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ⓘ Tetto salariale




                                     

ⓘ Tetto salariale

Il tetto salariale o tetto degli ingaggi, detto anche salary cap, wage cap o plafond è, negli sport professionistici, la somma massima di denaro che una società può spendere complessivamente, per ogni stagione, per gli ingaggi della propria rosa sportiva. Per estensione, lespressione è utilizzata per i tetti alle retribuzioni nel pubblico impiego, alle retribuzioni private o agli emolumenti per le cariche pubbliche.

                                     

1. Nello sport

Tale misura, adottata da numerose leghe sportive, può essere adottata sia per impedire la crescita incontrollata dei costi di gestione delle squadre sia per evitare squilibri tecnici tra società con più disponibilità finanziare e altre che ne dispongono di inferiori.

Nel mondo il tetto salariale è usato dalle principali leghe sportive:

  • nel Regno Unito nella massima divisione inglese di rugby a 15, la English Premiership, e nel campionato nazionale britannico di rugby a 13, la Super League;
  • in Nordamerica dalla NHL, NFL, NBA e leghe minori di vari sport;
  • in Australia nellAustralian Football League, nella National Rugby League e nellA-League Soccer.

In Italia un primo caso di tetto salariale applicato al calcio professionistico è quello del campionato di Serie B 2013-14 su iniziativa del CONI e della FIGC. È stata regolamentata la parte fissa, quella variabile e delle varie casistiche contrattuali che riguardano gli ingaggi dei calciatori, predisponendo controlli e sanzioni – nei confronti dei contratti dei giocatori – per chi non rispettasse queste convenzioni prese anche con lappoggio dellAIC. Nella sostanza, per quanto riguarda i nuovi contratti firmati a partire da quella stagione, non saranno possibili contratti oltre i 300.000 euro annui senza ripercussioni sulla mutualità, restando entro il 60% del rapporto fra emolumenti inclusi quelli dello staff tecnico e valore della produzione; se si vorrà sforare questi limiti, le azioni dovranno essere giustificate, per esempio, dallaumento del fatturato e dellutile oppure presentando fideiussioni.

                                     

2. Nel lavoro pubblico e privato

Mentre allestero questo tipo di richiesta ha riguardato soprattutto i proventi degli amministratori di società pubbliche o private, in Italia la polemica si è rapidamente spostata dal salary cap nei contratti ai manager a quello nei rapporti di lavoro subordinato, soprattutto nel pubblico impiego che - sin dagli anni settanta - è oggetto di ricorrenti polemiche sulla cosiddetta giungla retributiva.

Per la prima volta nella legge finanziaria del 2007, con sei articoli su lavoratori pubblici, amministratori di società di diritto privato, consulenti, Corte dei conti, in Italia si è affrontata la questione di conoscere queste situazioni e di limitarle. Nella successiva legislatura, in Senato, fu proposto lordine del giorno di Elio Lannutti al disegno di legge comunitaria sul tetto alle retribuzioni private.

In tema di statuizione legislativa di tetti massimi alla retribuzione, la Corte costituzionale ha avuto modo di affermare che: "lautonomia collettiva non è immune da limiti legali. Compressioni legali di questa libertà, nella forma di massimi contrattuali, sono giustificabili solo in situazioni eccezionali, a salvaguardia di superiori interessi generali, e quindi con carattere di transitorietà". Forte di questo precedente, il governo Monti fissò il limite massimo retributivo - per i dipendenti pubblici - alla retribuzione del primo presidente della Corte di cassazione, ai sensi degli articoli 23-bis e 23-ter del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni e integrazioni.

Il limite massimo retributivo - fissato alla retribuzione del Primo Presidente della Corte di cassazione, con larticolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 marzo 2012; esso corrispondeva, come dichiarato da un successivo atto di accertamento del dipartimento della Funzione pubblica, a 317 000 euro annui - fu poi abbassato al livello dellappannaggio del Capo dello Stato 240 000 euro con larticolo 13 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, emanato dal governo Renzi e dichiarato legittimo dalla Corte costituzionale.

                                     

3. Nella previdenza

Nelle proposte di ricalcolo pensionistico avanzate nel 2018 nel contratto di governo italiano dellinizio della XVIII legislatura, viene adombrata la possibilità di importare il metodo del "tetto" anche nella previdenza: è oggetto di una proposta di legge parlamentare "il nuovo "tetto", fissato ora a 4500 euro netti, sotto i quali leventuale ricalcolo non avrà effetto quindi nessun taglio".

Successivamente è stato invece approvato un contributo fiscale, a carico di quattro fasce di percettori di pensioni non interamente contributive, al di sopra della soglia dei 100mila euro annui.