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ⓘ Natura (filosofia)




                                     

ⓘ Natura (filosofia)

La natura in filosofia è linsieme di tutte le cose esistenti considerato nella sua forma complessiva, nella totalità, cioè, dei fenomeni e delle forze che in esso si manifestano.

                                     

1. Etimologia

Il termine deriva dal latino natura, participio futuro del verbo nasci nascere e letteralmente significa "ciò che sta per nascere". In accordo con il significato etimologico in filosofia si è intesa finalisticamente la natura come il principio operante come forza vitale, superiore alla realtà della materia inanimata, che spinge tutti gli esseri viventi verso il mantenimento della specie attraverso la riproduzione. Natura a sua volta deriva dalla traduzione latina della parola greca physis φύσις.

Secondo Heidegger questo termine greco è collegato alla parola phàos, phòs che vuol dire luce, volendo significare una connessione tra la vita e la luce.

                                     

2.1. La natura per i filosofi greci Finalismo

Physis per i presocratici greci corrispondeva a ciò che originava le cose caratterizzate da nascita, accrescimento, degenerazione e morte per cui secondo Aristotele, il primo filosofo a fondare una scienza complessiva della natura, "la natura è la sostanza di quelle cose che hanno un principio di movimento in se stesse". Vi sono infatti sostanze sensibili corruttibili, che hanno in sé il principio di moto e che generano altre cose simili, distinte dagli enti eterni e ingenerati di cui tratta la metafisica e la matematica. Gli enti naturali corruttibili vanno poi distinti da "ciò che è per caso o per fortuna" o "da ciò che è per arte" risultato cioè dellazione delluomo.

Anche i sofisti avevano precedentemente operato una distinzione sul piano etico-giuridico tra ciò che è per natura e quello che viene considerato come originato dalle convenzioni umane. Da qui il loro relativismo etico fondato sul superamento del criterio ionico della legge che esiste oggettivamente nellordine stesso della natura e che gli uomini riprendono e applicano alla loro città.

Osservano infatti i sofisti che le leggi cambiano da società a società se vogliamo trovare un criterio unico valido per tutti ci dobbiamo riferire a ciò che nelluomo è sempre presente e permane immutabile, cioè alla natura che non è soggetta alle convenzioni umane e che prescrive che è giusto ciò che piace al più forte cioè a colui che sa bene usare la parola per sovrastare le altrui convinzioni.

La natura dei sofisti introduce la concezione di uno stato di natura dove il comportamento delluomo non differisce da quelli degli altri esseri naturali basati su istinti primordiali che luomo conserva nonostante le diversità culturali acquisite nel tempo.

Anche per Aristotele nelluomo è presente un principio connaturato che agisce in modo da fargli realizzare ciò che lo caratterizza nella sua essenza di modo che, ad esempio, il seme è destinato da questa forza naturale immanente a divenire albero. Una visione finalistica della natura che spiega il divenire e come il movimento si diriga verso i suoi "luoghi naturali".

Tutta la natura è organizzata secondo una costruzione piramidale dove ogni gradino è materia per lo sviluppo del grado superiore per cui, ad esempio, il mondo vegetale è materia per quello superiore degli erbivori che traducono in atto le potenzialità di sviluppo contenute nellinferiore. In questo modo Aristotele pone al vertice della piramide luomo, il signore della natura, in grado di trasformare in atto tutte le potenzialità contenute nei gradi inferiori e per questo giustificato per ogni uso ed abuso degli esseri naturali.

Lo stoicismo riprendeva la teleologia naturale di Aristotele che la concepiva secondo uno schema evolutivo diacronico. Per gli stoici invece tutto avviene sincronicamente nel senso che gli elementi costitutivi di un organismo funzionano complessivamente per mantenerlo in vita rispondendo allazione finalistica di un "fuoco artefice" o "soffio vitale", un pneuma che permea di sé tutto luniverso rendendolo armonico e connotato da necessità razionale. Lo pneuma, che nella biologia aristotelica era usato per spiegare i meccanismi della respirazione e del movimento, per gli stoici rende luniverso una specie di unico grande essere vivente armonicamente ordinato dove la legge morale corrisponde alla legge di natura che ispira il comportamento del saggio.

