i tepali sono violacei con deboli venature. Il tipo corologico è Illirico ; il suo habitat sono i pascoli e prati aridi; si trova raramente solo sul Carso Triestino da 100 fino a 300 m s.l.m.


                                     

1.3. Sistematica Generi simili

Ad un primo sguardo si può confondere il genere Crocus con il genere Colchicum, che ha un alto grado di tossicità e che tra laltro appartiene anche ad unaltra famiglia: Liliaceae. Le differenze sostanziali sono anche quelle tra le due famiglie: ossia il Colchicum ha 6 stami e lovario è supero.

                                     

2. Etimologia

Il nome del genere Crocus deriva dal greco Kròkos cè un esplicito riferimento a questo fiore nellIliade di Omero – Libro XIV, versetto 347 che significa" filo di tessuto” e si riferisce ai lunghi stigmi ben visibili nella specie più conosciuta e coltivata di questo genere Crocus sativus. La prima documentazione delluso di questo nome lo abbiamo da Teofrasto di Efeso, filosofo e botanico greco antico nonché discepolo di Aristotele. Altri testi traducono questo vocabolo krokos direttamente con" zafferano”, ma in realtà questultima voce dovrebbe derivare dallarabo Zaafran. Il nome scientifico di questo genere è stato definito nel 1753 dal biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, Carl von Linné.

                                     

3. Morfologia

Le altezze di queste piante sono variabili da pochi centimetri fino a 30 cm almeno per le specie europee. La forma biologica prevalente in questo genere è geofita bulbosa G bulb, ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi organo di riserva che annualmente produce nuovi fusti, foglie e fiori.

                                     

3.1. Morfologia Radici

Le radici possono derivare sia dal bulbo che da un rizoma raramente; e sono del tipo fascicolato. Se la pianta ha un bulbo si generano alla base dello stesso.

                                     

3.2. Morfologia Fusto

  • Parte epigea: la parte aerea è un breve o pressoché nullo scapo cilindrico portante direttamente il fiore.
  • Parte ipogea: la parte sotterranea del fusto consiste in un bulbo ovale, interamente avvolto in tuniche cartacee; nella parte superiore le fibre sono più sottili e possono essere disposte in modo reticolato.
                                     

3.3. Morfologia Infiorescenza

Linfiorescenza è formata da un unico fiore raramente anche 2 o più; non sono odorosi e sono avvolti in due-tre spate membranose. La forma è quella di un tubo eretto e molto lungo che nella parte terminale si apre con 6 segmenti tepali.

                                     

3.4. Morfologia Fiori

La struttura del fiore è quella tipica delle monocotiledoni: un perigonio con tre doppi tepali di tipo corollino o petaloideo e di colore bianco, viola o lillacino. Sono inoltre ermafroditi, attinomorfi, tetraciclici con 4 verticilli: due verticilli del perigonio – androceo – gineceo e trimeri i verticilli sono composti da tre parti.

  • Formula fiorale
* P 3+3, A 3, G 3 ovario infero
  • Androceo: gli stami sono 3 direttamente inseriti sul perigonio; normalmente sono più brevi dei tepali, sono liberi e divisi a ventaglio. Le antere generalmente sono aranciate. Secondo la specie gli stami possono essere più corti o più lunghi dello stilo.
  • Impollinazione: limpollinazione è entomogama.
  • Gineceo: lovario è a 3 loculi formato da tre carpelli concresciuti; è inoltre infero in una posizione molto bassa rispetto al perigonio e quindi è nascosto dalle foglie e a volte è sotterraneo; lo stilo è filiforme, trifido 3 stigmi con delle branche intere o forcute, in tutti i casi finemente suddivise; gli stigmi in particolare sono allargati ad imbuto o trombetta e allapice sono crenato-denticolati e di colore generalmente aranciato.
  • Fioritura: la fioritura è sia primaverile anche molto precoce alla fine dellinverno che autunnale secondo la specie.
  • Perigonio: il perigonio è di tipo petaloide ed è formato da un lungo tubo terminante con due verticilli: tre tepali esterni e tre tepali interni tutti eretti; i tepali sono tutti più o meno uguali quelli interni sono lievemente più corti e sono di forma spatolata, concava, ristretto-oblunga e arrotondata allapice.


                                     

3.5. Morfologia Frutti

Il frutto è una capsula loculicida oblunga formata da tre valve capsula triloculare. I semi contenuti nel frutto sono molto numerosi e di forma globulare. Data la posizione dellovario la capsula generalmente matura appena sopra il livello del terreno.

                                     

4. Distribuzione e habitat

Il genere è originario dellEuropa principalmente Spagna, Balcani e Mediterraneo orientale, dellAfrica nord-occidentale e dellAsia minore e centrale fino alla Cina occidentale. Da questo esteso areale possiamo citare due specie: quella dellestremo orientale, il Crocus alatavicus dei Monti Altai dellAsia centrale e quella posta più a nord, il Crocus albiflorus delle altitudini montane delle Alpi. Delle specie spontanee della nostra flora solo 6 vivono sullarco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi allhabitat, al substrato e alla diffusione delle specie alpine.

