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ⓘ Basilica di San Barnaba




Basilica di San Barnaba
                                     

ⓘ Basilica di San Barnaba

La basilica collegiata di San Barnaba Apostolo è il principale luogo di culto cattolico della città di Marino in provincia di Roma, nella sede suburbicaria di Albano.

La basilica, costruita per devozione della famiglia Colonna, è una delle chiese più vaste della diocesi, nonché una delle più importanti: fu sede della venerabile arciconfraternita del Gonfalone di Marino, fondata attorno al 1271 da Bonaventura da Bagnoregio; inoltre il capitolo di San Barnaba era il più importante della diocesi insieme a quello della collegiata di Santa Maria Assunta in Ariccia, come fu stabilito nei sinodi diocesani del 1668 e del 1687.

                                     

1.1. Storia La leggenda di San Barnaba

Originariamente la santa patrona di Marino era santa Lucia, la cui festa si celebra tuttora in città il 13 dicembre di ogni anno.

A santa Lucia era dedicata una chiesa, situata nella parte basso-medioevale dellabitato, ed eretta probabilmente nel XII secolo su una cisterna romana, ma rifatta agli inizi del XIII secolo per volere dellallora signora di Marino beata Giacoma de Settesoli. Parte di questa chiesa, unico esempio dellarchitettura gotica nei Castelli Romani, ospita il Museo Civico Umberto Mastroianni.

San Barnaba sarebbe divenuto patrono di Marino in seguito a una calamità naturale che colpì le campagne marinesi: l11 giugno 1615 infatti una violenta grandinata devastò i raccolti dei marinesi. Lanno seguente unaltra grandinata, lo stesso giorno, cadde sulle campagne marinesi. Infine nel 1617 una terza grandinata sconquassò ancora, sempre nella giornata dell11 giugno, i campi le vigne locali. Per porre fine a questo flagello, venne convocata, il 2 febbraio 1618, unassemblea popolare plenaria, che votò di scrivere una lettera al cardinal Francesco Sforza di Santa Fiora cardinale vescovo di Albano chiedendo di poter venerare san Barnaba, la cui festa ricorre proprio l11 giugno, come santo patrono "appresso Sua Divina Maestà". Il 4 giugno 1619 il cardinal Sforza rispose affermativamente e da quella data si iniziò a celebrare solennemente la festività di San Barnaba.

                                     

1.2. Storia La fondazione

Allinizio del XVII secolo Marino era suddivisa in due parrocchie: la summenzionata parrocchia di Santa Lucia e la parrocchia di San Giovanni Battista, la cui parrocchiale era collocata nellattuale rione Castelletto, nella parte cioè alto-medioevale dellabitato, e di cui restano solo pochi resti inglobati dalle case. Questultima parrocchia era la più antica. Allora il duca di Marino Filippo I Colonna e suo figlio, il cardinal Girolamo Colonna, optarono per lo scioglimento delle due parrocchie e laccorpamento delle stesse in un unico titolo parrocchiale la cui chiesa fosse intitolata a San Barnaba. Questa scelta, avallata dallautorità ecclesiastica, fu anche ispirata da motivi di ragione pubblica, poiché pare che scoppiassero continuamente liti e risse tra i residenti nelle due parrocchie.

Così, il 28 ottobre 1636 monsignor Giovanni Battista Altieri, vicario generale della sede suburbicaria di Albano, con atto di visitazione soppresse le due parrocchie marinesi di Santa Lucia e di San Giovanni Battista accorpando le loro rendite e benefici nella costituenda parrocchia di San Barnaba. Il duca Filippo I Colonna subito stanziò alcuni fondi per lavvio dei lavori di costruzione, ai quali tuttavia attinsero, commettendo un reato quasi sacrilego, gli ufficiali tesorieri della Comunità di Marino che approfittarono di quel denaro per "recarsi a pazzeggiare allhosterie" di Roma. Nonostante il furto, la prima pietra della nuova parrocchiale venne solennemente posata il 10 giugno 1640 con la benedizione del cardinal Girolamo Colonna e alla presenza del duca Filippo I Colonna e degli altri membri di casa Colonna.

