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ⓘ Lorenzo Milani




Lorenzo Milani
                                     

ⓘ Lorenzo Milani

Don Lorenzo Milani, nome completo Lorenzo Carlo Domenico Milani Comparetti, è stato un presbitero, scrittore, docente ed educatore cattolico italiano.

La sua figura di prete è legata allesperienza didattica rivolta ai bambini poveri nella disagiata e isolata Scuola di Barbiana, nella canonica della Chiesa di SantAndrea. I suoi scritti innescarono aspre polemiche, coinvolgendo la Chiesa cattolica, gli intellettuali e politici dellepoca; Milani fu un sostenitore dellobiezione di coscienza opposta al servizio militare maschile allepoca obbligatorio in Italia; per tale motivo fu processato - e poi assolto - per apologia di reato.

Il suo libro Esperienze Pastorali, inizialmente dotato dell imprimatur ecclesiastico, fu oggetto di un decreto del SantUffizio del 1958 contenente la proibizione di stampa e di diffusione e solo nel 2014, dopo 56 anni, la ristampa del libro non ha più avuto proibizione da parte della Chiesa.

                                     

1. Biografia

Lorenzo nacque da Albano Milani Comparetti e da Alice Weiss, in una famiglia agiata. Era il secondogenito, preceduto da Adriano e seguito da Elena. Il padre, un chimico con la passione per la letteratura che si dedicava alla gestione dei suoi possedimenti di Montespertoli Firenze, comprendenti la villa nella frazione Gigliola e il castello di Montegufoni, era figlio di Luigi Adriano Milani, archeologo e numismatico che aveva sposato Laura Comparetti, figlia del filologo Domenico e della pedagogista Elena Raffalovich. Da queste illustri parentele i Milani avevano ereditato libri, opere darte e reperti archeologici.

La madre proveniva da una famiglia di ebrei boemi che si erano trasferiti a Trieste per lavoro. Anchella poteva vantare un notevole bagaglio culturale: allieva di James Joyce, era cugina di Edoardo Weiss, che la introdusse agli studi di Sigmund Freud. I genitori, che si dichiaravano entrambi agnostici e anticlericali, intesserono rapporti di amicizia con altre famiglie della cultura fiorentina come gli Olschki, i Valori, i Pavolini, i Castelnuovo Tedesco, i Ranchetti Cappelli, gli Spadolini. I tre figli, dunque, vissero in un clima estremamente vivace dal punto di vista intellettuale.

Nel 1930, a causa della crisi economica, la famiglia si spostò a Milano. Trattandosi di una famiglia comprendente ebrei, il progressivo aggravarsi negli anni successivi dellantisemitismo e lascesa del nazismo in Germania indussero i genitori a contrarre cautelativamente matrimonio con rito cattolico e a battezzare i loro figli.

Ragazzo vivace e intelligente, Lorenzo Milani frequentò con scarso profitto il Liceo Ginnasio Giovanni Berchet di Milano, diplomandosi nel maggio del 1941. Appena diplomato, rifiutò di iscriversi alluniversità - cosa che i genitori avrebbero desiderato - e manifestò lintenzione di dedicarsi allattività di pittore.

A fine maggio 1941 iniziò a frequentare lo studio del pittore tedesco Hans-Joachim Staude a Firenze. Staude si rivelerà figura fondamentale non solo per la crescita artistica di Lorenzo, ma anche per il suo cammino verso la conversione. Secondo una fra i suoi biografi, Neera Fallaci, le regole artistiche apprese dal maestro - in un soggetto cercare sempre lessenziale, vedere sempre i dettagli come parte di un tutto - saranno da Lorenzo applicate alla vita, così come più tardi dirà lui stesso al suo maestro.

A settembre 1941 Lorenzo Milani si iscrisse al corso di pittura allAccademia di Brera a Milano. Qui ebbe come insegnanti Achille Funi ed Eva Tea. Questultima ebbe un ruolo importante nel suscitare nel giovane Lorenzo linteresse per larte sacra e la liturgia. Parlava inglese, francese, tedesco, spagnolo, latino ed ebraico.

