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ⓘ Città ideale



Città ideale
                                     

ⓘ Città ideale

Una città ideale è il concetto di un insediamento urbano il cui disegno urbanistico riflette, secondo uno schema prevalentemente geometrico, criteri e principi astratti di razionalità e funzionalità, o unimpostazione scientifica, caratteri che spesso si accompagnano a una tensione ideale e filosofica, o a una forte carica utopica.

Il tema della città ideale si può dire abbia percorso lintera storia dellumanità urbanizzata, fin dallantichità, ma rimanda con particolare forza al Rinascimento, quando la città, dopo il declino dellantichità e il superamento dellinterludio feudale e medievale, assurse di nuovo al ruolo centrale di luogo privilegiato entro cui dispiegare lagire storico delluomo.

A partire dal Quattrocento, infatti, lesperienza teorica e il dibattito sulla "città ideale" furono tanto intensi da fare di quel tema, pure in carenza di vere e proprie realizzazioni pratiche, uno dei grandi snodi ispiratori su cui si concentrò la riflessione dellarte, dellarchitettura, della filosofia e dellurbanistica rinascimentale, che ambiva a coniugarvi esigenze funzionali e sensibilità estetica, in unaspirazione che porta con sé i tratti caratteristici di quel tempo.

                                     

1. Storia di unidea

Lidea dellambire ad uno "spazio ideale", si può affermare, che abbia accompagnato luomo lungo tutta la sua storia, fin da quando, già nella remota antichità, ha dovuto confrontarsi con situazioni e problematiche che emergevano dallo strutturarsi degli insediamenti umani e delleconomia in forma urbana o protourbana.

                                     

1.1. Storia di unidea La metafora della Torre di Babele

Un esempio dellambizione ideale lo si ritrova nel Libro della Genesi, in cui la metafora biblica della Torre di Babele sussume laspirazione delluomo a uno spazio abitativo la cui struttura rifletta una forte carica utopica e ideale: una tensione che spinge luomo a voler acquisire fama toccando il cielo, perseguendo il disegno di tenere unita lintera Umanità, affinché essa non fosse "dispersa sulla faccia di tutta la terra". Il fine utopico sotteso allimpresa di Babele è differente dal pensiero del libro sacro e quindi indirizzato a un primordiale popolamento della terra, dato che spesso il Dio biblico stravolge il Pensiero umano.

                                     

1.2. Storia di unidea Riflessione teorica e filosofica: da Ippodamo e Platone al Rinascimento

Ben presto, nella storia delluomo, questa aspirazione ha assunto il carattere di una riflessione teorica, declinata in chiave di Utopia filosofica o nei termini di un progetto politico.

                                     

1.3. Storia di unidea Utopia urbana in Platone

Lintento teorico di pianificare una polis ideale assume comunque una dimensione filosofica nellidealismo di Platone, espresso in due suoi dialoghi, sulla Repubblica e sulle Leggi. La riflessione di Platone apre a teorie politiche che confinano con lutopia, ma non si spinge fino al punto da concepire una città che traduca nella compiutezza di forme architettoniche lidealità delle visioni politiche e degli assetti statuali da lui teorizzati. Lunica annotazione estetica, in Platone, si sofferma sullo schema urbano, di cui viene respinta come inopportuna ogni soluzione di assoluta regolarità, una caratteristica che Platone considera deprecabile in quanto portatrice di sgradevolezza estetica.

                                     

1.4. Storia di unidea Schema ippodameo

La civiltà etrusca e lantichità greca offrono entrambe i primi tentativi di tradurre un progetto politico ideale in architettura urbana: le città di Marzabotto e di Gonfienti, edificate allinizio del VI secolo a.C., e la polis di Thurii, presso Sibari, una città di fondazione nata nel 444 a.C. su iniziativa di Pericle, sorsero col probabile intento di farne centri coloniali greci ed etruschi, collegati sia al mondo della dodecapoli etrusca sia a quello panellenico; tra i "padri" di Thurii, oltre al nome di Pericle, è tramandato quello dellarchitetto Ippodamo di Mileto e del sofista Protagora.