Legenda e note alla tabella. Per il" substrato” con" Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio calcari silicei e simili; vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano sono indicate le sigle delle province.

Comunità vegetali: 0 = specie coltivata 9 = comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche 14 = comunità forestali Ambienti: B1 = campi, colture e incolti B9 = zone coltivate F2 = praterie rase, prati e pascoli dal piano collinare al subalpino F3 = prati e pascoli mesofili e igrofili G3 = macchie bassa G4 = arbusteti e margini dei boschi I2 = boschi di latifoglie I3 = querceti sub-mediterranei


                                     

5. Usi

Lutilizzo di questi fiori è sia come piante ornamentali che piante officinali. La specie più importante e lunica che abbia una certa rilevanza economica è il Crocus sativus. Oggi viene coltivato principalmente nella zona mediterranea, ma a oriente si arriva fino al Kashmir. Coltivazione molto antica se il poeta latino Sesto Aurelio Properzio circa 50 a.C. – 15 a.C. nel suo" 3°Libro” parla di un certo unguento" crocino” senzaltro riconducibile allo Zafferano.

                                     

5.1. Usi Farmacia

Gli stimmi sono usati nella medicina popolare per le loro proprietà quali quella tonica rafforza lorganismo in generale, emmenagoga regola il flusso mestruale, stimolante rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare ed eupeptica favorisce la digestione. Questultimo uso è forse lunico ancora praticato.

                                     

5.2. Usi Cucina

Attualmente lo zafferano viene usato solamente come spezia o colorante; infatti se usato oltre una certa misura è tossico una dose di 20 g al giorno di zafferano può anche risultare mortale.

                                     

5.3. Usi Giardinaggio

Un altro utilizzo che viene fatto di questi fiori è nel giardinaggio e questo fin dai tempi più antichi. Esiste una documentazione nellisola di Creta un affresco a Cnosso che indica chiaramente che veniva praticata sia la raccolta che la coltivazione del" Croco”.

Le prime notizie moderne di una coltivazione di queste piante risalgono a oltre 400 anni fa: infatti nel" The Herball or Generall Historie of Plantes ” del botanico inglese John Gerard Nantwich, 1545 – Londra,1612, pubblicato nel 1597, descrive varie specie di questo genere come il Crocus vernus, il Crocus versicolor, il Crocus sativus e altri. Trentanni dopo nel 1629 un altro botanico inglese, John Parkinson 1567–1650, nella sua opera" Paradisi in sole ", elenca già 27 specie di Crocus ; ed è dello stesso anno limportazione del Crocus aureus il progenitore della razza" Crochi olandesi gialli”. Quindi è nel Seicento che gli olandesi svilupparono le loro tecniche di riproduzione dei fiori da bulbo compresi i crocus.

È divenuta celebre la fioritura di crochi nei giardini del Castello di Rosenborg a Copenaghen, che disposti in geometrie formano un caratteristico tappeto colorato.

                                     

6. Notizie culturali

La conoscenza di questi fiori va molto indietro nel tempo. Ciò è dimostrato dal fatto che persino la Bibbia nel Libro dei Cantici 4:14 vengono citati come piante aromatiche e odorose. Nellantica Grecia si usavano per farne corone oppure si spargevano nei teatri o nei letti nuziali. Mentre nellantica Roma si usava ornare le tombe con questo fiore come auspicio per una vita ultraterrena. Varie sono le leggende attorno al fiore del" Croco”. In una di queste Croco era un giovane innamorato della pastorella Smilliace che venne trasformato in detto fiore ad opera di Venere o in unaltra versione venne trasformato in fiore dal dio Ermes geloso della pastorella. In unaltra si racconta che Croco morì giocando con Mercurio e che dal suo sangue nacque il fiore. In unaltra ancora si racconta che il fiore del croco germogliasse nel momento in cui Paride dava il suo giudizio sulla più bella fra le dee. Probabilmente in tutti questi racconti si fa riferimento alla specie più conosciuta di questo genere: il Crocus sativus chiamato" Zafferano vero” o più semplicemente" Croco”. Descritto più o meno diffusamente da studiosi come Dioscoride Pedanio Anazarbe in Cilicia, 40 circa - 90 circa, botanico e farmacista greco antico, oppure da Pietro Andrea Mattioli umanista e medico italiano primo studioso italiano a tradurre dal greco le opere di Dioscoride. Si deve comunque al botanico francese Joseph Pitton de Tournefort la prima stesura" scientifica” di questo genere ripresa poi definitivamente da Carl von Linné.

Anche gli utenti hanno cercato:

...
...
...