In quel periodo Lorenzo "aveva una infatuazione per una bella ragazza dai capelli rossi conosciuta a Brera. Si chiamava Tiziana. Lorenzo mi mostrò dei ritratti che le aveva fatto", ricorda lamico Saverio Tutino.

Tiziana Fantini, compagna di corso di Lorenzo, era già impegnata sentimentalmente, ma i due trascorrevano insieme molto tempo condividendo la passione per larte e un atteggiamento di opposizione al regime fascista. Secondo Valentina Alberici, Tiziana sarà testimone privilegiata del cambiamento interiore di Lorenzo: "Io mi farò prete", le confiderà nel 1942 in una chiesa. Mentre Lorenzo frequenterà solo il primo anno di Accademia, Tiziana Fantini concluderà il corso di studi e diventerà pittrice prima a Milano, poi a Trieste.

Unaltra liaison di una certa intensità riguardò Carla Sborgi, zia di Pietro Ichino i cui genitori sostennero molte delle iniziative di Don Milani, definita da Neera Fallaci "quasi fidanzata". Michele Ranchetti, amico sia della donna che di Don Milani, testimoniò della "ferita" che le cagionò labbandono da parte di Lorenzo quando questi entrò in seminario; il rapporto non si interruppe, anzi nella sua agonia il religioso la chiamò al suo capezzale e la presentò ai ragazzi di Barbiana.

Il crescente interesse di Lorenzo per la liturgia è testimoniato dal fatto che, nellestate del 1942, durante una vacanza a Gigliola, decise di affrescare una cappella; durante i lavori lesse un vecchio messale e si appassionò, come scrisse diciottenne allamico Oreste del Buono che era stato suo compagno al Liceo Berchet di Milano: "Ho letto la Messa. Ma sai che è più interessante dei "Sei personaggi in cerca dautore"?". Successivamente, al ritorno a Milano, si interessò ancora di liturgia.

Nel 1943, anche a causa della guerra, Lorenzo lasciò Milano e si trasferì di nuovo con la famiglia a Firenze.

                                     

1.1. Biografia Conversione

Nel 1934 aveva preso la prima comunione a Montespertoli, nella pieve di San Pietro in Mercato; nel 1943 si convertì al Cattolicesimo e il 13 giugno ricevette la cresima dal cardinale Elia Dalla Costa. La svolta ci fu grazie al colloquio con don Raffaele Bensi, che in seguito fu il suo padre spirituale e che così la descrisse:

Le circostanze della sua conversione sono sempre rimaste piuttosto confuse e oscure, anche per la riservatezza dello stesso Milani sullargomento. Tuttavia dalle testimonianze di Hans-Joachim Staude e di Tiziana Fantini sembra evidente che Lorenzo fosse in uno stato di ricerca spirituale da vario tempo.

Neera Fallaci riporta tuttavia un passo dello stesso Don Milani:

Il 9 novembre 1943 entrò nel seminario di Cestello in Oltrarno. Il periodo del seminario fu per lui piuttosto duro, poiché cominciò fin dallinizio a scontrarsi con la mentalità della Chiesa e della curia: non riusciva a comprendere le ragioni di certe regole, prudenze, manierismi che ai suoi occhi erano lontanissimi dallimmediatezza e sincerità del Vangelo. Fu ordinato sacerdote nel duomo di Firenze il 13 luglio 1947 dal cardinale Elia Dalla Costa. Il suo primo, e breve, incarico fu a Montespertoli come vicario in aiuto del parroco locale.

                                     

1.2. Biografia Il periodo a San Donato di Calenzano

Venne inviato come coadiutore a San Donato di Calenzano, vicino a Firenze, dove lavorò per una scuola popolare di operai e strinse amicizia con altri sacerdoti come Danilo Cubattoli, Bruno Borghi e Renzo Rossi. Gli fu amico e collaboratore il calenzanese Agostino Ammannati, che insegnava lettere nel liceo classico Cicognini a Prato.