Viene anche ritenuta "attendibile" uninfluenza pitagorica su Ippodamo, testimoniata dalla regolarità dellimpianto planimetrico detto ippodameo, e dalla tipicità delle abitazioni, in cui si riflette architettonicamente il concetto di isonomia ἰσονομία, lequa attribuzione ai cittadini di prerogative e potenzialità che trovò la sua formulazione nello spazio culturale della polis greca già in epoca arcaica.

Giungendo nellepoca dellUmanesimo rinascimentale, laspirazione a forme urbanistiche ideali va ad alimentare un progetto comune, utopistico e allo stesso tempo irrealizzabile, nel quale architetti e artisti del Rinascimento profusero le loro migliori forze creative, dando vita, soprattutto nel XVI secolo, a un appassionato dibattito teorico, importante dal punto di vista culturale, anche se foriero di pochissimi esiti concreti.



                                     

1.5. Storia di unidea Utopia e prassi della città rinascimentale

La città ideale venne infatti al centro di un intenso dibattito, divenendo uno dei grandi temi su cui si appuntò lelaborazione teorica dellarte, dellarchitettura, e dellurbanistica rinascimentale. A quei grandi temi la riflessione sulla città ideale era, peraltro, organicamente legata: la rinnovata affermazione della centralità delluomo, la riscoperta e la riappropriazione dellarte greco-romana e dellarchitettura classico-romana, limitazione della realtà, lorganizzazione prospettica dello spazio artistico, la teoria delle proporzioni e della misura nella progettazione architettonica.

                                     

1.6. Storia di unidea Funzione ideologica della città-stato rinascimentale

Se nel Rinascimento la riflessione divenne particolarmente intensa, anche se con poche e occasionali realizzazioni concrete, lo si deve alla rinata centralità della città rinascimentale che, a partire dal Quattrocento, riacquista il ruolo di perimetro e crocevia dellagire storico delluomo, topos separato e distinto dalla Natura. Questa concezione si accompagna alla riappropriazione della consapevolezza della centralità delluomo e del valore della sua dignità, in unatmosfera umanistica che ripone la sua fiducia nelluomo, nel suo agire, e nella sua capacità di concepire ed edificare lo spazio urbano.

Nello spazio delimitato della "città" dovevano idealmente convergere aspirazioni ed esigenze disparate, sia funzionali che estetiche, veri tratti culturali caratteristici dellepoca, il cui equilibrio fosse espressione della nuova sensibilità affermatasi nella cultura e nella società del tempo. La città assume per questo un ruolo di spicco nei confronti delle arti: non solo semplice luogo privilegiato in cui se ne esprimono se ne raccolgono le manifestazioni ma, più di tutto, spazio teorico che, nel suo perimetro prospetticamente delimitato, si pone in posizione gerarchicamente sovraordinata nei confronti del complesso delle arti, assumendosi la funzione ideologica di coordinarne le differenti espressioni, ricomponendole allinterno di un coerente sistema di interrelazioni formali in grado di trascendere le peculiarità e gli aspetti particolari delle singole manifestazioni, attraendole e subordinandole nella sfera concettuale unificante della città-stato, ora non più semplice contenitore di abitanti, e nemmeno, daltronde, mero luogo architettonico o monumentale, portatrice di un retaggio storico e culturale, che si pone come "spazio ideale aperto allinvenzione e insieme luogo concreto della vita associata e sede del potere politico".



                                     

1.7. Storia di unidea Città stato e signorie cittadine

La funzione ideologica della città stimolò nelle signorie cittadine dellepoca il desiderio di costruirsi delle città ideali, che celebrassero i caratteri "di novità e artificiosità del nuovo regime politico":

Fu in questa temperie politica e culturale che, durante la seconda metà del Quattrocento, si registrarono alcuni episodici tentativi di realizzare spazi urbani in cui, trasferendo su un piano progettuale i temi del dibattito teorico, lorganizzazione dello spazio si informasse a esigenze ideali di funzionalità, equilibrio, ordine razionale, con le quali interpretare e tradurre in pratica le "aspirazioni della perfetta ragione politica" le funzioni imposte dalle aspirazioni signorili: "di rappresentanza il palazzo, di difesa le fortificazioni, di residenza strutture abitative per i nuovi ceti urbani, di spettacolo il teatro".

