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ⓘ Regno di Sardegna (1324-1720)




Regno di Sardegna (1324-1720)
                                     

ⓘ Regno di Sardegna (1324-1720)

Il Regno di Sardegna ebbe inizio formalmente a Roma – come Regnum Sardiniae et Corsicae – nellantica basilica di San Pietro il 4 aprile del 1297 allorché papa Bonifacio VIII, per risolvere la contesa tra Angioini e Aragonesi circa il Regno di Sicilia, attraverso la bolla Ad honorem Dei onnipotenti Patris investì il re dAragona Giacomo II dello ius invadendi sulla Sardegna e sulla Corsica.

Il nuovo regno fu poi realizzato giuridicamente e territorialmente dagli Aragonesi il 19 giugno del 1324 limitatamente alla sola Sardegna in quanto gli Aragonesi non riuscirono a sottrarre la Corsica ai Genovesi, nonostante i vari tentativi.

Nel corso del XV secolo venne utilizzata la denominazione di Regnum Sardiniae e la monetazione coniata fin dallistituzione del regno porterà il riferimento alla sola Sardegna.

                                     

1. Lo Stato sardo

Il Regno di Sardegna era uno Stato vero e proprio, con un territorio ben definito, con un popolo ed un ordinamento giuridico, inserito in una confederazione a cui capo era un unico sovrano, i cui atti, a seconda delle situazioni, portavano uno, alcuni o tutti i titoli di cui lo stesso sovrano era portatore. Faceva inizialmente parte del variegato complesso di Stati che formavano la Corona dAragona e, dal 1479 in poi, la Corona di Spagna.

Ottenne il controllo totale dellisola solo nel 1420, quando gli Aragonesi, sconfitto definitivamente il Giudicato di Arborea, ultimo a capitolare, ne incamerarono i territori.

                                     

2. Lunificazione del Regno

Durante il XIII secolo, al tempo di Pietro III dAragona, la corona di Aragona era protesa verso unaudace espansione politica e mercantile su tutta larea mediterranea, in netta concorrenza con le marinerie pisane, genovesi e veneziane alle quali contendeva il predominio sui ricchi mercati orientali. Grazie ad una rotta daltura chiamata ruta de las islas, attraverso le isole Baleari, la Sardegna, la Sicilia, la Grecia e Cipro, e per mezzo di empori lungo queste tappe intermedie, i catalani riuscivano a dimezzare i tempi di percorrenza delle navi mercantili, con un gran risparmio sui costi nella tratta da Barcellona a Beirut. La Sardegna, per la sua posizione strategica, era una base indispensabile per questo audace progetto in quanto i suoi porti costituivano un approdo ideale per le navi che percorrevano quelle rotte. Da quando poi Giacomo II dAragona, ricevuta la corona del regno di Sardegna e Corsica, si trovò nella condizione di non poter sostenere economicamente la dispendiosa conquista militare e si trovò nella necessità di invocare laiuto dei suoi sudditi, allora lIsola rappresentò per i catalano-aragonesi una terra che prometteva facili arricchimenti.