Negli anni a Calenzano scrisse Esperienze pastorali, che ebbe una forte eco per i suoi contenuti.

                                     

2. La scuola di Barbiana

Nel dicembre del 1954, a causa di screzi con la Curia di Firenze, venne mandato a Barbiana, minuscola e sperduta frazione di montagna nel comune di Vicchio, in Mugello, dove entrò in contatto con una realtà di povertà ed emarginazione ben lontana rispetto a quella in cui aveva vissuto gli anni della sua giovinezza. Iniziò in quelle circostanze il primo tentativo di scuola a tempo pieno, espressamente rivolto a coloro che, per mancanza di mezzi, sarebbero stati quasi inevitabilmente destinati a rimanere vittime di una situazione di subordinazione sociale e culturale. In quelle circostanze, iniziò a sperimentare il metodo della scrittura collettiva.

Gli ideali della Scuola di Barbiana erano quelli di costituire unistituzione inclusiva, democratica, con il fine non di selezionare ma piuttosto di far arrivare, tramite un insegnamento personalizzato, tutti gli alunni a un livello minimo distruzione garantendo leguaglianza con la rimozione di quelle differenze che derivano da censo e condizione sociale.

La sua scuola era alloggiata in un paio di stanze della canonica annessa alla piccola chiesa di Barbiana, un paese con un nucleo di poche case intorno alla chiesa e molti casolari sparsi sulle pendici del Monte Giovi: con il bel tempo si faceva scuola allaperto sotto il pergolato. La scuola di Barbiana era un vero e proprio collettivo dove si lavorava tutti insieme e la regola principale era che chi sapeva di più aiutava e sosteneva chi sapeva di meno, 365 giorni allanno.

La scuola suscitò immediatamente molte critiche e ad essa furono rivolti attacchi, sia dal mondo della chiesa sia da quello laico.

Le risposte a queste critiche vennero date con" Lettera ad una professoressa ”, maggio 1967, in cui i ragazzi della scuola insieme a don Milani denunciavano il sistema scolastico e il metodo didattico che favoriva listruzione delle classi più ricche, mentre permaneva la piaga dellanalfabetismo in gran parte del paese. La Lettera a una professoressa fu scritta negli anni della malattia di don Milani. Pubblicata dopo la sua morte è diventata uno dei testi di riferimento del movimento studentesco del 68. Altre esperienze di scuole popolari sono nate nel corso degli anni basandosi sullesperienza di don Lorenzo e sulla Lettera a una professoressa.

Fu don Milani ad adottare il motto inglese "I care", letteralmente mi importa, mi interessa, ho a cuore in dichiarata contrapposizione al "Me ne frego" fascista, che sarà in seguito fatto proprio da numerose organizzazioni religiose e politiche. Questa frase scritta su un cartello allingresso riassumeva le finalità educative di una scuola orientata alla presa di coscienza civile e sociale.

Don Milani abolì ogni forma di punizione corporale allepoca ammesse per legge nella scuola pubblica, sostituendole con la perdita della benevolenza o del sorriso del maestro. Sebbene lattività sportiva rivestisse unimportanza molto limitata nel modello educativo di don Milani, egli imitò lesempio del pedagogista rinascimentale Vittorino da Feltre che appunto sosteneva la necessità che lesercizio mentale si alternasse alle pratiche ginniche La sua concezione pedagogica è detta del professore-amico in contrapposizione al modello prevalente di un docente distaccato e autoritario che trovava legittimazione nel primato dellautorità della cultura come era riconosciuto dalle stesse famiglie degli studenti: erano rari gli episodi di cause in tribunale e contestazioni dei voti o del comportamento dei docenti, le famiglie tendevano a dare ragione al maestro piuttosto che ai figli.