Elementi fondamentali per raggiungere tale obiettivo furono lapertura di nuove prospettive cittadine con realizzazioni, in forme regolari o rettilinee, di strade, ponti, canali e piazze. La volontà signorile imboccò diverse direzioni, dalla progettazione di nuove città allampliamento di quelle esistenti, dallabbellimento della città medievale, fino alla sua trasformazione secondo un ordine diverso. Soprattutto nel XVI secolo, lesigenza di palingenesi dello spazio urbano risentì delle tensioni politiche e militari che si addensarono sulla penisola e sullintera Europa. Ne fu favorita lesigenza di munire le città già esistenti contro le armi nemiche: in questo modo, la razionalità della nuova concezione della fortificazione finiva per riverberarsi e imporsi sullorganizzazione e sullordine dello spazio interno.

Non mancarono, a questo proposito, esempi progettuali di vere e proprie città militari. Fra queste, un esempio significativo è la città-fortezza di Terra del Sole costruita ex novo alla fine del Cinquecento per volontà di Cosimo I de Medici. Il culmine dellarchitettura militare adattata alla fortificazione delle città può essere rintracciato nellexploit architettonico della topologia stellata e radiocentrica di Palmanova.

                                     

1.8. Storia di unidea Iconografia: Città Ideale del Palazzo Ducale di Urbino

La Città Ideale, dipinto esposto nella Galleria nazionale delle Marche e opera di un ignoto artista, è il "luogo ideale" in cui la classicità "moderna" trova la "sua" rappresentazione e raggiunge il suo culmine. Il pittore che alcuni identificano in Piero della Francesca o in Melozzo da Forlì, mentre altri propendono per Leon Battista Alberti o Luciano Laurana ha voluto rappresentare il modello di assoluta perfezione della città rinascimentale, concepita come una "scacchiera" dove il pavimento delle strade, con lintersecarsi dei marmi policromi, riflette e amplifica la struttura della città, i cui edifici, proprio come i pezzi di una scacchiera, sono ordinati e collocati a intervalli di spazio regolari e prestabiliti, secondo canoni di assoluta perfezione. Inoltre gli edifici che non devono assolutamente superare i 3 piani di altezza sono disposti in maniera simmetrica e trasversale rispetto al centro della rappresentazione che culmina con una Rotonda, una particolare tipologia di edificio classico che, in quanto strutturalmente di forma circolare, vuole rappresentare con liperbole della circonferenza del cerchio, figura da sempre ritenuta "perfetta" perché in sé chiusa e conchiusa il coronamento di unopera che tutto racchiude allinterno di sé, lasciando un vuoto ideale e universale al di fuori di sé. Si tratta di un caso classico di utopia.

                                     

1.9. Storia di unidea Castiglione Olona

La prima città ideale dell’Umanesimo è Castiglione Olona in provincia di Varese, rifondata negli anni venti del Quattrocento e ultimata verso il 1435 dal Cardinale Branda Castiglioni sulle terre di famiglia. Il nucleo inferiore è epicentrato sul Palazzo Branda Castiglioni, il Palazzo dei Familiari, il Pio Luogo dei Poveri di Cristo, la Scuola una delle prime d’età moderna e soprattutto la Chiesa del Santissimo Corpo di Cristo, detta Chiesa di Villa. Il nucleo superiore, antica rocca, comprende il complesso della Collegiata con la Chiesa dei Santi Stefano e Lorenzo e il Battistero in origine, cappella palatina. La volontà del Cardinale di realizzare un microcosmo europeo, basato sullinterazione di artisti lombardi, veneti, toscani, francesi, tedeschi, boemi, ungheresi porta a geniali accostamenti di stili fra tardogotico e umanesimo, alle chiese che uniscono con abilità i linguaggi architettonici, ai grandi cicli di affreschi, dovuti a Masolino da Panicale, Paolo Schiavo, Lorenzo di Pietro "il Vecchietta": la Veduta ideale e il ciclo della cappella di San Martino in Palazzo Branda Castiglioni; le Storie della Vergine e dei Santi Stefano e Lorenzo nella Collegiata; le Storie di San Giovanni Battista nel Battistero, con un forte messaggio antivisconteo. La Chiesa di Villa è infatti un impianto umanistico fiorentino alla Brunelleschi con sculture lombarde, lombarde alla friulana, senesi; la Collegiata è una" chiesa a sala” d’impianto tedesco con portale alla francese, sculture lombarde e venete, lampadario alla boema, oreficerie lombarde nel vicino Museo. Un cenno particolare merita la precocissima Natura morta affrescata in Palazzo Branda Castiglioni; e la Veduta di Roma nel Battistero, derivazione di Masolino dal proprio celebre affresco romano di Palazzo Orsini a Montegiordano, con la straordinaria anticipazione nel 1435 del progetto di ricostruzione a pianta centrale cupolata di San Pietro in Vaticano.



