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ⓘ Zoomusicologia




                                     

ⓘ Zoomusicologia

La zoomusicologia è una delle branche più recenti della musicologia. Secondo la definizione più diffusa "la zoomusicologia studia luso estetico della comunicazione sonora presso gli animali".

                                     

1. Storia e definizione

Dai punti di vista terminologico e concettuale, la nascita della zoomusicologia in senso moderno viene fatta risalire al 1983, anno della pubblicazione del saggio Musique, Mythe et Nature di François Bernard Mâche, tuttavia studi definibili pseudo- o proto-zoomusicologici hanno una lunghissima storia.

La definizione di zoomusicologia, coniata dallo studioso italiano Dario Martinelli, ha numerose implicazioni. Per cominciare, si evita di usare la parola musica, sostituendola con il plausibile, ma pur sempre ambiguo, termine estetica. Questo perché, da un lato, lespressione estetica costituisce una premessa metodologica, mentre il concetto di musica è un vero e proprio fine teorico; e dallaltro, il riconoscimento di attività estetiche negli animali non umani è nelle scienze naturali ben più radicato del riconoscimento di attività espressamente musicali. Secondariamente, luso dellespressione "comunicazione sonora" esplicita una chiara appartenenza della zoomusicologia al ramo semiotico della musicologia, ovvero allidea di base secondo cui la musica è un fenomeno non solo introcettivo, ma anche e soprattutto estrocettivo. Nel parlare di uso estetico, si palesa uninterpretazione piuttosto darwiniana del fenomeno musicale e artistico in generale. Arte come qualcosa di funzionale, di utile spesso socialmente utile, a suo modo di laico. Per finire, parlando di animali, e non di "animali non umani", si intende sottolineare la possibilità di unapplicazione della zoomusicologia anche alla specie homo sapiens, secondo un principio che non si discosta molto dagli studi di etologia umana.

                                     

2. Paradigma scientifico

Come secondo passo, ci si potrebbe interrogare sulla ragion dessere della zoomusicologia. Perché esiste, a quali conseguenze o conclusioni conduce, cosa intende mettere in discussione, e via discorrendo. Come dichiara lo stesso Mâche, "se si confermasse che la musica è un fenomeno esteso anche a specie animali che non siano lessere umano, questo metterebbe fortemente in discussione la definizione di musica, nonché quella dellessere umano e della sua cultura, come anche lidea stessa che abbiamo degli animali". Unaffermazione di questo tipo porta ad alcune riflessioni. Prima di tutto, zoomusicologia significa analizzare con interfaccia umanistica fenomeni che finora si erano considerati unicamente appannaggio delle scienze biologiche, e – contemporaneamente – incorporare nelle scienze umane una serie di argomenti e contenuti provenienti dalla biologia e che molto spesso le prime si sono rifiutate di considerare. In secondo luogo, adottare un paradigma zoomusicologico significa evidentemente mettere in discussione le correnti definizioni di musica, a cominciare dalla loro forte connotazione antropocentrica. Allo stesso tempo, è lintera concezione della dicotomia natura-cultura a dover essere rivista con attenzione. Soprattutto, ci si dovrebbe chiedere – come già fece Charles Sanders Peirce parlando di sinechismo – se ha ancora senso considerarla una dicotomia. Infine, in un ambito più etico, la zoomusicologia, insieme ad altre discipline, testimonia degli incoraggianti progressi compiuti nel campo dello studio degli animali non umani.

                                     

3. Cenni storici

Curiosamente, la storia della zoomusicologia è ad un tempo breve e lunghissima. Se è vero che il conio del termine ed un primo tentativo di analisi si devono a Mâche, durante gli anni ottanta del XX secolo, è altresì vero che dissertazioni in genere speculativo-erudite sulla musica degli animali non umani risalgono ad un passato molto remoto. Già presso i pensatori greci e romani si trova frequente riferimento allidea secondo la quale gli animali soprattutto gli uccelli sarebbero stati gli autentici inventori della musica, e che gli esseri umani lavrebbero semplicemente da questi appresa o imitata. La forte negazione di tale speculazione fornita da quellaneddoto biblico della Genesi, nel quale sarebbe stato Iubal, figlio di Lamech, ad essere "padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto", dà inizio ad una lunga discussione sulle origini della musica, che vede coinvolti in diversi momenti e secondo diverse modalità e proporzioni Michel de Montaigne, la Camerata Fiorentina, Vincenzo Galilei, Francisco Salinas ed altri studiosi meno noti. Per tutti, favorevoli o contrari, lipotesi zoomusicologica è unipotesi da prendere comunque seriamente in considerazione. Durante il XVII secolo sono soprattutto due le figure a ritagliarsi uno spazio particolare: John Locke, che nel suo Essay Concerning Human Understanding menziona sia la componente estetica che quella intellettiva del canto degli uccelli, e soprattutto Athanasius Kircher. È a lui che si deve il primo vero e consistente antenato di analisi zoomusicologica, allinterno della Musurgia Universalis 1650. Per tutto lilluminismo e parte del Romanticismo, il dibattito sulle origini della musica con tutte le sue implicazioni zoomusicologiche entra nel vivo, attraverso figure come Reimmann, Gresset, Mattheson e Sulzer, ma è senzaltro John Hawkins, nel suo A General History of the Science and Practice of Music 1776, a segnalarsi come uno dei più importanti proto-zoomusicologi. Da Charles Darwin in poi, e soprattutto dopo la pubblicazione di The Descent Of Man 1871, non ha più troppo senso parlare di proto- zoomusicologia, soprattutto perché lo sguardo scientifico verso gli animali non umani è cambiato radicalmente. Il terreno su cui edificherà la zoomusicologia è reso fertile non solo dalla semiotica e dalla musicologia, ma anche – e talvolta soprattutto – dalletologia cognitiva, dalla zoologia e dalla bioacustica.



                                     

4. La zoomusicologia oggi

Tracciare un bilancio di una disciplina poco più che ventenne e ancora in fase di definizione è ovviamente arduo. Le pubblicazioni esplicitamente zoomusicologiche sono pochissime; non è stato ancora organizzato un convegno che permetta agli addetti ai lavori di conoscersi e riconoscersi; e infine è stato finora istituito un solo corso accademico presso lUniversità di Helsinki che abbia lesplicita etichetta zoomusicologica con questo si vuole anche dire che riferimenti più o meno specifici alla comunicazione estetica degli animali non umani non sono evento raro nella ricerca e didattica universitarie. La zoomusicologia è dunque costretta a "guardarsi attorno" per arricchire il proprio bagaglio scientifico. Saggi di etologia che accettano lipotesi musicale applicata a specie non umane fioccano ormai a decine. Lo svedese Nils Wallin ha istituito una disciplina chiamata biomusicologia, nella quale ci si è occupati sia delle basi neuro-fisiologiche del fenomeno musicale Biomusicology, 1991, sia di aspetti filogenetici The Origins Of Music, 2001. Altri, come Murray-Schaefer 1985, sono consapevoli dellesistenza di un paesaggio sonoro che include anche le specie non umane. Diversi musicisti, tra cui Jim Nollman, Shinji Kanki e David Rothenberg, hanno instaurato – con apparente successo – dialoghi musicali con cetacei ed uccelli. Gli zoomusicologi per così dire dichiarati appartengono invece allultima generazione di studiosi, tra i quali si possono citare Dario Martinelli Helsinki, Finlandia, Emily Doolittle Princeton, New Jersey e Maria Chiara Boscolo Milano, Italia. Linteresse verso questa disciplina è comunque in costante crescita.