Papa Urbano VIII il 3 dicembre 1643 emanò la bolla Exclesa merita Sanctorum, con la quale non solo confermava la soppressione delle due antiche parrocchie marinesi in favore della nuova parrocchiale in costruzione, ma elevava anche questultima al titolo di Collegiata perinsigne ed alla dignità abbaziale nullius, dunque dotata di un Capitolo di dodici canonici più sei beneficiati con diritto allabito corale presieduto da un arciprete abate parroco con privilegio di cappa magna: larciprete abate parroco doveva essere inoltre affiancato da due "coadiutori perpetui" per la cura delle anime dei parrocchiani.I privilegi di canonici e abate parroco vennero ampliati nei secoli seguenti dai Pontefici: nel 1748 papa Benedetto XIV concesse allabate parroco luso dellabito pontificale ed ai canonici luso del rocchetto e della mozzetta paonazza; il 12 agosto 1828 invece papa Leone XII autorizzò i canonici ad indossare la cappa magna, in premio della fedeltà del clero marinese alla Santa Sede surante le vicende delloccupazione francese; infine il 17 novembre 1843 papa Gregorio XVI concesse sia allabate parroco che ai canonici luso del collare di seta paonazza.

Tornando a parlare del procedere dei lavori, il 5 giugno 1642 lufficiale camerlengo del feudo di Marino comunicava al duca Filippo I Colonna che erano stati messi in opera tutti i pilastri dellerigenda chiesa le volte delle otto cappelle. Alcune misure delledificio: lunghezza alla facciata 58.75 metri; larghezza al transetto 24 metri; altezza della cupola alla lanterna 36 metri. Fino a quella data erano stati spesi 12.000 scudi per la costruzione, e altrettanti ne verranno spesi in seguito, fino al 1655, per un totale di circa 30.000 scudi.

Si suppone che nel 1655 terminassero i lavori nella chiesa, durati quindici anni: tuttavia, non si poté procedere alla consacrazione del luogo di culto, a causa della devastante pestilenza che nel 1656 afflisse Marino e lAgro Romano. La peste sterminò molti marinesi, lasciando in ginocchio il feudo, che dovette essere ripopolato con i vassalli di casa Colonna provenienti dallAbruzzo: la popolazione marinese, stimata prima delle pestilenze a 2000 abitanti circa, si ridusse in pochi mesi a poche centinaia di anime.

                                     

1.3. Storia Il XVII secolo

Così la prima messa cantata fu celebrata nella nuova Collegiata solo il 22 ottobre 1662, da monsignor Carlo Tarugi vicario generale della sede suburbicaria di Albano e dal primo abate parroco, don Agostino Gagliardi. A quella data risale infatti la lapide apposta dal cardinal Girolamo Colonna sulla controfacciata, che ricorda come la chiesa sia sotto lo iuspatronatus perpetuo della famiglia Colonna. Tuttavia la consacrazione ufficiale della Collegiata venne celebrata solo il 14 maggio 1713 ad opera dellarcivescovo di Napoli monsignor Antonio Sanfelice.

Il 10 dicembre 1662 limmagine della Madonna del Rosario nuncupatam de Populo venne traslata dalla vecchia chiesa di Santa Lucia alla nuova Collegiata.

                                     

1.4. Storia Il XVIII secolo

Dopo le vicende della Repubblica Romana 1798-1799, a cui Marino aveva partecipato attivamente, nel 1799 le truppe napoletane di liberazione si accamparono ai Castelli Romani e anche a Marino, celebrando una solenne messa in suffragio dei loro caduti proprio nella Collegiata di San Barnaba.

                                     

1.5. Storia Il XIX secolo

Lelevazione a basilica minore risale al 1851, per volere di papa Pio IX, ferma restante laggregazione della città alla sede suburbicaria di Albano, già confermata da Gregorio XVI quando nel 1835 aveva elevato Marino al grado di città.

Dopo il 1870 a Marino esplose lanticlericalismo della parte repubblicana maggioritaria della popolazione, che avversava fieramente la comunità parrocchiale con manifestazioni come il Carnevalone. Nel 1899 così lallora abate parroco volle mostrare anchegli la sua ostilità verso i repubblicani e verso la stessa Italia unitaria proibendo lingresso in basilica alla bandiera italiana, in occasione di una messa in suffragio per i morti nella battaglia di Adua.

                                     

1.6. Storia Dallinizio del secolo alla seconda guerra mondiale

Il terremoto del 1902 causò alcune profonde crepe nella struttura della basilica, perciò il Genio Civile di Roma nel 1909 portò a compimento alcuni necessari lavori di consolidamento, tramite il rafforzamento degli architravi delle due navate laterali con archi a tutto sesto, il potenziamento dei pilastri ed il rinnovamento del pavimento e dellintonaco.

