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ⓘ Teorie dello sviluppo regionale




                                     

ⓘ Teorie dello sviluppo regionale

Le teorie dello sviluppo regionale fanno riferimento a matrici disciplinari diverse, tra le quali prevalgono leconomia urbana e regionale e la geografia economica, più propriamente nelle declinazioni della geografia dello sviluppo e della geografia regionale. Tuttavia, a partire dagli anni Settanta, il paradigma dello sviluppo regionale si arricchisce dei contributi derivanti dalleconomia applicata interessata al fenomeno dei distretti industriali e dalla planning theory. Questo corpus teorico multidisciplinare si prefigge di descrivere e spiegare i meccanismi dello sviluppo nella dimensione territoriale, affrontando le questioni dello sviluppo ineguale, delle relazioni centro-periferia e dello sviluppo endogeno.

                                     

1. Teoria degli stadi di sviluppo

La teoria degli stadi di sviluppo, portata avanti negli anni cinquanta da Walt Whitman Rostow, suggerisce che vi siano degli stadi in cui una economia regionale si sviluppi e raggiunga un ottimo livello di salari e la piena occupazione.

  • specializzazione: secondo stadio, agricoltura e commercio, infrastrutture;
  • diversificazione: quarto stadio, rafforzamento dellindustria, servizi dallestero;
  • ultimo stadio, sviluppo del terziario avanzato, esportazioni al massimo.
  • trasformazione: terzo stadio, industria, edilizia e lavori pubblici;
  • autosufficienza: primo stadio, economia di sussistenza;

Se una regione si blocca in uno di questi stadi si parla di sottosviluppo.

                                     

2. Teoria della base di esportazione

Secondo la teoria della base di esportazione, leconomia di una regione si basa sulle esportazioni, le uniche attività che possano dare impulso alle importazioni e quindi ad aumentare la ricchezza del territorio. Le fonti delle esportazioni portate a termine fuori dai confini regionali sono dette attività "di base", tutte le altre di "servizio" o "non di base".

                                     

3. Modello neoclassico di sviluppo regionale

Il modello neoclassico di sviluppo regionale sostiene che il più importante fattore delleconomia sia lofferta capitale e lavoro. Secondo i teorici, vi sono due correnti contrapposte: il lavoro si trasferisce dalle regioni più povere a quelle più ricche, mentre il capitale percorre un cammino inverso. In questo modo, si arriverà ad un livellamento della condizione di vita delle due regioni.

                                     

4. Modello neokeynesiano di sviluppo cumulativo

Il modello neokeynesiano di sviluppo cumulativo, il cui nome deriva dalleconomista John Maynard Keynes, sostiene che le teorie sullo sviluppo regionale devono prendere in considerazione che leconomia non è lineare né spontanea, è discontinua e non dà punti di riferimento equilibrati. Tutto ciò genera un relativismo: le teorie non possono essere generali perché in ogni regione vi sono delle peculiarità che le rendono uniche.

Il modello neokeynesiano si contrappone ulteriormente al modello neoclassico perché sostiene che la migrazione della popolazione dalle zone più povere a quelle più ricche generi ulteriori squilibri che portano le prime ad impoverirsi, perdendo la domanda interna le forze migliori, le seconde ad arricchirsi, aumentando la propria capacità produttiva, il mercato interno e nuovo sviluppo.

                                     

5. Teoria dei poli di sviluppo

La teoria dei poli di sviluppo è stata ideata da François Perroux. Si basa sullidea che unagglomerazione industriale in cui ci siano delle attività che fungano da poli di sviluppo possa trainare unintera economia e determinare il rilancio economico di unarea depressa con tanto maggiore rapidità quanto più questo è fondato su impianti industriali di grosse dimensioni economie di scala. Tali attività, chiamate propulsive o industrie motrici, hanno un effetto detto moltiplicatore nei confronti delle altre attività. Il territorio descritto da Perroux è però astratto e topologico, quindi non reale.

Gli stadi del processo prevedono:

  • un processo di polarizzazione attorno allattività iniziale, sia dal punto di vista sociale che demografico;
  • una crescita produttiva iniziale data dalle industrie motrici;
  • la formazione di economie esterne;
  • una crescita demografica a cui segue un aumento della domanda e anche degli investimenti.

La teoria dei poli di sviluppo, tuttavia, non tiene conto di una serie di fattori. Ovvero del fatto che non sempre lo sviluppo polarizzato può dar luogo a economie esterne; che il rilancio economico di una regione può essere fondato anche su attività terziarie; che i profitti prodotti in situ possono anche non alimentare processi di reinvestimento nellarea della localizzazione del polo industriale.



                                     
  • Dipartimento di Urbanistica e il coordinamento del Master in Pianificazione dello sviluppo locale. Socio di diverse organizzazioni nazionali e internazionali del
  • Comitato Regionale e 3 consiglieri nominati dal presidente e alla Presidenza fu eletta Natalina Ceraso Levati già presidente del Comitato Regionale Lombardo
  • originale il 2 febbraio 2008 Comitato Regionale Puglia, tiscali.it. URL consultato il 15 - 6 - 2011. Gruppo regionale Puglia, assoallenatori.it. URL consultato
  • arcaici e ricerca etnomusicologica. La sua teoria sul diatonismo, elaborata parallelamente allo sviluppo della Nuova Coralità, entrò presto nell universo
  • consiglio regionale la giunta regionale il presidente della giunta regionale La regione è rappresentata dal presidente della giunta regionale anche detto
  • basata sulla conoscenza non sia l accumulo di capitale, come asserito dalle teorie neoclassiche, ma la capacità innovativa emergente dalla conoscenza e dalle
  • loro interessi e i loro metodi. La teoria di una sola ecúmene nella Terra scompare anche se si continua con alcune teorie filosofiche, come nel caso di Kant
  • la sua attenzione sullo sviluppo di associazioni di lavoratori. Egli credeva molto nell educazione dei lavoratori sulla teoria marxista. Korsch si preoccupava
  • XVIII secolo il filosofo tedesco Immanuel Kant sviluppò una teoria della conoscenza, in cui la conoscenza dello spazio può essere contemporaneamente a priori

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