Rispondendo positivamente al loro sovrano, contribuirono in prima persona al finanziamento delle spedizioni militari, spinti dalla certezza di una lauta ricompensa. A conquista avvenuta, infatti, il Re ricompensò e premiò generosamente chi aveva contribuito al successo, distribuendo cariche, prebende, terre e privilegi. La presa di possesso del Regno – come di consueto a quei tempi – fu dunque unoperazione militare vera e propria e si verificò solamente nel 1324, sottraendo i territori della Gallura e del Cagliaritano ai Pisani. In quellanno, nei pressi dellattuale Cagliari, nacque il primo nucleo territoriale del regno di Sardegna. Le due isole in realtà erano già stabilmente conformate politicamente e fu in totale spregio della loro autonomia che il Papa dava al re dAragona piena licentia invadendi, cioè il permesso di occuparle militarmente per dare vita al regno di Sardegna e Corsica. I giudicati di Calari, di Arborea, di Torres e di Gallura erano stati sovrani, ciascuno dei quali superiorem non recognoscens, formatisi come conseguenza dellisolamento cui fu costretta lIsola in seguito allespansione islamica nel Mar Mediterraneo, tra VIII e IX secolo, ed al conseguente ritiro da parte dei Bizantini. Dopo la conquista araba della Sicilia, il territorio sardo si ritrovò già diviso in più entità autonome, sullorma della suddivisione amministrativa bizantina. Ben presto queste entità amministrative presero fisionomia in quattro regni indipendenti e i loro rispettivi territori corrispondevano a quelli dei quattro lociservatores che lamministrazione bizantina aveva lasciato in eredità. Lorigine storica dei regni sardi medievali risiederebbe, quindi, nellevoluzione delle antiche circoscrizioni bizantine in entità sovrane autonome. Le repubbliche marinare di Pisa e di Genova avevano aiutato i sardi a liberarsi dalle scorrerie barbaresche, ma laiuto prestato ebbe come conseguenza una loro sempre più crescente ingerenza, fino a quando non la occuparono militarmente e si spartirono tre dei quattro regni, fino ad allora rimasti indipendenti: il Giudicato di Cagliari, quello di Gallura e quello di Torres. Estese aree lungo tutta la costa orientale, dal Cagliaritano fino alla Gallura costituivano invece i territori doltremare del Comune di Pisa, mentre vasti erano i possedimenti delle ricche famiglie dei Doria, dei Malaspina e dei Donoratico nella parte nord occidentale. La Corsica, dal 1299 apparteneva stabilmente alla repubblica di Genova e, nonostante i vari tentativi di invasione, non fu mai conquistata. Ecco i principali avvenimenti che portarono alla unificazione del regno di Sardegna:

                                     

2.1. Lunificazione del Regno Il Regno di Arborea le guerre nazionaliste di Mariano IV

Il regno di Arborea fu quello che oppose una fiera resistenza e aspre furono le guerre che i regnicoli sostennero per unificare lisola. Il regno di Sardegna fu svariate volte sul punto di soccombere definitivamente e di scomparire. Per lunghi periodi era ridotto unicamente alle città fortificate di Castel di Castro e di Alghero, mentre tutto il restante territorio isolano era in mano arborense. Paradossalmente, linvasione della Sardegna fu possibile grazie al contributo militare dato proprio dai sardi arborensi alla realizzazione della prima testa di ponte sullisola per conto dei regnicoli. Scaturito da un errato calcolo politico, Ugone II de Bas Serra infatti si alleò con Giacomo II di Aragona con il preciso piano di diventare suo luogotenente nei territori conquistati al Comune di Pisa. Anche se già legittimamente sovrano del suo regno, ambiva governare direttamente ed indirettamente tutta la Sardegna e la Corsica. Dopo la sanguinosa battaglia di Lucocisterna il 29 febbraio 1324, le truppe arborensi collaborarono alla presa di Castel di Castro. Nel trattato di resa, sottoscritto da vincitore anche da Ugone II, i pisani rinunciarono ai loro possedimenti nel Cagliaritano e nella Gallura, tenendosi in feudo la città di Cagliari, persa poi definitivamente lanno seguente dopo la sconfitta della flotta pisana nelle acque del golfo degli Angeli.

