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ⓘ Paljin Tulku Rinpoce




                                     

ⓘ Paljin Tulku Rinpoce

Nato con il nome Arnaldo Graglia da genitori piemontesi nella capitale dellImpero dEtiopia, rientrò con la famiglia ad un anno in Italia. Allievo del filosofo Aldo Testa, si laureò presso lIstituto Superiore di Scienze Umane e Sociali di Urbino e in mercatologia alla Libera università internazionale degli studi sociali Guido Carli Luiss, divenendo in seguito dirigente dazienda presso varie imprese internazionali. Nel 1978 si recò a Katmandu, in Nepal, ove entrò in contatto con il Buddhismo tibetano, verso il quale maturò un forte interesse al punto da convertirsi e intraprendere il percorso per divenire egli stesso monaco nel 1991 a Dharamsala, in India settentrionale, dove risiede il XIV Dalai Lama. Il suo principale maestro fu Ghesce Nawang Yandak, abate del monastero nepalese Samten Ling, e successivamente divenne discepolo di Ghesce Tenzin Gompo. Durante gli anni di studi fu allievo di molti maestri, tra cui Ghesce Rabten, Thamthog Rinpoche, Chetsang Rinpoche e Togden Rinpoche, ricevendo iniziazioni e insegnamenti legati a numerose scuole, tra cui Gelug, Kagyu e Nyingma, incentrati sul Lam Rim, lo Dzogchen, il Mahāmudrā, il Vinaya e il Tantra. Gli fu altresì impartita la trasmissione completa dei Sei Yoga di Naropa.

Il 14 luglio 1995 venne riconosciuto come la reincarnazione di Je Paljin, insigne lama tibetano vissuto nel XVII secolo, sebbene le sue date di nascita e morte non siano note. Originario del Kyrong, una regione del Tibet occidentale ai confini con il Nepal, ove in aveva edificato molti gompa e stupa, su invito del Dalai Lama di allora raggiunse il monte Kailash e costruì alcuni monasteri, discendendo poi in Ladakh, a Lamayuru, dove è ricordato tuttora in alcune opere custodite nella biblioteca del tempio, e successivamente si insediò ad Atitse, ove divenne il principale diffusore del Buddhismo tibetano nellarea. Grandissimo meditatore e yogin altamente rispettato, Je Paljin passò alla storia con lappellativo di Drubwang, "meditatore" in lingua tibetana. In seguito a tale riconoscimento, che fece di lui un tulku, il solo di nazionalità italiana, Paljin Tulku Rinpoce interruppe lattività lavorativa per dedicarsi completamente allinsegnamento buddhista, e una volta divenuto lama egli stesso divenne uno dei maestri del monastero di Lamayuru e abate di quello di Atitse, distanti tra loro appena sette chilometri. Per sua iniziativa il monastero di Atitse, che nel corso dei secoli ospitò molti autorevoli lama e ghesce tibetani per lunghi periodi di meditazione e preghiera, divenne un centro internazionale di meditazione. Nel 1997 divenne peraltro la sede di un importante gompa dedicato a Tārā, bodhisattva trascendente femminile assai venerato dai tibetani, di cui custodisce mille statue.

Attualmente, lama Paljin segue spesso gli insegnamenti internazionali del XIV Dalai Lama, da cui nel 1985 ricevette l’iniziazione di Kalachakra in Svizzera, organizza corsi e seminari in Italia e allestero, ed è promotore di numerose iniziative umanitarie in Ladakh, India, Nepal, Etiopia e Perù. Direttore spirituale dellassociazione confessionale "Centro Mandala", vive tra Milano e Graglia, dove in particolare ha costruito il Monastero Samten Ling, uno dei principali centri buddhisti dellItalia del nord. Esercita assistenza volontaria nella sezione femminile del carcere di San Vittore e in quello minorile Beccaria di Milano. E’ specializzato nellaccompagnamento spirituale dei malati terminali, ed è noto anche come studioso nei settori della simbologia mistica e delle religioni comparate.

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