Nei primi anni del Novecento, la parrocchia fu retta dallabate parroco Attilio Pandozzi, sacerdote apertamente schierato con la forte maggioranza anti-clericale, che arrivò al punto di scrivere un libello contro la Chiesa cattolica ed il Papa; perciò, fu sospeso a divinis ed allontanato dalla parrocchia. Il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano Antonio Agliardi, per ricostruire una comunità "avvilita e dispersa" dopo la parentesi dell "infelice parroco apostata", scelse don Guglielmo Grassi 1868 - 1954, combattivo sacerdote originario di Genzano di Roma, che resterà alla guida della parrocchia fino alla morte, avvenuta nel 1954. Nel 1937 sarà nominato vescovo di Damietta da papa Pio XII, tuttavia continuerà la sua opera di pastore a Marino. A monsignor Grassi si devono la fondazione della congregazione delle Piccole Discepole di Gesù, la creazione di un asilo per i genitori bisognosi durante la prima guerra mondiale, lapertura della sala-teatro Vittoria Colonna lincentivo allattività teatrale, la fondazione dellOratorio Parrocchiale San Barnaba negli anni venti, la proficua collaborazione con il Servo di Dio Zaccaria Negroni che portò alla crescita delloratorio parrocchiale ed alla fondazione della congregazione dei Piccoli Discepoli di Gesù e della Tipografia Santa Lucia.

Nella notte tra venerdì 17 novembre e sabato 18 novembre 1911 la venerata immagine della Madonna del Popolo custodita nella seconda cappella di destra della basilica fu soggetta ad un furto sacrilego: i ladri entrarono da una porticina laterale nel coro e portarono via buona parte degli ornamenti più preziosi e degli ex voto. I colpevoli del furto furono identificati quasi immediatamente nelle persone di tre anarchici: due marinesi, Tullo Ostilio Ciaglia ed Enrico Testa, e un forestiero, Proietti Giovanni. Furono condannati a tre anni di reclusione. Un secondo furto sacilego si verificò pochi anni dopo, nel 1914, ed i ladri penetrarono nella basilica sempre dalla stessa porticina, rimasta incustodita per "insipienza del Clero". Vennero trafugati i preziosi sopravvissuti alla prima rapina: i colpevoli stavolta non vennero identificati.

Durante la seconda guerra mondiale, il 2 febbraio 1944 alle ore 12.30 circa, alcuni bombardieri North American B-25 Mitchell della 15ª United States Army Air Forces, del tonnellaggio di 1360 chilogrammi di bombe ciascuno, bombardarono il centro storico di Marino. In questa occasione la basilica venne risparmiata; numerosi sfollati si rifugiarono nei sotterranei della basilica, nella sala-teatro Vittoria Colonna e nella chiesa della Coroncina, presso cui furono collocati anche alcuni uffici comunali, senza sede dopo il bombardamento di Palazzo Colonna. Alla Coroncina trovarono sede anche lufficio postale la cassa di credito cooperativo San Barnaba, ed in un certo periodo anche un deposito di generi alimentari. Il 31 maggio 1944 quattro incursioni aeree anglo-americane colpirono la basilica: furono sfondati il tetto -già cadente- e un arco di sostegno della cupola, causando gravi danni ai dipinti dellinterno.



                                     

1.7. Storia Dalla seconda guerra mondiale alla fine del secolo

Il primo intervento di restauro alla basilica bombardata venne deliberato durgenza dallamministrazione comunale pro tempore già nellagosto 1944. Venne ricostruito larco spezzato che sosteneva la cupola e furono restaurati i due dipinti del Martirio di San Barnaba attribuito a Bartolomeo Gennari conservato sulla parete di fondo del presbiterio e del Martirio di San Bartolomeo del Guercino conservato nel transetto sinistro. Venne anche restaurata licona della Madonna del Popolo: Il restauro venne eseguito dal professor Giuseppe Grassi, fratello dellabate parroco Guglielmo Grassi, a titolo completamente gratuito, mentre sarebbero costati oltre 80 000 £. Il 25 agosto 1948 la Madonna del Popolo tornò trionfalmente nel suo altare. Il 2 febbraio 1948 il Comune di Marino inaugurò le quattro steli di travertino collocate nellaltare del Crocifisso e dellAddolorata -seconda campata a sinistra- su cui sono riportati i nomi dei 325 marinesi caduti nellultima guerra mondiale.