                                     

1.10. Storia di unidea Urbino

La più ricordata tra le città reali ispirate a un progetto ideale è Urbino, con il suo Palazzo Ducale, la cui grande e complessa concezione monumentale si risolveva, secondo la definizione di Baldassare Castiglione, nella concezione di una "città in forma di palazzo". Tale risultato si deve alla volontà del duca Federico da Montefeltro, di inclinazioni culturali umanistiche, che volle espandere verso il basso il castello del suo potente casato, fino a congiungerlo a unaltra costruzione che insisteva su un livello altimetrico inferiore.

Lintervento, nella sua ampiezza e complessità, fu affidato nella seconda metà del Quattrocento allarchitetto Luciano Laurana, esponente di quella schiera di intellettuali e artisti di cui il colto duca di Urbino amava circondarsi, raccogliendo attorno alla sua corte un vero e proprio cenacolo animato da figure di spicco come, oltre al già citato architetto, quelle di Piero della Francesca, Francesco Laurana, Leon Battista Alberti e Francesco di Giorgio Martini.

La complessa soluzione ideata da Luciano Laurana, poi continuata da Francesco di Giorgio Martini, lasciava spazio a una nuova monumentale piazza cittadina e a un cortile donore interno, dalla rigorosa scansione geometrica, circondato da un chiostro. Alcuni elementi estetici di vaga impronta medievale come gli slanciati torricini o la merlatura delloriginario progetto, poi smantellata da Girolamo Genga alla metà del secolo successivo non travisano la matura razionalità di una concezione pienamente aderente alla sensibilità architettonica rinascimentale.

                                     

1.11. Storia di unidea Pienza

Altro esempio di città ideale è Pienza, in terra senese, nata dalla ristrutturazione del borgo di Corsignano a poco più di 50 km da Siena per volere del papa Pio II Piccolomini che ne commissionò i lavori allarchitetto Bernardo Rossellino, seguace e collaboratore di Leon Battista Alberti. La ristrutturazione doveva inizialmente riguardare la sola piazza centrale, su cui si affacciano la cattedrale di Pienza, la residenza del papa, la locale sede vescovile e il Palazzo Pretorio, e per la quale fu messo in atto un particolare accorgimento prospettico, a segnare la stretta adesione alla regolarità geometrica rinascimentale la distanza dalla spontanea anarchia delle forme urbiche medievali: la piazza ebbe forma di trapezio, un espediente architettonico in grado di controbilanciare la convergenza prospettica delle linee verso lorizzonte, esaltando il risalto conferito alla fabbrica del Duomo cittadino.

Lintervento fu poi esteso al resto del borgo, fino a farne una perfetta residenza papale, improntata a unomogenea visione architettonica, in cui la scansione orizzontale del lastrico pavimentato sembra rispecchiarsi sulla geometria regolare delle linee verticali dei prospetti dei palazzi, quasi assurgendo a modulo architettonico.