                                     

2.2. La natura per i filosofi greci Meccanicismo

Contrapposta alla concezione finalistica e vitalistica aristotelica è la teoria materialista e meccanicista degli atomisti e degli epicurei.

Il grande naturalista Democrito, attento osservatore di tutti gli aspetti del vivente, pone a base della sua concezione una natura che è pura materia, eliminando dal mondo reale ogni elemento di trascendenza. In questo modo ogni concetto di divinità risulta eliminato anchesso. "Tutto ciò che è, è nella natura" ; in essa vi sono tutte le cause possibili di ogni ente esistente possibile. Laggregazione degli atomi forma i corpi definiti della realtà percepibile e il loro disgregarsi restituisce alla natura stessa i suoi elementi di base, in una fenomenologia puramente meccanicistica che non ha bisogno di nullaltro per verificarsi.

                                     

3. Neoplatonismo e cristianesimo

Una nuova concezione della natura è nel neoplatonismo dove dallUno vi è una discesa, o emanazione nel linguaggio di Plotino, che, passando dallIntelletto e dallAnima, si fenomenizza come materia naturale intesa come semplice non essere. Dice Plotino "la Natura è Anima fuori di sé", Anima, nella sua forma inferiore, diretta verso il non essere e quindi svalutata nei confronti dellessere Uno.

Il cristianesimo ereditò questa visione deteriore della natura considerata non più come emanazione dallUno ma vista sempre come unentità inferiore rispetto alla perfezione del suo Creatore trascendente. Gli scolastici cominceranno quindi a distinguere una natura naturata, creata, e una natura naturans, una natura che si fa natura con limpronta del suo creatore. Tommaso dAquino, riprendendo la tradizione aristotelica, modificherà la concezione della natura naturata. Aristotele infatti, aveva insegnato come la natura di un ente è lo stadio finale del movimento, del passaggio dalla potenza allatto, dello sviluppo che presuppone sempre un essere in atto. Ed è Dio infatti, secondo laquinate, colui che ha messo il movimento nelle cose rendendole degne di Lui. Così anche luomo, creatura di Dio, per quanto compromessa dal peccato originale, assume la somiglianza con il suo creatore.

Mentre dunque in Tommaso dAquino nella natura opera una razionalità fatta a immagine di quella divina, che si inserisce in unottica di armonia tra scienza e fede, negli ultimi sviluppi della scolastica lambito delle verità naturali fu interpretato come sempre più distante da quello delle verità rivelate, fino a un volontarismo del tutto avulso da criteri logici, che trova in Guglielmo di Ockham il massimo esponente, e nel quale la natura era concepita come unentità indipendente dalla teologia, da spiegare sulla base di criteri empirici.



                                     

4. La filosofia della natura rinascimentale

Il rapporto tra luomo e la natura è visto nel Rinascimento come impostato ad una sostanziale somiglianza.

Luomo è un microcosmo sostanzialmente affine alluniverso che è il macrocosmo. Leonardo da Vinci disegna nelluomo vitruviano una figura umana inserita in un cerchio che simboleggia la perfezione del corpo delluomo inscritto nella circonferenza che rappresenta luniverso: luomo con la naturale perfezione geometrica del suo corpo riempie luniverso di sé stesso.

Nella natura, cè una trama segreta di influssi misteriosi che luomo, proprio perché microcosmo che riflette in sé il macrocosmo, può penetrare poiché egli è sostanzialmente affine alla natura.

Con il recupero del Corpus Hermeticum - insieme di scritti attribuiti alla figura di Ermete Trismegisto - nella traduzione dal greco di Marsilio Ficino, si tenta di conciliare la scienza fondata sul razionalismo greco con la rivelazione biblica e la religiosità di stampo ebraico e orientale. Ma la visione naturalistica rinascimentale non è ancora scienza moderna: confonde scienza e magia, inventa le scienze occulte, anzi le riscopre; tuttavia, costituendo unalternativa al dominio razionalistico da un lato, e allabbandono mistico dallaltro, il naturalismo rinascimentale rappresenta un passo verso lemancipazione dall ipse dixit aristotelico, e getta le basi per un rinnovato approccio della scienza. Nasce così lalchimia che promuove la ricerca della pietra filosofale ritenuta capace di trasformare i metalli in oro, e si perfeziona lastrologia, conoscenza degli astri e dei loro influssi sulluomo. Poiché cè una sostanziale unità tra cielo e terra, si possono trovare le cause dei fenomeni terreni studiando i cieli e chi conosce i fenomeni celesti può regolare anche la fortuna terrena.