Gli anni che seguirono lo sbarco sullisola furono per il regno assai tormentati. Nel 1347, con la salita al trono di Mariano IV di Arborea, figlio di Ugone II, iniziò un lungo periodo di guerre accompagnato da terribili epidemie di peste. Intelligente e colto, in un primo tempo alleato dei regnicoli, Mariano IV si rese ben presto conto che lIsola era troppo stretta per due stati sovrani. La guerra fu dichiarata dalla Corona de Logu nel settembre 1353. Il suo esercito invase il Cagliaritano, catturò in uno scontro Gherardo della Gherardesca, comandante dei catalano-aragonesi e assediò Castel di Castro. Nel nord dellIsola le sue truppe, insieme a quelle alleate dei Doria, riuscirono a prendere Alghero e posero sotto assedio la città di Sassari. Il re di Sardegna Pietro il Cerimonioso reagì inviando una spedizione militare. Giunto nellisola fallì però miseramente lintento di fermare gli arborensi. L11 luglio 1355 fu firmata la pace di Sanluri, assai vantaggiosa per Mariano IV anche se prevedeva la restituzione di Alghero. Dopo un decennio di pace, Mariano IV munito di una licenza invadendi rilasciata dal pontefice Urbano V in quanto il re dAragona non pagava alla Chiesa in censo pattuito al momento dellincoronazione, il 18 ottobre 1365 riprese la guerra. Pietro il Cerimonioso allestì una nuova spedizione militare. Con a capo Pietro Martinez de Luna gli aragonesi sbarcarono sullIsola ma furono duramente sconfitti in una furiosa e sanguinosa battaglia nei pressi di Oristano, nel giugno 1368. Ormai padrone della Sardegna, Mariano IV portò avanti il suo disegno unificatore; continuò la guerra e mise sotto assedio la città di Sassari, questa volta espugnandola. Al regno di Sardegna e Corsica non restavano che le sole città di Cagliari e di Alghero, che resistevano ancora rifornite via mare. Non riuscì però a coronare il suo sogno: proprio mentre si apprestava a dare la spallata finale, nellestate del 1376, alletà di 57 anni morì di peste. Alla morte di Mariano IV salì al trono il figlio Ugone III. Questi aveva avuto uneducazione prettamente militare ed aveva seguito il padre nelle numerose campagne militari contro gli aragonesi. Seguendo la politica paterna rivolse i suoi sforzi alla continuazione delle ostilità. Con le guerre di Mariano IV prima e con Ugone III poi gli arborensi erano ormai padroni dellisola. Il diritto al tirannicidio se il sovrano non rispettava il giuramento del bannus-consensus, portò il popolo a condannarlo a morte a causa della sua ferocia. In seguito alla morte di Ugone III e dellerede legittimo si aprì una difficoltosa fase di successione e la Corona de Logu chiamò a regnare Federico Doria Bas, figlio primogenito di Eleonora dArborea e di Brancaleone Doria. Avendo però 6 anni, governò per suo conto la madre Eleonora che fu reggente anche per laltro figlio, Mariano V, divenuto giudice quando morì il fratello alletà di 10 anni. Fu il marito Brancaleone che condusse la guerra contro il regno di Sardegna continuando il sogno unificatore di Mariano IV. Il 1º aprile 1391 ricusò la pace del 1388 e alla testa del suo esercitò occupò Sassari. Insieme al figlio Mariano invase i territori aragonesi della costa nord orientale, espugnando i castelli della Fava presso il paese di Posada, di Galtellì, di Pedreso e di Bonvenì o San Michele, nei pressi di Cagliari. Ben presto conquistò tutta la Sardegna settentrionale, rimase in mano aragonese solo Alghero e Santa Teresa di Gallura. A settembre si diresse verso Sud e il 3 di ottobre con il suo esercito entrò a Iglesias e occupò tutto lIglesiente: in meno di sei mesi, il regno di Sardegna e Corsica si era nuovamente ridotto alle sole città di Alghero e di Cagliari.



                                     

2.2. Lunificazione del Regno La battaglia di Sanluri

Verso la fine del XIV secolo e gli inizi del XV secolo, la Sardegna subì i devastanti effetti della morte nera che già aveva seminato morte in tutta Europa. Lepidemia si diffuse in tutta lisola decimando città e villaggi già fortemente provati dalle estenuanti guerre. Ovunque regnava morte e disperazione e in questo scenario apocalittico anche le operazioni militari si fermarono. Morì Eleonora, mori anche il figlio Mariano V senza lasciare eredi. Alla Corona de Logu non restò che affidare il Regno agli eredi di Beatrice dArborea, sorella di Ugone III e di Eleonora, nonché moglie di Amerigo VI, visconte di Narbona; suo nipote, Guglielmo III di Narbona, fu allora designato giudice. Intanto, approfittando dei problemi di successione al trono arborense, il 6 ottobre 1408, un potente esercito, al seguito di Pietro Torrelles, generale di Martino I il Giovane, re di Sicilia ed erede alla corona di Aragona, sbarcò a Cagliari. L8 dicembre arrivò sullisola anche Guglielmo III di Narbona ed il 13 gennaio 1409 fu incoronato ad Oristano re di Arborea. Dopo svariati tentativi di trovare un accordo diplomaticamente, non riuscendo a trovare nessun compromesso, la guerra fu inevitabile.