Nel 1950, il cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano Giuseppe Pizzardo nominò don Giovanni Eleuterio Lovrovich vicario coadiutore perpetuo dellabate parroco Guglielmo Grassi con diritto di successione. Don Giovanni, originario di Sebenico in Dalmazia e fuggito da lì a causa delle persecuzioni jugoslave contro gli italiani, successe a monsignor Grassi alla morte di questi, il 14 settembre 1954.: rimase parroco fino al 1989. Si impegnò attivamente -assieme al Servo di Dio Zaccaria Negroni, diventato senatore democristiano- nellampliamento dellOratorio Parrocchiale San Barnaba, che sotto la sua gestione pastorale arrivò ad avere laspetto attuale; fu autore di opere storiche, come una preziosa monografia su Giacoma de Settesoli 1976 e limportante opera di storiografia locale Lo vedi ecco Marino, scritta assieme a Franco Negroni 1981. Sotto di lui venne inaugurato l auditorium monsignor Guglielmo Grassi nei locali della ex-chiesa della Coroncina, e lattività teatrale ebbe un forte e positivo incentivo.

Il 31 agosto 1962 papa Giovanni XXIII piombò a sorpresa a Marino, venendo dal Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo a visitare monsignor Alberto Canestri, suo compagno di studi, residente a Marino. Il Papa si ritirò in preghiera nella basilica per alcuni minuti: è lultima visita pontificia ricevuta dalla città di Marino.

Nel 1962 la Curia Vescovile patrocinò una serie di lavori di sistemazione e rinnovamento delle cappelle laterali: vennero risistemati il summenzionato altare del Crocifisso e dellAddolorata, laltare del Sacro Cuore -terza campata a sinistra-, arricchito con un dipinto raffigurante il defunto abate parroco Guglielmo Grassi che guida il popolo al Sacro Cuore di Gesù Cristo, e la cripta -prima campata a destra-, dove trovarono sepoltura la Serva di Dio Barbara Costantini, monsignor Guglielmo Grassi ed il vicario generale della diocesi suburbicaria di Albano Giovanni Battista Trovalusci. Nel 1970 è stata restaurata la statua in legno dorato di santa Lucia, conservata nella prima campata a sinistra ed esposta alladorazione per il 13 dicembre. Tra il 1978 ed il 1979 furono eseguiti importanti lavori in basilica, soprattutto nellarea del presbiterio che fu messo a norma secondo le nuove disposizione del Concilio Vaticano II.

Purtroppo, nel corso degli anni ottanta la basilica è stata oggetto di almeno tre furti sacrileghi: scomparirono licona della Madonna del Popolo -quella venerata è una copia moderna-, il reliquiario in argento del braccio di san Barnaba ed un crocifisso in stile berniniano. Non si hanno notizie sulla sorte di questi oggetti.

Dopo lallontanamento dalla parrocchia di monsignor Giovanni Lovrovich, nel 1989 venne chiamato alla guida della parrocchia don Elio Abri. Quindi, nel 1997 il vescovo di Albano Dante Bernini affidò la parrocchia a don Aldo Anfuso, precedentemente fondatore della parrocchia di San Bonifacio a Pomezia. Sotto la guida pastorale di don Aldo, lattività formativa data dallOratorio Parrocchiale San Barnaba ha ripreso vigore, è stato restaurato l auditorium monsignor Guglielmo Grassi con una ripresa dellattività teatrale che aveva avuto tanta importanza a Marino, e si sono poste le basi per il restauro delladiacente sala-teatro Vittoria Colonna.

Negli novanta si sono condotti importanti lavori di restauro della facciata principale della basilica; nel 2006 è stato completamente rinfrescato lintonaco della monumentale parete orientale, su via Giuseppe Garibaldi.



                                     

1.8. Storia Il Duemila

Il 30 settembre 2008 monsignor Aldo Anfuso, trasferito alla guida della parrocchia della collegiata di Santa Maria Assunta e del santuario di Santa Maria di Galloro in Ariccia dopo undici anni di attività pastorale a Marino, è stato salutato ufficialmente con una santa messa in basilica. Il 6 ottobre è subentrato al suo posto il parroco di Ariccia monsignor Pietro Massari, investito ufficialmente della guida della parrocchia dal vescovo di Albano monsignor Marcello Semeraro l8 dicembre 2008.