Telesio uno tra i principali antiaristotelici, critica aspramente il ragionamento astratto e il ragionamento scientifico condotto per mezzo dei sillogismi. Per primo nellopera La natura secondo i propri principi, avanza lidea che la conoscenza della natura debba basarsi sullo studio di principi naturali iuxta propria principia abbandonando ogni considerazione metafisica o legata alla magia. Allo stesso tempo però, come anche Tommaso Campanella e Giordano Bruno, egli rimane allinterno di una filosofia della natura riprendendo la concezione ilozoista, panteistica e vitalistica dei presocratici e Platone.

Luomo non deve imporre i propri schemi mentali, a priori, alla natura, ma deve scoprirne umilmente le leggi interne che ne regolano la vita e che sono sconosciute al più. La natura non persegue fini, ma dipende dalle forze, definite meccaniche, che possono essere conosciute e analizzate tramite il calore, spirito vitale di ogni cosa e persona, che permette il movimento e la conoscenza.

Secondo Paracelso, la distinzione tra naturale e soprannaturale è artificiosa: quelle che noi chiamiamo "leggi di natura" altro non sono che il risultato dellazione di innumerevoli spiriti, responsabili del mutamento e della crescita delle piante.

Per Giordano Bruno il "grande animale" che è la natura naturans ha in sé la presenza di Dio, una Mens insita omnibus Mente allinterno di tutte le cose, che come il pneuma degli stoici infonde la sua presenza vitale nel cosmo.

                                     

5. La scienza della natura

Con Galilei e Newton avviene un fondamentale progresso nella concezione della natura: rifacendosi alla visione matematica-geometrica pitagorica e platonica e al meccanicismo atomista, la realtà naturale è ora vista come una macchina creata da Dio secondo leggi matematiche inscritte nella natura stessa. Come già aveva sostenuto Bacone "alla natura si comanda solo obbedendole" ma per conoscere i suoi ordini bisogna conoscere il suo linguaggio: chi vuole leggere il libro della natura, dice Galilei, deve imparare il suo linguaggio matematico attraverso losservazione sensibile dei fenomeni e il metodo sperimentale mettendo definitivamente da parte il mondo di carta e di parole dellantico metodo aristotelico.

Dopo la rivoluzione scientifica galileiana linterpretazione meccanicistica della natura si estende nel Seicento e nel Settecento ai più vari autori di filosofia: dal materialismo di Thomas Hobbes e degli illuministi, allempirismo scettico di David Hume, alla concezione cartesiana della res extensa e del suo "homme machine", allidentificazione di Dio e Natura di Baruch Spinoza, alla rifondazione kantiana, contro lo scetticismo di Hume, della necessità e universalità delle leggi della natura come complesso di fenomeni ordinati a priori dalle funzioni trascendentali. Kant così offre una giustificazione filosofica al meccanicismo degli scienziati newtoniani escludendo nel contempo ogni razionalismo di tipo cartesiano e ogni dogmatismo metafisico. Autore di una rivoluzione copernicana del pensiero, Kant sostenne che latteggiamento corretto da tenere verso lo studio della natura non è quello che presume di ricavare le leggi naturali dallosservazione empirica, ma al contrario è consapevole che i nostri schemi mentali non solo tendono sempre a sovrapporsi inconsciamente ai fenomeni studiati, ma sono anzi la condizione sine qua non per costruire un sapere autenticamente scientifico:



                                     

6. La natura nei secoli XIX e XX

Riallacciandosi alla visione finalistica della Critica del giudizio kantiana dove nel bello naturale si scopriva limpronta di Dio, i filosofi antilluministi romantici fanno rinascere la concezione della natura neoplatonica e spiritualista.