I primi scontri avvennero in mare, quando il 1º giugno 1409, nel golfo dellAsinara la flotta catalano-aragonese distrusse 6 galere genovesi mandate in aiuto agli arborensi, mentre il 30 giugno, le campagne di Sanluri furono teatro della battaglia decisiva tra il regno di Sardegna e Corsica ed il regno di Arborea. Lesercito di Guglielmo III di Narbona era composto da 17 000 fanti arborensi, duemila cavalieri francesi e mille balestrieri genovesi. Lesercito del regno di Sardegna e Corsica era composto invece da ottomila fanti e tremila cavalieri siciliani, aragonesi, valenzani e balearini. Meglio armati ed organizzati, sfondarono la parte centrale dello schieramento arborense, dividendolo in due tronconi. La battaglia fu durissima e si risolse in una vera disfatta per i sardo-giudicali. Venticinque giorni dopo la battaglia, Martino il Giovane morì improvvisamente di malaria ed al suo posto, Pietro Torrelles, già suo luogotenente, continuò la guerra. Il 17 agosto 1409, nei pressi di Santa Giusta, si svolse la seconda battaglia e questa volta furono i catalano-aragonesi a subire gravissime perdite, sul campo lasciarono più 6.500 morti. Ma inspiegabilmente, Pietro Cubello, comandante degli arborensi al posto di Guglielmo di Narbona – andato in Francia per cercare rinforzi – non sfruttò appieno il vantaggio militarmente acquisito e si ritirò in Oristano. Intanto affluivano ingenti rinforzi dalla Spagna e ben presto, riorganizzatisi, gli iberici espugnarono Bosa e misero sotto assedio Oristano. A questo punto della guerra, per motivi sconosciuti, Pietro Cubello, il 29 marzo 1410, si arrese senza combattere. Molti storici pensano ad una collusione con il nemico, anche perché di lì a poco, ricevette in feudo – dal re di Sardegna – il Marchesato di Oristano.

                                     

2.3. Lunificazione del Regno Resistenza arborense e genovese

Ma il regno di Arborea, benché avesse perso la sua capitale e i territori storici, era ancora vivo e controllava tutta la Sardegna nord orientale. La capitale venne spostata a Sassari e Guglielmo III di Narbona, rientrato nellisola, manteneva vivo il conflitto, aiutato dai genovesi e da Nicolò Doria, figlio di Brancaleone Doria. Espugnò il castello di Longosardo per poi minacciare direttamente Oristano. Il 6 maggio 1412, cercò di impadronirsi di Alghero al comando di un esercito composto da francesi e sassaresi, ma i catalani li respinsero. Ma con il passare del tempo, il regno si avviava ormai verso uninesorabile decadenza. Malvisto dai sardi giudicali e sfiduciato, il 25 maggio 1414, Guglielmo III cercò un accordo con il Re di Sardegna. Gli vennero offerti 100.000 fiorini doro, ma improvvisamente, Ferdinando di Aragona morì prima di arrivare ad una conclusione. Al suo posto, salì a sul trono della Corona il figlio Alfonso V di Aragona. Con lui al potere, la corona raggiunse la massima estensione territoriale e prese sul serio lidea di unificare definitivamente tutti i territori del regno di Sardegna e Corsica. Da tempo in Spagna si stava allestendo una poderosa flotta per invadere la Corsica. Senza indugi, ruppe unilateralmente la pace con Genova e i vari trattati sottoscritti. Volle comunque portare prima a termine le trattative – già intavolate dal padre – per lacquisto dei diritti sulla corona di Arborea. Il 17 agosto 1420, ad Alghero, dopo più di cinque secoli, per 100.000 fiorini doro finì per sempre il Regno di Arborea. Di lì a poco, intanto, la spedizione contro la Corsica andò incontro ad un completo fallimento.