L11 dicembre 2008 una delegazione di autorità della Sierra Leone, formata dal vescovo di Makeni monsignor Giorgio Biguzzi, dal sindaco di Makeni Alhaji Andrew Kanu e dal presidente della Provincia del Nord nonché ministro degli Affari Interni del governo in carica, è stata ricevuta in basilica, dopo un ricevimento a Palazzo Colonna da parte dellautorità civile, dal neo-insediato abate parroco della basilica di San Barnaba monsignor Pietro Massari, responsabile della missione della Diocesi suburbicaria di Albano nel territorio della diocesi di Makeni.

                                     

2. Descrizione

Linterno della basilica, tanto ampio e disadorno quanto ben proporzionato, è stato progettato da Antonio Del Grande, architetto di fiducia della famiglia Colonna, che lavorò anche alla parrocchiale di Santa Maria Assunta a Rocca di Papa ed al Palazzo Colonna di Roma. I costruttori impegnati nella fabbrica furono Giovanni Maria Longhi, Vincenzo della Greca e Paolo Andreotti, con la soprintendenza ai lavori di Fabrizio Vannutelli.

                                     

2.1. Descrizione Esterno

La facciata della basilica fu realizzata tra il 1652 ed il 1653, oltre dieci anni dopo linizio della fabbrica: a causa di questo ritardo nella costruzione il capo darte venne destituito dallincarico e rimpiazzato, il 28 agosto 1651, da un tale Giacomo Alto fu Giovanni Battista, di Asti. Il prospetto è scandito orizzontalmente in una parte inferiore ed in una superiore, mentre verticalmente si presenta tripartito da sei lesene giganti di ordine corinzio. Sulla facciata si aprono tre porte: sulle due porte laterali compare liscrizione:

Sul grande portale dingresso centrale invece è collocata la seguente lapide:

Sopra le due porte laterali si trovano due nicchie sormontate da cornici triangolari occupate da due statue in peperino dipinto alte circa due metri: a sinistra è raffigurato san Barnaba apostolo, santo patrono della città, recante in mano la palma del martirio, mentre a destra cè santa Lucia da Siracusa, santa compatrona della città, che tiene in mano anchessa una palma del martirio oltre ad un piattino contenente gli occhi che le sono stati cavati durante il martirio. Sopra le nicchie, accanto alle volute della parte superiore della facciata, sono collocate altre due statue in peperino dipinto, della stessa altezza delle altre due sopra descritte, raffiguranti due angeli. Nel timpano è collocato lo stemma del cardinale Girolamo Colonna, ovvero una colonna, simbolo araldico della famiglia Colonna, sormontata da un galero cardinalizio. Sopra al frontone, oltre ad una croce in ferro, sono poste sei fiaccole di peperino.



                                     

2.2. Descrizione Interno

Linterno è a pianta basilicale a tre navate, lungo 58.75 metri e largo 24 metri al transetto, alto 36 metri alla lanterna della cupola. La navata centrale è coperta da una volta a botte lunettata, mentre le due navate laterali, poste a sinistra e a destra di quella principale, sono coperte da volte a botte disposte ortogonalmente alla volta alla navata principale. Lilluminazione naturale è garantita nella navata tramite sei lunette, tre per lato, mentre nella cupola dalle finestre della lanterna. La spesa per i lavori si aggirò complessivamente tra i 12.000 ed i 24.000 scudi pontifici.

                                     

2.3. Descrizione La controfacciata

Sulla parte interna della facciata, sopra la porta principale daccesso, è collocata una lapide celebrativa che recita:

Ai lati del grande portale dingresso invece sono collocate altre due lapidi, una in latino apposta nel 1909 a celebrazione del consolidamento e della ripavimentazione della basilica resisi necessari dopo i danni seguiti al terremoto del 1902, e finanziati da papa Pio X, dal Comune di Marino e dalla cittadinanza e dal principe Marcantonio Colonna, laltra in italiano apposta invece nel 1962, in corrispondenza peraltro del terzo centenario della consacrazione della chiesa, a memoria dellinaspettata visita di papa Giovanni XXIII avvenuta il 31 agosto 1962. Le due lapidi recitano come segue:

                                     

2.4. Descrizione Prima campata

La prima campata della navata destra non ospita alcun altare in particolare, tranne una statua lignea di santAntonio da Padova ed una tela anonima di grandi dimensioni raffigurante una Visione di santAntonio da Padova ".