Già Jean-Jacques Rousseau auspicava un "ritorno alla natura", benefica e spontanea, con labbandono delle artificiose strutture sociali e culturali, cause dei mali e delle ingiustizie che colpiscono luomo che ha lasciato la sua iniziale benefica condizione naturale.

Con Schelling nasce la filosofia della natura che nella storia del pensiero precedente non si differenziava dalla scienza naturale. Ora Schelling vuole indagare il significato profondo della natura e rifacendosi alle visioni panteiste di Bruno e Spinoza e trovando conforto sui progressi dellelettromagnetismo egli identifica la natura con lo Spirito.

Natura e Spirito sino due configurazioni dellunico Assoluto dove la natura, "intelligenza immatura" aspira attraverso vari gradini, dallinorganico allorganico, a congiungersi con lo Spirito risolvendosi in lui:

Così in Goethe dove la natura è "la veste vivente della divinità".

Limpegno filosofico del letterato tedesco è tutto rivolto al superamento delleterna disputa tra idealisti tra cui Schelling e empiristi, dovuta ad uninterpretazione unilaterale del pensiero platonico che ha generato nello studio della natura un fraintendimento apparentemente insolubile: secondo gli ultimi, la conoscenza autentica può venire solo dai sensi e dalle loro percezioni, le idee non esistono affatto come insisteva Francesco Bacone o non sono altro che costrutti di tipo organizzativo di una mente materiale empirismo; secondo i primi, la conoscenza e la ragione dessere stessa delle cose risiede nel mondo delle idee, delle quali il mondo fenomenico, la Natura, altro non è che un riflesso imperfetto idealismo. Il contributo originale di Goethe, nel tentativo di risanare tale frattura, consiste nella persuasione che la Natura stessa parli il linguaggio delle idee, e nellaver individuato un particolare tipo di idea originaria, un modello o archetipo, che risiede già nel mondo fenomenico, e che lo scienziato è capace di dischiudere solo grazie a unosservazione attiva, cioè una disposizione danimo che normalmente attribuiremmo allartista. Scrive il poeta nel saggio del 1782 "La Natura":

Non riuscendo ad accettare lidea che la natura sia una semplice macchina, come sostenevano gli empiristi, Goethe trovò da ridire con i botanici del suo tempo circa il modo in cui avveniva la riproduzione delle piante. Egli infatti rifiutava lidea dei botanici francesi che contrapponevano alla "regolarità" della Natura ciò che si presenta difforme da essa per "eccesso" o per "mancanza". Secondo Goethe infatti tanto il "simmetrico" quanto il "bizzarro", tanto il "normale" quanto il "mostruoso" sono animati dallo stesso spirito nelle continue metamorfosi della natura dove si verifica unoscillazione tra normale ed abnorme sicché labnorme par divenire normale e viceversa.

Per Hegel la natura rappresenta la caduta della Idea nella realtà. Lo Spirito perde la sua perfezione quando l "Idea nella forma dellessere altro" diviene natura necessitata e contingente nel tentativo di riproporre nella concretezza quella razionalità pura che esprime la piena libertà dello Spirito assoluto, da nulla condizionato.

Per tutto l800 e il Novecento la filosofia continua a rigettare la concezione meccanica della natura che il pensiero filosofico rappresenta, come nel vitalismo di Bergson, animata da uno "slancio vitale" che la dirige verso un "evoluzione creatrice" o come in Schopenhauer che sostituisce alla contrapposizione dialettica hegeliana di natura e spirito lopposizione tra la natura, fenomenica apparenza, e la "volontà di vivere", sostanziale.

Ancora nel XX secolo Alfred North Whitehead contesta la distinzione scientifica in qualità primarie e secondarie e teorizza la presenza nella natura di unintelligenza sensibile.

I neokantiani e gli storicisti tedeschi con capofila Wilhelm Dilthey per un verso, non rifiutano la concezione di un mondo materiale retto da leggi meccaniche ma per altro verso teorizzano la presenza di un altro mondo accanto a quello della natura: quello delluomo regolato da leggi e principii del tutto estranei alla natura in quanto rappresentanti valori che non trovano posto nella natura: ne nasce così la contrapposizione della cultura e della storia delluomo nei confronti della natura, lopposizione delle scienze fisiche alle "scienze dello spirito".