La morte di Rossellino e di Pio II Piccolomini ha impedito la completa realizzazione del progetto, lasciando comunque a Pienza lo splendido palazzo Piccolomini con il suo loggiato da cui si può ammirare per molti chilometri la campagna toscana.

                                     

1.12. Storia di unidea Ferrara

Un altro progetto da non tralasciare è quello realizzato dallarchitetto Biagio Rossetti nel 1492 per Ferrara, prima città ad aver avuto un vero piano regolatore per opera degli Estensi. La città divenne in quel periodo un importante centro umanistico, ospitando alla corte estense i maggiori poeti italiani del Quattrocento e Cinquecento, Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, nonché i grandi pittori del tempo, tra i quali Tiziano, nella stagione del cosiddetto Rinascimento ferrarese.

Rossetti esaminò i problemi della città padana e comprese la necessità di nuove cinte murarie e di un maggior numero di abitazioni le esigenze di una popolazione in notevole crescita. Il suo progetto si basò sulla costruzione di una rete stradale sul modello delle città dellantica Roma due vie principali tra loro perpendicolari, parallelamente alle quali sarebbero state costruite tutte le altre: "città a scacchiera" e sullinserimento degli edifici ducali e delle nuove mura. Ma per vari motivi i lavori rimasero incompiuti. Rimane tuttavia leggibile lo spirito profuso dallartefice: lintervento additivo di Rossetti, come dimostrato da Bruno Zevi non può essere ricondotto a unastratta e rigida applicazione pratica di elaborazioni teoriche vertenti sul tema ideale, ma nasce da uno studio metodico dellimpianto medievale, del quale si riconosce implicitamente il valore. In Rossetti, lavvertita necessità di un ampliamento dello sviluppo urbano si accompagna allesigenza consapevole di mettere in atto un"azione rigeneratrice" dellimpianto precedente. Con queste premesse larchitetto dà vita a una "spazialità urbana che, scarti, deviazioni, direzioni plurime convergenti, divergenti, incrociate".

                                     

1.13. Storia di unidea Acaya

Acaya è un piccolo borgo in provincia di Lecce, lungo lantichissima arteria che arrivava fino a Otranto. Chiamato Salapia e poi Segine in epoca messapica, labitato venne integralmente ristrutturato, fortificato e riordinato urbanisticamente da Giangiacomo DellAcaya, un umanista versato nelle matematiche, ingegnere militare di Carlo V e feudatario di Acaya. Ultimati i lavori nellanno 1535, ne mutò anche il nome affinché, come scrisse nellepigrafe sulla porta dingresso al paese, a Dio piacendo, il nome dellantica Acaya potesse essere rinnovato nelle terre salentine. Il paese presenta un impianto ortogonale con un cardo e un decumano. Di forma quadrata, il borgo è dotato del castello di Acaya, posto nellangolo sud-ovest, sotto il quale è stata ritrovata evidenza archeologica di una chiesa di culto greco basiliano del IX secolo, con importanti icone affrescate.

Sono presenti tre piazze lungo la diagonale che corre verso nord-est per concludersi con il convento dei frati minori. Questi elementi architettonici e topografici definiscono i tre aspetti della vita sociale del tempo: laspetto militare, quello politico e la sfera religiosa. La città nelle sue dimensioni è a misura duomo, ed è disposta in allineamento con la rosa dei venti.

                                     

1.14. Storia di unidea Terra del Sole

Terra del Sole-Eliopoli è una città fortificata costruita ex novo da Cosimo I de Medici nellenclave romagnola del Granducato di Toscana, a pochi chilometri da Forlì, in funzione di una precisa politica di difesa dei confini, attuata da Cosimo attraverso un piano di consolidamento del potere territoriale.

Nel quadro delle fortificazioni cosimiane, Terra del Sole ha tratti assai specifici, pensata non solo come fortezza ma anche come minuscola "città": simbolo fin dal nome, così evidentemente legato al mito solare ricorrente nellideologia del Principato e luogo concreto della sovranità ducale, eretto laddove questa aveva termine, nella pianura pontificia dominata da un centro cittadino ben più antico e più reale, quello di Forlì, e sintesi del granducato in terra romagnola.