Sul primo pilastro della chiesa, sopra unacquasantiera in marmo bianco, è conservata incastonata nel muro una croce di bronzo appartenente alla porta santa della basilica di San Giovanni in Laterano a Roma aperta nel Giubileo del 1650 dal cardinale Girolamo Colonna, e donata alla basilica dal cardinale stesso. Unaltra croce simile venne donata dallo stesso cardinale al convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo sul Lago Albano in comune di Rocca di Papa, presso cui il cardinale Colonna si fece costruire una villa. La reliquia è accompagnata dalla seguente descrizione:

Da questa parte della basilica si accede inoltre alla cripta sotterranea, restaurata negli anni sessanta dalla curia vescovile della diocesi suburbicaria di Albano per accogliere le spoglie di monsignor Guglielmo Grassi, abate parroco della basilica dal 1908 al 1954 e dal 1937 vescovo titolare di Damietta in Egitto, di monsignor Giovanni Battista Trovalusci, vicario generale della diocesi suburbicaria di Albano dal 1934 al 1961, e della Serva di Dio Barbara Costantini 1700-1773. Il sarcofago in granito e ferro a forma di croce di monsignor Trovalusci è unopera dellarchitetto Sandro Benedetti, quello di monsignor Grassi invece è un semplice parallelepipedo di marmo. Inoltre trovano sepoltura nella cripta anche altre persone comuni, tra cui quattro Zuavi pontifici francesi e belgi di stanza a Roma morti presso lospedale di Marino negli anni sessanta dellOttocento.

                                     

2.5. Descrizione Seconda campata

La seconda campata della navata destra ospita laltare di santAntonio abate o di san Giuseppe, ed era curato dalla confraternita della Carità, il cui stemma una croce potenziata rossa con la parola latina charitas in lettere dorate campeggia nel frontone.

La statua marmorea di santAntonio Abate è opera dello scultore Ercole Ferrata, mentre il sottostante quadro raffigurante san Giuseppe con il Bambino Gesù è stato dipinto nel 1871 dalla pittrice Anna Maria Meucci.

Presso laltare è collocata una lapide che ricorda il luogo della sepoltura della Serva di Dio Barbara Costantini prima della sua traslazione nella cripta sotterranea. Sul secondo pilastro della basilica è incastonato nel muro una lapide celebrativa dellabate parroco Guglielmo Grassi, collocata il 14 settembre 1956. Il medaglione bronzeo raffigurante il parroco genzanese è opera del medaglista ed incisore Tommaso Peccini. Il testo della lapide è il seguente:

                                     

2.6. Descrizione Terza campata

La terza campata della navata destra ospita laltare della Madonna del Popolo, così denominato da unicona miracolosa della Vergine Maria venerata dal popolo come Madonna del Popolo. Anche se la tradizione attribuisce licona a san Luca evangelista, il primo documento che si conosce al riguardo è un atto notarile del 1280 in cui viene detto che limmagine venne trasportata a Roma da un membro della famiglia Colonna che si era recato a Costantinopoli. Papa Martino V nella prima metà del Quattrocento fece portare licona a Marino nella collegiata di Santa Lucia, dove le fu eretto un altare realizzato con marmi antichi, spoliati forse dal tempio di Diana ad Aricia. Licona venne solennemente traslata nella nuova basilica di San Barnaba il 10 dicembre 1662, e collocata in un altare ricavato dalla spoliazione dei marmi della vecchia collegiata: da notare le due colonne in marmo giallo antico. La Madonna del Popolo venne invocata dal popolo marinese in svariate occasioni, perché intercedesse in occasione di pestilenze, carestie, grandinate, siccità. Tutti gli ornamenti e gli ex voto dellicona furono rubati nei due furti sacrileghi del 1911 e del 1914: nel primo caso furono individuati e condannati come colpevoli tre anarchici, mentre non si conoscono i colpevoli del secondo furto.