                                     

7. La concezione marxiana della natura

Una concezione della natura che esula dal panorama filosofico dellOttocento è quella che Marx espone ne "I manoscritti economico-filosofici del 1844". A seguito di questopera la tematica dellalienazione viene intesa in un senso più profondo e non più semplicemente politico.

Marx stabilisce una connessione tra ciò che rappresenta lessenza delluomo, lattività dove luomo esprime tutto se stesso, spirito e corpo: il lavoro il quale, superando lideologica separazione tra teoria e prassi, si identifica con loggetto lavorato, che, a sua volta, non è altro che loggetto naturale che luomo appunto modifica.

Questa connessione tra uomo-lavoro-oggetto lavorato-natura viene fatta saltare dalla alienazione che espropria il lavoratore non solo del prodotto del lavoro, ma anche dellatto della produzione. Come effetto del lavoro alienato luomo restringe la propria umanità alla sfera dei bisogni bestiali, si trasforma in una merce e subisce le conseguenze dello sconvolgimento del rapporto uomo e natura.

Luomo è infatti un ente che si pone consapevolmente in rapporto di continuità con la natura; egli vive della natura e nella sua attività produttiva la natura gli si manifesta come opera delluomo.

Quando gli viene sottratto con lalienazione loggetto del lavoro anche la natura gli viene sottratta. La natura cioè da "corpo inorganico delluomo" in grado di soddisfare armonicamente i bisogni sociali delluomo, diviene mezzo di produzione subordinato al bisogno individuale.

La vita umana che era inserita in una natura amica e non estranea la "vita del genere" quando diventa un mezzo per il soddisfacimento di bisogni individuali si trasforma in una forza nemica, opposta ed estranea.

                                     

8. La natura nella scienza odierna

Lo sviluppo delle scienze naturali ha complicato la definizione di natura che rimane sullo sfondo indefinita mentre viene compiuto il tentativo di riportare allintera complessità umana il metodo empirico applicandolo anche a fenomeni psicologici e sociali cercando di ridurli a leggi non finalistiche e matematicamente esprimibili. La ricerca teorica scientifica si è impegnata nel conseguimento di risultati tecnico pratici evadendo le obiezioni filosofiche sul metodo e sui principi scientifici.

Il modello assunto dalla scienza della natura dal momento che Galilei ha applicato la matematica alla natura, è stato quello fisico matematico con lassunzione di un ferreo meccanicismo che non risentisse delle contraddizioni sorte con la fisica dellatomo, la teoria dei quanti, la teoria della relatività ecc. Allo stesso modo non si è tenuto conto del probabilismo e della teoria del principio di indeterminazione di Heisenberg che avrebbe dovuto far accettare il concetto della non assolutezza delle leggi scientifiche.

Per tutto ciò nel XX secolo si è interrotta una riflessione filosofica autonoma sul concetto di natura per cui, in tempi recenti, è stata da più parti affermata la necessità di una ripresa della speculazione teoretica sulla natura. È stato argomentato che una riflessione filosofica, con delle basi ben fondate sulle moderne concezioni scientifiche del mondo fisico e biologico, è necessaria sia per uninterpretazione e una comprensione effettiva dei dati e delle teorie scientifiche, sia per lelaborazione di concezioni antropologiche che non ne trascurino le basi fisico-biologiche.

Daltra parte anche allinterno della comunità scientifica viene spesso rimarcata la necessità di unelaborazione in chiave ontologica, epistemologica, e filosofica in senso generale, delle tecniche e delle teorie scientifiche utilizzate, nonché delle conseguenze pratiche del loro impiego sullambiente, sui pazienti, sulla società, ecc.

In questo senso viene auspicata la rinascita di una riflessione filosofica sulla natura che tuttavia non si presenti come sostitutiva delle scienze, ma a queste si accompagni.

Una concezione filosofica già in parte avvenuta al di là dei termini utilizzati o auspicati quali filosofia della natura, ontologia della fisica, ontologia della biologia ecc., con il fiorire contemporaneo di nuove discipline, a cavallo tra scienza e filosofia, quali la filosofia della fisica, la filosofia della biologia o lepistemologia evoluzionistica.