La città di Castelsardo, allora chiamata Castel Doria o Castelgenovese perché sotto il governo dei Doria, resistette ancora più a lungo alla conquista catalano-aragonese, venendo occupata solo nel 1448, stesso anno in cui venne nominata città regia. Dal Regno di Sardegna restavano così escluse solo le isole dellarcipelago della Maddalena, che vennero annesse solo in epoca sabauda da Vittorio Amedeo III di Savoia nel 1767-69, anche in questo caso sottraendone il controllo ai genovesi.

                                     

2.4. Lunificazione del Regno La rivolta di Leonardo De Alagón e la Battaglia di Macomer

Dopo la morte di Leonardo Cubello, marchese di Oristano e conte del Goceano, e del figlio Salvatore 1470, il marchesato fu rivendicato da Leonardo De Alagón in quanto discendente per parte di madre ai Cubello. La rivendicazione di Leonardo, però, incontrò lopposizione del viceré Nicola Carros, discendente di Ugone II di Arborea per parte di madre. A causa di queste tensioni fra opposte fazioni, ad Oristano scoppiò una rivolta capeggiata da Leonardo De Alagòn. Il 14 aprile 1470, lesercito del viceré – che si apprestava ad occupare la città e a sedare i disordini – fu sconfitto dai rivoltosi nella battaglia di Uras. Nicolò Carros riferì al re di Sardegna del pericolo che il "Principe dei sardi" rappresentava, temendo che potesse scatenare una rivoluzione generale su tutta lisola. Infatti il malcontento verso gli aragonesi aumentava tra gli arborensi che non avevano mai abbandonato il sogno di unisola tutta indigena. Giovanni II allora, dopo aver concesso a Leonardo linvestitura del marchesato, allarmato, sentenziò nei confronti di tutta la famiglia Alagón – una terribile condanna di morte e la confisca di tutti i beni concessi. A quel punto nel 1475, la rivolta si allargò ulteriormente e Leonardo de Alagón, riallacciandosi alle eroiche gesta dei Giudici di Arborea, che combatterono contro il regno di Sardegna in difesa dellindipendenza del loro regno, radunò sotto le insegne del glorioso giudicato tutte quelle popolazioni dellIsola insofferenti del dominio straniero. Dalla Spagna e dagli altri stati della Corona furono inviati rinforzi, mentre sullisola una violenta epidemia di peste bubbonica devastava i villaggi le città. La battaglia decisiva fu preceduta da sanguinosi scontri a Mores e ad Ardara. Il 19 maggio 1478, lesercito del viceré sorprese i sardi ribelli nei pressi di Macomer. Lo scontro fu durissimo. Leonardo de Alagón fu sconfitto dalle soverchianti forze aragonesi formate da contingenti di spingarderos e armate con potenti artiglierie giunte dalla Sicilia. Artale, il figlio di Leonardo morì combattendo. Sul campo perirono dagli 8.000 ai 10.000 uomini. Leonardo de Alagón fuggì a Bosa da dove si imbarcò per raggiungere Genova. In alto mare fu però tradito, fatto prigioniero e consegnato allammiraglio aragonese Giovanni Villamarì che lo condusse a Valencia. Condannato a morte, successivamente la pena gli fu tramutata in carcere a vita. Fu rinchiuso nel castello di Xativa, dove morì il 3 novembre 1494.



                                     