                                     

2.1. La scuola di Barbiana Critiche alla pedagogia di Barbiana

"La colpa dell’insegnante, agli occhi dei ragazzi di Barbiana, è di essere la ligia e ben retribuita esecutrice di un complotto scientemente ordito dal Sistema. Un complotto che, come si ripete tante volte nella lettera, mira a ingannare i poveri e i contadini.È l’idea che ci sia uno Stato, una scuola, una società, in una parola, un Sistema di cui si parla in terza persona, il cui preciso fine è quello di fregare, appunto, un noi in cui s’includono tutti coloro che, almeno pro tempore, lottano per il disvelamento del grande inganno e perciò sono esenti da qualsiasi colpa. nell’arco di pochi anni ricchi e poveri saranno indistinguibili, e finiranno per scambiarsi le parti. Potenti diverranno gl’incensatori dell’altarino di don Milani, mentre gli odiati laureati, lungi dall’accaparrarsi laticlavi e ministeri.faranno la coda per un posto da lavapiatti. A restare al suo posto sarà solo la professoressa, composta donna d’ordine che ieri bocciava troppo e oggi nemmeno può, anche volendo: ieri come oggi, sotto la gragnuola d’insulti di chi la vuole responsabile di tutti gli analfabetismi, capro espiatorio di ogni delitto."

È stato osservato come la scuola italiana attuale sia in fondo quella auspicata da don Milani: ".abbiamo emarginato sempre più la grammatica e la lettura dei classici, in primis. s’invita la professoressa a non fare Foscolo o l’Iliade tradotta dal Monti perché la difficoltà di quei testi umilia i "poveri".".Lo studio di Vanessa Roghi, dedicato alla Lettera a una professoressa di don Milani, ha in realtà dimostrato linfondatezza della lettura di Paola Mastrocola.

Si scrive nella Lettera: "Bisognerebbe intendersi su cosa sia lingua corretta. Le lingue le creano i poveri. I ricchi le cristallizzano per poter sfottere chi non parla come loro. Tutti i cittadini sono eguali senza distinzione di lingua, l’ha detto la Costituzione. Ma voi avete più in onore la grammatica che la Costituzione" Concludeva la Lettera: "A pedagogia vi chiederemo solo di Gianni. A italiano di raccontarci come avete fatto a scrivere questa bella lettera. A latino qualche parola antica che dice il vostro nonno. A geografia la vita dei contadini inglesi. A storia i motivi per cui i montanari scendono al piano. A scienze ci parlerete di sarmenti e ci direte il nome dell’albero che fa le ciliegie".

E in realtà la scuola attuale raccomanda più del "sapere" il "saper fare" ma "Non dovremmo quindi stupirci se ora i nostri ragazzi non sono capaci di scrivere, non sanno dovè il Caucaso, non studiano più latino e hanno un lessico ristrettissimo. Ma. il colpevole non è don Milani, siamo noi, è la pervicacia sconsiderata con cui per cinquant’anni abbiamo continuato quella sua strada, forse giustissima allora, ma oggi?"

Al tempo il problema era quello di offrire la scuola anche ai figli dei contadini ma ora la scuola è veramente aperta a tutti:

                                     

3. La morte

Don Milani morì il 26 giugno del 1967 a causa di un linfoma di Hodgkin; negli ultimi mesi della malattia volle stare vicino ai suoi ragazzi perché, come sosteneva, "imparassero che cosa sia la morte". Tuttavia, nei suoi ultimi giorni di vita fu riportato a Firenze, per morire in casa di sua madre.

Fu poi tumulato nel piccolo cimitero poco lontano dalla sua chiesa-scuola di Barbiana, seppellito in abito talare e, su sua espressa richiesta, con gli scarponi da montagna ai piedi.

La morte chiuse anche il processo di appello, allora ancora in corso, senza dunque consentire che pervenisse a sentenza.