Terra del Sole era destinata a diventare la nuova prestigiosa sede degli "uffizi" medicei nella Romagna Toscana, struttura urbana che doveva assolvere a molteplici funzioni: amministrative, giudiziarie, militari, religiose e commerciali. Nel nuovo insediamento Cosimo trasfuse la sua esperienza di soldato e principe le sue conoscenze sullevoluzione dellingegneria militare: sapeva del castrum romano e apprezzava i modelli di fortezza bastionata, distingueva le strutture belliche studiate per le balestre e larma bianca da quelle in cui difesa e offesa si fondavano sullartiglieria. Baldassarre Lanci, Giovanni Camerini, Bernardo Buontalenti e Girolamo Genga, furono gli artisti e egli architetti incaricati di eseguire le sue idee.

A Terra del Sole le fortificazioni erano adeguate ai tempi, come fortificazione alla moderna, e alle nuove tecniche militari e ossidionali. Così come per le altre fortezze volute da Cosimo a difesa del Granducato, le lunghe cortine le torri furono sacrificate in favore di quattro bastioni angolari, muniti di orecchioni al fine di proteggere, con bocche da fuoco poste nelle cannoniere, le scarpe delle cortine costruite in terra battuta, armate con palificate, e rivestite in laterizio.

"Terra del Sole può essere considerata, con Palmanova, come la più compiuta espressione della nuova modellistica urbana che si impone in Italia nel cinquecento, per diretta influenza delle teorizzazioni e delle concrete esperienze degli ingegneri militari".

                                     

1.15. Storia di unidea Sabbioneta

La città fu fondata da Vespasiano Gonzaga Colonna tra il 1554/1556 e il 1591, anno della sua morte, nel luogo in cui sorgevano una rocca e un antico insediamento. Il periodo più prospero nella storia della città di Sabbioneta fu negli anni della sua riedificazione, sotto il dominio del principe Vespasiano Gonzaga Colonna, di cui divenne la residenza.

La cittadina, costruita in base ai principi umanistici della città ideale, ospita al suo interno diversi monumenti quali il Palazzo Ducale o Palazzo Grande, residenza ducale e luogo deputato allamministrazione dello stato, il Teatro allAntica o Teatro Olimpico, 1590 progettato da Vincenzo Scamozzi, primo edificio teatrale dellepoca moderna costruito appositamente per tale funzione, la Galleria degli Antichi o Corridor Grande, deputata a ospitare la collezione di marmi antichi nonché i trofei di caccia, il Palazzo Giardino o Casino, luogo consacrato all otium e pregevolmente riqualificato tra il 1582 e il 1587 da Bernardino Campi e dalla sua équipe di collaboratori, le chiese dellIncoronata, dellAssunta, del Carmine, la Sinagoga, lo storico quartiere ebraico, oggi non più abitato da una comunità, con le sue attività di stampa, fondate nel 1567 da Tobias Foa.

                                     

1.16. Storia di unidea Altri esempi

Un esempio di nuovo centro cittadino del Quattrocento razionalmente progettato, quello di Vigevano, 1493-1495, richiama uno spazio chiuso circondato da arcate. Nei primi anni del 1990, Todi fu definita città ideale e la più vivibile del mondo da uno studio dellUniversità del Kentucky. Studi approfonditi hanno dimostrato una corrispondenza stretta tra laffresco della città ideale e la piazza centrale di San Giovanni Valdarno. La fondazione rinascimentale di Giulia, in Abruzzo, voluta da Giulio Antonio Acquaviva nel 1471, è considerata dagli studiosi un esempio di applicazione delle teorie ideali. Anche il comune di San Lorenzo Nuovo, realizzato nel 1774, fu progettato dallarchitetto Francesco Navone come una sorta di città ideale secondo i canoni urbanistici del tempo.

La città polacca di Zamość è un esempio storico di cooperazione polacco-italiano nella creazione di una città ideale.

                                     

1.17. Storia di unidea Età contemporanea

Esempi attuali di tentativi di costruire la città ideale sono Auroville in India e Arcosanti in USA.

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