3. La Corona di Aragona

Con la riconquista di Granada – il 2 gennaio 1492 – i Cristiani recuperarono pienamente il controllo di tutta la Penisola Iberica, cioè lantica Hispania romana. Da quel momento la penisola rimase divisa in quattro territori cristiani. Ferdinando II di Aragona e Isabella di Castiglia si sposarono a Valladolid il 17 ottobre 1469, con un accordo conosciuto anche come la concordia di Segovia, nel 1475, i due sovrani avevano giurato di non fondere le due corone in un unico Stato e ciascuna entità conservò le sue istituzioni le sue leggi. Entrambi infatti si chiamarono: re di Castiglia, di Aragona, di León, di Sicilia, di Sardegna, di Cordova, di Murcia, di Jahen, di Algarve, di Algeciras di Gibilterra, di Napoli, conti di Barcellona, signori di Vizcaya e di Molina, duchi di Atene e di Neopatria, conti di Rossiglione e di Serdagna, marchesi di Oristano e conti del Goceano. Castiglia e Aragona diventarono il regno di Spagna. Lisola sotto la potente corona di Spagna divenne un mondo più propriamente spagnolo. Dopo la sconfitta subita da Leonardo de Alagon nel 1478, i nuovi arrivati infatti adottarono un indirizzo politico mirante a raggiungere il completo controllo del territorio, sia attraverso i feudatari nelle campagne che con gli ufficiali reali nelle città non infeudate. Il 19 gennaio 1479, dal Supremo Consiglio di Aragona, le due isole del Tirreno vennero separate nelle intitolazioni regie e – tranne che per il papato – il "regno di Sardegna e Corsica" si chiamò in tutta Europa unicamente Regno di Sardegna.

                                     

3.1. La Corona di Aragona Il feudalesimo

Tre mesi dopo la riconquista anti-musulmana, i re cattolici diedero inizio allimpresa di Cristoforo Colombo. Dopo il 12 ottobre 1492 iniziò per il mar Mediterraneo il suo repentino declassamento a favore delloceano Atlantico. Proprio mentre tutta lEuropa era sconvolta da importanti cambiamenti culturali ed economici, il sistema feudale oramai scomparso negli altri Stati, nel regno di Sardegna rappresentò invece uno degli aspetti più caratteristici dellorganizzazione spagnola. Il feudo fu il mezzo con il quale la Corona di Aragona ricompensò la nobiltà aragonese, catalana e valenzana che, sia attraverso donativi, sia personalmente, aveva contribuito alla conquista del Regno. Ma fu anche – nel quadro dellordinamento costituzionale e amministrativo – un effettivo organo di governo e di presidio del territorio. Con linfeudazione passavano al feudatario tutti i poteri spettanti al sovrano, sia sulla terra che sugli abitanti, esclusi pochi diritti riservati alla Corona, quali lobbligo di prestazioni militari e lobbligo di un donativo annuo in proporzione al numero degli abitanti il feudo. Una delle prime conseguenze di questo già allora antiquato sistema, fu la scomparsa delle antiche classi rurali: scomparvero i grandi proprietari di terre così come le classi più umili che lavoravano la terra, con la conseguente sparizione delle colture e con limpoverimento generale delle campagne. E infatti, i problemi più gravi e mai risolti restarono proprio quelli riguardanti le contrade agricole. Anche se costantemente furono poste allattenzione dei rappresentanti spagnoli le questioni relative la dura vita condotta dai contadini, in pratica non fu mai fatto niente per migliorare la loro condizione. Ai tanti stenti si aggiunsero poi anche le epidemie di peste e di colera che falcidiarono lisola mietendo numerosissime vittime, oltre a quelle che annualmente già provocavano la malaria le carestie. In quel periodo si andava così completando assai velocemente il processo di spopolamento del Regno: dopo lepidemia di peste del 1680, negli anni che vanno dal 1678 al 1688, la popolazione passò da 337.000 a 253.000 abitanti. Quando poi in Spagna fu decisa la riorganizzazione del tribunale dellInquisizione, il provvedimento fu esteso anche al Regno di Sardegna e tra i processi più clamorosi intentati dagli inquisitori, è da ricordare quello contro Sigismondo Arquer, accusato di luteranesimo e mandato al rogo, a Toledo, nel 1571. Alla fine del XVII secolo ed agli inizi del XVIII secolo, quando la corona di Castiglia lasciò il regno ai sovrani sabaudi, le condizioni economiche e sociali isolane furono veramente deprimenti.