                                     

4. Gli scritti

Per i suoi scritti ad esempio Lobbedienza non è più una virtù, e per affermazioni come "Io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi" venne incluso nel novero dei cosiddetti cattocomunisti, definizione spesso denigratoria, attribuita allora a un prete scomodo, che al contrario si era sempre opposto con i suoi scritti e con le sue parole a qualsiasi tipo di dittatura e di totalitarismo, incluse le derive comuniste più note come ne fa testimonianza la Lettera a Pipetta:

In seguito alla pubblicazione di un documento in cui i cappellani militari della Toscana dichiarano di considerare "un insulto alla patria e ai suoi caduti la cosiddetta obiezione di coscienza che, estranea al comandamento cristiano dellamore, è espressione di viltà", Lorenzo Milani diffonde un suo scritto in difesa dellobiezione di coscienza alle Forze Armate pubblicato dal settimanale Rinascita il 6 marzo 1965. Denunciato da "un gruppo di ex combattenti" viene processato per apologia di reato e assolto in primo grado il 15 febbraio 1966. Muore prima della sentenza di appello del 28 ottobre 1967 che dichiara il reato estinto per morte del reo.

Oltre a Esperienze pastorali, che fu ritirato pochi mesi dopo la pubblicazione, scrisse nel campo delleducazione i testi frutto dellesperienza di Barbiana: Lobbedienza non è più una virtù e Lettera a una professoressa 1967, che sono stati scritti collettivamente insieme a tutti i ragazzi che frequentavano la scuola seguendo il "metodo" di don Milani:

Le carte originali di Don Milani sono custodite presso la Fondazione Giovanni XXIII già Istituto per le scienze religiose di Bologna, presso la Fondazione don Lorenzo Milani di Firenze e presso listituzione culturale "Centro documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana", a Vicchio. Lindice cronologico degli scritti di don Milani si può trovare: J.L. Corzo e F. Ruozzi, Cronotassi degli scritti di don Milani, Cristianesimo nella Storia 33 2012 143-202.



                                     

4.1. Gli scritti Lanalisi di Montanelli

Indro Montanelli scrisse nel dicembre 1958, sul Corriere della Sera, delle appena pubblicate Esperienze pastorali di Don Milani, ne trasse lo spunto per osservazioni che riguardano direttamente anche il loro autore, allora parroco di San Donato. Con ampi stralci del testo del religioso, il giornalista riferisce di esserne stato incuriosito dalla diffusione dellargomento "in certi circoli" e dallessergli stato presentato il testo come "il nuovo Vangelo di quei giovani radicali della sinistra democristiana che fanno capo La Pira".

La prima critica, sviluppata sulla Lettera dalloltretomba ai missionari cinesi, è che il libro "è stato scritto, e anche stampato, con tale spregio di tutto ciò che può costituire richiamo per il lettore, da disarmare qualunque diffidenza sulle sue intenzioni". Non si sarebbe sorpreso, dice Montanelli, se avesse scoperto che Don Milani davvero credeva che un giorno saranno i religiosi cinesi a ricristianizzare lEuropa, come nella finzione letteraria: "è un di quei preti, si vede benissimo, per i quali ogni giorno è venerdì e che dormono abbracciati con lApocalisse. Comunque, è certo che non fa nulla per procurarsi clienti fra noi profani e per attirarsene la simpatia". I commenti di Don Milani, prosegue la recensione, sarebbero "ispirati più dal timor di Dio che dal rispetto per gli uomini. È chiaro, anche troppo, che di costoro a don Milani interessa solo lanima e la sua salvezza."