Intorno allaltare si trova una sequenza di riquadri in stucco settecenteschi di mano anonima allinterno dei quali sono dipinti episodi evangelici e biblici: alcune scene sono molto rovinate. Nel secondo pilastro è incastonata nel muro la teca che ospita uno scudo ottomano, riportato a Marino dopo la battaglia di Lepanto del 1571 contro lImpero Ottomano vinta dalla flotta confederata della Lega Santa, in cui il signore di Marino Marcantonio II Colonna era lammiraglio del contingente pontificio. Sulla teca sono incise le seguenti parole:

Sulla parete opposta, cioè sul terzo pilastro, è incastonato nel muro una targa bronzea di Nino Lodi commemorativa del Concordato del 1929 tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano. Accanto, si trova una lapide apposta dal clero marinese a memoria dello scampato contagio del colera del 1837, che decimò molti comuni vicini preservando Marino:

La balaustra dellaltare, in marmo, è stata realizzata nel 1946 dal proprietario marinese Tito Bellucci in memoria della moglie Elena.

                                     

2.7. Descrizione Prima campata

La prima campata della navata sinistra, come la campata parallela nella navata destra, non ospita nessun altare, ma solo una statua in legno dorato di anonimo raffigurante santa Lucia da Siracusa, compatrona della città, che viene venerata durante la festa compatronale di Santa Lucia 13 dicembre. Dietro alla statua è stata collocata una tela di grandi dimensioni raffigurante lAssunzione della Vergine Maria, opera di Pier Leone Ghezzi già collocata nelloratorio della Coroncina sottostante la chiesa, convertito negli anni venti del Novecento ad auditorium.

                                     

2.8. Descrizione Seconda campata

La seconda campata della navata sinistra è occupata dallaltare del Crocifisso o dellAddolorata, che prende nome da un crocifisso ligneo di grandi dimensioni attribuibile ad una scuola umbra del Trecento. Ai piedi del crocifisso è collocata un" Addolorata di piccole dimensioni di Carlo Maratta.

Ai quattro pilastri della cappella sono murate altrettante lapidi di marmo che ricordano i nomi dei caduti nei bombardamenti aerei anglo-americani del 2 e del 17 febbraio 1944 e nei seguenti spezzoni aerei.

                                     

2.9. Descrizione Terza campata

La terza campata della navata sinistra ospita laltare del Sacro Cuore, restaurato nel 1952 in occasione del cinquantesimo anniversario dellordinazione sacerdotale del marinese Giovanni Battista Trovalusci, allepoca vicario generale della diocesi suburbicaria di Albano. Il quadro dellaltare, di grandi dimensioni, è unopera del pittore Giuseppe Ciotti realizzata nel 1966, raffigurante lumanità sofferente che ricorre al Sacro Cuore di Gesù sotto la guida appunto di monsignor Trovalusci.

Al secondo pilastro è incastonata una lapide funeraria di marmo che ricorda il sottoufficiale della Gendarmeria Pontificia Domenico Terribili, insignito dellOrdine di San Silvestro Papa e morto il 10 gennaio 1859, con la seguente iscrizione:

                                     

2.10. Descrizione Transetto destro

Nel transetto di destra è ospitato laltare del Santissimo Sacramento o della Madonna del Carmelo, edificato dal marinese Giovanni Battista Mochi utilizzando marmi colorati antichi come il marmo giallo antico, il marmo nero ed il marmo serpentino. La pala daltare è un dipinto anonimo di grandi dimensioni raffigurante la Madonna del Carmelo, il Bambino Gesù ed i santi Teresa dAvila e Giovanni della Croce. Il tabernacolo è unopera moderna di Luigi Gozzi.

                                     

2.11. Descrizione Transetto sinistro

Nel transetto di sinistra è collocato laltare di san Bartolomeo, un altare privilegiatum edificato dal marinese Giulio Galantini e dalla sua famiglia nella seconda metà del Seicento utilizzando marmi colorati antichi: notevole il paliotto daltare intarsiato.

La pala daltare è un Martirio di san Bartolomeo di Giacinto Campana, copia contemporanea delloriginale di Giovanni Francesco Barbieri detto "il Guercino" eseguito e conservato nella chiesa di San Martino a Siena tra il 1635/1636, eseguita probabilmente su commissione del cardinale Girolamo Colonna. Una seconda copia, datata 1774, ad opera della pittrice Annunziata Verchiani è custodita nella chiesa della Visitazione a Viterbo.

                                     

2.12. Descrizione La cupola

La cupola si presenta esternamente a padiglione, mentre allinterno è tondeggiante: la lanterna è situata a 31 metri daltezza. Lungo la base della cupola stessa, allinterno, è apposta la seguente iscrizione:

Gli ultimi restauri alla struttura della cupola sono stati eseguiti nel secondo dopoguerra, dopo che unincursione aerea anglo-americana del maggio 1944 aveva in parte indebolito i quattro enormi pilastri di sostegno.