                                     

3.2. La Corona di Aragona Le scorrerie barbaresche

Alleati con i francesi e con i corsari barbareschi tunisini e algerini guidati da Khayr al-Din chiamato "Barbarossa", i turchi di Solimano il Magnifico razziarono costantemente le coste spagnole, italiane e sarde. Nel 1509 avevano messo a ferro e a fuoco Cabras, nel 1514 Siniscola subiva la stessa sorte e lanno dopo ancora Cabras. Nel 1520 devastarono SantAntioco, Pula, Carbonara. Nel 1520 i francesi assalirono Castellaragonese lodierna Castelsardo, Terralba e Uras.Carlo I, allora sovrano del regno di Spagna, tentò di porre rimedio al flagello dei pirati barbareschi e, radunata a Cagliari una grande flotta, nel luglio del 1535, si diresse contro la loro principale base, situata a Tunisi, senza però conseguire apprezzabili risultati visto che le scorrerie continuarono ancora. Nel 1538 i predoni saccheggiarono Porto Torres, nel 1540 fu la volta di Olmedo. Nel tentativo di porre rimedio a questa piaga, nel 1541, fu allestita unaltra spedizione, avente come obiettivo di assalire Algeri, ma la flotta fu distrutta da una terribile tempesta prima ancora di raggiungere la costa magrebina.

                                     

3.3. La Corona di Aragona Frontiera tra Islam e Cristianità

Dopo la vittoriosa battaglia di Lepanto nel 1571 contro Alì Pascià a cui prese brillantemente parte il Tercio de Cerdeña – sotto il comando del fratello del re di Sardegna, Don Giovanni dAustria – e dopo la temporanea presa di Tunisi nel 1573, dal 1577 limportante base barbaresca venne riconquista dai musulmani e da allora la pressione turca nel Mar Mediterraneo aumentò ulteriormente. Gli spagnoli persero lavamposto africano più orientale e furono obbligati ad arretrare la frontiera difensiva. Il Regno di Sardegna, che fino ad allora aveva avuto un ruolo secondario nello scacchiere difensivo mediterraneo, da allora in poi divenne un avamposto contro lespansione ottomana: nellisola passava quel confine invisibile che costituiva la frontiera tra paesi cristiani e musulmani. Si pose allora, urgentemente, il problema del potenziamento delle difese costiere e delle tre più importanti piazzeforti marittime: la capitale del Regno, la città di Alghero e la rocca di Castellaragonese, che costituivano lossatura nevralgica del sistema difensivo.

Le incursioni barbaresche intanto diventavano ancora più incessanti e non davano tregua. Per proteggere le popolazioni, come negli altri Stati della Corona, anche il regno di Sardegna si dotò di una rete difensiva costiera. A partire dal 1572, sotto la direzione di Marco Antonio Camos, si iniziò la costruzione di torri di avvistamento, poste in vista una dellaltra in modo da allertare la popolazione. Alla fine del Cinquecento quelle costruite sul mare erano ben 82. Dei grandi padelloni in ferro battuto, collocati in cima alle torri, servivano da contenitori per bruciare lerica bagnata ed il bitume: si formava così un fumo denso e scuro, ben visibile da lontano. Ma nonostante gli sforzi sostenuti per rafforzare la sicurezza dellisola, la difesa continuava ad essere abbastanza precaria anche perché le torri avevano il compito di segnalare limminente pericolo e dare lallarme, ma gran parte di esse erano prive di adeguate guarnigioni e di armamento pesante. Si possono ancora ammirare lungo la costiera sarda un centinaio di queste torri: nella parte settentrionale da Stintino fino a Santa Teresa di Gallura, da Posada a Villasimius lungo la parte orientale, nonché da Carloforte ad Alghero, sulla costa occidentale. Restarono attive fino al 1815, quando dopo il Congresso di Vienna venne imposto agli stati barbareschi la fine della tratta degli schiavi. Furono smilitarizzate nel 1867 dal nascente Regno dItalia.