Montanelli così sintetizza "allingrosso" il pensiero di Don Milani: "la Chiesa ha smarrito il gregge, ed è perciò che questo non trova più la strada di Dio. La Chiesa si occupa di rituale, si occupa di politica, fa della beneficenza materiale, scende a qualunque compromesso con chiunque ha i mezzi per pagarselo e si contenta di puntellare certe abitudini indipendentemente dalla sua volontà e da quella di chi lo conosceva, e lo fu come autore di un solo libro, quella Lettera a una professoressa, che, a torto o a ragione, venne poi usato negli anni successivi come manifesto dellantiscuola." ; aggiunse che quella che si poteva trarre dalla lettura della Lettera era "concezione autoritaria ed autocratica del ruolo dellinsegnante; una concezione del tutto coerente con i modelli allora in auge nei paesi del socialismo reale, e con la sua visione classista della società." Ribadendo che sul presbitero si era costruito un mito, notò che "Nacque il "donmilanismo": che, forse, era lontano dalle intenzioni di don Milani, ma che fa parte integrante del suo mito e non può essere trattato separatamente, come se appartenesse a unaltra persona.". Secondo Vassalli, Don Milani intese tradurre lo scontro fra borghesia e proletariato nello scontro fra docenti e studenti e, non potendo sconfiggere un sistema di potere legislativo dei democristiani e potere esecutivo dei burocrati che scrivono i programmi scolastici, "si scelse come bersaglio di comodo gli insegnanti" che di nessuno di quei poteri fanno parte.

                                     

5.1. Polemiche e controversie Asserita omosessualità

È stato sostenuto che il presbitero sia stato ".fin da adolescente, artista bohémien dalla non celata omosessualità nella Firenze di fine anni Trenta.", ma la circostanza, non provata, è negata anche con riferimento al fatto che al tempo non era consentito agli omosessuali di farsi prete.

                                     

5.2. Polemiche e controversie Accuse di pedofilia

La prima accusa di pedofilia è in unopera dello storico delleducazione Antonio Santoni Rugiu, che citava passi del medesimo Don Milani non riportando i punti in cui don Lorenzo respingeva le accuse di essere un "finocchio eretico e demagogo".

Leco di quelle accuse è ritornata nel 2017, dopo la pubblicazione del romanzo Bruciare tutto, di Walter Siti, in cui viene trattato il tema della pedofilia. Lautore, in unintervista al quotidiano la Repubblica, riferendosi al personaggio di don Leo, protagonista del libro, ha dichiarato di essersi ispirato a don Lorenzo Milani a cui è riferita la dedica in epigrafe: "Allombra ferita e forte di don Milani". Lautore, di fronte alle polemiche nate per aver accostato don Milani alla pedofilia, ha sostenuto che la sua convinzione è nata da una frase estrapolata da una lettera del 10 novembre 1959 spedita da don Milani allamico Giorgio Pecorini, giornalista de LEuropeo:

Parlano invece di "ricostruzioni becere" studiosi delle opere di don Milani, dalle quali risulta evidente, come lui stesso scriveva, il suo stile espressivo paradossale, peraltro piuttosto confuso:

Alberto Melloni, direttore dell’opera omnia del priore di Barbiana, ha affermato: "Non riesco a credere che don Milani, che ha fatto una vita sacerdotale di un’innocenza assoluta e sofferente, possa essere accostato a questo. Sono le accuse dei suoi persecutori. Don Milani, che era di un’acutezza intellettuale straordinaria, sapeva bene che nel rapporto educativo c’è un equilibrio di amore e potere e sapeva governarlo"

Lo stesso Siti, da cui ha avuto origine la riproposizione dei sospetti di pedofilia di don Milani, ha infine dichiarato:



                                     

6. Filmografia

  • Un prete scomodo, regia di Pino Tosini 1975
  • Don Lorenzo Milani e la sua scuola, in Viaggio nella lingua italiana – Scrittori non si nasce di Tullio De Mauro, Giorgio Pecorini, Brunella Toscani, a cura della Radio Televisione Svizzera Italiana 1979
  • Don Milani, regia di Ivan Angeli 1976
  • Barbiana 65 - La lezione di Don Milani, regia di Alessandro G.A. DAlessandro - documentario 2017
  • Don Milani il priore di Barbiana, regia di Andrea Frazzi e Antonio Frazzi 1997
  • Don Lorenzo Milani. Un ribelle ubbidiente, in La Storia siamo noi, regia di Luca Mancini, a cura di Rai Educational 2002
  • Domani è un altro giorno, regia di Gabriele Cecconi 1997