                                     

2.13. Descrizione Il presbiterio ed il coro destate

Nel presbiterio, sulla parete di fondo dietro il tabernacolo, troneggia un grande quadro raffigurante il Martirio di San Barnaba, attribuito a Bartolomeo Gennari 1594-1661, allievo della bottega del Guercino 1591-1666, se non al Guercino stesso. Pregevole è anche la cornice del quadro, sotto la quale si legge liscrizione latina Divo Barnabae "A San Barnaba".

Sempre dietro il tabernacolo, sulle pareti di destra e sinistra si aprono due nicchie marmoree, opera dei marmorai romani del XVII secolo Carlo Spagna e Gabriele Renzi. Nella nicchia di destra è collocato il monumento al cardinal Girolamo Colonna, opera dello scultore Alessandro Algardi 1595-1654, nel quale il cardinale appare orante e inginocchiato su un inginocchiatoio recante scolpito lo stemma dei Colonna. Il cardinale, secondo lo studioso Carlo Bartolomeo Piazza, sarebbe sepolto in basilica, ma viene convenzionalmente riconosciuto che, nonostante loriginaria intenzione di farsi seppellire a Marino, il cardinal Colonna sia poi stato tumulato presso la basilica di San Giovanni in Laterano in Roma. Sotto la nicchia, è apposta la seguente iscrizione:

Il tabernacolo è realizzato in pregiato marmo fior di pesco e risale al XVII secolo: consiste in un baldacchino dargento sorretto da quattro colonnine corinzie. Il ciborio in metallo argentato conservato allinterno è unopera moderna dello scultore Tommaso Merendoni.

Il fonte battesimale, posto sulla destra dellaltar maggiore in una nicchia, invece è opera di artisti romani del XVII secolo, in marmo nero e colonnine lignee.

                                     

2.14. Descrizione Il coro dinverno

Nella cappella del coro dinverno, sono conservate alcune opere degne di nota: anzitutto un San Francesco dAssisi attribuito a Girolamo Muziano 1528-1592 o a Giovan Battista Caracciolo 1578-1635, poi una Umanità di Cristo di Cherubino Alberti su disegno di Michelangelo Buonarroti, due ovali su due pareti contrapposte raffiguranti San Pietro e San Paolo, attribuiti a Guido Reni. Inoltre cè anche un San Rocco, copia del quadro conservato presso la chiesa di Santa Maria delle Grazie e attribuito al Domenichino o a Mattia Farnese 1631-1681, quadro destinato in origine alla cappella di San Rocco nellomonima località, rasa al suolo nel 1944. Pregevoli sono anche gli affreschi sul soffitto, raffiguranti la Gloria dello Spirito Santo su un finto soffitto sfondato, e gli stalli in noce del Coro, risalenti al 1747.

                                     

3. La parrocchia

La parrocchia della basilica di San Barnaba è la più importante del comune di Marino e della vicarìa omonima, ed il suo parroco dal 1731 ha la qualifica di abate mitrato nullius diocesios. La parrocchia riveste anche grande importanza nella diocesi: è lunica basilica del territorio oltre alla basilica cattedrale di San Pancrazio ad Albano Laziale, ed il suo capitolo, come già accennato, venne riconosciuto primo per importanza ed antichità assieme a quello della collegiata di Santa Maria Assunta ad Ariccia in seguito ai sinodi diocesani del 1668, del 1687 e del 1847.

La parrocchia è popolata da circa 8500 anime e si estende per una parte del centro storico di Marino e in alcune località del territorio comunale.

Fino ad alcuni anni fa erano incluse nel territorio parrocchiale anche le località di Palazzolo, che amministrativamente è compresa nel comune di Rocca di Papa, e Pozzo Carpino, che è unexclave del comune di Grottaferrata. Lautonomia delle altre parrocchie del centro storico, dove esistono chiese nate con funzione conventuale, è piuttosto recente: la chiesa di Santa Maria delle Grazie si è costituita parrocchia solo nel 1954, mentre la chiesa della Santissima Trinità è nata alla fine degli anni cinquanta.

Nel territorio parrocchiale sono anche inclusi il santuario di Santa Maria dellAcquasanta e la chiesa di SantAntonio di Padova al rione Castelletto. Nello stesso edificio della basilica, sono situati loratorio del Gonfalone e lex-oratorio della Coroncina.

                                     
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