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ⓘ Psicologia penitenziaria




                                     

ⓘ Psicologia penitenziaria

La psicologia penitenziaria è, per alcuni, quella parte della psicologia giuridica che troverebbe applicazione allinterno delle strutture penitenziarie, per altri una disciplina autonoma caratterizzata dalloggetto dellindagine e dal campo di indagine.

Oggi di psicologia penitenziaria si parla a più livelli e questa disciplina, anche grazie allattivazione di corsi universitari e master, ha raggiunto una certa autonomia. Lintervento dello psicologo in carcere poggia sullidea-guida che il sostegno ed il trattamento possano rispettivamente supportare lIo nelle fasi più critiche ed incidere significativamente sulla organizzazione esistenziale del soggetto promuovendone il senso di colpa, di responsabilità e lautocritica e motivandolo al reinserimento sociale. Va da sé che questi presupposti teorici continuamente si confrontano e si scontrano con i vincoli le richieste istituzionali che li rendono a fatica compatibili con la quotidianità detentiva e con la precarietà che ancora, nonostante gli sforzi innumerevoli realizzati, caratterizza loperare" al di là del muro”. Nella psicologia penitenziaria il committente non corrisponde allutente detenuto. A differenza di altri ambiti, il" doppio mandato” non è episodico bensì strutturale.

                                     

1. Cenni storici

La psicologia penitenziaria è una disciplina recente che si è sviluppata prevalentemente da fine anni 70 in base allevoluzione delle conoscenze della criminologia, della psicologia e allordinamento penitenziario che prevede lintroduzione anche degli esperti in psicologia nellesecuzione della pena.

In Italia la psicologia penitenziaria sta conquistando una propria autonomia in base alla specifica individuazione del campo scientifico, alla nascita di associazioni C.N.E.I.P.A nel 1980, A.N.P.P.I. nel 1994 e C.N.P.P.I. nel 1999, di una società scientifica S.I.P.P. nel 2003 e alla istituzione del primo corso di perfezionamento post universitario presso lUniversità di Urbino dal 2003-04.

                                     

2. Definizione

Con psicologia penitenziaria, espressione più adeguata rispetto a psicologia rieducativa o correzionale o carceraria, si intende lapplicazione della psicologia nella fase dellesecuzione della pena negli istituti penitenziari, nella fase dellesecuzione penale esterna e nella giustizia minorile. Tale applicazione riguarda i detenuti, il personale e listituzione.

                                     

3. Specificità dellintervento

Loggetto della psicologia penitenziaria, la specificità dellidentità professionale e alcune differenze con la psicologia giuridica si possono riassumere nel seguente modo:

  • la fase dellintervento è quella dellesecuzione penale dopo la fase del giudizio;
  • il contesto/setting è quello dellistituzione totale così difficile e complesso come quello penitenziario;
  • gli interventi interdisciplinari sono molto articolati e richiedono molteplici competenze e interazioni professionali con molte figure professionali e non prevalentemente magistrati come nella psicologia giuridica;
  • la questione del" doppio mandato” e del" cliente involontario” tipiche di tutta la psicologia giuridica, trovano unesasperazione nella psicologia penitenziaria che si colloca tra richiesta dellistituzione e bisogno del soggetto, tra punire e curare, tra esigenze giudiziarie e sanitarie.
  • le attività sono quelle di tipo diagnostico ma anche terapeutico-riabilitativo individuale e di gruppo che determinano un contatto di lunga durata con il" cliente” ed anche attività rispetto allorganizzazione, mentre la psicologia giuridica ha un ruolo prevalentemente diagnostico;


                                     

4. Compiti

I compiti istituzionali che hanno caratterizzato la psicologia penitenziaria, sono: osservazione e trattamento, sostegno psicologico, servizio nuovi giunti ora servizio di accoglienza, consiglio disciplina integrato, presidio tossicodipendenze e, recentemente, il colloquio di primo ingresso.

  • La" partecipazione al Consiglio di disciplina integrato” dove lo psicologo in realtà è prevista la presenza di due psicologi deve valutare lopportunità di sottoporre no il detenuto ad un regime di sorveglianza particolare destinato ai detenuti ritenuti pericolosi per lordine e la sicurezza.
  • Il" presidio tossicodipendenze”, competenza transitata nel 2000 al Sistema Sanitario Nazionale, era destinato allassistenza ai tossicodipendenti, agli alcoolisti e ai soggetti affetti da Hiv.
  • Oltre alle attività descritte, vanno ricordati gli interventi psicologici rivolti a casi particolari o a situazioni particolari.
  • A ciò si aggiungono anche le esperienze nella gestione di gruppi, esperienze di psicoterapia, collaborazione ad attività di formazione del personale, progettazione, tutela della salute dei detenuti.
  • Il" servizio nuovi giunti”, attività di accoglienza nella fase dellingresso in carcere, è nato per affrontare e ridurre il rischio dei suicidi, degli atti di autolesionismo e di violenza.
  • Il "trattamento" è costituito da interventi per favorire cambiamenti soggettivi, promuovere un processo di modificazione degli atteggiamenti che è di ostacolo ad una costruttiva partecipazione.
  • Il" colloquio di primo ingresso” raccogliere e valutare dati e notizie; fornire informazioni su diritti e doveri.
  • L "osservazione scientifica" della personalità consiste in una valutazione diagnostica, nel formulare un profilo psicologico e nel delineare gli elementi prognostici. Tali valutazioni si integrano con quelle degli altri operatori nelle riunioni di équipe e nella stesura delle relazioni di sintesi per elaborare un programma di trattamento anche in riferimento alla concessione di permessi e misure alternative.
  • Il "sostegno psicologico" è unattività rivolta ai detenuti in attesa di giudizio finalizzata a contenere e ridurre la perdita degli interessi del soggetto sotto il profilo affettivo e familiare. Tale attività è particolarmente importante nei casi in cui si tratta della prima carcerazione e per ridurre e contenere i danni psicologici che la carcerazione spesso determina.

Dopo 30 anni di esperienza, possiamo ridefinire i campi di intervento della psicologia penitenziaria in tre macro-aree:

  • c) lorganizzazione.
  • a) i detenuti;
  • b) il personale;

Gli interventi nelle macro-aree sono finalizzati a:

  • elaborare diagnosi e indicazioni prognostiche;
  • a) rispetto ai detenuti
  • prevenire la ricaduta;
  • tutelare la salute psichica, prevenire il disagio e gli effetti negativi della detenzione;
  • fornire il sostegno psicologico a tutti i detenuti e ai loro familiari;
  • garantire gli interventi psicologici e psicoterapeutici individuali, di gruppo;
  • individuare programmi di trattamento negli istituti e modalità alternative alla detenzione;
  • promuovere la formazione, laggiornamento e la supervisione del personale;
  • prevenire i fenomeni di burn out;
  • b) rispetto al personale
  • sviluppare lanalisi organizzativa e la progettazione;
  • stimolare la sperimentazione e la ricerca.
  • c)rispetto allorganizzazione
                                     
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