                                     

3.4. La Corona di Aragona Tentativo dinvasione francese del 1637

Iniziata in Boemia nel 1618 tra cattolici e protestanti, la guerra dei Trentanni fu trasformata dal cardinale Richelieu in lotta politica contro la dinastia degli Asburgo di Spagna e dAustria. Durante questo conflitto, una flotta di quarantasette vascelli, al comando di Enrico di Lorena, conte di Harcourt, il 21 febbraio 1637, sbarcò nei pressi di Oristano e saccheggiò la città per circa una settimana. Non volendo poi affrontare le milizie del Regno che arrivavano in soccorso della città assalita, i francesi si ritirarono precipitosamente, abbandonando anche gli stendardi che oggi sono custoditi nella cattedrale di Oristano. Dopo questo tentativo di invasione, si rese necessario ed urgente munire il regno di una flotta navale di difesa, ma le galee varate negli anni successivi furono solamente tre.

                                     

4. La guerra di successione spagnola e la guerra della quadruplice alleanza

Agli inizi del XVIII secolo, quasi tutte le case regnanti in Europa erano unite tra di loro da legami di parentela. Quando un sovrano moriva senza lasciare eredi, si aprivano dure lotte per la successione al trono, lotte che spesso sfociavano in vere e proprie guerre: una di queste fu la guerra di successione spagnola che vide Spagna e Francia affrontare Austria, Prussia, Inghilterra, Portogallo, Repubblica delle Sette Province e gli Stati Sabaudi. La guerra scoppiò nel 1700 quando, a 39 anni, Carlo II di Spagna morì senza figli che potessero succedergli. Prima di morire, nelle sue ultime volontà, indicò come erede il duca dAngiò, suo nipote. Ciò provocò le preoccupazioni delle altre potenze europee che temevano lunione delle corone di Spagna e Francia e proposero come erede larciduca dAustria, Carlo dAsburgo. Il conflitto investì anche il Regno di Sardegna e nel 1708, una flotta anglo-olandese, composta da quaranta vascelli, si presentò nel golfo di Cagliari. La capitale del Regno, dopo un furioso bombardamento navale, si arrese il 13 agosto, aprendo le porte alla conquista dellisola. Gli Alleati, dopo una serie di rovesci iniziali, vinsero battaglie decisive in Germania ed in Italia. Nel 1706 Torino, per la difesa della quale Pietro Micca perse la vita in un eroico gesto, fu salvata dallassedio francese da Eugenio di Savoia. LInghilterra dominava in lungo e in largo nel Mediterraneo arrivando ad occupare Gibilterra e riuscendo a sbarcare a Barcellona. In seguito agli aggiustamenti territoriali seguiti alla pace firmata a Utrecht nel 1713 il Regno di Sardegna passò agli Asburgo dAustria mentre il duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, ottenne il Regno di Sicilia con il relativo titolo regio. Successivamente, la Spagna riprese le ostilità nel tentativo di riappropriarsi della Sicilia e della Sardegna. Comandata dallammiraglio Stefano Mari, una flotta di centodieci navi cannoneggiò Cagliari, mentre 8000 soldati sbarcarono sulla spiaggia del Poetto. Il 29 agosto 1717 la città si arrese. Un anno dopo gli spagnoli riuscirono a prendere anche la Sicilia, ma la guerra si risolse in un disastro e furono sconfitti dallAlleanza composta da Inghilterra, Savoia, Austria e Paesi Bassi.

                                     

4.1. La guerra di successione spagnola e la guerra della quadruplice alleanza Il Regno di Sardegna ai Savoia

Seguì un nuovo trattato di pace trattato di Londra del 1718, nel quale fu convenuto – tra laltro – che il re Vittorio Amedeo II cedesse la Sicilia allAustria in cambio della Sardegna. In ottemperanza al Trattato di Londra, fu sottoscritto allAia l8 agosto 1720 laccordo che sanciva il passaggio del Regno di Sardegna ai Savoia. Il titolo regio fu per lantica casata la realizzazione di un obiettivo antichissimo, perseguito con costanza e tenacia attraverso i secoli. Dora in avanti tutti gli stati appartenenti a Casa Savoia formeranno il "Regno di Sardegna" o "Regno sardo": lamministrazione statale utilizzerà laggettivo "sardo", dove richiesto, per tutti gli atti del Regno e i sudditi saranno chiamati "sudditi sardi".

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